lunedì, 18 giugno 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Inps, pensioni: a luglio in arrivo la quattordicesima
Pubblicato il 01-07-2014


L’articolo 5, del decreto legge 2 luglio 2007, n.81 convertito con modificazioni nella Legge 127 del 3 agosto 2007, ha previsto a partire dal 2007, la corresponsione di una somma aggiuntiva (c.d. “quattordicesima”) di norma corrisposta con la mensilità di luglio (a partire dall’anno 2008) a favore dei titolari di uno o più trattamenti pensionistici a carico dell’Assicurazione Generale Obbligatoria e delle forme sostitutive, esclusive ed esonerative della medesima in presenza di determinate condizioni reddituali e con un’età pari o superiore a 64 anni (Circ. 119 del 8 ottobre 2007). Sono pertanto esclusi dal beneficio gli assegni e le pensioni sociali, le prestazioni di invalidità civile, le pensioni di guerra e le rendite Inail. La somma aggiuntiva viene erogata in presenza di un reddito complessivo personale riferito all’anno stesso di corresponsione non superiore a 1,5 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (che per il 2014 è pari a euro 501,38). Oltre tale soglia, l’aumento viene corrisposto fino a concorrenza del predetto limite reddituale incrementato della somma aggiuntiva ipoteticamente spettante (clausola di salvaguardia).

Il beneficio compete ai titolari di pensione a carico: dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti; della gestione speciale per i lavoratori delle miniere, cave e torbiere; delle gestioni dei contributi e delle prestazioni previdenziali dei coltivatori diretti, mezzadri e coloni, degli artigiani e degli esercenti attività commerciali; della gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n.335; del fondo di previdenza del clero secolare e dei ministri di culto delle confessioni religiose diverse dalla cattolica; delle forme esclusive, sostitutive ed esonerative dell’assicurazione generale obbligatoria gestite da enti pubblici di previdenza obbligatoria.

Possono aver diritto alla somma aggiuntiva, in presenza delle condizioni richieste, anche i titolari di assegno di invalidità liquidato ai sensi dell’art. 1 della L. 222 del 1984 e gli intestatari di trattamenti di quiescenza in totalizzazione purché almeno una quota di prestazione sia a carico di una delle predette gestioni. La somma aggiuntiva non costituisce reddito né ai fini fiscali né ai fini della corresponsione di prestazioni previdenziali e assistenziali, con esclusione dall’anno 2008, per un importo pari a 156 euro, dell’incremento delle maggiorazioni sociali di cui all’articolo 38 della legge 28 dicembre 2001, n. 448, come determinato in applicazione del comma 5 della legge stessa (L. 127 del 3 agosto 2007 art. 5 comma 4). Parimenti, la “quattordicesima” è rilevante invece ai fini della concessione del diritto alla carta acquisti. (Msg. 26673 del 28 novembre 2008 e Msg. 3639 del 13 febbraio 2009)

Fondazione Studi Consulenti: dal  1° giugno al 30 settembre il lavoro estivo con gli studenti

Qualunque datore di lavoro, per qualunque tipologia di attività e in qualunque settore può fare ricorso a giovani studenti con meno di 25 anni di età, regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l’università o un istituto scolastico di ogni ordine e grado, per il lavoro occasionale nei periodi di vacanze. Dal 1° giugno, si è aperto il periodo più lungo delle vacanze, quelle estive che si concluderanno il 30 settembre. A sottolinearlo, per ogni opportunità, è la Fondazione Studi dei consulenti del lavoro.

L’individuazione del periodo convenzionale delle vacanze estive deriva dalle precisazioni ministeriali contenute nella circolare n. 4/2005. I giovani con meno di 25 anni di età, se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado, il sabato e la domenica e durante i periodi di vacanza, (quelle estive – si ribadisce – vanno dal 1° giugno al 30 settembre) compatibilmente con gli impegni scolastici, ovvero in qualunque lasso di tempo dell’anno se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l’università (lo stato di studente ed il corso frequentato sono autocertificabili) possono svolgere lavoro accessorio in qualsiasi settore produttivo, compresi gli enti locali, le istituzioni scolastiche e gli Atenei.

In merito alla corretta individuazione del limite dei 25 anni di età si è recentemente espressa la Direzione Regionale Inps del Friuli Venezia Giulia con la Faq n.17: “….sono esclusi gli studenti a partire dal compimento del 26° anno in poi (25 anni e 364 giorni)….” Per l’impiego dei minori è tassativamente prescritto il certificato medico di idoneità fisica al lavoro e l’iscrizione degli stessi può essere effettuata soltanto presso le sedi Inps presentando la dichiarazione di disponibilità controfirmata dal genitore esercitante la paria potestà, inoltre, non possono ricevere Inps card, ma saranno retribuiti con bonifico domiciliato riscuotibile presso tutti gli uffici postali.

Persi 1,8 mld di euro, Cgil: da inizio anno 500 ore di Cig

Poco meno di mezzo miliardo di ore di cassa integrazione in cinque mesi, che coinvolgono da inizio anno circa 570 mila lavoratori relegati in cig a zero ore, per una perdita di reddito di 1,8 miliardi di euro, pari a 3.300 euro netti in meno in busta paga. Sono questi in estrema sintesi i dati che emergono dalle elaborazioni delle rilevazioni Inps da parte dell’Osservatorio cig della Cgil Nazionale nel rapporto di maggio. Il trend di ore richieste, osserva la Cgil, “stabile oltre le 80 milioni mensili, punta per l’ennesima volta verso il miliardo di ore anno: seppur con qualche segnale positivo sul fronte produttivo, nel dettaglio della richiesta di cassa, specie con l’esplosione di quella straordinaria, emerge un quadro di crisi strutturale della crisi economica e produttiva.

Il tutto a fronte di un drastico calo della deroga, segno che i finanziamenti stanziati stanno esaurendo la copertura”. Valutazioni che per il sindacato di corso d’Italia dimostrano come “la centralità del lavoro, assumerlo come punto strategico per l’uscita dalla crisi, è ancora il nodo irrisolto: serve agire urgentemente, serve un governo capace di offrire al paese una prospettiva che solo il lavoro può rendere percorribile”. Dall’analisi di corso d’Italia si rileva come il totale di ore di cassa integrazione a maggio sia stato pari a 96.444.168 di ore richieste e autorizzate, in aumento sul mese precedente del +11,06%. Nei primi cinque mesi dell’anno si sono registrate 487.992.514 ore di cig per un -0,76% sullo stesso periodo dello scorso anno.

Nel dettaglio affiora che la cassa integrazione ordinaria (cigo) cala a maggio su aprile del -1,52%, per un totale pari a 22.187.875 di ore. Da inizio anno la cigo invece ha raggiunto quota 119.582.669 di ore per un -29,81% sul periodo gennaio-maggio del 2013. Sono le regioni del Nord le aree dove si riscontra il ricorso più alto alla cassa integrazione. Al primo posto c’è la Lombardia con 126.260.570 ore che corrispondono a 146.135 lavoratori (prendendo in considerazione le posizioni di lavoro a zero ore). Segue il Piemonte con 53.330.683 ore di cig autorizzate per 61.725 lavoratori e il Veneto con 42.591.432 ore per 49.296 persone. Nelle regioni del centro primeggia il Lazio con 39.175.477 ore che coinvolgono 45.342 lavoratori. Mentre per il Mezzogiorno è la Campania la regione dove si segna il maggiore ricorso alla cig con 31.869.590 ore per 36.886 lavoratori.

Riguardo i settori industriali, la meccanica è ancora il comparto dove si è totalizzato il ricorso più alto allo strumento della cassa integrazione. Secondo il rapporto della Cgil, infatti, sul totale delle ore autorizzate nel periodo gennaio-maggio, la meccanica pesa per 168.370.552, coinvolgendo 194.873 lavoratori (prendendo come riferimento le posizioni di lavoro a zero ore). Segue il settore del commercio con 66.555.376 ore di cig concesse per 77.032 lavoratori coinvolti e l’edilizia con 59.687.198 ore e 69.082 persone.

Poletti, l’agenzia ispettiva unica

Una nuova vita per l’attività ispettiva in materia di lavoro che prevede la creazione dei una Agenzia unica. Annuncio inaspettato del Ministro del Lavoro Poletti durante l’incontro con i sindacati tenutosi per dibattere i problemi legati all’attività di vigilanza gestita dal Dicastero del Lavoro, in coesistenza con Inps Inail Asl. “Alla sempre più grave carenza di organici deputati a tale fondamentale funzione, del servizio pubblico, svolta a tutela del lavoro nelle sue svariate declinazioni, ha riferito il responsabile del Welfare, si sono aggiunti, nel recente passato, a seguito anche del perdurare della crisi economica ed occupazionale, problemi legati alla efficacia, efficienza, immediatezza, fondatezza, invasività, dei compiti istituzionali assegnati ai diversi corpi ispettivi, e loro esecutori, vigilanti nei diversi ambiti dell’universo lavoro.

La proposta, per il vero non nuova, della creazione di una Agenzia unica (che riterrei necessariamente collocabile nelle pertinenze e gerarchicamente incardinata nel Ministero del Lavoro) da includersi all’interno della legge delega avviata per il Jobs Act, dovrebbe definire una strategia mirante alla semplificazione dell’azione statale anche allo scopo di evitare duplicazioni/sovrapposizioni di azioni di natura ispettiva che spesso confliggono con la indispensabile fluidità ed incisività degli interventi in materia di tutela del lavoro e sue implicazioni.

Numericamente – ha seguitato Poletti – si sta parlando di un contingente complessivo di lavoratori, dediti all’attività ispettiva diretta, di circa 7000 unità, suddivise tra Ministero, Inps, Inail e Asl. Le organizzazioni sindacali non paiono preconcette, su tale ipotesi di costituzione di una Agenzia ad hoc, pur continuando a rappresentare e promuovere, nell’immediato, opportuni interventi di tutela dell’immagine del ruolo sociale, e sottolineo fondamentale, espletato dai funzionari di vigilanza, a tutela sia dei cittadini che degli imprenditori, garantendo universalmente la legalità ed uguaglianza di tutti di fronte alla legge.

Sempre più rimangono però in evidenza le carenze di strumenti e mezzi che necessitano di un concreto potenziamento riguardanti appunto le strutture stesse, a tutti i livelli. In definitiva, una Agenzia chiaramente ed inequivocabilmente contenuta nell’alveo giuridico-amministrativo del Ministero del Lavoro, potrebbe, una volte per tutte, risolvere quei problemi di coordinamento ed efficacia dell’azione di assoluta valenza economico-sociale posta in essere dai “tutori del lavoro”.

Carlo Pareto

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento