martedì, 19 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

SENATO AGLI SGOCCIOLI
Pubblicato il 14-07-2014


Senato-riforma

Al via da mercoledì nell’Aula del Senato l’esame del ddl sulle riforme costituzionali. Quindi, se ci sarà il voto favorevole, al termine del percorso previsto dalla Costituzione, verrà superato il Senato così come lo abbiamo conosciuto dal ’48 ad oggi. Dunque mentre restano le polemiche trasversali, il pacchetto di riforme si avvia al voto a palazzo Madama con l’inizio della discussione generale. Il termine per la presentazione degli emendamenti, che in un primo momento era fissato per le 13 di domani (martedì), è slittato alle 20 sempre di domani sera e di conseguenza dovrebbe subire uno slittamento anche l’inizio delle votazioni, dalla mattina al pomeriggio di mercoledì. Ma resta ancora un’incognita sui tempi viste le circa trenta ore di discussione che si renderebbero necessarie con i 124 iscritti a parlare, considerato che il tempo massimo per un intervento è, da Regolamento, di 20 minuti. Vero è anche, però, che non tutti avrebbero intenzione di usarlo.

Sul fronte della discussione nel merito c’è da registrare la posizione dei socialisti. “Signor presidente del Consiglio, io -ha detto Enrico Buemi nel suo intervento in Aula criticando in un’intervista del premier al Corriere della Sera di domenica che insinuava ci fosse l’interesse a conservare lo stipendio tra le reali motivazioni dei ‘dissidenti’ – non ho bisogno dell’indennità di carica, così come penso neanche lei, ma non usi un argomento usato solo nei regimi autoritari da chi ha il potere, per colpire chi esprime idee diverse”. Nel merito Buemi ha definito la riforma proposta dal governo “una modifica costituzionale che più cerco di interpretare positivamente, più mi convinco abbia bisogno di grandi emendamenti”. Nello stesso tempo Marco Di Lello, che è capogruppo alla Camera, ha spiegato in una nota che “i socialisti avevano proposto l’abolizione del Senato e siamo non da oggi, ma da trent’anni, a favore della riforma del bicameralismo: per questo voteremo a favore del testo licenziato in Commissione per quanto riguarda l’elezione indiretta del Senato, ma non rinunceremo a difendere le nostre proposte sui quorum per l’elezione del Capo dello Stato, della Consulta e del Csm, così come difenderemo l’emendamento che regola il conflitto di interessi, ancor più necessario con la riforma proposta”.

Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, è intervenuta in Aula dove ha elogiato il testo uscito dalla commissione. “Non sfugge a nessuno di noi – ha detto – il rilievo e la portata modificativa di questa riforma. Senza dubbio la più significativa dall’inizio della storia repubblicana per quello che riguarda il Parlamento”. Ma evidentemente non tutti condividono queste parole. Per esempio Augusto Minzolini, a capo dei frondisti di Forza Italia,  ha affermato che “le considerazioni svolte da Fitto come quelle di Brunetta e altri parlamentari di Forza Italia dimostrano che la riforma costituzionale continua ad avere poche luci e molte ombre. C’è un’accelerazione esagerata nei tempi. Resta – ha osservato ancora Minzolini – il problema grosso come un macigno di un Senato non eletto che ha conseguenze gravi sull’equilibrio delle norme contenute nella riforma”. Anche se per ora la parola d’ordine di Forza Italia è di andare avanti: “FI non si tirerà certamente indietro . Soprattutto se sono quelle che servono al Paese e se sono quelle che il Presidente Berlusconi chiede da 20 anni. Tutto è sempre migliorabile, ma la ricerca del meglio non può essere un pretesto, troppo spesso italiano, per non fare nulla”, ha affermato il consigliere politico di FI, Giovanni Toti.

Ma anche il Pd deve fare i conti con i dissidi interni, come quello del senatore Mucchetti che oggi ha pubblicato sul suo blog una lettera aperta all’ex premier Silvio Berlusconi su riforma elettorale e riforma costituzionale: “Caro Berlusconi, non la capisco più. Nel 1994 – sostiene in sintesi Mucchetti – lei rifiutò l’accomodamento con la politica, che le veniva suggerito da Fedele Confalonieri e da altri uomini della Fininvest, e fondò un partito al duplice scopo di dare voce all’Italia del CAF (Craxi, Andreotti, Forlani), decapitata da  Mani Pulite, e di avere così anche uno scudo per le sue aziende minacciate dai ‘comunisti’. Dimostrò realismo e coraggio ed ebbe successo. Adesso, avvocati e uomini di Mediaset le suggeriscono ancora l’appeasement  con il governo, prospettandole la grazia del Quirinale come rimedio alla condanna e la benevolenza di palazzo Chigi nel settore televisivo. Ma è sicuro che si tratti di consigli utili?. Berlusconi si illude sulla tenuta del patto del Nazareno che aveva lo scopo di assicurare ai due contraenti il monopolio del governo e dell’opposizione. Ma Renzi non è un uomo d’affari che fonda la propria reputazione sulla parola data”.

Per Mucchetti “il premier, come dimostra il suo rapporto con Enrico Letta, fonda la reputazione vincente sull’utilità delle scelte e perciò segue la politica del carciofo: oggi la riforma del Senato come la vuole lui; domani l’accordo con Bersani, Alfano e Calderoli sulla legge elettorale scaricando Forza Italia allo scopo di avere il duplice vantaggio di  ricompattare la sinistra e garantire la sopravvivenza di un centro-destra plurale, e cioè diviso e debole, anziché monopolizzato da Forza Italia”. Quanto alla grazia presidenziale, il senatore Mucchetti fa presente che, “con i processi in corso a Milano, Bari e Napoli, Berlusconi rischia di avere bisogno non di una grazia, ma di tre o quattro grazie, troppe per qualsiasi presidente”.

È intervenuto anche il relatore di minoranza, il leghista Roberto Calderoli. Il testo della riforma all’esame dell’Aula, ha detto, è completamente diverso da quello del governo che aveva “peccati originali”. L’esponente leghista non ha rinunciato a battute autoironiche per osservare che il suo è stato “un intervento ‘a braccio’, non nel senso di non avere un testo scritto, ma nel senso di poter utilizzare un solo braccio, avendo l’altro bloccato. Poi Calderoli è passato al merito avanzando in Aula due proposte di modifica: la prima è quella di abbassare il numero dei deputati, dagli attuali 630 a 500. La seconda riguarda il referendum: il relatore ha definito “eccessivo” il numero di firme previsto per presentare un referendum, e cioè 800.000: “Questo numero – ha detto – va riconsiderato”. Calderoli ha parlato anche dell’immunità, la cui modifica “dovrà riguardare sia la Camera che il Senato. Io posso accettare l’abolizione, anche totale, ma deve valere per entrambe”. Poi Calderoli ha invitato a prevedere un referendum popolare per le riforme costituzionali anche quando viene approvato con una maggioranza qualificate dei due terzi. Per finire un accenno alla firma del 2005, poi bocciata da referendum del 2006, che secondo l’esponente leghista “era scritta molto meglio sia in termini di forma che di contenuti” di quella promossa dal governo Renzi.

Per i cosiddetti dissidenti del partito di maggioranza, ha preso la parola Felice Casson che ha annunciato la presentazione di emendamenti.  “I 16 dissidenti del Pd – ha detto – vogliono salvaguardare i pilastri della democrazia per i prossimi decenni e non accettano la disinformazione e la censura fatta in queste settimane nei loro confronti”. Poi Casson ha criticato le “falsità utilizzate per attaccare chi non condivide l’impostazione del governo”. La “prima falsità – ha detto – è che la richiesta di questa riforma arriva dall’Europa. In Europa – ha proseguito – nemmeno sanno quante Camere abbiamo; all’Europa interessano altre riforme, dell’economia, della finanza e Bilancio. Non raccontiamo mezze falsità. La Costituzione – ha concluso – è destinata a durare decenni, durerà più di questo Senato e di questo Governo. Con questa convinzione etica, agiremo per salvaguardare i pilastri della nostra democrazia nei prossimi decenni”.

Confusione invece dal fronte 5 Stelle. Beppe Grillo si fermerà per qualche giorno a Roma per incontrare i parlamentari M5S e dare man forte alla battaglia contro le riforme. Già nel pomeriggio il leader pentastellato potrebbe incontrare i senatori per fare il punto. Mentre è saltata la manifestazione M5S in programma domani per le 11, anche se alcuni attivisti stanno comunque organizzando un sit-in nei pressi di Palazzo Madama contro le riforme. Intanto, per domani sera è prevista un’assemblea congiunta dei gruppi Pd di Senato e Camera, cui parteciperà anche il premier, e segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, mentre martedì alle 14.30 si svolgerà la riunione dei gruppi parlamentari di Forza Italia alla presenza di Silvio Berlusconi. Giovedì o venerdì invece dovrebbe esserci l’incontro tra Pd e Movimento Cinque Stelle. Lo ha annunciato il vertice del Pd in una lettera indirizzata al Movimento: “Siamo d’accordo nell’incontrarci di nuovo e vi diamo la disponibilità per le giornate di giovedì o venerdì. Va bene presso la Camera, va bene in streaming, fateci sapere”. Mentre sulla “legge elettorale per noi va approvata il prima possibile. Dunque, ragionevolmente, prima dellentrata in vigore della riforma costituzionale. Dovendo azzardare dei tempi potremmo dire che entro il 2014 si approva definitivamente la legge elettorale”.

Daniele Unfer

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Commenti all'articolo
  1. I NODI PURTROPPO VENGONO AL PETTINE !!! . L’8 Luglio io intervenivo cosi : Scrive Bobo Craxi : Il patto scellerato su Senato non elettivo, liste bloccate, sbarramenti anti-minoranze politiche va data una risposta politica chiara e convincente. Per una forza socialista il pluralismo e la democrazia diretta sono principi non negoziabili . Il mio commento : sante parole!!! Ma qual’è la posizione UFFICIALE e PUBBLICA del Partito Socialista Italiano Segretario nazionale in testa ????? Io non la conosco aldilà di buoni interventi sull’Avanti! del Direttore Del Bue . Non ho visto un documento ufficiale degli organi dirigenti del Partito, una intervista, un comunicato stampa ed altro dove si dice UFFICIALMENTE , APERTAMENTE e SENZA RETICENZE come il Gruppo dirigente del Partito la pensa su queste importantissime problematiche di carattere generale e se non venissero prese in considerazione le nostre posizioni politiche il PSI come si comporterà riguardo alla nostra presenza nel Governo e nei nostri rapporti con gli altri Partiti della Coalizione PD di Renzi in testa. Io penso che un serio Partito socialista deve ragionare in questa maniera se vuole riavere la fiducia completa di TUTTI gli iscritti e simpatizzanti. Concordo totalmente con ” per una forza socialista il PLURALISMO e la DEMOCRAZIA DIRETTA sono principi NON NEGOZIABILI ” . AVANTI ! SEMPRE.

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