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Opinioni e commenti
 

Svezia, trapianto di utero: attesi bimbi già
alla fine dell’anno
Pubblicato il 01-07-2014


Trapianto-uteroPotrebbero nascere a fine anno, o all’inizio del 2015, i primi bambini da donne sottoposte a trapianto di utero. Stanno portando avanti la gravidanza alcune pazienti su cui è stato effettuato quest’innovativo e complicato intervento in Svezia, dall’équipe del Sahlgrenska University Hospital di Gothenburg, che ha operato 9 donne, la maggior parte senza utero dalla nascita, con le tecniche della fecondazione assistita sono poi stati impiantati gli embrioni, precedentemente creati e congelati, e adesso si attende il risultato, la nascita di bimbi sani.

Lo ha annunciato Mats Brannstrom, a capo dell’équipe, dal Congresso dell’Eshre (Società europea di riproduzione umana ed embriologia), in corso a Monaco di Baviera. In tutto il mondo ne sono già stati eseguiti 11, il primo, in Arabia Saudita nel 2000, è fallito: si è dovuto infatti rimuovere l’organo ‘nuovo’. Nel 2011 in Turchia su una paziente di 21 anni è stato trapiantato l’utero di una donatrice di 23 anni: questa volta l’intervento è riuscito, la donna è rimasta incinta, senza riuscire a portare a termine la gravidanza. “E’ proprio il successo delle gravidanze, portate a termine con la nascita di un bimbo sano, il vero banco di prova della riuscita di quest’intervento”, sottolinea Brannstrom.

Rimangono poche sfide nel campo dell’embriologia, come quelle alla scoperta di trattamenti della sterilità femminile come l’infertilità assoluta, dovuta alla mancanza di utero dalla nascita o all’isterectomia per l’eliminazione di un tumore o per gravi complicanze durante il parto. Condizione, spiega Brannstormm che affligge più di 150 mila donne in Europa, una condizione che vede nell’utero in affitto, la speranza di avere un figlio, ma rimane una pratica illegale in molti Paesi.

Il conto alla rovescia per conoscere l’esito del trapianto è iniziato, ma l’orologio in embriologia è soprattutto quello biologico, così in questi giorni di congresso il tema è stato discusso grazie a una indagine britannica dove è emerso che l’89% delle giovani donne conosce la possibilità di congelare i propri ovociti come riderva di fertilità e la giudica positivamente, e non per dilatare il tempo far carriera, ma solo se non ancora trovato l’uomo giusto.

“Fino a poco tempo fa non c’erano molte opzioni efficaci per rimandare la maternità in attesa del momento giusto. Adesso la vitrificazione – spiega Camille Lallemant, del Complete Fertility Centre of Princess Anne Hospital a Southampton – ha rivoluzionato il congelamento degli ovociti. Ma non è la carriera in cima alla lista delle ragioni per cui si decide di rimandare la maternità: le giovani donne che hanno risposto al sondaggio congelerebbero gli ovociti se a 35anni non hanno un partner fisso, non hanno ancora figli oppure presentano casi di infertilità in famiglia.

In Gran Bretagna, le cliniche riferiscono di un aumento di interesse nei confronti della procedura, dove fino al 2012 erano solo una ventina i bimbi nati da ovociti congelati. Ruolo importante dell’Italia con Andrea Borini, presidente della Societa’ italiana di fertilita’ e sterilita’ (Sifes) nonche’ direttore scientifico di Tecnobios procreazione, premiato ieri grazie al progetto tutto italiano che permette di selezionare l’ovocita migliore per avere maggiori probabilita’ di successo nella fecondazione assistita Il premio di 475 mila euro verrà usato per portare avanti lo studio, della durata di 18 mesi, in collaborazione con il Politecnico delle Marche e uno spin off dell’universita’ di Trieste (Elettra Sincrotrone).

Sara Pasquot

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