venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Angelo Santoro: L’usura vista dal buco della serratura
Pubblicato il 29-07-2014


Ho impiegato tanto tempo per disegnare, e finalmente vedere pressoché realizzato il progetto della Fondazione Interessicomuni ed Interessicomuni Onlus. Il nome mi è venuto spontaneo quando ho pensato a tutte le persone che avevano bisogno di ritrovarsi insieme per condividere le loro preoccupazioni, i loro problemi; e per poi non sentirsi mai più soli ma ritrovarsi negli altri, gli stessi con i medesimi problemi, ansie, paure. Insieme a noi della Fondazione, per i nostri interessi comuni. Ovviamente il punto focale era e resta lo strapotere del nostro sistema bancario e finanziario che soffoca come un attacco d’asma tante persone fragili, tante botteghe, tante officine, tanti laboratori, tanti studi professionali, tanti giovani e così via nell’elenco infinito dei laboriosi. Tutti questi esseri viventi piccoli ma giganti di onestà si ritrovano in quello che rappresento attraverso Interessicomuni.

Ma questi interessi comuni – e mi creda non ci avevo pensato sulle prime, tanta era la mia rabbia nel sentire le storie di persone e famiglie ed aziende “offese” dagl’istituti di credito e dalle finanziarie collegate – sono veramente diventati comuni perché di tutti. Ma tutti chi? Che c’è di così strano e misterioso? I “tutti” che intendo oggi sono le migliaia di lavoratori e lavoratrici, che fanno gl’impiegati, con le loro famiglie composte da mogli, mariti, figli, anziani, che vivono le stesse paure, gli stessi disagi, le stesse preoccupazioni e le stesse angosce. Ma dove sono? Chi sono?

Caro direttore, è difficile vederli. E’ difficile sentirli parlare. E’ difficile saperli ascoltare. Eppure, come dicevo, sono migliaia e migliaia. E’ la truppa, la fanteria delle banche. La “carne da cannone” della Prima Guerra Mondiale. Coloro che si trovano tutti i giorni in prima linea, negli sportelli bancari, dietro i banconi delle casse, dietro le scrivanie a combattere una guerra voluta da altri, dai Capi di Stato Maggiore delle Direzioni Generali degli istituti di credito italiani, a contrastare ed oltraggiare un nemico che nemico non è: noi!

Avrei dovuto sapere che gli incapaci albergano nell’”aristocrazia bancaria”, tra gli eredi dei “furbetti del quartierino”, perché esercitano con le proprie incapacità “violenza” nei confronti dei loro clienti deboli. Questa è la classe dirigente che dobbiamo depennare. Il valore aggiunto di una banca dovrebbe dipendere in massima parte dai propri collaboratori. Sono costoro che hanno il rapporto diretto con i clienti, che conoscono chi hanno di fronte. Una volta chi erogava il credito decideva assumendosi le sue responsabilità in base al rapporto personale con l’imprenditore, sapeva quali potevano essere i suoi problemi ed i suoi punti di forza, sapeva come andava realmente la sua attività, magari facendo una chiacchierata o visitando l’”officina”.

Ora il rapporto è virtuale: esistono gli uffici interni che in base a dei parametri precostituiti (Basilea La Vendetta) decidono se un’azienda ha le credenziali per accedere al finanziamento o per revocare quelli in essere. Il bancario che lavora oggi presso la filiale è di solito un dipendente sottoposto a forti stress perché deve raggiungere obbiettivi di media matematico-finanziaria irraggiungibili, fare i conti con una burocrazia che sta sopra di lui, un mostro divoratore che gli toglie tutte le forze; a volte è anche impreparato o comunque solo preposto all’arroganza sempre in nome di quell’obbiettivo che i budget degli istituti stabiliscono ad inizio anno. Nella maggior parte delle banche si è creata anche una forma di così capillare specializzazione per cui, nell’ambito del lavoro di ogni singolo, non si percepisce neanche lontanamente il fine comune, e tutto diventa totalmente spersonalizzato e frustrante, una sorta di catena di montaggio che nell’ambito della finanza è pericolosissima, e può portare a situazioni aberranti. L’impiegato di banca è così preoccupato di tutte queste cose che l’ultimo dei suoi problemi è la situazione dei clienti, che più sono piccoli e più gli danno fastidio.

Non pensavo, invece, che avrebbero trovato il coraggio di farsi avanti, di cercarmi, di presentarsi nel mio Studio, nel “covo” del “paladino delle battaglie contro le banche” (non è una mia definizione). Sono venuti in tanti, più di quanto immaginassi, con le loro testimonianze dall’interno o meglio – se vogliamo considerare la parte che sono costretti a recitare – per raccontarmi quello che succede “dietro le quinte” del teatro “filiale di banca”. “Mi scusi Dott. Santoro” mi sintetizza uno di questi impiegati di banca “lei non potrà mai leggere un nostro commento alle sue importantissime lettere che l’Avanti pubblica nel suo sito web. Per questo che vengo a trovarla di persona, per raccontare che non siamo degli sciacalli o degli aguzzini”.

Sì, sono anche loro degli “usurati” per il lavoro che i superiori li costringono a fare. Sono anche loro dei prigionieri della paura. Mi hanno tutti denunciato la condizione di malessere che quotidianamente vivono dentro al lavoro che svolgono. Devono mostrare fierezza, essere sorridenti, mostrare la loro “disponibilità” nel comunicare a te cliente che la banca ti “pugnalerà” entro pochi giorni. Molti chiedono di essere rimossi da incarichi che prevedano il contatto col pubblico dei correntisti. Ma quasi nessuno ottiene un simile riguardo. O se la banca accetta, è sempre per rotazione, e dopo poco tempo ritornano a vestire i panni dei fustigatori.

Di fatto non hanno più protezioni. Nessuno li difende. Al loro interno oggi sono anche in balìa dello spione di scolastica memoria, che per farsi “bello” davanti ai superiori sacrifica i suoi colleghi d’ufficio per essere, poi, magari promosso a “bidello” indossando la camicia nera, ops … la camicia grigio scuro. Queste camicie molto scure, quasi nere, diventano di fatto i guardiani della prigione. I giudiziosi impiegati di banca invece sono costretti a recitare la parte dei carcerieri del terrore. Perché terrore? Perché sempre più spesso, attraverso questo controllo delle camicie “quasi nere” gli impiegati modello rischiano il confino, di essere trasferiti altrove a mo’ di purga punitiva.

Stesso stipendio ma con molti chilometri in più da fare tutti i giorni per andare a lavorare nell’”altra” filiale dove vengono trasferiti per punizione. Quindi meno soldi perché hanno più spese, più ore sprecate da e per tornare a casa, più stress, più disturbi fisici e psicologici: insomma, più mortificazioni. Un impiegato mi ha confessato che tutti i giorni è costretto a prendere degli antiacidi per il bruciore di stomaco. Una signora è stata punita perché ha osato fare qualche fotocopia di documento legittimamente appartenente al cliente correntista, che le aveva chiesto in quanto non in suo possesso. Da qui, subito il trasferimento in collina: deve prendere la corriera tutti i giorni alzandosi all’alba per tornare a casa con il buio. Mi ha confessato che ogni mattina piange vicino al lettino dei figli che non vedrà alzarsi perché costretta ad uscire prima. Questo per delle fotocopie fatte ad un cliente!

Perché anche qui come nella “Grande Guerra” se non vai in battaglia, se non sei duro e spietato, se non ti attieni alle disposizioni interne (spesso verbali per non lasciar traccia delle irregolarità), se non vuoi avanzare contro il “nemico” vieni a tua volta “freddato” come fossi un traditore. La punizione oggi è il trasferimento. Ancora un impiegato mi ha confessato che, pur di non assistere più a quanto accade in filiale e non volendo essere ancora complice della banca nel perseguitare i clienti, ha deciso addirittura di accettare un periodo di ferie forzate con decurtazione dello stipendio.

Si vergognano per quello che sono costretti a fare in banca “nell’espletamento delle loro funzioni”. A questo punto possiamo dire che i bancari (intesi come dipendenti di ultimo livello nella scala gerarchica interna) soffrono di “sensi di colpa”. Magari non avranno il diabete che è venuto ai loro correntisti che sono oggi costretti a mangiare quotidianamente pasta e patate per lasciare la carne all’alimentazione dei figli, in quanto non si possono più permettersi dei pasti completi ed equilibrati. Ma hanno eruzioni cutanee da stress (vedi l’aumento dei soggetti affetti da psoriasi o da recidivi herpes diffusi), disturbi del sonno, vari tic nervosi insorgenti.

Molti sono venuti a chiedere se Interessicomuni potessero riguardare anche loro. Certo ho detto loro, e lo ripeto a beneficio di quanti leggeranno questa lettera. La Fondazione Interessicomuni ed Interessicomuni Onlus si rendono disponibili anche, tutelando la loro privacy, per questi impiegati di banca con un supporto morale e, per quelli che dovessero richiederlo, pure con aiuto psicologico. Perché questi soprusi che alcuni istituti commettono contro i loro stessi clienti in modo egoista e poco lungimirante, qualcuno materialmente li deve mettere in pratica. Ma questo qualcuno è sempre uno di noi, con una sua testa, una sua morale, una sua dignità; ma anche una sua famiglia, degli amici, dei parenti. Non è distante da noi, vive con noi, vicino a noi e si rende conto di che cosa stia succedendo nella nostra società per colpa di queste aberrazioni finanziarie.

Per loro tutti, quindi, come per gli altri dall’altra parte del bancone dello sportello di banca, gli interessi sono comuni. Gli interessi comuni di tutti noi sono pace e sostegno tra istituzioni bancarie e famiglie, tra istituzioni bancarie ed aziende, commercianti ed artigiani, liberi professionisti e precari. Gli “Interessicomuni” sono veramente di tutti. Altrimenti ci saremmo chiamati Interessi di Parte! “Interessicomuni” non è contro gli istituti di credito ma contesta i sistemi che usano. Oggi l’argomento è l’imbarazzo dei loro collaboratori di prima linea così come domani potremmo affrontare le difficoltà delle stesse banche. Perché solo tutti insieme facciamo gli interessi del Paese.

Angelo Santoro

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Commenti all'articolo
  1. Egr. Santoro,
    la sua lettera di oggi mi ha spiazzato. Seguendo le vicende bancarie ed i soprusi subiti per colpa loro, non le nascondo che non avevo riflettuto sul lato oscuro della luna. E’ vero, a pensarci bene, ho amici che una volta si facevano vanto di lavorare in banca. Oggi invece preferiscono tacere. Come nel calcio. Se sei tifoso di una squadra che vince ne parli con tutti, te ne vanti e sfotti i tifosi delle altre squadre perdenti. Ma se è la tua squadra a perdere, preferisci defilarti dai discorsi calcistici quando sei tra amici. Così oggi, evidentemente, chi lavora in banca preferisce non parlare del suo lavoro, perché la sua banca – la sua squadra – sta perdendo. Davanti a tutti. Davanti alla storia del nostro paese. Tutti gli sono contro per i disastri che stanno combinando alla nostra economia ed alle nostre famiglie. Preferiscono non affrontare quest’argomento. Ma oggi ho capito, dalla sua lettera, che questi bancari si vergognano perché in cuor loro stanno agendo contro la loro stessa volontà. Pur se con difficoltà li capisco. Grazie Santoro.

  2. Mi riconosco nell’impiegata che e’ stata trasferita per aver fatto, ad un vecchio cliente, fotocopie di estratti conto che gli spettavamo di diritto. Non mi importa di essere stata trasferita, lo rifarei ancora una, cento volte, e invito i miei colleghi a fare la stessa. Dopo 25 anni di banca non accetto lezioni da chi, arrivato da poco, vuole insegnarmi come comportarmi con i clienti che conosco da una vita, che solo grazie a me non hanno chiuso il conto. Cambieranno pero’ le cose, e finira’ anche questo momento di difficolta, allora avranno ancora bisogno di quelli come noi capaci di ristabilire un rapporto di fiducia con il cliente. Chiedo scusa solo hai miei figli che per colpa del mio carattere mi vedono molto meno di prima.

  3. Con tutti i problemi che le banche mi hanno creato l’ultimo dei miei problemi è “l’erpes” del senso di colpa! Ovviamente mi assumo il 50% di responsabilità, quando mi corteggiavano per concedermi prestiti e mutui avrei dovuto prenderli a calci sulle palle altro che lasciarmi abbindolare, ma come si dice: la carne è debole. Anzi, ora è diventata debolissima visto che sono costretto a mangiare solo pane e pasta, e dire che ero un signore porca di quella puttana. Dr. Santoro continui a prendere la nostra parte e lasci stare gli impiegati di banca.

  4. Una luce ogni tanto si intravede. Mi sento di dire grazie al sig Santoro. La funzione della banca che era quella di aiutare chi aveva intenzione di intraprendere si e’ lentamente trasformata in una funzione tendente a far morire l’economia

  5. Encomiabile l’iniziativa della fondazione “Interessicomuni”
    Non ha fini politici ed ancor meno di lucro, ma un obiettivo paragonabile ad una scalata di sesto grado con condizioni atmosferiche avverse, improba, ma motivante, affascinante, irrinunciabile. Dare voce alla spina dorsale di questo paese, commercianti, artigiani, liberi professionisti, giovani, imprese.
    Soffocati, silenziati, irrisi da un sistema che li ignora ma li sfrutta e condiziona, un sistema legale sia ben chiaro, ma più disdicevole dell’ultimo dei cravattari, almeno loro rischiano in proprio, le banche ben si guardano dal correre il minimo rischio, a loro basta sfruttare i piccoli e medi correntisti, abbeverarsi ai capitali erogati dalla BCE al costo dello 0,15% e anziché favorire il credito alle imprese comperare titoli di Stato, remunerativi e sicuri. Vedeva molto lontano Cesare Romiti quando nel lontano 1984, durante un corso di aggiornamento mi disse : ricordati, nei prossimi decenni il problema non sarà il profitto ma L’ETICA DEL PROFITTO.
    Oggi dopo trent’anni il Dottor Santoro e La Fondazione Interessicomuni con coraggio intraprendono questa battaglia, ognuno di noi ha il dovere di sostenerla e parteciparvi.

  6. Capisco, non condivido ma capisco. Vorrei anche io allinearmi a questo messaggio di pace di Angelo Santoro, ma come faccio? Interessicomuni di chi? Con chi? Chiedo scusa a tutti gli impiegati di banca ma dopo che mi è stata messa la casa all’asta per non aver pagato alcune rate di mutuo sono un po tanto arrabbiata. Dimenticavo, non ho saltato i pagamenti per spendere i soldi alle Maldive ma solo, solo? Perchè ho perso il lavoro.

  7. Grazie Console, per tutto quello che ha scritto e complimenti per il lavoro che sta svolgendo, un’impegno, il suo, di grande valore umano. Mi creda, la ammiro moltissimo per la sua sensibilità superiore ed attenzione verso il profondo “senso civile” che lei ha sempre dimostrato nella sua vita in generale e nello specifico rivolto all’impegno sociale così come in questa sua ultima avventura di Interessicomuni. Silvia

  8. Sbaglio o c’e’ un cambio di strategia in questo scritto? Lei distingue tra “banchieri” e “bancari”. Non mi dica che è entrato dentro al sistema? Ne resti fuori, continui a fare quello che ha fatto sino ad ora. Parli con i “clienti” e non con gli “addetti hai lavori”. Quelli, alla prima “nota disciplinare scritta” o alla prima promozione (che non rende certo più “buoni…”), evaporano. Stia di “qua” del bancone. Oltrepassarlo è inutile. Poi sappiamo tutti che i “cavalli di troia” sono efficaci, ma lei resti sul suo tracciato. Purtroppo, ormai, sono in tanti che devono ricorrere al supporto psicologico, e questa è una spesa consistente per l’intero sistema Italia. Ma un bancario, se lo fa, non usa il i ticket. Segreto bancario! Pierino

  9. Faccio i complimenti al dott. Santoro, ancora una volta ha affrontato un tema delicato in un ottica illuminante e chiarificatrice, senza scadere nell’ ormai consolidata abitudine di affrontare gli argomenti in modo ” fragoroso”, cercando ” l’ applauso “a discapito della verità.
    Trovo che questo articolo possa fornire molti spunti di riflessione costruttivi e, credo, sia il giusto modo di fare Informazione.

    con stima, Alberto

  10. Egr. Santoro,
    non dimentichiamo che costoro non hanno grossi problemi economici (visto che percepiscono fino a 15 mensilità all’anno). Piuttosto la loro è una paura di perdere lo status quo, di essere trasferiti (come dice lei) e quindi maggiore disagio per recarsi sul luogo di lavoro. Il loro ribellarsi silenziosamente riguarda sicuramente anche le azioni che sono costretti a mettere in atto in nome e per conto della banca, ma non ho mai sentito di bancari suicidi. Sono comunque ad oggi ancora una élite tra le schiere impiegatizie. Saluti

  11. Complimenti ancora al dott. Santoro per l’argomento trattato , sono pienamente convinto che anche loro sono diventati i burattini senza testa pensante ma solo diretti da un filo che purtroppo si puo’ spezzare in qualsiasi momento..

  12. Personalmente ritengo che in uno stato moderno l’opera di sviluppo di un’economia non possa prescindere da un sistema bancario e finanziario efficiente e di supporto agli imprenditori. Senza banche non c’è sviluppo; però senza banche adeguate, moderne e corrette c’è solo la desertificazione della società.
    Saluti all’Avanti e a Santoro.

  13. Penso sinceramente che mettere le categorie di lavoratori a confronto sia sempre sbagliato, apprezzo lo sforzo che sta facendo il dr. Santoro, mi rendo conto che non è facile in questo momento far capire a chi stanno portando via la casa che, forse, anche la nostra categoria di “bancari” sia frustrata. Ma il nostro stipendio è lo stesso di quando i commercianti, gli artigiani venivano ad acquistare i dollari per fare qualche viaggetto, e mi dispiace molto che questo non sia più possibile, io, però, non potevo permettermelo allora così come non posso oggi. Con sincero rispetto. Una impiegata di banca vedova con due figli. Giuliana

  14. Buonasera,
    ho letto con interesse questa lettera perché in banca oggi qualcuno mi ha avvisato che si parlava di noi, ed una volta tanto non in senso negativo. Ho studiato tanto, mi sono laureata a pieni voti in Economia e Commercio con specializzazione in Finanza e Banche. Quindi per me lavorare in banca era un sogno. Non pensavo che avrei dovuto sopportare una situazione del genere: reietta sia dentro che fuori dall’ambiente lavorativo. meno male che c’è qualcuno che ha capito la nostra situazione di disagio. Grazie dott. Santoro.

  15. Buonasera,
    io devo dire che con le banche ci ho sempre lavorato e mi hanno aiutato per far crescere la mia piccola impresa. Fino a cinque anni fa quando improvvisamente i rapporti sono diventati freddi, molto distaccati. Da allora non sono più riuscito ad ottenere nulla da loro. prima mi venivano a trovare, mi adulavano, mi chiedevano favori per far assumere qualche loro parente. Poi tutto è finito. Io non so che malessere possano avere, ma dall’esterno vedo persone sempre ben curate, in uffici con aria condizionata. Ogni tanto in estate qualcuno sparisce perché va in ferie. Poi torna, Poi va via di nuovo in ferie. Qualche viso in effetti cambia, e sempre più spesso vedo visi nuovi. Ma sinceramente non riesco a visualizzare il loro disagio. So solo che oggi è come se le banche non ci fossero più. A mie spese ho dovuto impostare la mia azienda e ridimensionarla fino a poter fare a meno di loro. Le banche non mi servono più. Non crescerò. Probabilmente piano piano dismetterò e dovrò chiudere lasciando a casa i miei dipendenti. Ma con loro non posso e non voglio più lavorarci. E’ un socio d’affari poco serio e poco affidabile. Grazie.

  16. Buongiorno,
    ho apprezzato il garbo e l’equilibrio con cui è stata scritta questa lettera aperta. In un momento di così grandi tensioni sociali oltre che economiche poter parlare anche degli altri diversi da noi è un gesto di grande civiltà ed umanità. Bravo Santoro

  17. Buongiorno Santoro,
    ho letto con attenzione la sua lettera ed anche quelle precedenti, anche se prima non avevo lasciato alcun commento.
    Le devo riconoscere la profondità delle sue analisi anche se, in base alla mia personale esperienza, non posso condividere appieno le sue considerazioni a favore del “vogliamoci bene”. Io le banche, in quanto istituzione truffaldina, le odio. Mi hanno rovinato ed hanno distrutto l’azienda che avevo faticosamente creato insieme alla mila famiglia. Anni a lavorare anche di sabato e domenica, senza mai andare in vacanza, anche in Agosto al lavoro, per cosa? Per farmi scippare dalle banche che si sono prese la mia vita e quella dei miei familiari. Auguri Santoro, ma lei sta lottando contro i mulini a vento. Con rispetto.

  18. Ho ascoltato la conferenza stampa di Angelo Santoro, peraltro ancora pubblicata su questo giornale. Non ho sentito minacce nei confronti delle banche tantomeno mi sono accorto che volesse cannoneggiarne i muri di mattone. Lui crede fermamente nelle istituzioni bancarie e dice pure “solo un folle penserebbe di farne a meno”. Le critiche sono rivolte alla maggior parte dei suoi amministratori, direttori generali, classe dirigente non all’altezza della situazione, e come si fà a dargli torto con “i furbetti del quartierino” che ancora imperversano nei coridoi dei tempi della finanza? Tanto per tagliare la testa al toro un esempio facile facile: ci sono dei funziomnari di banca che per rientrare dei loro averi suggeriscono caldamente (come fossero interessati personalmente) hai loro clienti in difficoltà la strada delle finanziarie, sapete quelle opere pie dove fanno i volontari quei signori con la cicatrice sulla faccia e le mani impegnate a maneggiare un nodoso bastone? Proprio quelle!
    Io ne sono un testimone diretto. Da napoli, Francesco Esposito

  19. In mezzo ad un mare blu cobalto, su una bella barca, c’è chi se la ride alla faccia di tutti noi “straccioni” che partecipiamo alle spese per mantenere a caviale questi alti funzionari di banca dalle strategie ingegnose, per loro! Infatti, ogni tanto vanno in ufficio, convocano il consiglio di amministrazione e dicono alla segretaria dai tacchi a spillo: “portaci la tastiera carina (carina lei, la segretaria)!” In realtà è un pulsante rosso montato su una lamina d’oro massiccio da cento carati, si chiama orissimo! Spingono sto ca*** de bottone e voilà, ecco addebitati a milioni di correnti cinquanta, settanta euro di spese, ma spese de che? Di un ca***, dice l’amministratore delegato, quanti volete che reclameranno sto sopruso, e poi, ammesso che arrivi qualcuno ristornate la somma e offritegli un caffè con tante scuse! Ma vi rendete conto quanti soldi sono settanta euro per cinque milioni di conti correnti per due o tre volte all’anno? E’ così che sanano i bilanci e si pagano i compensi miglionari, alla faccia degli str**** come noi che per pagare le rate del mutuo mangiamo scatolame scaduto. Ma cosa volete che sanno questi dell’etica della finanza, pensano che è roba che se magna, e infatti magnano, e come magnano! Romolo, un portinaio di Roma diplomato ragioniere.

  20. Salve,
    volevo solo dare un piccolo contributo a quanto su esposto riguardante la mia esperienza.
    Ho sempre avuto una carta di credito consigliata, offerta, regalata dalla mia banca. Adesso con le difficoltà oggettive me ne servivo per pagare e poi coprire la spesa a fine mese con l’arrivo dello stipendio. Ogni tanto lo stipendio mi arriva con qualche giorno di ritardo per la crisi in cui siamo come azienda, nel settore trasporti. E di conseguenza rimango esposta di 10/15 gg fintanto che non mi accreditano lo stipendio, perchè nel frattempo la banca mi ha pagato le spese sostenute con la carta di credito. Il mese scorso dal benzinaio, dopo aver fatto rifornimento, mi viene respinta dal POS la carta con la scritta “non valida”. Ero fuori città, non conoscevo nessuno, era pomeriggio tardi e non potevo telefonare in banca, senza contanti e col pieno da pagare. Non sapevo cosa fare. Me la sono vista brutta. Non vi racconto come è andata a finire. Ho chiamato il numero verde della società emittente la carta di credito e mi rispondono che io, il giorno prima, ero andata in filiale nella mia banca per chiedere l’annullamento della carta. La qual cosa diventa immediatamente esecutiva. Potendo dimostrare che la carta era ancora in mio possesso si sono resi conto che non posso essere stata io a fare ciò, altrimenti il giorno prima avrei consegnato la carta al cassiere. Mi ha risposto allora di sentire la mia banca perchè, se è successo questo, l’unica altra spiegazione è che la banca mi abbia bloccato la carta fingendo che l’abbia chiesto io. Al che le ho risposto che non capivo il motivo, in quanto se una banca non ti vuole più può revocarti la carta senza tanti sotterfugi. La signora del call center mi ha spiegato che revocare una carta per la banca richiede una serie di passaggi obbligati e motivazioni precise ed incontrovertibili. Far finta che sia stato il cliente è più facile ed immediato. Il giorno dopo ho chiesto spiegazioni al mio direttore di banca, il quale si è giustificato dicendomi che probabilmente è stato fatto per errore, ma è un errore che non si può rimediare. La carta è persa per sempre. Almeno fino ad una nuova richiesta per una nuova carta. Ma oggi mi ha spiegato che bisogna produrre una dichiarazione dei redditi, la fedina penale, il certificato di battesimo, ecc … Insomma impossibile averne un’altra. Una volta te la tirava dietro regalandotela perchè in Italia eravamo sottodimensionati come numero di carte emesse, ed oggi ti chiedono di fare i salti mortali per averne una: come faremo con la nuova tendenza a disincentivare l’uso dei contanti? La mia banca non è differente (come recita la pubblicità), fa schifo come le altre.

  21. Cos’è questo gioco dei numeri? Siamo cresciuti per fare operazioni da prima elementare.
    Volevo mettere un commento all’articolo di questo signore, ma mi sa tanto che sia tutta aria fritta quello che scrive. Almeno in apparenza. Perchè un qualche fondamento nei suoi ragionamenti c’è, non lo nego. E non dubito che qualcuno sia andato da lui a lamentarsi. Ma da qui a dire che i lavoratori di banca siano sfruttati ce ne passa. Sono sicuro che moriremo noi prima che siano morti loro. E le banche (vedi la storia) in un modo o nell’altro si salvano sempre. Saluti.

  22. Mi onoro di lavorare in banca, era il sogno dei miei genitori che ora non ci sono più (pace all’anima loro) e adesso è diventato anche il mio. Dico adesso perchè avrei tanto voluto fare il medico ma in casa mancavano i mezzi per mantenermi agli studi, due anni di Università e poi, fortunatamente, ho trovato questo posto che mi ha permesso di vivere dignitosamente. Bravi colleghi e direttori comprensivi, sempre pronti a difendere gli errori, mi hanno aitato a crescere professionalmente e comprendere le esigenze dei clienti. Tutto questo adesso non esiste più, le cose sono cambiate ma non voglio ripetere quello che il dr. Santoro a saputo così bene raccontare nella storia di persone, noi, che nulla hanno in comune con i nuovi “ariani” dell’arroganza, che tutto pensano di sapere e invece sono solo dei poveri ignoranti. Se non ci riappropriamo del buon senso, di capire le esigenze degli uni e degli altri non riusciremo più a sollevarci da situazioni che vedono in crisi ormai quasi tutte le famiglie del nostro paese. Il pensiero del dr. Santoro non è interpretativo, anzi, è la sola strada che possiamo percorrere. Complimenti Console per il suo impegno e la sua etica sociale. Federica Luzzi

  23. Egr. Sig. Santoro,
    sono meravigliato con quale schiettezza e sincerità lei scrive di problemi così gravi che colpiscono dentro e fuori il sistema bancario. La ammiro per la continua ricerca della verità senza badare ad interessi di barricata. Non so se lei sia parente con il Michele Santoro della televisione, ma ritrovo la stessa grinta anche se in lei intravedo una più netta eleganza espositiva. Meno partigiana in definitiva. Complimenti. Un napoletano.

  24. Caro dr. Santoro, la seguo dalla suo primo intervento pubblico, quello di Casalgrande presso la sala Incontro nel marzo di quest’anno. Non sono mai intervenuto, ne a mezzo stampa tantomeno ho commentato i suoi due precedenti articoli su questa storica testata giornalistica, l’Avanti! Il primo evviva è per il Direttore Mauro Del Bue che ha avuto il coraggio di pubblicare il suo linguaggio, fluido, comprensibile ed estremamente efficace sugli argomenti trattati. Ho parlato di coraggio perchè non mi aspettavo che il primo, Angelo Santoro, avesse l’ardire di affondare la lama così in fondo, e il secondo, Mauro Del Bue, di far leggere “il sangue”. Ma di chi? Certo non quello degli Istituti di Credito (perchè altro che anemici quelli sono esangui!) ma delle persone, il cuore e l’anima della gente comune che dopo aver lavorato per una vita, oggi, non si ritrova niente, neanche gli amici. Chiedo scusa ne ho uno nuovo, di amico intendo, il postino, quello che due volte la settimana alla stessa ora mi porta le ingiunzioni della mia banca per poche rate di mutuo non pagate. Non chiedo commiserazione ma voglio avere la possibilità di spiegare, se mai pubblicherete questo mio scritto, che sono in difetto perchè nella mia bottega non viene più nessuno, mi scuso ancora, non è vero, vengono gli altri negozianti del paese con i quali tutti i giorni festeggiamo il detto “mal comune mezzo gaudio”. Oggi lei, dr. Santoro, ci permette di festeggiare il sogno della speranza, quella di riappropriarci della nostra dignita di uomini. Che ci siano o no gli impiegati di banca per me è del tutto indifferente, anzi, sono contento perchè la figlia di un mio amico lavora presso un Istituto di Credito e lamentava proprio quello che lei ha scritto!
    Grazie dr.Del Bue, grazie dr. Santoro. Alfio Ferrarini

  25. Lavoro in banca da pochissimo, non faccio parte della specie protetta, quella da invidiare come si dice, si dice ancora? Io di sicuro non ho nulla, neanche il posto dove sedermi! Faccio parte del precariato spinto quello quasi pornografico eppure, anche se dileggiato, mi sento un gigante di fronte a quell’ignoranza che respiro tutti i giorni dentro la mia filiale. I mie colleghi non si sentono tali, mi dicono tanto resterai qui pochi giorni poi chissà che fine farai, i miei capi, a parte che sono, scusate, si sentono tutti capi, riservano per me solo imprperie, scaricano le loro tensioni su chi non considerano niente. Ecco, questa è la giornata tipo dell’altro impiegato di banca, quello descritto dal dr. Santoro, l’unico fino a questo momento che ha compreso la situazione di noi giovani. Grazie, grazie di cuore Console per aver sollevato il mio spirito e dato nuova linfa alla mia anima. Claudio Caprari

  26. La fantasia, la fantapolitica e tutte le fante che vi possono venire in mente saranno sempre lontanissime dalla realtà! Benvenuti nel Medioevo del terzo millennio. Una crisi sociale di proporzione biblica ci è arrivata addosso come un ciclone, e le sue dirette devastanti conseguenze si sono tradotte in crisi economica che tradotto in vulgaris significa che il ricco diventerà più ricco e il povero più povero. Guardatevi intorno e rispondetevi da soli. Questo sta succedendo in mezzo ad una confusione di ignoranti paurosa, tanti hanno la ricetta miracolosa di Mago Merlino mentre altri sognano di essere Re Artù. Gli Interessicomuni del dr. Santoro si sforzano di farci capire che solo attraverso il dialogo, la ripartizione equa del bene comune sarà la salvezza dei più deboli, ma le vorrei ricordarle Console che nella letteratura, nella realtà, in natura i fragili soccombono sempre. I nuovi poveri possono essere solo artefici di una nuova rivoluzione ma questo succederà quando non avranno più nulla da perdere dice qualche studioso, io però mi sento di chiedere a lui dove vive, in quale mondo vive. Caro studioso, parli con un benzinaio piuttosto che con la commessa di un supermercato e cerchi di capire se mangiamo meno perché siamo più attenti alla linea e facciamo meno carburante in nome dell’ecologia? No, le persone non fanno benzina perché hanno perso il lavoro e fanno la spesa nelle pattumiere perché sono diventati indigenti. Gli Interessicomuni devono essere una ripartizione della ricchezza, la prego Console mi dica che è così, mi dica che il suo impegno sociale diventerà una lotta sociale, mi dica che per me ci sarà una speranza. Una borghese diventata indigente per un vigliacco tranello bancario. A Roma direbbero na’ sola! Non ricordo più nemmeno come mi chiamo. Ah, ecco, mi chiamo Soffro da Morire.
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  27. Gentilissimo Santoro, il riferimento alla guerra è assolutamente azzeccato, nell’ambito bancario, come in molti altri ambiti, pochissimi sanno strategie direzioni e decisioni, tutti gli altri ,funzionari, impiegati, quadri, clienti sono carne da macello ognuno nella sua trincea a combattere un’incomprensibile assurda guerra, come lo sono tutte le guerre.

  28. Mi permetto di lasciare un mio commento a questa lunga lettera del sig. Santoro. Sono un pensionato di banca. Ho lavorato per tanti anni in diverse filiali, ma non ci andavo perché trasferito in punizione. Mi mandavano per la mia bravura. Ero bravo a concedere finanziamenti, ed apertura di affidamenti, a vendere mutui e leasing a tutti quelli che ritenevo degni di essere aiutati finanziariamente dalla banca che rappresentavo. In pochi mesi dal mio arrivo in questa o quella filiale il rating dello sportello in cui lavoravo saliva. E maturavo anche dei bei premi di produzione. Sia io che i miei colleghi. Venivo premiato economicamente perchè facevo guadagnare la mia banca. La banca guadagnava a prestare i soldi: strano,vero? Ed i clienti erano contenti. I clienti mi ringraziavano. Erano contenti loro, ero contento io ed era contenta la mia banca. Tutti eravamo contenti. Perchè insieme al denaro succedeva che circolava anche un’altra cosa molto importante: il sorriso! E tutti sorridevamo perchè sapevamo che avremmo ottenuto tutti qualcosa d’importante: ognuno però faceva la sua parte. Io, dal mio canto, andavo nelle aziende, parlavo col titolare, magari anche coi familiari, mi offrivano un caffè. entravo in contatto ci dipendenti, ed “odoravo”, annusavo l’impresa. Capivo se meritava o no i nostri finanziamenti. E non mi sono mai sbagliato. Me ne sono andato in pensione nel momento che mi sono accorto che il mio “naso” non serviva più. Il mio fiuto era stato sostituito dai software del computer. E questo che assistiamo oggi è la conseguenza di questi software che hanno sostituito gli “olfatti” dei vecchi funzionari di banca come me.

  29. Se posso permettermi ritengo che la banca sia diventata oggi un bazar dove si può trovare un po’ di tutto: cellulari, giochi, borse e teli mare, offerte di viaggio. Come hanno fatto le farmacie. Ma in banca i soldi ce li hanno ancora o se li sono aggiudicati i vari Profumo (nel senso del manager non dell’eau de toilette) o Bazoli?!?

  30. Per colpa delle banche, e gli articoli che leggo me lo confermano, ho deciso di chiedere al titolare della mia ditta, che per nostra fortuna ed anche per merito mio, esporta quasi tutta la produzione, di trasferirmi definitivamente presso una nostra succursale estera. Voglio prendere la cittadinanza di quel paese e dimenticare di essere italiano. Mi vergogno, quando vado in giro, di essere quel che sono perché abbiamo una pessima reputazione. Di politica economica e come sistema finanziario.

  31. Ho dovuto mollare. Ho dovuto cedere alla società immobiliare “suggerita” dalla mia banca la mia bellissima casa per recuperare il capitale necessario per saldare il mio debito con l’istituto. Ho il sospetto, anche se non la prova certa, che fin dall’inizio il loro intendimento fosse proprio portarmi via la casa, per accontentare magari qualche loro amico. Come faccio quindi a fidarmi di questa categoria di impiegati?

  32. Porto una mia personalissima testimonianza. Purtroppo sono separata, nel senso che faccio fatica a mantenermi finanziariamente da sola. Da sposata era ovviamente diverso. Mio marito provvedeva per me. Oggi sono costantemente sotto zero sul conto, ed il direttore della piccola filiale in cui ho aperto il mio conto corrente ha continuato a perseguitarmi telefonicamente. Piú che una vera e propria filiale viene definita come sportello distaccato. Oltre al direttore c’è solo un cassiere. Qualche mese fa mi sono decisa ad andare a parlare di persona col direttore. Alla vista di come mi sono presentata ha cambiato atteggiamento. Ha cominciato a farmi dei complimenti. Ed adesso mi sta corteggiando apertamente, fino al punto di promettermi che se decidessi di essere carina con lui, la questione si potrebbe risolvere. Che faccio?

  33. Valgo in funzione di quanto ho sul conto e non per quello che sono. Parliamo di corruzione ma non citiamo mai le origini del male. Banche, impiegati, funzionari, banchieri tutti schierati come un esercito che sa tutto del nemico, conosce il punto esatto dove lo può stordire, ferire. uccidere. Quando non sono corrotti sono invidiosi e comunque pronti a tradire, fiducia per loro e’ sinonimo di convenienza. Non giudico, anzi mi chiedo come mi comporterei al loro posto, quanto sarei disposto a fottere il cliente del momento per profitto, il mio ovviamente. Sapete una cosa? Mi sono risposto che anche io sarei disposto a fottere, tradire, vendere un amico, per che cosa? Per i soldi naturalmente. I medici non sono dei Santi però un giuramento lo fanno! Per fare il bancario e perfino il banchiere l’unico giuramento e’ quello di “fottere il cliente”: lo giuro! Uniche competenze richieste saper contare i soldi! Questa si che e’ finanza!!! Io non sbircio dal buco della serratura ma guardo da dentro, dai piani alti, quelli che conosco nel loro intimo. L’uomo delle pulizie che per essere assunto ha omesso la laurea. Scienze delle finanze, e dire che vi avevo creduto!

  34. Mi dispiace non essere d’accordo con lei dr. Santoro, nel mio immaginario, nella mia educazione ho sempre visto l’impiegato di Banca come un privilegiato. Lavoro e stipendio sicuro, nessun rischio, nessun batticuore, una vita tranquilla. Io non ci sono mai riuscito, mi sono sempre alzato prima dell’alba per aprire l’officina e accendere il tornio, ho sempre avuto le mani sporche che mia moglie non ha mai sopportato. Dopo una vita così ho comprato i locali, un mutuo in banca ed eccomi padrone del mondo. Hai voglia a dire un giorno da leoni, nel mio caso un paio d’anni di un moderato benessere poi la crisi e il mio tornio non è’ riuscito più neanche a pagare la corrente che consumava, qualche pagamento e’ saltato e con lui l’officina. No dr. Santoro io non sono come l’impiegato di Banca, sono solo un uomo ancora giovane senza più prospettive. Mia moglie disprezza ancora le mie mani anche se adesso sono solo callose e si pente di non aver sposato Giovanni, il compagno di scuola che oggi lavora in Banca. Augusto Micheli
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    Si rammenta che la direzione di questo giornale non può garantire l’autenticità dei commenti.

  35. Dopo tanti anni di sacrifici finalmente oggi godo dei privilegi di essere un’impiegato di Banca. Faccio il mio lavoro con serietà e rispetto per i miei superiori, io non giudico, faccio quello che mi viene indicato. Non conosco i clienti direttamente ma attraverso i loro bilanci, non sta a me valutare, tantomeno prendere iniziative. Il mio compito e’ quello di partecipare hai profitti del mio datore di lavoro, non è’ certo quello di fare beneficenza. Se il momento e’ difficile mi dispiace per le persone che sono in difficoltà, a loro posso solo augurare un futuro migliore. Niente di più! Con molti di loro però non sono comprensiva perché hanno fatto il passo più lungo della gamba, ho visto poche formiche e molte cicale. Claudio

  36. Ho visto il tg3 venerdì sera, i suoi ospiti rappresentano la storia di oggi. Se nella nostra Emilia a sessant’anni si è costretti ad elemosinare un lavoro per vivere a causa delle banche credo che sia arrivato il momento di tornare nel mio paese, almeno li’ mangerò quel pane e formaggio che qui non posso più permettermi. Auguri a tutti, impiegati di banca inclusi. Federico Rivi

  37. Caro dr. Santoro, una collega di lavoro mi ha detto che potevo leggerla su questo giornale online. Sono contenta di averlo fatto, la sua attenzione alla nostra categoria per me è un privilegio, e credo di poter parlare anche a nome di tanti altri. scorrere le sue parole e’ stata una ventata d’aria fresca. Grazie. Lorenza Ferrarini

  38. Stamattina in banca mi hanno accennato di questa lettera. Ho scoperto Dott. Santoro che ne ha scritte anche altre. Ho letto solo questa per il momento. Le spiego quello che faccio io. Io ho accettato una riduzione a part-time per poter seguire i miei figli. Mi rendo conto che c’è tensione, forse anche qualche irregolarità nei conti ma a noi non è dato di sapere. Per qualunque cosa che succede fuori dall’ordinario dobbiamo chiedere al nostro superiore. Io tengo la testa bassa, ho bisogno di questo stipendio, e così non mi lamento. Tanto dopo poche ore torno dai miei figli. Per me la banca è questo. Un luogo di lavoro come un altro, né meglio né peggio di altri. Grazie.

  39. Buongiorno Santoro, scusi l’ardire ma lei è proprio una brava persona. Pensi che la mia banca mi ha fatto fare un lising sul capannone dove tengo i macchine e gli atrezzi per lavorare. Adesso ho scoperto che questo lising è peggio della peste. Ma acchi ce la fatto fare al diretore di farmi fare sto lising? lui secondo me sapeva che questo fianaziamento non era buono. Adesso sto aspettandp che mi danno una risposta e poi vederemo cosa gli faremo alla banca. Scusi Santoro ma ce lo volevo dire. Auguri.

  40. finalmente un giornale che ha il coraggio di scrivere la verità, continuate su questa strada.
    l’usura praticata dalle banche è una vergogna solo italiana, non esiste negli altri paesi, anche i dipendenti che fanno finta di niente hanno la loro parte di responsabilità.

  41. Capisco lo spirito del suo articolo dr. Santoro, nonostante i patimenti che la banca mi procura, le ansie che mi impediscono di fare bene quel poco lavoro che mi è rimasto ho la lucidità di apprezzare il suo sforzo! Credo che sia arrivato il momento di curare le ferite e dare sepoltura a chi è rimasto vittima di questa guerra insensata. Luciano Venturi

  42. Sono un’impiegata di banca e tutti i giorno vivo nella paura che succeda quello che ogni tanto accade: entrano i clienti e cominciano ad insultarci per gli interessi troppo alti o le spese elevate. Noi non vediamo questi costi in automatico. Dovremmo uno ad uno entrare nel singolo c/c e verificare voce per voce quanto stanno pagando. Noi non sappiamo niente di queste cose. Grazie

  43. Grazie Santoro perchè nella sua lettera ha permesso di far uscire anche i problemi di chi lavora in banca. Mio figlio ci lavora e tutti i giorni mi riferisce che è diventato impossibile il clima in cui si trovano negli uffici, sono sempre sotto controllo. Se sentono che gli impiegati danno del tu a qualche cliente si avvicinano per ascoltare cosa si dicono. Sembra di essere in un carcere che le guardie ascoltano cosa si dicono i detenuti coi parenti in visita. Per questo mio figlio ha sempre mal di testa. Poverino.

  44. Bello il paragone del buco della serratura per descrivere che si può vedere dentro le banche da uno spioncino. Io infatti ci guarderei dentro bene a queste banche ma non io bensì le autorità e la guardia di finanza. Che non si capisce perché queste banche riescono a pagare milioni di stipendi ai loro direttori e poi si scopre che ci hanno imbrogliato sui mutui e sui nostri conti correnti. Auspicherei un controllo rigoroso su queste pratiche borderline anziché insistere con i parametri di Basilea. Saluti e complimenti. C

  45. Sono una lavoratrice che per lavoro entra ed esce dalle filiali delle banche due volte al giorno perchè sono una padroncina che consegna e ritira documenti bancari. Tutte le volte che entro in qualche filiale mi accorgo che questi impiegati sono sempre sorridenti, gioviali, allegri- Mi fanno pure qualche complimento o qualche battuta.Non mi danno l’impressione che siano stressati o che stiano vivendo il disagio che si racconta in questa lettera. Sono rilassati e sempre tranquilii. Penso che siano nelle condizioni di lavarsene le mani per quello che succede invece ai loro clienti. Questo è quello che noto io. Saluti

  46. Come rappresentante della legge mi permetto di criticare i metodi che vengono usati nei salotti della finanza. Non sapevo invece che anche gli impiegati di banca fossero costretti a lavorare in queste condizioni e soggetti a questi “ricatti” dei trasferimenti, ecc. Mi é capitato di essere in servizio quando qualche autorità invita questi grandi direttori di banca a convegni o conferenze. E noi dobbiamo trattarli come fossero dei presidenti della repubblica? D’ora in poi, dopo che ho letto quanto scrive questo sig. Santoro, penso che il mio atteggiamento verso di loro sarà diverso. Anzi se potrò chiederò di non entrare in servizio per non prestarmi a questa commedia dei falsi bravi. Saluto anche il direttore. Grazie

  47. Se mi è permesso vorrei lasciare un commento anche su questo argomento visto che la persona a me più cara lavora in Banca. Lei soffre moltissimo il disagio economico di tante persone che conosce da anni, anche le sue giornate non sono più serene come una volta. E’ fortunata ad essere impiegata in un Istituto di Credito? Forse! Però vi assicuro che la sera quando arriva a casa stanca è molto provata per i problemi di queste persone. Qui non c’è nessuno da criticare, la situazione che si è venuta a creare è oggettivamente difficile ma non credo nelle responsabilità di chi esegue solo delle ordini, pena il trasferimento. Fabrizio

  48. Buonasera, ho apprezzato la sua lettera spostando il punto di vista dall’altra parte della barricata. Anche se politicamente corretto. mi permetto di esprimere il mio profondo dissenso a giustificare i comportamenti di certi funzionari di banca. Le banche sono fatte da persone con una loro volontà, una loro intelligenza, che può essere orientata verso un bene comune o verso un loro interesse egoistico. Le banche devono chiaramente fare profitto come una qualsiasi azienda privata, ma come ogni azienda privata che si rispetti tu devi guadagnare dai tuoi clienti ma non puoi e non devi sopprimerli; altrimenti la volta successiva non avrai più quel cliente su cui guadagnare. E costa molto di più acquisire nuova clientela continuamente che mantenere quella che si ha. Ne parlo da ex imprenditore. Quindi le banche devono decidere se continuare a fare profitto in modo corretto mantenendo la loro clientela o se intendono fare terra bruciata intorno a sè; perchè è ciò che in questo preciso momento stanno facendo. Grazie dello spazio concessomi.

  49. Di usura bisognerebbe parlarne ben oltre i semplici chiacchericci dei dipendenti di banca. Colpa loro o meno l’usura sta facendo morire la nostra economia in quanto sradica dal profondo delle nostre radici comuni tutti i principi e le rispettive fiducie sui ruoli di queste istituzioni bancarie.

  50. E’ grandiosa l’idea di poter osservare cosa tramano all’interno dei loro uffici le grandi banche italiane. Peccato che noi si possa leggere solo dei punti di vista dei travet delle filiali, che nulla immagino sappiano di come si decidono le sorti del nostro paese reale. Alle banche, secondo me, gli importa solo di spremere noi cittadini clienti arraffando quanto più possono sapendo che nella maggior parte dei casi saranno impunite. Ma almeno diamo atto a questo giornale ed a Santoro di poterne parlare. Continuate …

  51. Certo che la figura dello spione che ti controlla e poi va a riferire è suggestiva, ma non succede solo nelle banche. Capita in quasi tutte le grandi aziende anche se non si sa. Purtroppo quella figura da camicia grigia è un emblema italiano che ci portiamo dietro da decenni. Siamo sempre pronti a passare sopra a dun collega pur di fare noi carriera al posto suo. Intanto chi ci perde veramente alla fine è il cliente di banca perchè a nessuno importa di lui. Noi pensiamo che dietro i loro sorrisi ci sia senso di rispetto ma è solo educazione molto distaccata. Che pena.

  52. Salve, io sono uno di questi dipendenti che ha avuto delle malattie psicosomatiche ed eruzioni cutanee da stress. Sembra ridicolo ma se non fosse capitato a me direttamente non ci avrei creduto che queste cose possono accadere. Lo stress accumulato mi ha portato queste conseguenze. Colpa di una mia superiore oggi che prima era mia collega. Solo che io sono un semplice ragioniere e lei invece era laureata. Voleva primeggiare con me e superarmi nella carriera in banca. E ce l’ha fatta. Ha fatto la spia su un piccolo aiuto che avevo accordato da una signora cliente da anni della nostra filiale.

  53. Sono anch’io una impiegata di banca andata da 2 settimane in pensione. In banca ci sono arrivata dopo altre esperienze lavorative. Finalmente un posto ben retribuito e sicuro. Ma che schifo lì dentro. Peggio che essere in una caserma di soldati. Regna ancora il maschilismo. I clienti, una volta usciti dal tornello, vengono presi in giro, gli ridono dietro dandogli dei morti di fame o dei pezzenti. Noi donne dovevamo solo stare zitte e sorridere. Quando ero più giovane ed attraente dovevo anche stare attenta di non capitare nel caveau sotto terra con qualche collega perchè t’infilavano le mani dapperttutto. In estate magari un po’ abbronzata con un vestitino leggero, anche se sempre dignitoso, mai volgare, comunque prima via di complimenti e poi appena potevano ti palpavano e tu dovevi stare zitta. Il direttore era un uomo, e girava voce che prima di diventare responsabile della fliale anche lui si permetteva di fare le stesse cose. Così noi donne dovevamo stare zitte altrimenti rischiavamo un trasferimento. Come dicevo peggio che in una caserma. E se li vedi da fuori sembravano tutti signorini educati, ben vestiti. Invece …

  54. Ho letto il commento di Sabrina. Ma praticamente gli ambienti di lavoro sono tutti uguali. Assurdo quello che ci fanno sul luogo di lavoro. E chissà quanti anni dovranno passare perchè tutto questo non accada più.

  55. Adesso che leggendovi comincio a capire di non essere solo scrivo, si, scrivo pure io tutto il disagio che provo la mattina quando vado a lavorare. Nessuno è sereno, nemmeno il direttore che mi pare una brava persona ma non avrò modo di appurarlo perché rimarrà solo qualche mese, per fare cosa non lo so. Forse dei danni ai clienti e un po di carriera per lui, ma la farà?

  56. Siamo sempre noi donne le più coraggiose e sapete perchè? La maggior parte siamo madri di famiglia, quindi facciamo due lavori con lo stesso impegno e la stessa correttezza. Le cose fatte male, ingiuste cerchiamo di evitarle. Sarà che mandare avanti una famiglia di quattro persone non ti permettere, come nel mio caso, di perdersi in chiacchiere, dobbiamo essere concrete, chiamare le cose con il loro nome. Personalmente le porcherie che vedo nella mia filiale sono gratuite e vigliacche, pensate che fanno firmare i documenti approfittando di quei clienti che si sono sempre affidati a noi come bambini.
    Vivendo in un piccolo centro vi posso assicurare che moltissimi di loro ancora pensano di avere il conto nella banca che invece non esiste più. Vedi il caso Banco San Geminiano e San Prospero che viene venduto come fosse ancora la banca del territorio, approfittando della buona fede delle persone.

  57. Non ci sono dubbi, sono fortunato rispetto a quelle categorie commerciali che oggi soffrono la crisi. Infatti lavoro in banca.
    Un particolare però, in casa viviamo tutti con il mio stipendio perchè mio papà l’attività l’ha dovuta chiudere perchè da un anno non vendeva praticamente più nulla nella sua bottega. Qualche debito da onorare e si, la rata del mutuo. Perderò la casa anch’io, forse!

  58. Nulla è facile oggi, neanche fare l’impiegato di banca! Ovvio nessun paragone con quanti stanno perdendo la casa a causa della crisi, il lavoro che manca e la poca sensibilità degli Istituti di Credito, ma questo non pechè debbano trasformarsi in Caritas locali, per opportunità. Che senso ha buttare tutto al macero, case, famiglie, imprese. Come vorranno campare in futuro le banche? Certo non con le commissioni delle tasse universitarie! Ma chi sono io, se non un semplice impiegato, per porre questi problemi più grandi di me!

  59. Una volta eravamo stimolati perchè c’era la concorrenza, Banco San Geminiano e San Prospero contro la Cassa di Risparmio due a uno. La competizione, l’appartenenza, erano importantissimi e anche stimolanti per tutti noi che lavoravamo nelle rispettive squadre. Oggi non si capisce più nulla, io stesso pensavo di lavorare per una banca poi ho scoperto due giorni dopo che ero passato con quella che avevo sempre considerato la banca antagonista.

  60. LeggerVi mi aiuta ad attraversare questo fiume impazzito per colpa delle piogge torrenziali che, negli ultimi anni, sono precipitate sulle vite di tutti noi azzerando i nostri “risparmi”. Gli argini hanno ceduto e le nostre case sono state spazzate via dalle acque impetuose che, d’un balzo, si sono impadronite di casolari e terreni già provati dalla crisi. Rimossi i guardiani che, per la loro incompetenza, hanno fatto tracimare le acque dobbiamo tornare a credere nel nostro futuro. Insieme possiamo! Angelo Santoro

  61. Sono nata nel paese dove lavoro, quando mio padre mi ha visto entrare in banca dopo il diploma era la persona più felice del mondo.
    Ricordo che mi diceva sempre “ora posso morire tranquillo perchè un lavoro sicuro ce l’hai”. Il problema è che oggi vado a fare spesa nei supermercati dei paesi vicino, non mi faccio più vedere in giro perchè mi vergogno quando la gente che conosco da una vita mi ferma per chiedermi perchè gli hanno ritirato il blocchetto degli assegni dopo 30 anni di lavoro onesto. Non riesco a sopportare tutto questo, se il mio papà fosse stato ancora vivo mi avrebbe portato via da questa banca che falsifica le firme come fosse una tipografia.

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