martedì, 19 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Siria, il fake sull’infibulazione non cancella la barbarie
Pubblicato il 24-07-2014


Infibulazione-LocatelliPotrebbe essere un “fake”, anzi probabilmente lo è, ma il fatto che sia stato diffuso e commentato indica quanto il problema sia tutt’altro che falso.
Si tratta del decreto datato 21 luglio e che porta la firma dello Stato islamico ad Aleppo, nella regione di Azaz, a nord della metropoli siriana settentrionale. Il testo, che presenta numerosi errori tipografici, si basa su presunti detti attribuiti al Profeta Maometto, ma le fonti usate non sono quelle solitamente citate per sostenere la validità della tradizione profetica. Il testo afferma che “per proteggere lo Stato islamico in Iraq e nel Levante e nel timore che il peccato e il vizio si propaghino tra gli uomini e le donne nella nostra società islamica, il nostro signore e principe dei fedeli Abu Bakr al Baghdadi ha deciso che in tutte le regioni dello Stato islamico le donne debbano essere cucite”.

“Siamo liete del  fatto che l’ultimo, farneticante ordine – ha commentato Pia Locatelli coordinatrice dell’intergruppo parlamentare ‘Salute globale e diritti delle donne’ – impartito dal sedicente leader dell’Idis, Abu Bakr Al Baghdadi, secondo il quale tutte le donne dell’auto-proclamato califfato dello Stato islamico, devono subire l’infibulazione sembrerebbe un falso. Resta il fatto che ogni volta che un esponente dell’estremismo islamico vuole imporre la sua autorità – ha proseguito la deputata socialista – lo fa sul corpo delle donne, identificato come un aspetto altamente simbolico della guerra ‘santa’ alla modernità, nonché come utile messaggio terroristico verso l’Occidente. Ci auguriamo la falsità della notizia venga confermata – ha concluso – ma se fosse il contrario si tratterebbe di un fatto gravissimo di fronte al quale la comunità internazionale e l’Italia, che è stata in prima linea nella lotta alle mutilazioni genitali femminili, non possono restare inattive”.

Anche L’Osservatore Romano lo aveva definito un ”califfato della brutalità” in Iraq, “Il comunicato, che risale ad alcuni giorni fa, è l’ennesimo che riguarda le donne, dopo quello che impone alle famiglie di dare le ragazze vergini in sposa ai jihadisti e quello che sancisce la segregazione dei sessi nelle università. Ma mentre negli altri comunicati si faceva riferimento a Mosul nella quale è in atto una vera e propria persecuzione ai danni della comunità cristiana, in quello sulle mutilazioni genitali si fa un esplicito riferimento ad Aleppo, nel nord della Siria. Secondo fonti indipendenti – continua il quotidiano della Santa Sede – circa trenta bambine sarebbero già state sottoposte alla pratica dell’Infibulazione negli ultimi giorni, mentre due donne sarebbero state lapidate senza che venissero rese note le accuse mosse loro”, mentre il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova ha commentato su twitter, è un fatto “raccapricciante” e di una “intollerabile violenza”, come la “scristianizzazione forzata”.

Ancora una volta la rincorsa alla notizia veloce che viaggia sul web potrebbe aver vinto sulla veridicità delle fonti. Del presunto fake sulle infibulazioni per legge, sempre muniti di condizionali e interrogativi d’obbligo, si deve vedere qualcosa di positivo, il fatto che almeno si torni a parlare della aberrazione delle mutilazioni genitali femminili..

Sara Pasquot

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Commenti all'articolo
  1. Ora tocca alle donne e poi? E’ venuto il momento che la comunità internazionale non prenderà coscienza del grande pericolo che rappresentato dalla deriva islanista, che nulla centra con l’Islam che è stata civiltà , ora colpiscono relativamente lontano da noi ma prima o poi dovremo farne i conti anche noi, stiamo parlando dell’altra sponda del Mediterraneo, praticamente di ciò che ci sta di fronte nel nostro cortile di casa.
    Fraterni Saluti
    Compagno Maurizio Molinari
    Consigliere nazionale – off.molinari@libero.it

  2. Giusto l’allarme di Molinari. Credo ci debba essere una presa di coscienza piú netta ed agire di conseguenza per contrastare l’integralismo islamico che potremmo trovarcelo in casa improvvisamente. Un’opera di prevenzione è necessaria qui e una di contrasto nei paesi islamici.

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