lunedì, 20 novembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Riforme, torna il muro contro muro
Pubblicato il 29-07-2014


Grasso-Senato-RiformeEppure sembrava che potesse esserci un accordo per evitare il caos in Senato. Invece ognuno è rimasto sulle proprie posizioni. Chiti aveva infatti presentato una proposta, “condivisa con i colleghi che sostengono la maggioranza” che prevedeva in sintesi di ridurre gli emendamenti e concentrare il confronto sulla riforma attorno a grandi temi, votare entro agosto alcune decine di emendamenti fondamentali e poi la prima settimana di settembre le dichiarazioni e il voto finale. Una proposta subito accolta dal Pd che con il suo capogruppo al Senato Zanda chiedeva però l’accordo di tutti i gruppi del Senato. L’ok era arrivato anche da Forza Italia purché si mantenesse in piedi l’accordo del Nazareno che per i forzisti rimane il punto imprescindibile. Anche il governo aveva detto, con il ministro Boschi di essere “come sempre disponibile a trovare ulteriori punti di incontro per cambiare il ddl costituzionale”. Risposta positiva era arrivata anche da Ncd.

Restavano contrari però Lega, M5s e Sel che si sono detti indisponibili a ritirare gli emendamenti. Insomma dopo una mattinata di riunioni, incontri, dichiarazioni e tentativi di mediazione tutto torna al punto di partenza con un nulla di fatto e con il presidente Grasso che dopo la conferenza dei capigruppo ha affermato che il tentativo di mediazione “ha avuto esito negativo, per cui stiamo riprendendo le votazioni. I lunghi tentativi, anche con la sospensione dei lavori d’Aula sono stati vani. Ho fatto tutto il possibile per favorire al massimo qualsiasi soluzione – ha detto Grasso – ma devo prendere atto con rammarico che dobbiamo riprendere le votazioni”.

Ma alla ripresa dei lavori è stata subito bagarre. Quando si stava votando l’articolo 1 del ddl costituzionale del governo, l’Aula si stava occupando di un emendamento di Sel sul Senato elettivo e la riduzione dei deputati, si è infiammata l’Aula con uno scontro tra maggioranza e opposizione. Di fronte al rischio di votare subito con voto segreto il Senato elettivo e la riduzione del numero dei deputati, è stato chiesto dal Pd il voto per parti separate. Ma il relatore Roberto Calderoli ha fatto notare che non si reggerebbero da soli i commi seguenti. E allora il Pd ha proposto l’inversione dell’ordine del giorno anticipando il voto su un emendamento successivo dei relatori scatenando le proteste di M5s e Sel: “E’ un trucco, un artificio per non fare il voto segreto”. E al momento del voto si è scatenata rissa e la seduta sospesa. “L’interruzione lavori – ha commentato il Senatore Zanda – è uno dei comportamenti più gravi. Se i senatori M5S pensano di intimidire i senatori Pd si sbagliano di grosso. Possono strillare quanto gli pare, possono fischiare e insultare, ma noi faremo il nostro dovere fino all’ultimo minuto”.

A Sel invece ha risposto il sottosegretario Luca Lotti: “Ho visto che Sel chiede a Renzi di cambiare linguaggio. La maggioranza degli italiani ha chiesto a Renzi di cambiare il Paese. Credo che Renzi ascolterà undici milioni di italiani, non sette senatori di Sel, divisi tra loro”. Nessun tavolo di confronto: prima ritirino gli emendamenti, è il senso. Il premier intanto prepara il suo discorso su clima politico di questi giorni e scenari futuri in vista della direzione del Pd, che resta convocata per giovedì 31 luglio. Anche Lotti accenna a scenari futuri, comunque, mandando a Sel un messaggio chiaro: “Mi pare che Sel abbia una posizione di principio che non condividiamo ma che rispettiamo. E’ evidente che a mio giudizio questo preclude ogni alleanza futura, soprattutto sul territorio. Non so voi, ma io un accordo politico con chi distrugge la Carta non lo farei”. La risposta a Lotti non si è fatta attendere. Ed è arrivata direttamente dal leader di Sel Nichi Vendola. “7 senatori Sel che non si piegano a ricatti – scrive su Twitter – sono problema Italia? E i nuovi Padri della Patria sono Berlusconi e Verdini?  lottistaisereno”.

Approvato invece un emendamento, proposto dal Pd, sulla parità di genere che promuove l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza con le senatrici del Partito Democratico  che hanno affermato che “la parità di genere in Costituzione è una vittoria storica. Per l’Italia si tratta di un passo decisivo verso la civiltà”. Una approvazione accolta positivamente da Pia Locatelli: “Ogni passo avanti per affermare una rappresentanza equilibrata di uomini e donne nelle istituzioni è un importante segno civiltà. Siamo grate alle colleghe senatrici Fedeli e Cirinnà per aver assunto l’iniziativa e conseguito il risultato. Ci auguriamo adesso – ha concluso la deputata socialista – che il Senato faccia altrettanto nella legge elettorale, accogliendo gli emendamenti bipartisan che avevamo presentato alla Camera vergognosamente bocciati dal voto segreto”.

Ma ora il punto è che cosa succederà dopo l’empasse di oggi. Il muro contro muro non porta a nulla. La maggioranza non può accettare un’agenda imposta dall’opposizione ma allo stesso tempo non è immaginabile uno scontro frontale e continuo su un tema che riguarda le regole condivise e quindi di tutti, opposizione inclusa. Si dovrà arrivare necessariamente a una nuova mediazione dove ognuno sia disponibile a cedere qualcosa. Ma il vero problema, che poi si rovescia sulle riforme, probabilmente è un altro: la legge elettorale. Legge studiata a lungo dal governo Renzi ma che evidentemente sta non piace a nessun se non a chi da quella legge può trarre benefici.

Per ora il governo va avanti. “Siamo molto sereni. Stiamo facendo le riforme per il bene del Paese e perciò andremo avanti a lavorare”. Ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio. “Il governo – ha concluso – ha già fatto diverse aperture. La nostra buona volontà è molto evidente, l’ha dimostrata il ministro Boschi aprendo su diversi punti. Ma abbiamo il dovere verso i cittadini di non interrompere le riforme”.

Daniele Unfer

 

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento