martedì, 16 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

NAPOLITANO IL MEDIANO
Pubblicato il 22-07-2014


Napolitano-riforme

Ora si lavora anche di notte. Sabato e domenica compresi. Le riforme sono importanti ma lo sono anche i tempi necessari per discuterne e quindi la Conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama ha deciso che da lunedì 28 luglio l’Aula del Senato esaminerà le riforme costituzionali con sedute dalle 9 di mattina a mezzanotte. Un allargamento dei tempi per consentire l’esame della enorme mole di emendamenti. Quindi, per il momento, niente tagliola, nessun contingentamento dei tempi, ma avanti a oltranza. L’obiettivo del Governo rimane quello di dare il via libera alle riforme costituzionali entro l’estate. Tutto questo nel giorno in cui il presidente Napolitano interviene alla cerimonia del Ventaglio per il consueto incontro con la stampa parlamentare e spinge ad andare avanti con le riforme “attraverso il metodo del dialogo e della necessaria mediazione”.

Napolitano invita ad evitare gli allarmismi al limite della decenza, come quando si accusano i titolari del processo riformatore di tentazioni autoritarie. Poi non si sottrae ad un avvertimento, anche questo lanciato erga omnes: “Quando lascio lo decido io”. Insomma per Napolitano il cammino delle riforme è lontano dall’essere completato ma auspica che si proceda con rapida attenzione. In un clima costruttivo e aperto. Quindi “per serietà e senso della misura, non si agitino spettri di insidie e macchinazioni autoritarie”. Bisogna, semmai, “superare estremismi e contrasti”. Come successo in commissione affari costituzionale del Senato. Poi, una volta passate le riforme istituzionali, “seguiranno altre esigenze, istanze e proposte”. Tra esse la riforma elettorale e la riforma della giustizia. Scongiurata la tagliola continua l’esame dei 7.850 dopo la convulsa giornata di ieri con l’illustrazione dei circa 2.900 emendamenti ai primi articoli.

Di contingentamento dei tempi ne aveva parlato in mattinata Luigi Zanda: “Come ognuno è in grado di calcolare, con questo ritmo il provvedimento non sarebbe completato nemmeno nel 2014” aveva affermato il capogruppo del Pd al Senato. “Le immagini di qualcuno che vuole bloccare, fermare, ostruire il cammino delle riforme – rincarava anche il premier Renzi – sono le immagini di chi pensa che si possa continuare così com’è. Per cambiare l’Italia bisogna fare le riforme e le faremo. Il governo è impegnato a testa alta e viso aperto per raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati”. Quello che sembra abbastanza chiaro è che, nonostante tutti gli sforzi messi in campo, il voto sulla riforma del Senato non arriverà entro luglio, che volge oramai agli sgoccioli, come il premier aveva sperato e pronosticato fino a poco tempo fa. Tagliola o meno, è probabile che la chiusura del primo passaggio al Senato della riforma andrà a finire agli inizi di agosto. Ma non oltre. Infatti il premier vede come fumo negli occhi l’eventualità di uno slittamento ulteriore visto che proprio a fine agosto ha intenzione di presentarsi al vertice Ue per giocare la chiusura della partita delle nomine europee e sulla flessibilità, portando in dote la riforma del Senato.

Grillo come al solito torna sui temi a lui cari e in un blog risponde indirettamente al ministro Maria Elena Boschi che ieri aveva parlato di “allucinazione” dei cinquestelle in merito alla accusa di

“autoritarismo” del governo. Il post, che cita un intervento del pm di Palermo Nino Di Matteo, si intitola da “Da Matteotti a Di Matteo? La nuova dittatura”. “Dalla vittoria alle politiche del 2013 del M5S – dice Grillo – stiamo assistendo a una Controriforma senza che vi sia stata una Riforma o un Martin Lutero, neppure Mussolini ebbe la sfacciataggine del trio Napolitano-Renzi-Berlusconi, lui la dittatura la fece senza nascondersi dietro la parola “riforme” e la legge elettorale fascista Acerbo fu sicuramente piùrappresentativa del corpo elettorale e rispettosa della democrazia dell’Italicum di Renzi e del noto pregiudicato”. Sempre dal Movimento 5 Stelle arrivano forti critiche a Napolitano per il suo intervento: “Un pensiero libero. Per chi non vuole piegare la testa. Inopportuno. Fuori luogo. Intrusivo. Morboso. Al di là delle proprie competenze. Ancora una volta il Presidente trascende il suo ruolo. Ruolo per il quale è oramai evidente che sia inadeguato” scrive Vito Crimi su facebook. Il Psi con il Senatore Fausto Longo ha annunciato una raccolta delle firme necessarie alla presentazione del “nostro Disegno di legge costituzionale per l’introduzione del riconoscimento e della tutela della lingua italiana come ‘idioma ufficiale della Nazione’. In pieno spirito riformista che contraddistingue il passato e il presente del socialismo italiano, il PSI rilancia l’idea del riconoscimento della lingua italiana in Costituzione. Riteniamo – riferisce Longo – che il riconoscimento della lingua ufficiale non possa che inserirsi come terzo comma nell’art. 9 della Carta.

L’articolo che più di altri definisce l’identità e l’eccezione culturale italiana fondata sulla libera ricerca, la cultura e la bellezza paesaggistica, artistica e naturale. Se ai tempi l’inserimento dell’italiano sembrò superfluo ai Padri costituenti – ha sottolineato il senatore socialista – oggi, il mutato ruolo degli organismi internazionali, la globalizzazione sempre più monoculturale e anglofona, l’accesa conflittualità anche in materia linguistica tra le regioniitaliane a causa della riforma del Titolo V, la messa ‘al bando’ persino sul territorio nazionale della lingua italiana come dimostra la vertenza del Politecnico di Milano (Università pubblica statale), necessitino il richiamo alla Carta Fondamentale a quel ruolo primario di fissazione dei principifondamentali sulle materie che possono essere controverse. Il Disegno di legge è solo l’inizio – ha spiegato Longo –. Nelle prossime settimane divulgheremo un appello ad associazioni e istituti culturali in Italia, all’estero e presso la numerosa e fin qui poco considerata comunità italofona nei diversi paesistranieri, perché l’iniziativa abbia il massimo consenso fuori dalle istituzioni. In questo momento – ha concluso Longo – è importante che l’Italia ritrovi un orgoglio identitario nazionale, rivendicando l’importanza della nostra lingua che non può essere confinata alla sola celebrazione letteraria”.

Redazione Avanti!

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