venerdì, 19 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Per colpa di chi? Della prima o della seconda repubblica?
Pubblicato il 07-07-2014


Riprendo una vecchia canzone del mio concittadino Zucchero. Anche perché si tratta di una domanda che nessuno si rivolge e la cui risposta in molti danno per scontata. Se la situazione economica italiana è questa la colpa è del debito e il debito l’ha accumulato la cosiddetta Prima repubblica. Una repubblica di spendaccioni che dilatando a dismisura la spesa pubblica si comprava anche il voto degli italiani. Espongo tutti i dati comparativi dell’economia italiana, non negando certo che negli anni ottanta si è verificato un aumento del debito pubblico assai consistente.

Veniamo ai dati generali, risultato politico dei governi e anche di una andamento generale dell’economia che ai governi non può essere addebitato nel male come nel bene. Prendiamo quello dell’inflazione. Nel 1980 l’inflazione in Italia era impazzita e si mangiava stipendi e pensioni. Se avessimo condotto anche un’offensiva per ridurre il debito l’Italia, che conosceva anche il fenomeno del terrorismo con omicidi quotidiani, non avrebbe tenuto, col Pci e il maggior sindacato che si opposero anche al solo ridimensionamento di alcuni punti di scala mobile. L’inflazione nel 1980 era al 21,80 per cento. Durante i governi Craxi scese, sia per la ripresa economica internazionale, sia per il patto sociale e il decreto di San Valentino, al 4,72 del 1987. Risultato clamoroso.

Prendiamo il dato del prodotto interno lordo. Il Pil italiano che era lo 0,41 per cento nel 1982, arrivò al 3,19 nel 1987 e al 4,19 nel 1988. Negli anni che vanno dal 1999 al 2014 il Pil della Germania è cresciuto del 21,3 per cento, quello della Finlandia del 20,3, quello dell’area Euro del 10,7, quello dei Paesi bassi del 10, quello della Francia del 9,3, perfino quello della Spagna dell’8,7, della Grecia del 2,7 e del Portogallo dello 0,8. Solo Italia ha un saldo negativo, meno 3 per cento. Anche il primo trimestre del 2014 propone un saldo ancora negativo, dello 0,1, mentre l’Istat prevede per il trimestre maggio-giugno, non ancora verificato, un timidissimo segno più, tra lo 0,1 e lo 0,4.

La disoccupazione restò attorno al 7-8 per cento tra il 1984 e il 1987 per arrivare al 9 solo nel 1987. Oggi la disoccupazione italiana è in percentuale la terza più alta d’Europa, solo sopravanzata da Grecia e Spagna. A febbraio 2014 è salita ancora superando il 13 per cento , mentre quella giovanile è arrivata al 42,3 per cento. Il debito in rapporto al Pil salì dal 56,08 del 1980 al 69,40 del 1983 all’89,11 del 1987. Complessivamente dunque i governi di pentapartito hanno raddoppiato il debito in rapporto al Pil (dal 56 del 1980 al 105 del 1993). Si può dire che questo sia in effetti il tallone d’Achille degli anni ottanta. Ma con tutti gli altri segni (inflazione, sviluppo, occupazione) estremamente positivi.

Il debito poi non è prerogativa dei nostri giorni. Nella sua evoluzione storica troviamo anche dati più allarmanti. Pensiamo che l’operazione Unità d’Italia si portò subito dopo, nello stesso 1861, un debito del 45 per cento, che avanzò fino al 114 del 1883. Nel primo dopoguerra il debito schizzò spaventosamente in alto (135 nel 1919 e addirittura 160,5 nel 1920). Nel secondo dopoguerra dal 1946 al 1972 restò tra il 40 e il 36, e sfondò il 50 solo nel 1980.

Vorrei svolgere una considerazione politica conclusiva. Se il debito in rapporto al Pil è l’unica voce negativa degli anni ottanta, mentre tutte e tre (comprese sviluppo e disoccupazione, l’inflazione non è più un problema e anzi forse lo è all’incontrario) sono negative per i governi di questo ventennio, occorre anche sottolineare che il fenomeno della spesa pubblica, in particolare sanitaria, con l’istituzione del servizio sanitario nazionale, e l’aumento delle pensioni e la diminuzione dell’età pensionabile, hanno rappresentato obiettivi di tutta la sinistra e del movimento sindacale. Voglio affermare senza tema di smentita che qualsiasi manovra di ridimensionamento del debito sarebbe stata salutata da scioperi generali e da mobilitazioni del Pci di Berlinguer contro il governo “pericoloso”. E alla luce di quanto è accaduto da Maastricht in avanti probabilmente la Dc e il Psi avrebbero dovuto accettare la sfida per non sentirsi poi rimproverati, dagli stessi che ieri l’avrebbero contestata, di non averla saputa fronteggiare. Ma si sa, la storia non si fa coi se. Ma senza i se, diceva giustamente il mio amico Martelli, la storia non si riesce a capirla.

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Commenti all'articolo
  1. Articolo condivisibile.
    Ma cosa non e’ stato fatto dalla politica dopo il 1987 ? Secondo me: la grande riforma. Il Psi ha le sue colpe: non avrebbe mai dovuto accettare la famosa “staffetta” se non in cambio delle riforme. Tutto il resto e’ una conseguenza.

  2. Caro Mauro
    Come tu ben sai , in Italia ,i temi economicisi affrontano con leggerezza seguendo il tema del momento , ora il tema è il debito pubblico, un falso problema.
    Negli anni 80 io ero responsabile amministrativo di una media azienda , gestivo fidi con 10 banche per miliardi 1,5, essendo in crisi io mi vidi appioppare fino ad un tasso passivo del 27,5 % dalle banche, tasso trimestrale , massima commissione per massimo scoperto e statosferiche valute per accredirti., fu u n lavoro durissimo migliore queste condizioni , un lavoro durato 5/anni. e bilanci studiati anche alla virgola.
    Sempre a quel tempo i Bot a 3 e 6 mesi arrivarono a rendere anche il 16% su base annua.
    Ora con l’€. i tassi per le imprese arrivano al 10% ? , i Bot quanto rendono il 2,5 % ?
    Inoltre quanto denaro negli anni 90 è stato buttato nel calderone del debito dalle famose privatizzazioni io dico del piffero ?
    Non c’è paragone stante la differente situazione dei mercati finaziari, tra l’aumento del debito pubblico, ai tempi di Craxi e l’attuale situazione e quantanque fosse ( PARI) a quel tempo migliorarono di molto tutti gli altri indicatori come giustamente tu dici in questo articolo.
    Mi ripeto il problema non è il debito pubblico ma, il sostegno del debito pubblico, da quando in quando chi è in crisi per uscire dalla crisi è in grado di rimborsare i debiti, caso mai occorre che lavori di più per pagare e rimborsare i debiti solo così sostiene il debito e può rimborsare.
    Per comprendere questo basta pensare che sono in crisi paesi come noi con alta percentuale di debito/pil ma anche paesi con solo 60% di rapporto debito /pil e non sono in crisi o lo sono di meno paesi con 200% di rapporto debito/pil.
    Inoltre, la nostra follia, è stata il comprimere il costo del lavoro, la percentuale di pil distribuita in salari e stipendi è paurosamente diminuita abbiamo cercato di vincere la concorrenza internazionale non investendo in sistemi prodittivi o in nuovi mprodotti , ma abbiano agito comprimento il costo fattore lavoro che al massimo per unità di prodotto rappresenta un 30% del costo totale , quando non si poteva comprimere abbiamo delocalizzato esportando posti lavoro, risultato non abb9amo vinto la concorrenza ,abbiamo distrutto il mercato interno e in maggioranza abbiamo prodotti che tutto il mondo può produrre.
    Occorre una politica di investimenti , tornare ad un manufatturio all’altezza dei tempi e la scossa la può dare solo una vera politica industriale , investiemnti pubblici ,la gente deve avere più soldi in tasca e ovviamente non mi riferisco agli €. 80, non è tempo di bluff ma di una seria politica economica . PSI se ci sei batti un colpo
    Fraterni saluti
    Compagno Maurizio Molinari

  3. Bisogna dire la verità caro Direttore, sempre. Poi non significa guardare indietro, ma se non si capisce cosa è accaduto, non si capisce nulla. Personalmente credo che la falsa rivoluzione abbia distrutto il tessuto del paese privando l’Italia di una sinistra intelligente che avrebbe fatto fronte in modo razionale alle sfide della globalizzazione.

  4. Dal dopoguerra agli anni novanta non c’è stata riforma e provvedimenti che hanno fatto crescere una grossa fetta del Popolo povero sia sotto l’aspetto finanziario, dei diritti sindacali,politici di partecipazione, dei diritti civili, della politica della casa, che non abbia avuto la spinta propulsiva del PSI, per non parlare della scuola rendendola accessibile a tutti. Tutto ciò creò il ceto medio che oggi sparito il PSI sta lentamente tornando alla povertà, questa è la considerazione che la storia prima o poi dovrà fare.Sul debito pubblico le responsabilità maggiori a mio avviso della prima Repubblica sono da attribuire a quel capitalismo famigliare medioevale, furbastro che ha fatto le proprie fortune non sulla capacità di stare sul mercato, di fare ricerca ma sull’assistenzialismo dei vari Governi ricattati dalla demagogia della sinistra comunista sempre pronta a difendere tutti e tutto dietro le quinte. Anche questa è una parte di verità che andrebbe chiarita ai giovani invece di presentargli una falsa verità che permette ai soliti furboni di sguazzare e di arricchirsi a danno del Popolo che lavora che paga le tasse e che purtroppo vogliono convincerlo che la causa di tutti i mali sono suoi.

  5. Presentazione esemplare già fatta in passato, il problema nostro è quello di farlo scrivere a chiare lettere sui grandi giornali e alla TV.
    No cambierebbe nulla della situazione attuale, ma farebbe riflettere sul come affrontarla.

  6. Il buon padre di famiglia, quando i conti non tornano, prende i provvedimenti necessari per tempo. In vent’anni di seconda repubblica l’impegno maggiore è stato quello di attribuire le colpe a quelli di prima. E’ lo speort nazionale quello di incolpare sempre gli altri. Molinari scrive: “Occorre una politica di investimenti , tornare ad un manufatturio all’altezza dei tempi e la scossa la può dare solo una vera politica industriale” Invece si pensa soltanto a nuove imposte e tasse. Cosi non se ne esce.

  7. Ebbene si abbiamo ragioni da rivendicare scelte da condividere, ma al dunque? E’ triste dover dire avevamo ragione, ma non serve a cambiare nulla, per cambiare occorre dare un’impronta originale di proposte sostenibili di cui riivendicare la paternità. Bene la proposta di Riccardo Nencini fatta in Sicilia a proposito del TPL(Trasporto Pubblico Locale) ma se non è preceduta dalle opportune modifiche statutarie dei comuni, dove si amplia la possibilità di deliberare in sedute congiunte fra comuni limitrofi, ed interessati allo stesso argomento, altrimenti seguitiamo a parlarci addosso, come nel caso della mancata attuazione della cancellazione delle provincie per mancanza del decreto attuativo, previsto ma non emesso. Ma a chi credono di prendere per il C……………….o.

  8. Chissà se gli storici del prossimo secolo, quando saranno un poco più rispettosi della verità, ricorderanno queste cose. La vulgata è ancora quella: corruzione, debito, crisi economica, tutta colpa di Craxi. Gli anni ottanta hanno visto una crescita del debito perchè negli anni settanta sono successe queste cose: Regioni, pensioni, consolidamento del debito dei comuni, riforma sanitaria con la creazione del SSN. A queste riforme progressiste si è poi aggiunto l’assegno di accompagnamento che oggi vale 15 miliardi e consente di mantenere un esercito di oltre un milione di badanti. L’unica cosa che rinnego, dopo i primi anni positivi, sono le Regioni (da abolire per decreto), per il resto viva i socialisti e viva la prima Repubblica (Io l’avrei rottamata volentieri, ma in confronto alla seconda era un gioiello)

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