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Opinioni e commenti
 

Telemaco? Molto meglio Ulisse
Pubblicato il 07-07-2014


Chissà chi è l’incauto ghost writer che ha inserito nel discorso di insediamento di Matteo Renzi quale presidente della Commissione Ue innanzi al Parlamento europeo, la citazione di Telemaco. Forse pensava al romanzo di Massimo Recalcati  “Il complesso di Telemaco”!

Telemaco, nella mitologia greca, era il figlio di Ulisse, che dopo la presa della reggia di Itaca da parte dei Proci, con la pretesa di sposare la madre Penelope, muove alla ricerca del padre, partito venti anni prima dall’isola per partecipare alla guerra dei greci contro Troia. Queste vicende mitiche sono narrate nell’Illiade, il conflitto achei-troiani, e nell’Odissea con il racconto del viaggio di Ulisse per tornare in patria. Da esse si evince una lunga serie di insuccessi di Telemaco: prima inerte di fronte ai Proci, poi l’inconcludente viaggio alla ricerca del padre sotto la protezione di Atena, quindi il ritorno ad Itaca ed il rischio di essere ucciso dagli arroganti principi che pretendevano il trono e la sposa di Odisseo. Per non parlare di ciò che attende Telemaco dopo la scomparsa di Ulisse.

Al riguardo tre sono le versioni mitologiche: sposa Circe, sì, proprio la maga che aveva stregato il padre, e poi la uccide e si toglie la vita (o viene assassinato dalla loro figlia Cassifone, che secondo una diversa versione sarebbe stata vittima del figlio di Ulisse); sposa Nausica, la figlia di Alcinoo re dei Feaci che aveva conosciuto Ulisse durante il suo pellegrinaggio, innamorandosene; viene trucidato dalle Sirene, sulla nave che passa al largo della Campania, le quali si vendicano dell’inganno del padre che aveva ascoltato il loro canto senza uscir di senno, facendosi legare all’albero della nave.

In definitiva, Telemaco è un personaggio perdente: non si capisce come Renzi lo abbia proposto quale modello ai giovani! Sarebbe stato meglio, e più appropriato, richiamare proprio Ulisse, l’eroe greco senza tempo che sconfigge con lo stratagemma del cavallo l’imbattibile Troia, dalle mura invalicabili, che riesce, nonostante l’ostilità di Nettuno, a tornare a casa e a vendicare l’affronto dei Proci e che, secondo alcuni miti, riprende la navigazione oltre le Colonne d’Ercole, ritenute nell’antichità il limite della Terra, per amore della conoscenza, simboleggiando, così, l’uomo razionale sostenuto dalla sapienza, che combatte l’ignoranza delle superstizioni e degli idola tribus. Quell’Ulisse a cui Dante, nel XXVI Canto dell’Inferno della Divina Commedia, fa dire rivolto agli uomini: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza”.

Già quella conoscenza, laica e razionalista, che segna la storia del pensiero socialista democratico.

Maurizio Ballistreri

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