mercoledì, 26 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

RIFORME IN CORSO
Pubblicato il 16-07-2014


Riforme-Senato-Renzi

È ripresa oggi in Aula la discussione generale sulle riforme. Tantissimi gli emendamenti presentati, una valanga di quasi ottomila: 7.830 per l’esattezza. Di questi circa seimila arrivano da Sel. Da segnalare l’emendamento della Lega che chiede di inserire la possibilità di fare dei referendum sui temi Ue. “Chiediamo – ha affermato Matteo Salvini, segretario della Lega – un referendum propositivo come in Svizzera perché la gente, possa proporre e votare. Se non ci saranno queste scelte la Lega non voterà questa brutta riforma”.

In Aula è in corso la discussione generale e sono previste 17 ore ancora di dibattito. Venerdì non ci sarà seduta perché il Senato sarà impegnato con la prima conferenza parlamentare del semestre Ue, di conseguenza l’inizio delle votazioni, sembra scivolare alla prossima settimana. Schifani, senatore di Ncd, ed ex presidente di Palazzo Madama osserva che “è difficile contingentare i tempi sulle riforme costituzionali, forse dovremo ricorrere a delle sedute notturne per riuscire a consegnare queste riforme alla Camera prima della pausa estiva”. Ma la pioggia di emendamenti non spaventa il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi che, spinta dell’ottimismo della volontà assicura che “il treno corre, a ore si comincerà a votare in Aula”.

Per domani alle 14 è previsto l’incontro Pd-M5s. Sarà trasmesso in streaming. Sempre per domani è stata convocata, alle 13,30, dal presidente Pietro Grasso la Conferenza dei capigruppo del Senato con all’ordine del giorno i lavori d’Aula e il loro eventuale slittamento dopo la valanga di emendamenti.

Stamattina (mercoledì) in Aula è intervenuto il Senatore Vannino Chiti. Un intervento appassionato in cui Chiti ha spiegato i tanti motivi che lo inducono, insieme agli altri frondisti, a non condividere l’impianto di questa riforma. “Siamo eretici – ha detto Chiti – se si sostiene che i cittadini sono sovrani e si riconosce a loro che con il voto hanno diritto di scegliere. L’ombra è quella di un presidente eletto senza i contrappesi forti”, “quella di un modello regionale che diventa nazionale. Mi meraviglia che il ministro” Boschi “lo sostenga in una intervista all’Avvenire. Ci si rende conto di quel che si fa o si scherza con il futuro della nostra Italia e del nostro Paese?”. E ancora: “Non esiste una democrazia senza cittadini. Compito nostro dovrebbe essere non chiuderla in piccole stanze di addetti ai lavori. Stiamo imboccando in senso contrario l’autostrada sul senso della democrazia.

Penso che i partiti siano fondamentali però penso anche che ognuno di noi debba rispondere alle proprie convinzioni e alla propria coscienza almeno sui temi che riguardano la Costituzione. Il mio intervento non è facile – ha spiegato Chiti -. Mi trovo ad avere posizioni differenti da quelle del partito di cui faccio parte e non è facile. Non è un motivo di gioia. Dopo questa vicenda sulla riforma – ha continuato – non saranno molti altri i miei interventi in questa Aula”. E infine ha concluso citando il filosofo tedesco Jurgen Habermas: “La legittimità di una Carta Costituzionale, quale presupposto della legalità, deriva da due fonti: dalla partecipazione politica egualitaria di tutti i cittadini e dalla forma ragionevole in cui i contrasti politici vengono risolti. Questa forma ragionevole non può essere solo una lotta per maggioranze aritmetiche, ma deve caratterizzarsi come un processo di argomentazione sensibile alla verità”.

Sulla stessa linea il senatore Corradino Mineo che il 6 maggio disse che il governo stava facendo un grave errore a impuntarsi affinché il testo del governo diventasse il testo base. “Per averlo detto – ha sottolineato – sono stato allontanato dalla Commissione”. Da allora i relatori hanno lavorato, il Governo “ha smussato gli spigoli”, ha aggiunto ed ha sottolineato: “Mantengo il mio dissenso sulla composizione e l’elezione del Senato e voterò l’emendamento Chiti” sull’elezione diretta del Senato. Con Chiti si schiera anche Stefano Fassina: “La riforma del Senato sta per raggiungere un primo traguardo importante, fortemente voluto dal Governo Renzi e da tutto il Pd. La riforma del Senato va valutata insieme alla proposta di legge elettorale perché sono un pacchetto inscindibile. Un pacchetto che, nella formulazione attuale, è insostenibile in termini di rappresentanza e partecipazione dei cittadini. Il Governo – ha aggiunto Fassina – dovrebbe ascoltare le valutazioni del sen. Chiti e di altri senatori del Pd. Sarebbe molto utile per allargare il consenso alla riforma se, oltre a confermare l’elezione di secondo grado del Senato, il Presidente del Consiglio assumesse l’impegno a modificare la proposta di legge elettorale su liste bloccate, soglie per l’accesso alla rappresentanza e soglia per il premio di maggioranza. L’Italicum così non va. Va modificato. La governabilità può essere promossa senza sottrarre ai cittadini la scelta del parlamentare e senza sacrificare oltre misura la rappresentanza”.

E il senatore Enrico Buemi interviene con una provocazione per indurre a riflettere sulle modifiche che si stanno apportando: “Proporrò ai miei colleghi senatori – ha detto  – di non modificare più i decreti e gli altri provvedimenti che la Camera manderà qui in Senato. Io, almeno, non presenterò più emendamenti”. Buemi vuole così dimostrare l’utilità dell’attuale Bicameralismo: “Così capiranno l’utilità delle correzioni che il Senato ha spesso fatto su errori della Camera”. Buemi ha citato come esempio lo stralcio dalla legge comunitaria che il Senato si appresta a fare dell’emendamento Pini sulla responsabilità civile dei magistrati, introdotto alla Camera con il parere negativo del governo.

Quello che è sicuro ad oggi è la fretta del governo che vuole chiudere il passaggio al Senato prima della pausa estiva. E su questo Augusto Minzolini ha una sua lettura. Secondo il senatore azzurro il premier Renzi vuole approvare in fretta le riforme costituzionali, a scapito della loro bontà, solo per poter poi andare a votare nel giugno del 2015. Minzolini ha affermato che l’esame delle riforme procede “con tempi e metodi più da regolamento condominiale che non da modifica della Costituzione. Insomma i tempi e non la bontà delle riforma è l’unica preoccupazione del governo, e questa ossessione per i tempi spiega il non detto”. Secondo Minzolini, Renzi vuole riforme e la legge elettorale per prossima primavera “quando avrà bisogno di una via d’uscita” perché non riuscirà a far ripartire l’economia. “Il ragazzo – ha detto l’esponente di Fi – a differenza dei suoi predecessori è astuto e gioca d’anticipo. Egli punta ad elezioni a giugno 2015 senza risultati nell’economia ma con il fiore all’ occhiello delle riforme. Questa premessa – ha concluso – è l’unica che ci fa capire quello che altrimenti non si potrebbe capire”. Secondo Minzolini Renzi “è peggio della Russia di Putin, perché lì almeno il Presidente è eletto dal popolo”. Con le riforme e l’Italicum, “tutto sarà nelle mani del segretario del partito di maggioranza; non siamo a Putin – ha concluso – ma torniamo a Breznev”.

Tra le tante dichiarazioni di oggi anche quella del senatore Scilipoti. Passato alle cronache nel 2010 per aver salvato il governo Berlusconi con il suo passaggio dall’Idv di Di Pietro al gruppo dei responsabili che mise una stampella a un esecutivo ormai comatoso dopo la scissione di Fini. “Speravo – ha detto Scilipoti oggi in Forza Italia – di non trovarmi più in quella situazione e invece potremmo essere chiamati a scelte che non sono in linea con quello che pensa la maggioranza. Questa riforma è un mostro”. Alla domanda se voterà il testo Scilipoti ha risposto: “Se ci saranno delle modifiche. Berlusconi ha detto che le riforme vanno fatte e gli impegni mantenuti, non ha detto che se ci sono cose che vanno contro il Paese vanno votate”. Un nuovo frondista? Vedremo…

Ma mentre si parla di emendamenti e di tempi di discussione l’attenzione si stia spostando sempre più già sulla legge elettorale. I numeri dei frondisti non sembravo preoccupare più di tanto il capo del Governo che ha la certezza di riuscire a portare a termine la “sua” riforma. Questa però appare sempre più come un mezzo piuttosto che un fine. Un mezzo attraverso il quale portare a termine l’approvazione dell’Italicum, la nuova legge elettorale in grado di far rimpiangere anche il Porcellum.

Daniele Unfer

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Commenti all'articolo
  1. Caro Unfer, capisco solo in parte la bagarre, sulla modifica integrale e Costituzionale della Camera di Garanzia SENATO, e capisco anche la fretta del presidente Matteo Renzi. Ciò che non capisco che un Partito – soprattutto per motivi carrieristici personali, faccia tanta polvere per un probblema che: tutto sommato potrebbe essere secondario ad altri. Vedi rivaluitazione delle pensioni basse, vedi salario minimo garantito (sin’ora ignorato), vedi conflittlo di intetressi (già pezzo forte di Bersani , che è pur sempre dello stesso Partito compreso la moralizzazione della cosa pubblica)soprattutto Una Legge Elettorale come dio comanda – dove il cittadino possa decidere Lui chi va ad amministrare la cosa puibblica e non Berlusconi e le altre segreterie di Partito. Penso che in questa ottica ci siano molte forze dispopnibili a sostenere un Governo Riformista, ma non a parole. Grazie per l’attenione.
    L.L..

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