mercoledì, 22 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Per la riscossa il PSOE si affida a Pedro ‘el guapo’
Pubblicato il 14-07-2014


PEDRO-SÁNCHEZ-PsoeIl nuovo segretario generale del PSOE, da domenica 13 luglio – in attesa di ratifica congressuale – è Pedro Sanchez Castejon, socialista madrileno di 42 anni.

Con l’uscita di Alfredo Perez Rubalcaba e l’ingresso di Sanchez, ora ci si interroga se Sanchez sia un astro nascente del socialismo spagnolo o più semplicemente il necessario anello di congiunzione tra il recente passato e il futuro del PSOE.

Pedro, “el guapo” (il bello) non è di certo l’ultimo dei militanti di base, come la stampa spagnola ha voluto imporre nei rapidi resoconti post elezione, arrivato al successo mediatico e politico nazionale, anzi, tesserato dal 1993 dopo la vittoria di Felipe González a 26 anni inizia a farsi le ossa al Parlamento Europeo dove conoscerà il suo mentore Oscar Lopez e da Bruxelles si sposterà presto in Bosnia negli uffici dell’alto rappresentate delle nazioni uniti durante il conflitto in Kosovo.

Il 2000 l’anno di Zapatero segretario generale e di José Blanco segretario dell’organizzazione del PSOE, Pedro “il bello” entra a far parte della riservatissima squadra di collaboratori conosciuta come «los chicos de Blanco», un’esperienza al vertice del socialismo spagnolo, quando il socialismo spagnolo era al massimo dello splendore mediatico e di politiche a livello europeo.

Nel 2003 arriva il momento di misurarsi con l’elettorato, chiudere la porta degli uffici ai piani alti di Ferraz (sede del PSOE) e lanciarsi nella campagna elettorale come candidato nella lista socialista per il comune di Madrid sotto l’ala di Trinidad Jimenez allora candidata sindaca, le elezioni vanno come tradizione vuole a Madrid, i popolari con il clan Aznar si aggiudicano la città ma per Pedro anche nella sconfitta c’è di che star tranquilli, riesce due anni dopo ad entrare in consiglio comunale grazie alla rinuncia di due compagni socialisti.

Sanchez-PsoeIl ripescato e bravo Sanchez si converte in una componente fondamentale per la squadra socialista all’opposizione tanto da riconfermarsi tra le fila del PSOE di Madrid anche per un secondo mandato, occupandosi dello sviluppo economico, urbanistica e abitazioni. Sono gli anni del lavoro a contato con José Blanco nell’impegnativo ruolo di organizzare il partito, allora ai massimi storici, nelle elezioni locali e regionali del 2005 fino a quando nel 2008 con il quasi certo governo Zapatero bis alle porte si candida alle elezioni politiche nella circoscrizione di Madrid.

Zapatero si conferma capo del governo schiacciando nuovamente il PP ma Pedro rimane ancora una volta senza seggio, fino a quando nel settembre 2009 entra al Congreso de los Diputados per il suo primo mandato come portavoce della commissione di politiche territoriali grazie alla rinuncia del ex ministro Pedro Solbes.
Bisognerà attendere il 2010 per il lancio nazionale e mediatico del neo segretario del PSOE, quando la stampa spagnola lo nominerà deputato rivelazione dell’anno. Passano i mesi e arriva la debacle socialista del 2011 nella quale ancora una volta rimane imbrigliato. José Blanco lo posiziona all’undicesimo posto del listino socialista nella circoscrizione di Madrid, ma per l’ennesima volta rimane fuori questa solo per un posto.

Lontano da responsabilità politiche della segreteria di Rubalcaba, Pedro Sanchez torna all’attività di docente all’università fino al gennaio 2013 quando per rinuncia al seggio da parte di Cristina Narbona , torna a far parte della squadra dei deputati socialisti.

Una storia da eterno ripescato dai fasti dei governi Zapatero alla sfortunata gestione Rubalcaba, la storia del nuovo segretario del PSOE è imprevedibile così è stata la decisione di arrivare alla sua elezione, la prima determinata dal voto della base socialista.

Con l’entrata in campo di Sanchez, per la prima volta in 135 anni di storia, i 197mila iscritti al Psoe hanno avuto la possibilità di scegliersi il nuovo segretario, archiviando la sfortunata gestione di Alfredo Perez Rubalcaba dopo solo due anni dal 38°congresso celebrato a Siviglia con un partito schiacciato ai minimo storici nei risultati elettorali e nei sondaggi.
Un traguardo storico per le prime “primarie” socialiste, ma che per molti era già scritto visti i risultati positivi raccolti dal bel Sanchez nella campagna elettorale e precedentemente nella raccolta delle adesioni per la presentazione della propria candidatura.

Tra due settimane il voto dei militanti socialisti verrà ratificato nel congresso straordinario che si terrà a Madrid.

Sara Pasquot
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Commenti all'articolo
  1. Si noti bene, il PSOE elegge il proprio gruppo dirigenti attraverso primarie tra gli iscritti, non tra i passanti. C’è una differenza tra l’autonomia di un partito, i cui iscritti decidono linea politica e gruppi dirigenti, e la dipendenza di un partito che affida sostanzialmente la scelta e di linea e di gruppo dirigente a direttori di giornali e telegiornali e a conduttori di talk show politici.

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