martedì, 19 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Giovanni Alvaro:
Ma quale rispetto per le sentenze
Pubblicato il 24-07-2014


Non riescono a farcela. Non riescono a digerire che l’assoluzione di Silvio Berlusconi, dopo quattro anni di vergognoso massacro giudiziario e mediatico, sia dipesa dall’esistenza del famoso giudice ‘di Berlino’, nel caso specifico di Milano, che in soldoni significa esistenza di giudici in grado di valutare serenamente i fatti e di decidere ragionando sui di essi, e non su altro, senza condizionamenti politici, di casta o reverenziali nei confronti dei colleghi dell’accusa o anche della pronuncia di primo grado.

Sembrava così salda l’unità dei magistrati di Milano (malgrado gli scontri tra Bruti Liberati e Robledo), che l’antiberlusconiano per eccellenza, tal Marco Manettaro, si era concesso la licenza, prima della sentenza, di criticare la pesantezza della condanna di primo grado sostenendo che una sua riduzione non sarebbe stata uno scandalo. Mai e poi mai avrebbe immaginato che addirittura la giuria della Corte d’Appello di Milano l’avrebbe cancellata totalmente prendendo le distanze da chi si era accontentato delle ‘prove’ (sic!) esibite (soprattutto mediaticamente) in primo grado.

Sbalordito, però, non è rimasto solo Travaglio, ma tutto la compagnia di giro che ha imperversato in questi anni con la campagna di sputtanamento del Cavaliere e che adesso non ha mancato di passare agli insulti più beceri. Ma c’è stato anche chi, dandosi le arie del saputello, ha parlato di sentenza politica chiamandola sentenza Coppi-Nazzareno. Ora è chiaro che parlare di sentenza Coppi significa dare, all’impostazione difensiva dei nuovi avvocati, una valenza che processualmente ci può anche stare, ma parlare di sentenza Nazzareno significa tentare di accreditare l’ipotesi che l’accordo tra Berlusconi e Renzi sulle riforme avesse alla base la sentenza stessa. Un tentativo, anche se maldestro, di screditare i giudici dell’Appello e far passare la sentenza come merce di scambio.

Per avvalorare questa impostazione, i detrattori della sentenza ci rammentano che anche i moderati parlavano di uso politico dei processi. Dimenticando però che il Cav è uscito dai processi imbastiti dalle procure con sentenze di non luogo a procedere, o di piena assoluzione (All Iberian 2, Sme Ariosto, Tangenti Guardia Finanza, Telecinco, Medusa, Macherio, Mediatrade, Mediatrade Roma) e solo in 6 processi (Mondadori, All Iberian 1, Bilanci Fininvest, Lentini, Mills e Unipol) è scattata la prescrizione che non significa colpevolezza ma superamento dei tempi massimi dentro i quali il cittadino dev’essere giudicato. Solo in due casi Berlusconi è stato condannato.

Il primo che ha permesso ai suoi avversari di estrometterlo dal Parlamento, con l’uso di una legge incostituzionale (la Severino), e di spedirlo poi ai servizi sociali, è quello in cui a Berlusconi è stato negato il giudice naturale (previsto dalla ‘più bella del mondo’ all’art. 25) che, in Cassazione, era la sezione specializzata in reati fiscali, per affidarlo invece alla sezione feriale approntata in fretta e furia, su suggerimento del Corriere della Sera che aveva scritto, falsamente, che il processo stava andando in prescrizione. Il processo come ci si ricorderà fu presieduto dal famosissimo giudice Esposito con le conseguenze che tutti conoscono. L’altro processo (quello di Ruby), in prime cure, si era concluso con i famosi 7 anni di condanna e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, mentre i giudici di secondo grado, senza fatti nuovi, riconoscevano che il reato non era stato commesso.

Come si vede, tra la posizione dei moderati che denunciavano da tempo l’accanimento accusatorio, delle Boccassini di turno, (ricevendo, comunque, piena soddisfazione dai collegi giudicanti), e l’arrampicarsi sugli specchi, dei sinistri cattocomunisti, protesi a spargere a piene mani il fumo necessario a sminuire il valore anche simbolico dell’assoluzione, c’è una differenza abissale. Differenza tra chi ha sempre avuto fiducia nella magistratura giudicante (e nei suoi tre gradi di giudizio) e chi invece si pasceva delle accuse, della proiezione mediatica e sperava nelle condanne.

Il riconoscimento della presenza di giudici terzi, nelle Berlino italiane, sarà preso a pretesto per evitare la riforma del pianeta giustizia perché lo si porterebbe a prova che esso non ne ha bisogno. Niente di più falso. Le vite dei cittadini vengono distrutte dall’uso irresponsabile delle accuse, dalle intercettazioni e dalle carcerazioni preventive, senza parlare delle ‘invadenze’ nei recinti del potere legislativo e del potere giudiziario che per ripristinarlo a volte ci si deve rivolgere alla Consulta. La riforma, quindi, è più urgente e necessaria che mai, e non può esaurirsi con provvedimenti di legge che abbiano solo questo titolo, ma con leggi che puntino realmente ad una giustizia giusta, ad un ripristino della divisione dei poteri e con l’esaltazione del ruolo del giudice terzo, liberandolo dai condizionamenti di chi dovrebbe fare solo l’avvocato dell’accusa. Il tutto in difesa della democrazia italiana.

Giovanni Alvaro

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