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Opinioni e commenti
 

Scrive Antonella Soddu: Storia di un pensionato sardo
Pubblicato il 24-07-2014


Marco Pibiri, settanta anni, pensionato di Selargius, in provincia di Cagliari. In Sardegna è conosciuto per esser il padre di Alessandro Pibiri il caporal maggiore della Brigata Sassari morto a Nassirya il 5 giugno di otto anni fa. Ma, Marco Pibiri è anche un uomo che ha perso la moglie e madre di Alessandro dopo una lunga malattia, il cancro. Conosce dunque la lunghe trafile burocratiche per aver accesso ai farmaci salvavita e tumorali, e quanto bisogno oggi ci sia di averli a disposizione in casa per ogni evenienza.

Mai, però, avrebbe pensato di dover arrivare a conoscere quella relativa alla burocrazia che impone una procedura di distruzione di tutti quei farmaci inutilizzati e ancora sigillati. – “Ci dispiace, non possiamo prenderli indietro, vanno distrutti” – queste le parole che Pibiri si è sentito rispondere quando ha deciso, dopo la dipartita della moglie, di recarsi presso la farmacia della ASL 8 di Cagliari per restituire i farmaci che alla moglie purtroppo non sarebbero più serviti, certo che questi potessero esser messi a disposizione di altri malati terminali. Intere confezioni di farmaci e alimenti speciali ancora imballati. – “Non mi è stato consentito, ho contattato tutti dal direttore della Asl all’ Assessore regionale alla Sanità, mi è stato risposto di provare a donarle ad una associazione umanitaria, in caso contrario avrei dovuto distruggerli”.

Pibiri non si è dato per vinto ha reso nota la vicenda attraverso gli organi di stampa locale , “perché” – ha detto – “tutto ciò è inammissibile”. Le reazioni non si son fatte attendere, il primo ad intervenire è stato Michele Cossa, consigliere regionale, anch’egli tempo fa sottoposto a cure antitumorali in un centro oncologico di Milano – “Di recente sono stato sottoposto a delle cure in un ospedale del milanese, l’oncologo che mi ha seguito per tutta la durata della terapia mi ha chiesto che al temine del ciclo restituissi i farmaci avanzati e inutilizzati. Due sono le cose, o agiscono in modo illegittimo in Lombardia, oppure a Cagliari peccano in eccesso di zelo”.

Una interrogazione consigliare urgente è stata presentata da un altro consigliere regionale, Gaetano Ledda, perché venga avviata un inchiesta immediata sulla vicenda. Sulla vicenda ha fatto sentire la voce anche Valter Boi presidente della Associazione Esperanza, che si occupa di recuperare i farmaci destinati al sud del mondo – “ Pochi sanno che le Onlus accreditate possono usare medicinali, anche oppiacei, grazie ad un articolo della legge finanziaria del 2008. Non solo, la legge , la 244 del 2007, autorizza le Rsa e le Asl a riutilizzare farmaci integri e in corso di validità ad eccezione di quelli che devono esser conservati con temperature controllate.”

Come sempre accade alle polemiche arrivano risposte e precisazioni e proposte. L’argomento ha scatenato proteste da tutti e tanti sono dunque stati anche le voci in risposta. La Credifarma precisa e se la prende contro la distribuzione diretta dei medicinali – “è un sistema antieconomico, non è garantito il controllo nei modi e nella quantità ed è penalizzante per i pazienti”. L’ordine dei farmacisti, per bocca di Paolo Diana, presidente dell’ordine, chiede: “come mai questo signore dispone di tutte queste confezioni di farmaci? Chi le ha prescritte, il medico, la Asl ? Le ha acquistate? In ogni caso ha troppo farmaci rispetto a quelli che realmente gli sarebbero serviti”.

Evidentemente Diana non conosce bene il sistema farmacia interna Asl, il medico curante prescrive farmaci e dosi da assumere, questi si ritirano una volta al mese presso la farmacia locale e/o direttamente presso la farmacia della Asl, accade anche quando si devono assumere farmaci per il diabete, se proprio dobbiamo precisare. Precisazione a parte, anche la Asl 8 di Cagliari, direttamente dagli uffici di via Peretti, fa sapere che: “i farmaci di cui dispone il signor Pibiri non sono farmaci antitumorali, questi vengono somministrati quasi esclusivamente in ambito ospedaliero, ma di farmaci di sopporto alla terapia antitumorale. La prescrizione è stata fatta dal medico di famiglia in dosi necessarie a supportare il paziente nel periodi di riferimento (in genere mensilmente).

La Asl ha l’obbligo normativo di garantire anche agli altri pazienti la fornitura di farmaci su cui può garantire il perfetto stato di conservazioni e della stessa deve esserne a perfetta conoscenza.” Gli ultimi a dire la loro, non entrando direttamente nel merito, sono i responsabili della Croce Rossa Italiana – “Il signor Pibiri ci contatti, prendiamo noi quei farmaci”. La vicenda vissuta dal pensionato che, per oltre un mese, ha tentato in tutti i modi di restituire alla ASL i farmaci ancora sigillati e non utilizzati a seguito della morte della moglie , purtroppo, non è un caso isolato, rappresenta di fatto la normale prassi che si segue con i medicinali prescritti e non utilizzati destinati alla distruzione, seppure perfettamente validi.

Tutto ciò è inconcepibile sia dal punto di vista morale che da quello economico. In tutta questa vicenda se si pensa che, da un lato farmaci validi vengono distrutti e dall’altro si registrano difficoltà, anche negli ospedali, a fornire farmaci ai pazienti e dall’altro, la legge finanziaria del 2008, appunto per venire in contro alle richieste di associazioni di volontariato, ha previsto la – “ possibilità di riutilizzazione, da parte delle ASL, delle RSA o di organizzazioni non lucrative, di medicinali ancora in corso di validità non utilizzati dal malato (deceduto o che ha abbandonato la terapia) al quale erano destinati”, resta incredibile il continuo voler a tutti i costi anche gravare su fondi della sanità che potrebbero esser risparmiati e messi a disposizioni per migliorare le prestazioni.

Da un indagine svolta nel 2009 da ricercatori dell’Istituto farmacologico Mario Negri di Milano, riguardante il reale utilizzo dei medicinali prescritti, è emerso che meno della metà delle confezioni prescritte (49 per cento) vengono utilizzate del tutto, nel caso dei farmaci prescritti ai bambini la quota sprecata tocca il 65 per cento, mentre scende al 43 per cento per gli over 65; i farmaci per cui si registrano le più alte percentuali di sprechi sono gli antidolorifici antinfiammatori di cui l’82 per cento delle confezioni non viene utilizzato interamente.

Nella stessa indagine è evidenziato che il 40 per cento della spesa totale è destinato a farmaci non completamente consumati, per cui su 10 euro spesi per l’acquisto, 6 euro vanno a costituire uno spreco di denaro, spreco incrementato se si calcolano i costi che derivano dalla distruzione e smaltimento dei medicinali (ancora validi) o, in mancanza di corrette procedure, i danni che si riverberano sull’ambiente se i farmaci non vengono conferiti alla raccolta speciale. Si evince, dunque, che lo spreco è spesso relazionato a confezioni industriali non corrispondente alle reali necessità terapeutiche . Sarebbe opportuno in tale senso che la Regione e l’Assessorato alla Sanità mettesse in campo tutte le attività di dovuta verifica sul reale utilizzo dei farmaci prescritti oltreché la pianificazione di un programma di sistema regionale di distribuzione controllata degli stessi, unita, quest’ultima, a dei provvedimenti utili al fine di promuovere sul territorio regionale quella che più comunemente è chiamata “cultura” del farmaco tra i cittadini e soprattutto nella classe medica. Ciò eviterebbe sprechi che non sono più tollerabili nell’attuale contesto socio/economico. Chiacchiere sulla riforma del Senato permettendo.

Antonella Soddu

 

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