lunedì, 21 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Giustizia e politica. Csm a giudizio
Pubblicato il 03-07-2014


Csm-Napolitano-RiformeSi continua a parlare di “Riforme” e “correnti” anche nell’ambito della Magistratura. Sulla questione dell’elezione del Csm si avvistano nubi nonostante il clima estivo della stagione, una riforma che si attende proprio in questi giorni e in concomitanza del 10 luglio quando ci sarà la nomina dei ‘togati’ del Consiglio superiore della magistratura.

Promotore di una Riforma per il sistema del ‘sorteggio’ dell’Alto organo di Giustizia è Enrico Buemi, capogruppo del Psi in Commissione Giustizia: “Il Psi ha presentato in Senato un disegno di legge volto ad introdurre il sistema più semplice di tutti per eliminare la degenerazione corporativa: il sorteggio dei componenti, sia laici che togati”.
Una proposta di legge di modifica costituzionale per ”cambiare totalmente” il sistema di elezione del Csm, in particolare “per la parte che riguarda la rappresentanza dei magistrati” con l’obiettivo primo di ”superare le correnti interne”.

Non è un obiettivo da poco se si tiene conto che spesso la magistratura subisce proprio la pecca politica delle correnti. Un difetto da correggere anche secondo la Pm barese antimafia, Desirée Digeronimo, che – in un’intervista a Donne Europa – ha sostenuto la necessità di una seria riforma della Giustizia per restituire efficienza e trasparenza a un fondamentale servizio per i cittadini: “Deve operarsi anche per far recuperare credibilità e prestigio alla magistratura, spesso compromessa dalla degenerazione patologica di alcuni aspetti del sistema correntizio. Il problema non è tanto se oggi si possa passare dalle parole ai fatti quanto se oggi la nostra classe dirigente possa riformare la Giustizia nell’interesse esclusivo dei cittadini”.
La fine delle correnti sarebbe un’interessante svolta per uno degli Organi portanti della democrazia italiana, specie se si considera che la sua elezione è stata da sempre portata avanti dalla fazione al potere.

Attualmente il Csm è composto da 27 membri, di cui 24 elettivi (8 consiglieri laici e 16 togati) e 3 sono membri di diritto (il Presidente della Repubblica e il primo presidente e il procuratore generale della Cassazione). La soluzione al problema non si trova con nuove leggi sul Csm, ma attraverso il sorteggio interno. Il sorteggio avrebbe il vantaggio di far venire meno la ragion d’essere dominante delle correnti della magistratura e di far saltare immediatamente qualsiasi tipo di logica organizzativa interna. Un magistrato chiamato per sorteggio a far parte del Csm non avrebbe alcuna ragione di tener conto se non del proprio giudizio sia nelle questioni delle carriere sia in quelle di carattere disciplinare.

Solo in questo modo si ridurrebbe il rischio di ritrovarsi ancora davanti a un sistema “chiuso”, il quale non a caso ha tentato di far fronte comune alle diverse iniziative in tal senso dichiarando il sistema del sorteggio incostituzionale, in quanto intaccherebbe la garanzia, prevista dalla Carta fondamentale, di candidarsi liberamente, di essere eletti e di poter scegliere liberamente e consapevolmente da chi essere rappresentati. Barriera superabile anche questa prima di tutto perché la Costituzione su questo punto è modificabile ( l’art. 104 della Costituzione afferma che i componenti del Csm
devono essere «eletti») in secondo luogo si deve considerare che nell’ordinamento vi sono casi in cui sono previste forme miste elezione-sorteggio (ad esempio per le commissioni esaminatrici dei concorsi a cattedra universitaria).

Il problema dell’elezione del Csm è complicato e duro da affrontare, ma riuscire almeno ad affrontarlo senza pregiudizi, con l’obiettivo ben stabilito di trovare un equilibrio tra magistratura e politica.

Liberato Ricciardi

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