martedì, 19 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Riforme, un giorno di tregua al Senato
Pubblicato il 28-07-2014


Renzi-riforme-DiLelloOggi giornata di tregua apparente, a palazzo Madama per la maratona sulla riforma del Senato e del Titolo V iniziata a metà luglio. Ad occupare la scena è infatti la seconda lettura del decreto Cultura, prossimo alla scadenza, e sul quale il governo ha posto la fiducia. Una pausa che darà modo ai mediatori dei vari schieramenti di lavorare sulle possibili modifiche alla revisione della Parte II della Costituzione capaci di evitare l’impasse registrato la scorsa settimana, quando molte ore di discussione hanno partorito l’esame (e la bocciatura) solo di una manciata di emendamenti (che sono oltre 7mila). La conferenza dei Capigruppo ha infatti deciso che il Senato non terrà una seduta notturna dedicata alle riforme fino alle 24 come precedentemente stabilito, visto che la chiama per la fiducia sul decreto Cultura finirà alle 21.

Domani mattina invece si svolgerà, a quanto si apprende da fonti del Pd, l’incontro tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi per fare il punto prima del tour de force sulle votazioni per la riforma del Senato. Al centro del colloquio, che si dovrebbe svolgere prima dell’avvio della seduta alle 9,30 a Palazzo Madama, anche eventuali modifiche condivise all’Italicum, che tornerà ad essere discusso dopo l’approvazione in prima lettura delle riforme costituzionali.

Renzi, nel frattempo, non indietreggia, prende carta e penna e scrive ai senatori della maggioranza, caricandoli di ogni responsabilità per l’immediato futuro delle riforme. Che, per lui, corrisponde con il futuro di lungo periodo di tutto il Paese. Un altro passaggio della sua lettera aperta, Renzi lo ha dedicato agli emendamenti burla che mettono a rischio il cammino della riforma del Senato: “Vedere il Senato costretto a perdere tempo senza poter discutere in modo civile ma attraverso emendamenti burla è triste”. Per Renzi, “è umiliante” per le istituzioni costringere i senatori “a discutere di argomenti assurdi, come cambiare il nome della Camera dei Deputati in Gilda dei Deputati”. Presto, è però sicuro il premier, “verrà il giorno in cui finalmente anche certi ‘difensori’ della dignità delle Istituzioni si renderanno conto di quanto male fa al prestigio del Senato e del Parlamento mostrarsi ai cittadini come si stanno mostrando oggi”.

Quasi per assicurarsi che lo spazio per i dissidenti verrà comunque garantito, Renzi ha quindi ricordato che “preferenze, soglie, genere” costituiscono “temi ancora aperti” della legge elettorale. “Subito dopo” l’esame del ddl Boschi, ha ribadito Renzi, “partiremo con la seconda lettura della legge elettorale su cui abbiamo convenuto circa i punti fondamentali: chiarezza del vincitore, premio di maggioranza proporzionato, principio dell’alternanza”.

E proprio sulla legge elettorale è intervento il capogruppo del Psi alla Camera Marco Di Lello: “Non saremo noi a bloccare il cammino delle riforme che deve andare di pari passo con la riforma della legge elettorale. Bene l’apertura del premier Renzi per un confronto più ampio sulla legge elettorale che comprenda tutte le forze politiche del parlamento. Ripresenteremo al Senato i nostri emendamenti già proposti alla Camera – ha aggiunto Di Lello – per un sistema di elezione della classe politica più democratico: norme sul conflitto di interessi, abbassamento della soglia per l’accesso in parlamento delle forze in coalizione e innalzamento della soglia per accedere al premio di maggioranza” ha concluso Di Lello.

L’opposizione intanto resta sulle barricate. Da una parte Sel, che con il capogruppo al Senato De Petris ha affermato che “non c’è nessuna trattativa in corso e i nostri emendamenti restano. Le nostre non sono proposte burla – dice con riferimento polemico dalle parole di Renzi – i nostri emendamenti sono tutti seri e molto chiari”, ha spiegato De Petris sottolineando come il dibattito sulle riforme costituzionali e la legge elettorale debba essere unico. “Le due cose devono andare insieme”, ha spiegato De Petris, osservando come la lettera di Renzi ai senatori abbia come obiettivo quello “di blindare i suoi sul voto segreto”. Domani, aggiunge quindi De Petris, Sel, in una conferenza stampa che si terrà a Palazzo Madama con la probabile presenza del leader Nichi Vendola, ribadirà i punti reputati dirimenti per il prosieguo del dibattito. Dall’altra il Movimento 5 Stelle che con Grillo ha lanciato una serie di iniziative contro la riforma del Senato del Governo Renzi. Una riforma “contro la democrazia” dice Grillo. “Vogliono imporre i senatori imposti dalla politica”. Intanto i deputati e senatori del M5S hanno pensato all’ultima provocazione: andranno in strada, tra la gente, per protestare contro la riforma del Senato. E’ questa la decisione presa dall’assemblea congiunta dei gruppi da Beppe Grillo. La proposta, avanzata dallo stesso leader pentastellato, è stata accolta dall’assemblea che però ha preso tempo per stabilire le modalità della protesta. L’iniziativa potrebbe chiamarsi “Parlamento in piazza”. C’è chi immagina di protrarla addirittura per una settimana e chi vorrebbe, invece, limitarla ad una grande manifestazione di un giorno. Sono decisioni che saranno prese nei prossimi giorni in una nuova assemblea congiunta dei cinquestelle.

Redazione Avanti!

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