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Opinioni e commenti
 

Riforme. Immunità senatori, sì, no, forse
Pubblicato il 02-07-2014


Senato-camereAlt abbiamo scherzato. Le ferme convinzioni del governo sulle riforme in votazione al Senato possono essere riviste. Infatti i cronisti che chiedevano al ministro Maria Elena Boschi se l’Aula potrebbe cambiare l’articolo sull’immunità parlamentare, approvato ieri in Commissione, si sono sentiti rispondere: “Tutto è sempre possibile in Aula, con i relatori ragioniamo sempre su tutto. Ieri c’è stata anche una lettera del presidente Renzi a M5s su questo”. Insomma non finiamo mai di stupirci o forse, più semplicemente, il governo sta ragionando anche con un occhio al pallottoliere, visto il crescere della componente frondista contraria alla norma sull’immunità così come concepita fino ad ora a cui si sono sommati anche i mal di pancia di Ncd.

Il Nuovo centro destra infatti ha minacciato di non votare il ddl sulle riforme se verrà mantenuta o rafforzata la competenza del futuro Senato sul Bilancio dello Stato e le Manovre di finanza pubblica. Siamo preoccupati – ha detto Quagliariello – e chiederemo rassicurazioni al ministro Boschi. Non possiamo passare da un Bicameralismo perfetto a un Bicameralismo rafforzato”. Il fronte quindi degli scontenti si allarga, anche se su temi diversi, anzi opposti, e per ora solo a parole, anche ad altre componenti della maggioranza. “Quella di Ncd è una preoccupazione – ha spiegato il Ministro – che ha anche il governo. Stiamo facendo un lavoro attento con i relatori per evitare che accada”.

Nel frattempo prosegue in Commissione Affari Costituzionali il voto degli emendamenti al progetto di riforma del Governo. In mattinata è stato bocciato l’emendamento presentato dal Senatore Vannino Chiti e firmato dai 35 senatori che riattribuiva al futuro Senato molte competenze legislative.

I Senatori a cinque stelle hanno chiesto in mattinata in Commissione Affari Costituzionali del Senato che fosse sospeso l’esame del dl sulle riforme costituzionali, fin tanto che non verrà sciolto il nodo sull’elettività del Senato. Richiesta che però è stata successivamente bocciata dalla Commissione. A questo punto il capogruppo M5S in Commissione, Giovanni Endrizzi, ha riferito che solleverà la questione con il presidente del Senato, Pietro Grasso. Intanto prosegue il dibattito all’interno di Forza Italia le cui posizioni sulle riforme restano molteplici. Con molti mal di pancia al proprio interno. È previsto per domani alle 15 a Montecitorio, l’incontro dei gruppi congiunti dedicato in particolare alle riforme. La convocazione è stata decisa dopo una riunione a palazzo Grazioli tra Silvio Berlusconi e i vertici del partito. Ma non è detto che ne esca una posizione definitiva. Lo ha detto il capogruppo di Forza Italia al Senato Paolo Romani sottolineando che “dalla riunione di domani dei gruppi parlamentari di FI arriverà una parola quasi definitiva”. Specificando che un incontro tra Berlusconi e Renzi non è agenda, Romani ha concluso affermando che FI “attende le ultime risposte dal Governo, e poi il percorso delle riforme è segnato”.
Anche i senatori del Pd terranno una propria assemblea sulle riforme: martedì prossimo, 8 luglio, alle 8 di mattina. Lo ha comunicato con un sms ai senatori, il capogruppo Luigi Zanda senza però precisare se sarà presente Matteo Renzi.

Il Senatore Vannino Chiti è intervenuto ancora nel dibattito chiarendo ancora una volta la posizione sposata dai “frondisti” e lo ha fatto in una lettera pubblicata questa mattina dal ‘Corriere della Sera’. Le riforme, ha spiegato Chiti, “sono urgenti” ma devono “essere buone riforme, altrimenti la nostra democrazia si impoverirà. L’elezione indiretta provoca anche un pasticcio inaccettabile sull’immunità. Da un lato la estende agli amministratori in modo improprio, dall’altro differenzia tra sindaci e tra consiglieri regionali. C’è ampio accordo sul fatto che la Camera abbia l’esclusività del rapporto di fiducia con il governo e l’ultima parola su gran parte delle leggi, compresa quella di bilancio – ha sottolineato -. Occorre mantenere, come in molte grandi democrazie, competenze paritarie di Camera e Senato su Costituzione, leggi elettorali e referendum, ordinamenti della Ue e delle Regioni, diritti fondamentali, quali quelli delle minoranze, la libertà religiosa, i temi eticamente sensibili. Non sui diritti ma sugli altri aspetti e sul numero dei senatori – 100 e non più 150 – si è tenuto conto delle nostre proposte: segno che non erano delle invenzioni per perdere tempo. Ritengo che sui diritti fondamentali debba mantenersi un bicameralismo paritario: non possono – ha concluso – essere di esclusiva competenza della maggioranza di governo”.

Redazione Avanti!

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