martedì, 21 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Prestazioni a sostegno del reddito, via al bonus Renzi
Pubblicato il 09-07-2014


Con poco più di un mese di ritardo rispetto ai lavoratori dipendenti del pubblico e del privato, il bonus degli 80 euro arriva ufficialmente anche a disoccupati e pensionati. Lo ha recentemente confermato l’Inps, con il messaggio 5661 dello scorso 27 giugno 2014: dopo qualche incertezza iniziale, è formalmente arrivato l’ok all’erogazione del contributo in busta paga anche alle fasce attualmente inattive. Le platee interessate, dunque, vanno ad allargarsi, comprendendo sia i lavoratori attualmente non occupati, sia coloro che si sono ritirati. Così, il bonus fiscale promesso dal governo amplia il suo raggio di azione.

La comunicazione Inps si apre con il riconoscimento del decreto 66, che ha corrisposto nella busta paga dei lavoratori dipendenti al di sotto dei 24mila euro di reddito annuo lordo, 640 euro da qui a dicembre. Dai 24 ai 26mila, poi, gli 80 euro si riducono fino ad azzerarsi completamente. Nei giorni immediatamente precedenti la prima erogazione degli 80 euro, cioè allo scorso 27 maggio, l’incremento era stato concesso anche a lavoratori in mobilità, disoccupati percettori di Aspi e pensionati iscritti alla gestione Inps.

Poi, però, la mancanza di indicazioni operative aveva congelato temporaneamente l’allargamento dei beneficiari, i quali, comunque, non avevano tardato a gridare la propria indignazione per la promessa mancata: degli 80 euro, infatti, nelle prestazioni messe in pagamento a giugno, nessuna traccia. Ora, invece, alla vigilia dei contributi relativi al mese appena concluso, è arrivato l’intervento dell’Istituto di previdenza a rassicurare disoccupati e pensionati: nessuno si è dimenticato di loro, gli 80 euro sono in dirittura d’arrivo.

A tale proposito, l’Inps stessa stabilisce che il bonus è riconosciuto “per via automatica ai beneficiari, utilizzando tutti i dati a disposizione inerenti ai redditi percepiti dall’assicurato derivanti sia da prestazioni a sostegno del reddito che da prestazioni pensionistiche.” Nella prima ipotesi, in cui ricadono assegni Aspi e di mobilità, la corresponsione viene realizzata in questi giorni di inizio mese provvedendo alla puntuale comunicazione tramite sms, nei numeri di telefono secondo il database dell’Ente assicuratore. Questo il modello: “ è stato disposto un pagamento in suo favore per: Credito ai sensi dell’art.1 D.L. 66/2014″.

Venendo, invece, ai pensionati, è interessante notare come all’interno del computo di coloro che si vedranno riconoscere il bonus degli 80 euro, sono inclusi anche gli esodati che hanno lasciato in seguito alla riforma del lavoro Fornero e si trovano ormai prossimi alla quiescenza. Per rintracciare la voce del bonus nel cedolino di pensione, nel campo Gp8 viene inserito il codice 862 = Bonus 80 euro – cong. credito. I destinatari che abbiano attivato i servizi online dell’Inps con tanto di codice Pin, riceveranno l’avviso diretto dell’accredito.

Chi non lavora più paga più tasse di prime, pensioni in caduta libera: dal 2008 persi 1.419 euro

”Nel 2014 un pensionato ‘medio’ perderà 1.419 euro di potere d’acquisto rispetto al 2008. Sono oltre 118 euro in meno al mese, sottratti a consumi e ai bilanci delle famiglie, che sempre più spesso sono sostenuti proprio dai pensionati, diventati durante la crisi pilastri del welfare familiare”. A dichiararlo recentemente è stato Marco Venturi, presidente di Confesercenti, in occasione dell’annuale incontro estivo dei pensionati della Fipac-Confesercenti, tenutosi quest’anno a Brindisi.

”Siamo l’unico Paese dove i titolari di trattamenti di quiescenza pagano, in proporzione, più tasse di quando erano lavoratori attivi – ha continuato Venturi -. Accade così che il pensionato subisca un maggior prelievo rispetto al dipendente e che tale extra imposta sia più forte tanto più la prestazione è bassa: 72 euro per un assegno pari a tre volte il minimo e 131 in confronto alle rendite d’importo inferiore. Nel resto d’Europa non è così; anzi, avviene il contrario. In tutti gli Stati, a parità di reddito, un pensionato paga in misura inferiore del dipendente”. ”In generale – ha spiegato Venturi – i nostri pensionati sono i più tartassati d’Europa.

Lo possiamo verificare confrontando innanzitutto quanto paga il pensionato italiano rispetto ai suoi ‘colleghi’ europei: su un trattamento previdenziale corrispondente a 1,5 volte il trattamento minimo Inps, un italiano paga in tasse il 9,17% dell’assegno di quiescenza, mentre i suoi colleghi di Germania, Francia e Spagna e Regno Unito nulla”. ”Ma non meno dirompente è il risultato che emerge nel caso di una prestazione pensionistica pari a tre volte il minimo: il pensionato italiano è soggetto ad un prelievo doppio in confronto a quello spagnolo, triplo rispetto a quello inglese, quadruplo in confronto a quello francese e, infine, incommensurabilmente superiore a quello tedesco: si va dagli oltre 4 mila euro sopportati dal pensionato italiano ai 39 a carico del pensionato tedesco!”, ha aggiunto Venturi.

”E’ ora di dare una svolta definitiva a questa ingiustizia, ripensando il sistema fiscale – ha continuato il presidente di Confesercenti -. Soprattutto si deve tener conto dell’erosione del potere d’acquisto dei pensionati, estendendo anche a loro, come primo passo, il bonus fiscale, in modo tale da ridurre almeno la perdita su base mensile. Essere anziani non può essere considerato un peso sociale: dobbiamo reagire rivendicando rispetto, dignità sociale ed economica per i nostri pensionati”.

Amianto: la Camera ha votato all’unanimità una mozione pe l’attuazione del piano nazionale

A poco più di un anno dal varo del Piano nazionale amianto, presentato ufficialmente l’8 aprile 2013 a Casale Monferrato, città-simbolo della lotta alla fibra killer, una mozione unitaria approvata di recente dalla Camera dei deputati impegna il governo ad approvarlo definitivamente, “prevedendo i finanziamenti necessari alla sua completa attuazione”.

“Concludere il programma di bonifiche e smaltimento”. Il testo, votato all’unanimità, prescrive in particolare che l’esecutivo si attivi “in accordo con le regioni affinché in tempi congrui sia concluso il programma dettagliato di censimento, bonifiche smaltimento dei materiali contaminati tramite i piani regionali amianto” e, “compatibilmente con gli attuali vincoli di finanza pubblica”, assuma iniziative “per incrementare le risorse assegnate al fondo per le vittime dell’amianto” istituito dalla legge finanziaria del 2008, con l’obiettivo di aumentare le prestazioni del fondo per i lavoratori colpiti da patologie amianto-correlate, estendendole anche ai loro familiari e a chi si è ammalato pur non lavorando a diretto contatto con la fibra killer.

“Escludere dal patto di stabilità le spese per la messa in sicurezza”. La mozione impegna inoltre il governo a prevedere iniziative per escludere le spese per gli interventi di messa in sicurezza e bonifica dal patto di stabilità interno e “per finanziare adeguatamente sia il Fondo nazionale per il risanamento degli edifici pubblici”, istituito con la Finanziaria 2008 e mai reso operativo per mancanza di risorse, “dando priorità alla messa in sicurezza e bonifica degli edifici scolastici e universitari, delle strutture ospedaliere, delle caserme, degli uffici aperti al pubblico, sia il Fondo unico per l’edilizia scolastica”.

“Promuovere campagne di informazione nei luoghi di lavoro”. Tra gli altri punti toccati dal testo appena deliberato dalla Camera, la necessità di “promuovere campagne di informazione sul rischio amianto soprattutto nei luoghi di lavoro e sulle possibili conseguenze della presenza di amianto dal punto di vista ambientale e sanitario”, l’invito “a valutare la necessità di predisporre misure in termini di diagnosi precoce al fine di tutelare la salute dei cittadini esposti al rischio amianto” e a “rafforzare i sistemi di verifica della tracciabilità dell’amianto”, stimolando lo smaltimento sostenibile e prendendo in considerazione la possibilità di determinare “un prezzario nazionale per le singole tipologie di opere di bonifica”.

Carlo Pareto

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