martedì, 22 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Reagire ai veleni dell’Italicum
Pubblicato il 10-07-2014


L’Italicum contiene dei veleni che vanno neutralizzati. Per prima cosa è bene capire la loro natura. Ce ne vogliono iniettare due: per uno, abbastanza bene individuato, si è già avviata la necessaria azione di contrasto, ma in modo improprio e perciò inadeguato. Del secondo non abbiamo ancora colto la natura e la pericolosità.

Parliamo del premio di maggioranza e, per altro verso, dell’obbligo di coalizzarsi, con le relative penalità per chi non vi si adegua.

Sotto il primo profilo, l’Italicum ha senza dubbio corretto la follia del Porcellum. Prima una coalizione poteva conseguire il premio di maggioranza qualsiasi fosse la percentuale raggiunta: quella guidata, si fa per dire, dal buon Bersani raggiunse il 55% partendo dal 29%. Oggi siamo ad una soglia vicina al 40% – quella raggiunta, anzi ampiamente superata, dallo schieramento vincente in tutte le elezioni dell’ultimo ventennio (meno, appunto, la più recente ) – che, in tutte le consultazioni di tipo uninominale, o proporzionale corretto, garantisce quasi sempre al partito vincente la maggioranza assoluta dei seggi. Da questo punto di vista, dunque, niente di scandaloso (a parte il fatto che il premio, unico caso in Europa è dato non al partito, ma alla coalizione vincente; ci torneremo).

Naturalmente, gli oppositori (e noi con loro) sottolineeranno che la riforma del modello elettorale per la Camera coincide con l’abolizione del Senato, trasformato in una innocua e inutile brodaglia neocorporativa e aggiungeranno che ciò darà al partito vincente la facoltà di controllare, a colpi di maggioranza, le grandi istituzioni di garanzia, dalla Presidenza della repubblica alla Corte costituzionale. Giusto, giustissimo, ma sbagliato allora scegliere come linea del Piave il Senato elettivo. Mentre sarebbe assai più rispondente alla gravità della minaccia rifiutarsi di discutere del Senato prima di modificare, sotto questo profilo, l’intero sistema istituzionale costruito, ricordiamocelo sempre, in un contesto di tipo proporzionale.

E però l’attacco più grave al normale funzionamento del sistema politico sta nel regime elettorale delle coalizioni.

Cominciamo col dire che l’equazione ‘accordo elettorale preventivo / buono’ e ‘accordo politico successivo / cattivo’, è – come gran parte delle massime del renzismo – una bestialità. In regime proporzionale, ma non solo, i governi europei, a partire da quello tedesco, si fondano su intese politico-programmatiche successive al voto, ma lungamente elaborate e perciò durevoli nel tempo. Mentre gli accordi di mutuo ricatto su cui si sono fondate nel nostro Paese le coalizioni elettorali preventive, non hanno, alla prova dei fatti, la minima consistenza.

Abbiamo detto ricatto: perché è sul ricatto che si fonda l’accordo Renzi-Berlusconi sulla legge elettorale. “Io ti garantisco, per il futuro, il controllo sul centro-destra e sulle nomine dei deputati e non ti rompo le scatole sulla “roba”; tu mi garantisci, nel presente il consenso automatico dei tuoi ascari, in caso di necessità”.

Siamo ai limiti del codice penale. E non perché l’interlocutore è un “delinquente abituale”, ma perché si tratta di un’intesa tra un giovane dall’ego smisurato e un cadavere politico mantenuto in vita solo per costruire, a freddo, un sistema che garantisca al primo, il controllo totale della sua area e al secondo, la titolarità di una opposizione “costruttiva”.

Diciamo, una legge elettorale a trattativa privata destinata non solo a cancellare qualsiasi opposizione (Erdogan ha messo lo sbarramento al 10% per mettere fuori giuoco i democratici curdi; a Renzi basta l’8% per non avere più alcun rompiscatole in giro), ma anche a tenere a bada i potenziali coalizzandi; anche qui in un giuoco in cui tutte le carte sono in mano al’ex sindaco di Firenze. Anche per il mantenimento, contro tutti gli impegni assunti in precedenza, delle liste bloccate.

E qui, qui ed ora, c’è materia per una grande vertenza politica cui potrebbero associarsi, senza problemi, anche gli esponenti della maggior parte delle formazioni di centro-destra. Via le liste bloccate e via, soprattutto, gli sbarramenti alti e, soprattutto, graduati così da premiare una scelta elettorale rispetto a un’altra.

I pifferi del renzismo imperante parleranno di una difesa corporativa, contraria agli interessi del Paese e alle “riforme” mentre si tratta di difendere e di preservare le leggi che regolano la nostra convivenza collettiva; leggi incompatibili con un sistema elettorale costruito per tenere in piedi un sistema bipolare fasullo a uso e consumo esclusivo dei due compari che l’hanno escogitato.

Una questione che riguarda anche noi socialisti. E che rappresenta un discrimine per il nostro percorso futuro. O, più esattamente, per la nostra identità.

C’è chi sostiene che siamo diventati un partito fantoccio, sul modello di quelli dei Paesi dell’Est al tempo del blocco sovietico. C’è chi smentisce indignato, esibendo pari dignità e patti federativi.

Ebbene, cari compagni parlamentari, avete l’occasione di manifestare nel concreto questa dignità, opponendovi a questa legge elettorale.

Attendiamo notizie.

Alberto Benzoni

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