venerdì, 19 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Senato, Boschi ottimista, ma la fronda cresce
Pubblicato il 01-07-2014


Boschi_Maria_ElenaSi chiama Antonio Azzollini, è un senatore del Ncd, presidente della Commissione Bilancio di Palazzo Madama, l’ultimo arrivato ad ingrossare le file dei sostenitori nella maggioranza di quanti chiedono che il nuovo Senato sia eletto direttamente e non ‘nominato’ tra consiglieri regionali e sindaci. Siamo così a 20 che si aggiungono ai 17 delle opposizioni, in un gruppone che in Aula è in grado di terremotare la riforma firmata dalla ministra Maria Elena Boschi e che il Presidente del Consiglio potrà arginare agitando lo spauracchio delle elezioni anticipate oppure, più semplicemente, concordando qualche ragionevole modifica a un testo che, nel combinato disposto con l’Italicum, fa sorgere corposi dubbi di costituzionalità.

La ministra comunque, nonostante una ‘fronda’ che si ingrossa giorno dopo giorno, ostenta ottimismo, sull’onda delle votazioni in Commissione affari costituzionali. Un ottimismo di maniera visto che in Commissione la maggioranza, rafforzata da FI e Lega – è stata ormai blindata con la cacciata dei dissidenti Corradino Mineo e Vannino Chiti, quest’ultimo primo firmatario dell’emendamento per il Senato elettivo. Al temine della seduta la ministra ha commentato: “Possiamo immaginare di andare con il testo in Aula la prossima settimana, se prosegue il lavoro in Commissione in modo così spedito”.
Qualche novità nel tormentone della riforma del Senato però già c’è e la più importante riguarda un argomento che è fonte infinita di polemiche, quello dell’immunità parlamentare. In commissione Affari costituzionali infatti è stato approvato oggi un emendamento dei relatori, Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli, che ripristina l’immunità sia per i deputati che per i senatori. Il testo originario del governo invece aveva abrogata sia l’autorizzazione all’arresto che quella per le intercettazioni. Si ripristina così l’articolo 68 della Costituzione, con l’accordo del governo dei partiti della maggioranza e il no di M5S e Sel.

Per il resto è passato anche un altro emendamento dei relatori che costituzionalizza il cosiddetto ‘Statuto delle minoranze’ e che ricalca il regolamento della Camera dei deputati che garantisce i diritti delle minoranze parlamentari.

Senza risultato l’opposizione del Movimento Cinque Stelle. Nel blog di Grillo, l’‘ideologo’ Paolo Becchi, professore di Filosofia del Diritto all’Università di Genova, mette di nuovo in discussione la legittimità di questo parlamento a modificare la Carta costituzionale. “Può un Parlamento eletto con una legge incostituzionale (il Porcellum) – scrive – vantare una legittimità tale da consentirgli non solo di modificare singole disposizioni della Costituzione, ma addirittura la struttura bicamerale del Parlamento e, con essa, inevitabilmente, la forma di Governo? Quel Parlamento che avrebbe dovuto essere sciolto immediatamente dopo la pronuncia della Corte?”

“È evidente – scrive Becchi – che soltanto un altro Parlamento, se non un’assemblea costituente, potrebbe avere l’autorevolezza e la legittimazione politica per decidere sul superamento del bicameralismo perfetto e sulla rideterminazione dei rapporti Parlamento-Governo e Stato-Regioni. Magari nel senso di una riforma in senso autenticamente federale del Stato. Ma tutto ciò può riguardare solo il futuro. Nel presente sarebbe opportuno invece soffermarsi sulla legge elettorale. Ed è quello che sta facendo il M5S”.

Armando Marchio

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