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Opinioni e commenti
 

Nencini: Riforme attese e non più rinviabili 
Pubblicato il 18-07-2014


Nencini-Congresso PsiQuando parliamo di riforme istituzionali, quando entriamo nel merito del dibattito in corso sulla riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione, dobbiamo fare una premessa: l’Italia ha vissuto gli ultimi venti anni in una sorta di ‘guerra civile’ della politica, con le Istituzioni che aveva ereditato dalla prima Repubblica e che sono state ‘bombardate’, ‘terremotate’. Dunque era essenziale, inevitabile mettere mano a un processo riformatore”.

Non ha esitazioni Riccardo Nencini, Segretario nazionale del PSI e viceministro alle Infrastrutture nel Governo Renzi, nel difendere lo sforzo che l’attuale maggioranza politica sta producendo per modificare la Carta costituzionale, ma non nasconde neppure i limiti che questa azione parlamentare, così come viene condotta, sta mostrando di avere.

Certo, su questo penso che siano quasi tutti d’accordo, ma è questa la strada giusta per riformare le Istituzioni?
La strada maestra sarebbe stata un’Assemblea Costituente. Noi l’abbiamo proposta un anno fa, all’inizio del governo Letta, ma siamo rimasti gli unici a sostenerla.

E nel merito?
Noi sosteniamo da tempo la necessità di un cambiamento del Senato, di una sua trasformazione in Senato federale, sul modello del Bundesrat tedesco. Sostanzialmente l’impianto del nuovo Titolo V va bene. Nell’insieme, a nostro giudizio, c’è però bisogno di apportare dei cambiamenti. Abbiamo proposto una serie di modifiche e anche ieri (mercoledì 16 ndr) siamo tornati a sostenerle con i nostri compagni senatori Longo e Buemi. Siamo dell’idea, ad esempio, che il Consiglio Superiore della magistratura (CSM) debba essere eletto al di fuori della logica dell’appartenenza ad un corrente della magistratura. Una soluzione possibile è a questo proposito quella dell’elezione per sorteggio. Un altro elemento molto importante della riforma, riguarda l’elezione del Capo dello Stato, a cui secondo noi dovrebbero partecipare anche i parlamentari europei. Ancora andrebbero riviste le funzioni e le competenze del nuovo Senato e quanto alla questione della immunità parlamentare, bisogna decidere: o c’è per tutte e due le Camere o non c’è per nessuno.

E l’Italicum? Approvata la riforma elettorale in prima lettura alla Camera, era stato deciso di rinviarne la discussione a dopo l’approvazione delle riforme in Senato…
La legge elettorale così come è uscita dalla Camera non ci piace e va riformata. Noi crediamo che si debba stabilire una soglia più alta per far scattare il premio di maggioranza (oggi al 37% ndr), poi che per i partiti in coalizione debba essere garantito un diritto di tribuna. Inoltre non è possibile che la coalizione vinca le elezioni conquistando il premio di maggioranza, grazie ai voti raccolti da partiti minori che non riescono a superare la soglia di sbarramento e che a quei voti non corrisponda alcuna rappresentanza parlamentare. La strada maestra per garantire un rapporto più stretto tra cittadini e politica è però quella delle preferenze o di prevedere piccoli collegi. Infine mi sembra che contestualmente alla nuova legge elettorale debbano essere previste delle norme più efficaci sul conflitto di interesse.

Si taglia tutto per risparmiare. Si tagliano i senatori, si eliminano le province, ma non si rischia di tagliare un po’ anche la democrazia?
Rispondo con una battuta: la democrazia costa più delle dittature. Certo la logica che guida il processo riformatore non può essere esclusivamente quello di ottenere un risparmio in termini monetari. Per avere risparmi e mantenere una coerenza e un’efficienza del sistema nel suo complesso, dopo aver toccato la parte alta della Costituzione, tagliato le province, bisogna avviare un riordino complessivo degli Enti territoriali, valorizzando da una parte la fusione dei piccoli Comuni e dall’altra cancellando Enti che hanno funzioni che possono essere svolte da altri Enti, come avviene ad esempio con i Consorzi di bonifica o le Comunità montane.
Insomma dobbiamo saper cogliere questa occasione per dare forma e senso a una riforma ampia dell’assetto istituzionale del Paese. Non dobbiamo dimenticare che nella globalizzazione, il grande mare in cui nuotiamo, non sempre piccolo è bello. Anzi …
Per questo ritengo che anche le Regioni debbano tornare alle loro funzioni iniziali che erano più programmatorie che non di gestione, e per di più su una quantità abnorme di temi. Inoltre va resa più efficace la sinergia tra città metropolitane e Regioni. Oggi abbiamo città metropolitane, penso a Roma, a Napoli, a Genova …, che hanno un peso preponderante nelle rispettive regioni. Dunque va ripensato il rapporto tra queste entità.

La disoccupazione resta altissima e l’industria arranca. La crisi forse si è attenuta, ma è tutt’altro che conclusa. Che può fare il governo di centrosinistra per contrastare questa situazione?
Noi abbiamo vissuto per lungo tempo quattro crisi contemporaneamente. C’è stata una crisi finanziaria ed economica che a sua volta ha generato una forte crisi sociale. Nello stesso tempo l’Italia si è trovata ad affrontare una crisi politica e una crisi istituzionale. Tutto questo ha provocato una perdita di orizzonte, l’Italia non ha più una mission, non sa bene più cosa fare e dove andare. È importante allora rispondere recuperando autorevolezza, in Italia e in Europa. Se il Paese riacquista autorevolezza in Europa può ambire a ottenere un’interpretazione più flessibile dei parametri di Maastricht, così come l’hanno avuta, in misura diversa, tutti i Paesi europei a cominciare dalla Germania e dalla Francia con l’unica eccezione della Finlandia. Autorevolezza e credibilità da conquistare, questa è una strada per avviare a soluzione le crisi in corso.
Ci sono poi misure concrete attuabili come un aumento della tassazione del gioco d’azzardo, tre miliardi circa da destinare alle pensioni minime e agli esodati. Uno sforzo per abbattere il peso fiscale sulle famiglie con redditi medio-bassi attraverso una patrimoniale sulle grandi ricchezze. Non dimentichiamo che in Italia il 10% delle famiglie possiede il 48% della ricchezza nazionale. Perfino il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ci chiede una misura del genere.

Come risponde il partito socialista a queste sfide?
Andando in giro per l’Italia, ho avuto qualche buona sorpresa. Un tesseramento a quota 21 mila iscritti e segni diffusi sul territorio che non vedevo dai tempi della Costituente; ‘rientri’ nella casa socialista, sindaci e consiglieri che tornano a iscriversi al PSI.

E come mai?
Una risposta è soprattutto nel fatto che nel panorama della sinistra italiana sono rimasti in piedi solo il PD e noi. SEL è in crisi, Scelta Civica è scomparsa … quanti si ricordano del Governo Prodi quando il centrosinistra era arrivato ad essere rappresentato da undici partiti e gruppi diversi?

E l’impegno dei socialisti al governo e nel Parlamento?
Oggi, per esempio, osservo con grande soddisfazione che la IX commissione della Camera, ha licenziato la legge delega sulla riforma del codice della strada che prevede finalmente nel codice il reato di ‘omicidio stradale’ con la pena dell’‘ergastolo’ per la patente, la revoca e il divieto alla guida sul territorio nazionale a tempo indeterminato. Per quanto riguarda il mio impegno nel ministero delle infrastrutture, è quasi pronto il piano per il Trasporto pubblico locale, un nuovo piano per le città con interventi di qualità sulle periferie e sulle ‘autostrade della conoscenza’ con la crescita della banda larga. Lunedì va poi in Consiglio dei ministri il nuovo codice degli appalti.

Novità dunque dopo lo scandalo Mose ed Expò …
Sì, ci sono norme nuove per assicurare la trasparenza e la vigilanza, con la riduzione delle ‘stazioni’ appaltanti la valorizzazione delle Piccole e Medie Imprese (PMI), l’abbattimento del numero delle varianti nei progetti con deroghe possibili sono per gli eventi straordinari e una nuova attenzione ai profili ambientali

Carlo Correr

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Commenti all'articolo
  1. Due cose: 1) Bene essere al governo e darsi da fare con il nostro vice ministro, ma se su alcune questioni, per altro comunque importanti, come le riforme costituzionali ed elettorali non siamo d’accordo, bisogna gridarlo forte e chiaro; 2) Il primo vero taglio dovrebbe essere all’evasione fiscale, ma chi lo persegue veramente? Se ci crediamo facciamoci sentire. Saluti socialisti!

  2. E se mettessimo i piedi nel piatto? “a proposito di alluminio”

    Il Prof.Emerito GIORGIO NEBBIA ne sciveva nel 2012, facendo una disamina precisa e circostanziata del fallimento nella programmazione di governi italiani riguardo a questo settore industiale per l’Italia e la Sardegna in particolare strategico.
    Di seguito il link dell’intervento
    http://www.fondazionemicheletti.it/nebbia/nc-10-2012-tramonto-dellalluminio/
    A seguire dopo il disastro sardo viviamo ai giorni nostri le conseguenze di quell’onda lunga anche nel territorio laziale, nella provincia di Latina, dove l’ex Rai Reynold poi Alcoa ora Sapa, dalla sera alla mattina chiudono lo stabilimento nell’area industriale di Mazzocchio, ed i presupposti sono sempre gli stessi, costo dell’energia troppo alta, e tranne i sindaci locali ormai impotenti di fronte alla inarrestabile, a volte strumentalizzata, crisi non sanno a quali strumenti appellarsi, ebbene il costo a cui va incontro lo Stato per gli ammortizzatori sociali, oltre la perdita di professionalità specifica del settore ed il disagio sociale conseguente, potrebbe essere sostituito per questo tipo di industrie con l’abbattimanto da parte dello Stato dell’IVA dovuta sull’energia eletrtrica, oltre tutti quei balzelli regionali provinciali e consortili per questo settore industtriale, che consentirebbe di mantenere gli standard di produzione, a costi decisamente più contenuti.E’ solo un’idea dettata dal buonsenso, che latita in sedi strapagate e decisamente irresponsabili.

  3. Premesso che siamo sempre alle solite, cioè ha commentare ragionamenti di persone che vivono da sempre di politica ed hanno l’ardire di sapere cosa sia la vita reale, dopo che si sono garantiti autonomamente, nel corso degli anni tutti i privilegi necessari a tenersene ben distanti da quella stessa vita, per l’appunto.
    Detto ciò, nel merito delle riforme.
    La democrazia costa più della dittatura? Certo, soprattutto l’ottenerla è costata milioni di morti, quindi magari difenderla non è proprio cosa di poco conto.
    E’ forse il bicameralismo perfetto il problema? Costa troppo?
    Allora dimezziamo i parlamentari e dimezziamo le loro indennità (credo che passare da 18 mila euro al mese, per altro di cui solo 10 mila soggetti ad imposte, a 13 mila non sia esattamente classificabile come regime di povertà).
    Non è un problema di costi ma di lentezza? In Italia abbiamo ca. 300.000 leggi contro una media europea che va dalle 6 alle 20 volte inferiori. Con una media di governi moto maggiore (visto che in Italia raramente si arriva a fine legislatura). Da questo se ne deduce come siamo nettamente più veloci a farle visto che in meno tempo ne sfoderiamo dieci volte di più. Che poi non se ne azzecchi una di giuste, questa è altra storia, allora non dipende dall’apparato istituzionale ma dalla qualità di chi ci lavora. Senza dimenticare che la legge anticorruzione è in attesa di approvazione da più di tre anni, mentre lodo Alfano e legge Fornero hanno impiegato rispettivamente 20 e 30 giorni per essere pubblicate sulla Gazzetta ufficiale dal momento della loro presentazione in Parlamento. Allora di cosa stiamo parlando? Forse esclusivamente di volontà (cioè appunto qualità) politica.
    Altro ragionamento.
    Ma se la vita dei cittadini Italiani è in mano da 25 anni agli stessi, compreso Nencini, quale sarebbe il motivo per cui a parità di ingredienti, la torta dovrebbe essere migliore delle precedenti?
    Renzi e il suo entourage? A sarebbe questa la sinistra a cui fa riferimento l’intervistato? La sinistra che proviene dalla DC e che fa le riforme con Berlusconi (da loro apostrofato per vent’anni col nome di Caymano e Leopardo da smacchiare) fondatore di un partito nato dalla commistione con la mafia? La sinistra che anziché riavvicinarsi ai cittadini, taglia tutto in tutti i campi tranne che a se stessa? La sinistra che protegge le banche (MPS), supporta i grandi industriali (De Benedetti, Marcegaglia, Guidi), e che quando ha governato negli ultimi vent’anni la cosa che ha tenuto di più sono le perdite dei posti di lavoro delle classi medio basse? Beh lasciamola perdere la parola sinistra, o magari sostituiamola con sinistro (incidente).
    Ultima cosa, se parla di crisi, vediamo di fare ordine. Esiste la logica della causa e dell’effetto.
    La crisi economica, che non si può negare, è stata tanto più deflagrante quanto più l’apparato istituzionale era debole ed in crisi. Quindi il termine contemporaneamente, non ha alcun significato. La storia Italiana insegna che tra la prima repubblica e la seconda si è attuata solo un distinzione di protagonisti, ma le regole del gioco sono grossomodo rimaste le stesse. Prima l’intreccio si giocava con l’imprenditoria per salvaguardare la politica, poi si è spostato sulla politica per favorire l’imprenditoria di pochi. In buona sostanza, il cerchio magico non è mai cambiato. Quindi nonni dica che alla crisi economica e contemporaneamente susseguita la crisi politica. Perché la mai venuta meno(mala) politica è stata se non l’innesto certamente il carburante che ha alimentato la crisi.
    Siete solo fortunati che le masse popolari quando si sveglieranno sarà troppo tardi.

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