venerdì, 17 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Ostruzionismo e democrazia
Pubblicato il 25-07-2014


Non mi scandalizzo né dell’ostruzionismo parlamentare né della decisione di contingentare i tempi degli interventi. Sono entrambe posizioni legittime e già sperimentate. Quando nel 1953 si discusse la cosiddetta legge truffa, che rispetto all’Italicum, ma anche al Porcellum, era una legge profondamente democratica, visto che attribuiva un premio di maggioranza solo alla coalizione che avesse superato il 50 per cento, scoppiò il finimondo. Non solo ci vollero mesi per arrivare all’approvazione di una legge che non era di natura costituzionale, ma si verificarono risse, tafferugli, lanci di oggetti, e ci furono contusi e anche feriti. Anche l’ultimo presidente del Senato Meuccio Ruini, che accettò per spirito di servizio di fare approvare la legge, dopo le dimissioni di due presidenti terrorizzati, fu costretto a ricorrere alle cure dei sanitari.

Oggi siamo al fioretto. Rispetto ad allora manca l’ensprit de guerre, l’ascia e lo scudo cedono il posto alle tecnicalità, ai sorrisi ironici, alle battute alla buvette. L’irascibile Pajetta non è paragonabile con il malinconico Mineo. Eppure anche oggi si grida allo strappo, se non al colpo di Stato. È sbagliato. Ripeto, è legittimo il ricorso all’ostruzionismo, ma anche al contingentamento dei tempi. Quello che i ribelli contestano alla maggioranza Renzi-Berlusconi è la natura costituzionale delle decisioni che non può essere adottata senza un adeguato approfondimento. E soprattuto senza avere discusso e approvato alcuna proposta dell’opposizione. È vero, Renzi e Berlusconi stanno adottando una riforma costituzionale con un pacchetto di proposte a scatola chiusa.

Si dice, dall’altra parte, che in commissione molte modifiche siano state approvate. Si cita sopratutto la modifica dell’assetto del Senato rispetto alla proposta originaria che prevedeva una massiccia presenza di sindaci. Ma questa modifica era necessaria sia dal punto di vista normativo, perché, contrariamente ai consiglieri regionali, i sindaci non hanno potestà legislative, sia dal punto di vista politico, perché la modifica era stata espressamente richiesta da Forza Italia. Poi ci sono le forzature, come la proposta della Boschi di procedere in qualsiasi caso al referendum confermativo. Bisognerebbe, una volta tanto, applicare le norme previste in Costituzione. Il referendum confermativo si può svolgere se nella doppia lettura Camera e Senato una legge costituzionale non raggiunge i due terzi dei voti. Siccome è chiaro che al Senato non sarà così l’ardita proposta Boschi è simile a quella di un mio professore che sosteneva che per essere promossi bisognava avere ottenuto la sufficienza.

Un’ultima considerazione. La marcia sul Quirinale non riesco a capire cosa possa cambiare. Il presidente della Repubblica deve sovrintendere al processo legislativo affinché rientri nella norma prevista dalla Costituzione e dalle leggi e dai regolamenti vigenti. A me non pare che l’aver fissato un limite temporale al procedimento legislativo sulla riforma del Senato sia contra leges. Piuttosto è politicamente discutibile che una riforma costituzionale non si avvalga dei contributi di coloro che hanno idee costruttive se non erano presenti al magico banchetto del Nazareno, vedasi soprattuto l’eleggibilità del nuovo Senato che va messa in relazione con la nuova legge elettorale. È evidente che un doppio dispositivo che presuppone istituzioni di nominati e non di eletti e per di più in assenza di una legge costituzionale che cambi le modalità di elezione del presidente della Repubblica e dei laici di Csm e Corte, risulterebbe indigeribile, e questo sì profondamente antidemocratico. Una minoranza, dice Renzi, non può pretendere di legiferare. Giusto. Ma una minoranza, per di più di nominati, che diventa maggioranza grazie a un premio, non può pretendere di prendersi tutto, diventando assoluta.

 

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Commenti all'articolo
  1. caro Mauro, pacato come sempre e ragionevole. Purtroppo l’iter di questa riforma (se così la vogliamo chiamare) costituzionale sconta un “peccato originale” che in troppi hanno trascurato ritenendolo soltanto formale. E che è esclusiva responsabilità del presidente della Repubblica, anch’egli posseduto dal demone della fretta.
    Come sappiamo il presidente della Repubblica autorizza la presentazione alla Camere dei DDL del Governo. Ebbene aver autorizzato la presentazione di un DDL costituzionale governativo è stata una grave leggerezza del capo delo Stato. Perché se è vero che il Governo ha l’iniziativa legislativa, questa facoltà è attribuita appunto per l’esercizio delle attività di Governo, tra le quali non è ricompresa neanche lontanamente è la funzione costituente che è esclusiva del Parlamento.
    Apparentemente si tratta solo di formalità, ma la realtà, basta oservarla, ci dice tutt’altro. La realtà ci dice che il Governo “ci ha messo la faccia” col risultato di legare le proprie sorti a quelle della riforma così come è stata presentata. Tanto è vero che l’inizio del dibattito è stato caratterizzato da dichiarazioni tanto perentorie quanto irritanti sulla sostanziale immodificabilità del disegno riformatore (!!!) e sulla irrinunciabilità dell’eliminazione del suffragio universale e diretto per il Senato. Che poi le opposizioni abbiano reagito con una profluvie di emendamenti è cosa non sorprendente.
    In sintesi la “leggerezza” del Presidente della Repubblica ha determinato una pesante intrusione del Governo nella funzione costituente che appartiene al Parlamento e l’utilizzo da parte dello stesso Governo di una sorta di questione di fiducia informale (visto che quella formale non è possibile porla) al fine di forzare in tutti i modi possibili le decisioni parlamentari. Questo e non altro significa infatti legare la sorte del Governo e addirittura della legislatura all’approvazione della riforma e, perdipiù, in tempi brevi o brevissimi.
    Una forzatura che procura danni nel presente e ne procurerà in futuro.
    Questa storia è cominciata male e finirà malissimo. Salvo improvvise e improbabili resipiscenze dei protagonisti.
    Certo che inquietanti e reiterate dichiarazioni del tipo “faremo le riforme che piaccia o no” suonano molto male. Specie se poi qualche giornale autonomamente le traduce come “il Governo tirerà dritto”. Personalmente credo che il tempo di quelli che “noi tireremo diritto” sia terminato il 28 aprile 1945. E non mi facerebbe piacere assistere ad un bis in idem.

  2. Caro Mauro
    CHI AGHNA’ CA AGHNA ‘ META , Come si dice in quel della bassa piacentina, CHI NE HA NE METTA e si allude al buon senso, e tu in questo articolo ne metti molto, ma a quanto leggo la nostra segreteria nazionale invece ha deciso di non metterne ed accettare la scatola chiusa quanto proposto dal governo. o meglio dalla maggioranza R & B.
    E’ urgente che si convochi un consiglio nazionale, la linea del partito ,su governo e riforme istituzionale ,deve passare al vaglio del consiglio quando non di un congresso.straordinario
    Continuando in questo modo diventiamo complici in un progetto che vede ridursi sempre di più gli spazi di democrazia mentre si aggrava sempre di più la situazione sociale del paese.
    Conto e spero che, oltre a te , siano daccordo con questa necessità la maggioranza dei menbri del consiglio nazionale
    Fraterni Saluti
    Compagno Maurizio Molinari consigliere nazionale off.molinari@libero.it

  3. Tutto giusto, caro Mauro. Ma dopo il tuo intervento di Viterbo cosa ne dici della decisione della segreteria nazionale del Partito di esprimere parere favorevole in merito alla riforma del senato voluta da Renzi? nella tua veste di direttore dell’Avanti cosa pensi della politica portata avanti dal nostro segretario Nencini vice ministro del governo Renzi?

  4. Non ero presente alla segreteria di giovedì per un impegno familiare. Io avrei detto si alla riforma del Senato ma si anche all’emendamento sull’eleggibilità. Il punto vero è infatti la miscela “riforma del Senato e Italicum”.

    • Mauro , il punto non è la riforma del Senato, ma il come il Senato viene riformato, sai benissimo che i nostri emendamenti saranno bocciati se non ritirati, che facciamo poi ?Facciamo come alla camera con la legge elettorale?
      Spero che converrai con me sulla newcessità di un chiarimento nel Partito il più ampio possibile, seminari a parte.
      Fraterni Saluti
      Compagno Maurizio Molinari

  5. Cari Amici e compagni,
    così esordisco, anche se non ho alcun legame amicale con chi solitamente interviene, per dirvi che sono ancora capace di stupirmi della vacuità dei ragionamenti espressi. Mi volete dire che funzioni, a vostro avviso, dovrebbe avere il nuovo Senato.
    Ecco, in base alle funzioni, attrezzerei l’assemblea senatoriale con compiti specifici.
    Sembra che nemmeno Renzi sappia esattamente cosa voglia far fare al Senato, anche se forse lo tiene nascosto. Forse questo è il motivo della debolezza della proposta.
    Chi decide una modifica avendo in testa un progetto funzionale ha il SACROSANTO dovere di portarla fino in fondo. Tacciare di antidemocratico che vuole “tirare dritto”, evocando funeste gesta è profondamente ingiusto e antidemocratico.
    Non è detto, in democrazia, che debbano essere accolte le istanze dei contrari. E’ detto che si debbano esprimere con chiarezza le proprie idee e progetti e ascoltare quelle altrui.
    Renzi fa male ad accettare che il futuro Senato possa interferire nelle leggi deliberate dalla Camera.
    Su questo dovrebbe, per lo meno tirare dritto. Sel e cinque stelle non hanno presentato tutti questi emendamenti preoccupati per i possibili risvolti antidemocratici. Pensiamo alla democrazia interna dei pentastellati! .Vogliono solo visibilità e mettere sassi sulle rotaie del treno governativo.
    Ha fatto bene Nencini ad appoggiare Renzi su questo tema. Ci sono momenti nei quali è necessario decidere e questo è uno di quelli. Per la credibilità del Governo la riforma deve essere definita prima delle ferie.
    Se tutto questo, per voi significa mettere a repentaglio la democrazia, se siete convinti di questo gridatelo a gran voce e scendete in piazza.
    Sono, provocatorio, lo so, ma vorrei che provaste a liberarvi della patina di perbenismo e sufficienza intellettuale, per valutare con mente sgombra da preconcetti il momento attuale.

  6. Renzi sempre più spesso si fa forte di quel 41% ottenuto alle europee e siccome a suo dire gli accordi per le riforme istituzionali si fanno con tutti, ha pensato bene di coinvolgere FI al Nazzareno che ha ottenuto il 15% trascurando tutti gli altri che hanno superato la soglia del 4% compreso il 5 stelle al 20%.. Le sue proposte è vero sono state di molto modificate, ma anlizzandole nel loro esordio non c’era un minimo di conoscenza e direi di decenza, ma da chi si fa consgliare per arrivare a questi limiti. Un’ultima questione che mi dà molto fastidio è il fatto che Renzi ritenga necessario che le riforme devono essere fatte, ma chi non condivide questa cosa, soprattutto i veri riformisti, ma le riforme, di qualsiasi genere, bisogna anche saperle fare e quanto meno devono avere una condivisione la più larga possibile, altrimenti diventano imposizioni. Nei primi rudimenti di studio anche quando il diritto si studiava alle superiori la conoscenza del sistema per le modifiche costituzionali era la base delle conoscenze ed il referendum è ancora obbligatorio se non vengono votate con maggioranza dei 2/3. Boschi hai toppato.

  7. Ho ascoltato Bini Smaghi l’altra mattina sulla 7. Bisogna far presto, dice lui, per il Senato e tutto il resto, poiché vanno votate riforme molto incisive, che soltanto con un Parlamento favorevole si possono fare in fretta (lavoro, burocrazia, ecc.).
    Personalmente resto molto diffidente, di fronte a tali argomenti.

  8. da vecchio riformista di sinistra sono decisamente contrario a tutto l’impianto istituzionale del governo renzi. Italicum è una bruttura tecnica e politica, il senato dopolavoristico una sciocchezza. Forza Chti: dimezzamento dei parlamentari e senato elettivo ma senza budget nè fiducia. Cosa deve fare il senato? Come altre Camere Alte vigillare su leggi costituzionali e collegarsi alle realtà regionali. Al posto di Itralicum maggioritario alla francese. Berlusca non ci sta? Pazienza. Ma allora perchè renzi insiste? Solo per dimostrare che lui è figo. Povero PD e povero PSI se accetta.P.S. mi spiace per il mio compagno Napolitano, ma questa volta ha fatto un errore grave e glie l’ho scritto. Lui vuole lasciare con una riforma fatta o almeno impostata, lo capisco, ma il renzi è un dilettante pericoloso.. P.P.S. sono uomo d’azienda e so bene che per rilanciare l’economia la faccenda del senato non conta nulla nè l’Europa ce lo chiede.

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