giovedì, 24 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Riforme, la patata bollente passa all’Aula
Pubblicato il 09-07-2014


RiformeDa domani, salvo imprevisti, inizia l’esame, da parte dell’Aula del Senato, del pacchetto delle riforme costituzionali. La discussione sul ddl proseguirà lunedì 14 luglio dalle ore 11 alle 22 senza interruzione, e proseguirà fino a giovedì 17 luglio. Il termine per la presentazione degli emendamenti è stato fissato alle 13 di martedì 15 luglio. Questa sera la Commissione Affari Costituzionali dovrebbe licenziare il testo. L’esame avrebbe dovuto iniziare oggi, inizierà invece domani alle 16,30: “Dobbiamo definire alcuni passaggi importanti”, ha spiegato Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama. Ragion per cui il Presidente Pietro Grasso ha indetto la capigruppo e di comune accordo si è deciso di soprassedere per 36 ore sull’orario previsto.

I relatori hanno presentato in Commissione Affari Costituzionali del Senato l’emendamento che recepisce l’accordo fra maggioranza e FI. Esso prevede che i senatori non vengano eletti dai cittadini bensì dai consigli regionali in proporzione della consistenza dei gruppi consiliari. “I consigli regionali – si legge – e i consigli delle province autonome di Trento e di Bolzano eleggono i senatori tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, fra i sindaci dei comuni dei rispettivi territori. I seggi sono attribuiti con sistema proporzionale sulla base dei criteri stabiliti con legge costituzionale, tenuto conto della composizione di ciascun consiglio regionale”.

Tra le novità di oggi l’approvazione in Commissione Affari Costituzionali del Senato di un emendamento che modifica il quorum necessario ad eleggere il presidente della Repubblica, e spostando dal quarto al nono lo scrutinio nel quale è sufficiente la maggioranza assoluta.

Intanto la ‘fronda’ di Forza Italia non ha nessuna intenzione di retrocedere. Subito dopo la presentazione dell’emendamento sul Senato di secondo grado Augusto Minzolini infatti ha deciso si depositare un subemendamento che invece rilancia il Senato eletto a suffragio universale. Fonti parlamentari, vicine al senatore azzurro, spiegano che quella di Minzolini per ora sarà un’iniziativa personale in commissione, ma che in Aula in trenta dentro FI sono già pronti a sottoscrivere un emendamento da far votare la prossima settimana. Intanto, in attesa che il Presidente Berlusconi decida la data di convocazione dei Gruppi congiunti di Camera, Senato e Parlamento europeo, come deciso nella riunione della settimana scorsa, per domani alle ore 9.15, è convocato il Gruppo Parlamentare della Camera dei deputati. Probabilmente i critici verso il Patto del Nazareno ribadiranno la loro contrarietà che permane su diversi punti. Sono infatti pronti gli emendamenti da presentare in aula per non modificare le norme sui referendum popolari e per mantenere l’attuale articolo 68 della Costituzione.

La sensazione di molti è che dietro la simpatia che Berlusconi ha per il premier si nasconda altro. Ossia il tentativo dell’ex Cavaliere di salvaguardare quello che è gli possibile a partire dalle proprie aziende oltre alla garanzia di poter eleggere un gruppo di fidatissimi che difendano i suoi interessi in Parlamento. È per questi motivi che Berlusconi non ha alcun interesse ad opporsi al disegno riformatore renziano anche se non dovesse condividerlo completamente. Più interesse invece lo ha per una legge elettorale che gli permetta di scegliere (a lui come a Renzi) chi voler portare in Parlamento. Ed è per questo che il manipolo guidato al Senato da Augusto Minzolini (che peraltro sembra nutrito anche a Montecitorio) sta creando incertezze sulla tenuta del patto del Nazareno, pur senza pregiudicare il risultato finale della votazione dal momento che i numeri sono tutti per Renzi.

Nel frattempo Grillo, come al solito, ci va giù duro. Con la solita solfa, sempre uguale a se stessa, il comico torna a citare il patto del Nazareno che definisce un “salvacondotto” per Berlusconi che in cambio garantisce il suo appoggio al governo e al disegno controriformista di Napolitano. E poi manda un suggerimento ai forzisti: vendetevi da soli, invece che farvi vendere dal notopregiudicato. Ci guadagnerete e non farete la figura dei cog…”.

Contro il patto del Nazareno anche il Nuovo Centrodestra che con Schifani afferma che “è necessario consentire a tutti la possibilità di confrontarsi, e sono sicuro che la presidenza del Senato saprà farsi interprete di tali istanze, garantendo un ampio dibattito senza strozzatura di tempi. Per quanto riguarda, invece, la legge elettorale deve essere chiaro che non può esistere alcun patto a due per modificare le regole del voto”.

Si diceva che il patto che lega Berlusconi e Renzi probabilmente reggerà anche in Aula. I frondisti, distribuiti un po’ in tutti i partiti, non hanno forza sufficiente per fermare o per deviare la strada a Renzi. Ma possono comunque mettere un ostacolo. Questo si chiama referendum. Infatti se il quorum dei due terzi non verrà raggiunto la modifica approvata dal Parlamento potrà essere sottoposta a referendum. Un referendum, in questo caso confermativo e senza quorum. Non serve andare tanto indietro nel tempo per ricordare come è andata l’ultima volta che si è ricorsi a questo istituto. E in questo caso i numeri dei frondisti potrebbero essere determinanti.

Daniele Unfer

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