martedì, 16 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Un Renzi ‘santo subito’
non serve al Paese
Pubblicato il 01-07-2014


Leggendo l’editoriale di Scalfari – Repubblica, domenica scorsa – e quello di Polito –Corriere della Sera di oggi – viene fatto di chiedersi se la luna di miele di Matteo Renzi non stia andando incontro a qualche intoppo da non sottovalutare. Da quanto ho letto e mi capita di ascoltare tra i cittadini, ho l’impressione che le prime difficoltà che esistono non riguardino tanto il presidente del consiglio in quanto tale, ma la resa della squadra di governo. Una squadra che spesso sembra preda dell’ansia di dimostrare di esserci, e compie ripetutamente due errori non di poco conto, quali l’enfatizzazione del ruolo e delle virtù del premier o il ricorso alla improvvisazione che, spesso, porta anche alla demonizzazione di chi non sempre si dimostra ben allineato.

L’enfatizzazione del ruolo di Renzi non appare oltretutto necessaria, visto che il ruolo di leader vincente è riuscito a conquistarselo sul campo e che, quindi, il presentarlo sempre come capace di compiere con facilità grandi e piccoli miracoli, rischia di essere controproducente. Renzi e la sua squadra devono convincersi che sui problemi può anche succedere di cadere dal cavallo, e che, quindi, non è sempre necessario tentare di convincere, che si voleva scendere. Può capitare a chiunque di tentare di uscire dall’imbarazzo, essendo indotti, magari, a fissare scadenze con tempi troppo stringenti. Negare che ciò sia avvenuto, o possa ancora avvenire significa negare l’esigenza di riconoscere le cose che non vanno, soprattutto se si concorda che esiste una differenza sostanziale tra chi predilige il gioco di squadra e chi, in certi momenti, subisce il fascino dell’armata Brancaleone.

Il governo non è nato ieri, e sembra lecito domandarsi che fine hanno fatto i tanti cresciuti alla scuola degli Ichino e presentati troppo sbrigativamente come astri nascenti, che ci avevano promesso miracolose soluzioni per il bilancio previdenziale. Miracoli realizzabili con il semplice ricalcolo per tutti e subito di tutte le pensioni del passato con il sistema contributivo anziché retributivo. Questi “grandi” esperti di pensioni non hanno, né ieri, né oggi, mai affrontato il problema del crollo del valore reale di ogni pensione, e dell’errore compiuto sul piano politico, ma in particolare su quello sociale, con la rinuncia a estendere gli 80 € ai pensionati.

Nei giorni scorsi, di ritorno dalla Cina, ha fatto improvvisamente capolino la onorevole Guidi. Non una qualsiasi, ma una componente di questo governo, che ci ha spiegato che l’articolo 18 è, non solo vecchio, ma anche dannoso e, quindi, da cancellare.

I ministri Poletti e Padoan, competenti per la materia hanno apertamente preso le distanze da un’uscita tanto improvvida, ma né Renzi, né Del Rio hanno chiarito che il governo non la pensa affatto allo stesso modo. Quando sono in ballo le condizioni di lavoro e di esistenza di milioni di lavoratori e di famiglie, occorre sicuramente maggiore rispetto e cautela, ma serve soprattutto maggiore capacità di distinguere tra le cose che si possono fare e, quindi, anche promettere. Quello che sta succedendo per quanto riguarda la pubblica amministrazione non incoraggia affatto a ritenere che la registrazione della squadra stia compiendo passi in avanti. Si parla dell’alternarsi tra giovani e anziani nel lavoro, e le proposte che emergono se non esaminate in modo serio, e cercando di simulare le situazioni che si verrebbero a creare per la pensione di chi esce e per quella di chi entra.

Il rischio di una Fornero 2 destinata a durare decenni è sotto gli occhi di chiunque sia in grado di ragionare sull’argomento.

Sul problema delicatissimo e urgente della mobilità di chi nella pubblica amministrazione già lavora si ha l’impressione che si proceda un tanto al metro. Spostarsi da un posto di lavoro a un altro, su un territorio nazionale che dispone di un sistema di trasporti carente e del tutto inadeguato crea grandi disagi e attiva sicuramente grandi resistenze. Va chiarito però che di mobilità c’è assolutamente bisogno. È indispensabile che chi è incaricato di prendere decisioni lo faccia senza secondi fini, cercando di capire che dare una lezione al sindacato può anche riempirti di gioia, ma non risolve nessuno dei problemi che riguardano la vera riforma della pubblica amministrazione.

Ai campionati del mondo stiamo assistendo alla innovazione simpatica ed efficace degli arbitri che con la schiuma delimitano l’area oltre la quale non ci si può avvicinare al pallone. Se il governo pensa di usare lo stesso metodo della distanza, oltre la quale si è trasferibili obbligatoriamente, rischia solo delle grandi brutte figure, soprattutto, di creare disastri sociali. Nel nostro Paese si può andare in meno di due ore da Roma a Firenze, o da Roma a Napoli, ma nello stesso tempo non dalla provincia di Siena a Firenze.

Con il metro di Madia si rischia di non risolvere nessun problema e di dare ai tanti che, in nome dei problemi magari reali, faranno di tutto perché tutto rimanga come prima. Quando, infine, si dovesse prendere atto che la riforma non ha fatto passi in avanti è ovvio che la colpa sarà sempre e solo del sindacato. I ministri poco competenti, i grandi burocrati capaci di pensare solo a sé stessi, i ministri che costituiscono le proprie fortune sull’inefficienza e l’arroganza della pubblica amministrazione ancora una volta potranno cantare vittoria.

Silvano Miniati
Network Sinistra Riformista

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Commenti all'articolo
  1. caro Miniati, sono un vecchio riformista che viene dal PCI e ulivista della prima ora (e uomo d’azienda da 40 anni). Lo spregiudicato boy scout fiorentino ha avuto solo tanta fortuna (oltre a una notevole determinazione) ma che ci azzecca con la sinistra? A me dei dubbi di Polito ( e altri media) che lo hanno sostenuto per anni non importa nulla. So solo che se la sinistra PD, il PSI, SEL, i liberal ecc lo volessero si farebbe subito una scissione dal PD renziano. Siamo in tanti e sappiamo cosa fare: ad es. sulle riforme istituzionali o sulla green economy. Il problema è che ci sono troppi ‘diversamente renziani’ in giro.

  2. Sono sempre diffidente dei populisti sia di Destra, che di Sinistra. Ha ragione Miniati che i rapporti con lee Organizzazioni Sindacali vanno rispettate per il ruolo di rappresentanza dei lavoratori. Attaccarli può conquistare qualche consenso interessato di imprenditori e conservatori ciechi politicamente, ma non si va molto lontano. IL sostegno dei poteri forti a Renzi è destinato a finire altrimenti le spaccature saranno sul fronte della Sinistra.

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