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Opinioni e commenti
 

Perché non c’è legge
per l’eutanasia?
Pubblicato il 17-07-2014


Quando la fame mozzica sembra secondario pretendere diritti sociali, ma è proprio la povertà che perpetua l’illegalità. I parlamentari che hanno ignorato l’ennesimo appello a legiferare sull’eutanasia non evitano “l’argomento divisivo” come ha detto il solito reggitonaca di turno, perché hanno una scala valoriale alta e nobile non compresa dai  …
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Perché non c’è legge per l’eutanasia?

Piccola anima, smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t’appresti a scendere nei luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più… Cerchiamo d’entrare nella morte a occhi aperti… (Memorie di Adriano, Marguerite Yourcenar)

Quando la fame mozzica sembra secondario pretendere diritti sociali, ma è proprio la povertà che perpetua l’illegalità. I parlamentari che hanno ignorato l’ennesimo appello a legiferare sull’eutanasia non evitano “l’argomento divisivo” come ha detto il solito reggitonaca di turno, perché hanno una scala valoriale alta e nobile non compresa dai cittadini comuni, ma perché ignorano l’abc della democrazia e sono consapevoli che il loro reddito e la loro informazione gli consentirà di non usufruire mai delle leggi vigenti. A raccogliere l’appello, lanciato tra gli altri dall’autorevole prof. Veronesi, si sono sottratti anche i nostri pavidi giornalisti di regime che temono di affrontare un argomento che se fosse posto all’attenzione del grande pubblico potrebbe scatenare una reazione popolare (un dibattito) che metterebbe a rischio la comoda greppia in cui mangiano e che gli è concessa dal principe di turno. Meglio tacere, pensano i liberi giornalisti a posto fisso della Rai o nuove star che si spostano su altre reti con incredibili compensi milionari. Accantonata per morte dalla vergogna la scandalosa legge sul biotestamento che avrebbe consegnato le nostre vite al giudizio del medico di turno (licenziata nel 150° anno dell’Unità, sarebbe stata una macchia indelebile durante un anniversario che ebbe come tratto distintivo la separazione tra Stato e Chiesa), l’argomento non è mai più entrato in agenda. Pigri partitocrati che si riempiono la bocca con l’Ue  (magari!) negano alle persone quello che non rifiuterebbero ai loro animali. Nessuno di noi è preparato alla morte di una persona cara, forse nessun padre nessun  fidanzato nessun amico  ci chiederà adesso è arrivato il momento in cui tu…, ma lo sappiamo che confidano in noi – nell’amore affetto amicizia che per tutta una vita gli abbiamo riservato – lo sappiamo che arriverà quel momento. E non possiamo tirarci indietro, essere egoisti, anche se è difficile lasciare andare via chi amiamo… ecco, vorremmo che non ci venisse proibita almeno la stessa compassione che riserviamo ai cani. E che venisse rispettata la nostra privatezza e quella dei nostri amati. Senza imporre dolori inutili e umiliazioni. Anche chi confida in Dio è consapevole che alcune vite vengono prese troppo presto e altre troppo tardi.

Tiziana Ficacci
dal suo blog liberelaiche
che ci consiglia anche : “Secondo le mie forze e il mio giudizio”: intervista a Chiara Lalli

 

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Commenti all'articolo
  1. Davvero sarebbe molto importante che su questa materia si facesse un dibattito serio in grado di coinvolgere il numero più ampio possibile di cittadini. Io, ad esempio, trovo il tema straordinariamente complesso e continuo a preferire il vuoto legislativo a una norma. Perché? Forse proprio perché non ne so abbastanza. Oggi però ritengo che la decisione ultima non possa che essere presa dal diretto interessato, e che se costui non è in grado di scegliere, non ci si possa affidare a una decisione presa in un altro momento, in un altro contesto, in un’altra vita. Ma non sono per la ‘non scelta’. Sono per affidare alla sensibilità del medico, alla sua professionalità – così come avviene oggi nel silenzio a fianco del capezzale del malato – la decisione ultima, anche all’insaputa di familiari e parenti che spesso non capiscono, o non vogliono, o non sono in grado, di capire.
    Ognuno di noi può affidarsi al ragionamento, e i più sfortunati alle personali esperienze, ma in ogni caso, davvero, occorrerebbe discuterne, laicamente e serenamente. Sono pronto a cambiare idea.

  2. Caro Correr,
    anche il medico che presiede l’onlus Ryder è che è stato il mio supporto in una vicenda dolorosissima dice che nel vuoto i medici e i familiari possono agire per il meglio..

    Io temo l’arbitrarietà dei medici però. Così come obiettano per motivi biechi sulla 194, potrebbero farlo in questo caso. Temo che chi ha meno possibilità , ad esempio l’ospedale affollato piuttosto che una clinica, o il conforto (costosissimo) della propria casa… sia condannato al dolore. Ufficialmente per un malato terminale oggi l’assistenza santari a prevede una fiala di morfina, il che è ridicolo per chi sta morendo nel dolore.
    Comunque i giornalisti del servizio pubblico si astengono dal fare una puntata su questo. argomento che ci riguarda tutti1

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