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Opinioni e commenti
 

Mezzogiorno sempre più in affanno
Pubblicato il 30-07-2014


Sud-crisi-SvimezNon sono belli per niente i numeri che escono dal rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno 2014. Il Sud è indicato come “una terra a rischio desertificazione industriale e umana, dove si continua a emigrare, non fare figli e impoverirsi: in cinque anni le famiglie assolutamente povere sono aumentate di due volte e mezzo, da 443mila a 1 milione e 14mila nuclei”. Ne esce un paese “spaccato”, “diviso e diseguale dove il sud scivola sempre più nell’arretramento”. Il Pil del Sud nel 2013 è “crollato del 3,5% contro il -1,4% del centro Nord. Il divario di Pil pro capite è tornato ai livelli di 10 anni fa. Sono nel Mezzogiorno si sono persi l’80% dei posti di lavoro di tutta Italia con il numero degli occupati del Sud per la prima volta nella storia a 5,8 milioni, il livello più basso delle serie storiche, disponibili dal 1977.

E mentre le stime dello Svimez prevedono un Centro-Nord in lieve ripresa il Sud no, in una Italia che così “continua a essere spaccata in due”. Nel 2014 il Pil italiano dovrebbe crescere dello 0,6%, quale risultato del +1,1% del Centro-Nord e del -0,8% del Sud. I consumi delle famiglie crescono al Centro-Nord nel 2014 dello 0,3% e nel 2015 dello 0,7%, al Sud rispettivamente si registra un calo dello 0,5% e dello 0,1%. Giù anche gli investimenti: nel 2014 il Sud segna -1,1% contro -0,4% del Centro-Nord. Previsioni di segno opposto anche sul fronte dei posti di lavoro: “-1,2% al Sud nel 2014, cui corrisponde +0,2% nel Centro-Nord. Se confermati questi dati porterebbero al Sud nel 2014 rispetto al 2007 a quasi 800mila posti di lavoro in meno (pari a una flessione del 12%)”.

Per Pil e occupazione, nelle previsioni Svimez a livello regionale, il segno negativo è “solo nelle regioni del Mezzogiorno, mentre crescono il Centro (+0,2%), il Nord-Est (+1,4%) e Nord-Ovest (+1,5%)”. Più in particolare, indica lo Svimez, “nel 2014 la forbice oscilla tra la crescita della Lombardia (+1,7%) 4,3%) e il calo della Calabria (-1%). L’Emilia Romagna cresce dell’1,5%, il Veneto dell’1,4%, il Piemonte dell’1,2%. Nel Mezzogiorno la caduta più contenuta è in Abruzzo (-0,4%). Seguono Molise e Puglia a -0,7%, Basilicata e Sardegna a -0,8%, Campania e Sicilia a -0,9%”.

La stessa dinamica è prevista per il 2015: “Se il Mezzogiorno cala dello 0,3%, il Centro cresce dello 0,9%, il Nord-Est dell’1,8% e il Nord-Ovest del 2,2%. A trainare la ripresa nel 2015 ancora la Lombardia, +2,5%, seguita da Veneto ed Emilia Romagna (+1,9%), e il Piemonte (+1,6%). Fra le regioni del Mezzogiorno ancora nel 2015 i segni sono tutti negativi, ma oscillano tra -0,1% dell’Abruzzo e -0,5% della Calabria”.
Anche sull’occupazione “l’Italia si conferma spaccata in due, con le regioni meridionali segnate sia nel 2014 che nel 2015 da segni negativi. In particolare, nel 2014 le perdite dell’occupazione sono comprese tra -0,8% in Abruzzo e -1,3% in Calabria e Sicilia; nel 2015 tra il -0,4% sempre dell’Abruzzo e il -0,8% della Calabria”.

Lo Svimez, con il rapporto 2014 registra che negli anni della crisi, 2008-2013, “il settore manifatturiero al Sud ha perso il 27% del proprio prodotto, e ha più che dimezzato gli investimenti (-53%)”, mentre “la crisi non è stata altrettanto profonda nel Centro-Nord, dove la diminuzione di prodotto e occupazione è stata di circa 16 punti inferiore, quella degli investimenti di oltre il 24%”. Nel 2013 “la quota del valore aggiunto manifatturiero sul Pil è stata pari al Sud al 9,3%, un dato ben lontano dal 18,6% del CentroNord e dal 20% auspicato dal presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. Gli addetti nell’industria in senso stretto al Sud sono scesi dai 43,6 per mille abitanti del 2008 a 37,4. Il valore aggiunto dell’industria in senso stretto è stato pari al 20,7% nel Centro-Nord e all’11,8% al Sud”.

A livello regionale “l’Abruzzo si conferma in linea e anzi superiore al Centro-Nord, con un valore del 21,8%, seguito dal Molise con il 17% e dalla Basilicata (14,5%). In coda la Sicilia (8,2%) e la Calabria (7,6%), tutte comunque in calo rispetto ai valori già bassi registrati nel 2007”. E “le imprese meridionali continuano a essere di piccole dimensioni: in dieci anni, dal 2001 al 2011, il peso delle micro imprese under 9 addetti è passato dal 33,9% al 37,6%”.

Così, “il Sud è ormai a forte rischio di desertificazione industriale, con la conseguenza che l’assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire all’area meridionale di agganciare la possibile ripresa e trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente”. Desertificazione non solo industriale ma anche umana, perché nel Sud “si parte, e si fanno meno figli”. Il Sud è poi “sempre più povero. In Italia oltre due milioni di famiglie si trovavano nel 2013 al di sotto della soglia di povertà assoluta, equamente divise tra Centro-Nord e Sud (1 milione e 14mila famiglie per ripartizione), con un aumento di 1 milione 150mila famiglie rispetto al 2007”.

La povertà assoluta, indica ancora il rapporto Svimez, “è aumentata al Sud rispetto all’anno scorso del 2,8% contro lo 0,5% del Centro-Nord. Nel periodo 2007-2013 al Sud le famiglie assolutamente povere sono cresciute oltre due volte e mezzo, da 443mila a 1 milione 14mila, il 40% in più solo nell’ultimo anno”.

Redazione Avanti!

 

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