martedì, 25 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

PSE ALL’OFFENSIVA
Pubblicato il 08-07-2014


Stanishev-PSE

Matteo Renzi in Europa come in Italia: riforme contro i ‘niet’ della burocrazia e dei tecnocrati. Il presidente del Consiglio, oggi a Venezia, ha spiegato che il governo è determinato a portare a casa il risultato delle riforme perché “vogliamo troppo bene al Paese per lasciarlo a chi dice solo no e disfa i progetti altrui”.

Un messaggio che sembra diretto ai Cinque Stelle, ma forse non solo a loro, con i quali peraltro sembra sbloccata l’impasse sull’incontro saltato ieri: è stato il vicesegretario Lorenzo Guerini, infatti, a spiegare che la lettera dei grillini con le risposte alle dieci domande poste dal Pd, precondizione a qualsiasi ipotesi di incontro, è finalmente giunta e che il vertice si terrà la prossima settimana. Tuttavia, Guerini ha voluto ribadire che il perimetro della discussione rimane quello fissato nel patto del Nazareno e tradotto nel testo dell’Italicum. Non mancano, poi, i malumori in seno agli stessi Cinque Stelle: alcuni dissidenti fanno trapelare il loro disappunto per il ruolo di ‘timoniere’ che Luigi Di Maio ha assunto nella traversata dal Movimento barricadero a quello ‘istituzionale’.

I ‘signor no’, tuttavia, non si annidano solo nel Parlamento italiano. Prova ne è la dura presa di posizione del Ppe a Strasburgo che, con Manfred Weber, si è detto contrario all’ipotesi di una maggiore flessibilità nell’applicazione del patto di stabilità, e dei vertici di Bundesbank. Jens Weidmann, numero uno della Bundesbank, ha infatti stigmatizzato l’ipotesi di concedere maggiori margini di flessibilità nel rispetto del rapporto del tre per cento fra deficit e Pil a quei Paesi seriamente impegnati nelle riforme. Ma Weidmann, come rilevato oggi anche dal ministro Padoan, non fa parte del governo tedesco con il quale “l’Italia è in sintonia”. A questi ‘signor no europei’ Renzi fa sapere che “noi le riforme le facciamo perché l’Italia torni a essere leader”.

Il ruolo dell’Europa dice Renzi non è di essere “un insieme di limitazioni, ma uno spazio di idee, partecipazione e di libertà. Piaccia o non piaccia ai frenatori portiamo a casa il risultato sulla riforma costituzionale, sulla legge elettorale, sul lavoro, sulla giustizia”, ha detto il presidente del Consiglio. “Vogliamo troppo bene all’Italia per lasciarla in mano a chi dice solo no”, ha concluso Renzi.

E mentre imperversano le polemiche, il lavoro sulle riforme va avanti: la Commissione Affari Costituzionali del Senato ha infatti approvato un emendamento dei relatori che riscrive l’articolo 117 della Costituzione, che definisce le competenze legislative di Stato e Regioni aumentando le competenze delle Regioni rispetto al ddl del governo.

Sulla calendarizzazione delle riforme è intervenuto il senatore del Psi Enrico Buemi, che insieme al collega di partito Fausto Guilherme Longo e alla senatrice ex pentastellata Adele Gambaro ha scritto una lettera al presidente del Senato Pietro Grasso lamentando i tempi troppi ristretti. “Appena due settimane – scrive – per una revisione costituzionale che dovrebbe porre gli assetti istituzionali dei prossimi decenni è una vera e propria compressione della funzione dell’assemblea, che non trova giustificazione alcuna”. I decreti che pendono e che si sono accumulati a fine giugno “possono essere utilmente” affrontati nei termini costituzionali di 60 giorni “in quanto la chiusura estiva della sessione è una facoltà e non un obbligo e può, anzi deve, essere ritardata, modificata o addirittura sacrificata in nome della funzionalità della produzione legislativa, che è primo compito dell’assemblea di cui ella è presidente”, si dice ancora nella lettera in cui si sottolinea che “non meno importante è l’avvio della sessione dei diritti civili che il segretario nazionale del mio partito lo richiede con una lettera e che non è stata ancora calendarizzata”. “Tutte decisioni importanti – continua Buemi – che si possono conciliare con il calendario semplicemente rinviando la trattazione della revisione costituzionale ad un periodo congruo, libero dalle impellenze derivanti dalla scadenza dei termini costituzionali” e “disteso su un intervallo temporale adeguato. Non deve certo spaventare la possibilità che questo intervallo occupi anche la seconda metà del mese di agosto”. Nella lettera, in cui si sottolinea che è una situazione anomala quella che vede una revisione costituzionale arrivare in assemblea dopo pochissimi giorni, “si dice addirittura dopo alcune ore” dal suo esito in commissione, si sottolinea anche che “nell’ora delle decisioni storiche le democrazie evolute non alterano certo l’orologio del Parlamento per l’imminenza delle vacanze estive”.

Una fretta quella di Renzi per chiudere sulle riforme che potrebbe sembrare un modo per rispondere alle pressanti richieste che arrivano dall’Europa e un modo per poter chiedere poi un cambiamento di passo in Europa. Come ad esempio quello che potrebbe arrivare con la nomina di un esponente del Pse al ruolo di commissario all’economia in grado di introdurre una visione meno rigorista nella gestione economica dell’Europa, soprattutto dopo gli effetti recessivi delle prolungate cure da elefante degli ultimi anni.
Sono di oggi infatti le parole del presidente del Pse, Sergei Stanishev, che rivolgendosi al candidato lussemburghese in apertura dell’audizione davanti al gruppo S&D all’Europarlamento ha detto che Jean Claude Juncker “rappresenta il partito più grande nel Parlamento europeo, ma non ha una maggioranza travolgente” e visto che “gli elettori hanno detto che la risposta non può essere quella di continuare come si è fatto finora” i socialisti europei “hanno bisogno di un chiaro segnale di come cambierà la direzione politica, se vuole il nostro sostegno”. Insomma per la sua elezione – prevista martedì 15 luglio – Juncker deve dare assicurazioni sulla flessibilità.

Una richiesta che il segretario del Psi Riccardo Nencini, aveva avanzato al congresso di Roma nel marzo scorso dove i socialisti europei avevano scelto il candidato comune alla presidenza e ribadita nei giorni scorsi. “Il Pse – aveva detto – ha assunto l’impegno di favorire la crescita in Europa anche valutando con maggiore flessibilità i parametri previsti nel Trattato. Come si giustificano il silenzio della SPD e del presidente del P.E. di fronte all’attacco di Ppe, banchieri e popolari tedeschi al governo italiano?. Non si può essere socialisti europei in campagna elettorale e assertori della ‘germanità’ dell’Europa dopo le elezioni. Gli impegni si rispettano da tutte e due le parti. Il voto di fiducia a Juncker della delegazione socialista italiana al PE deve seguire il rispetto del ‘flessibilità’ concordato durante il vertice di Ypres”. E proprio questa sembra che sarà da domani la posizione dei socialisti europei.

Redazione Avanti!

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