venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il tennis estivo continua a Umago e Gstaad
Pubblicato il 28-07-2014


Pablo CuevasL’estate di tennis continua. Uomini impegnati ad Umago in Croazia, e a Gstaad in Svizzera. Nell’ATP 250 di Umago torneo perfetto dell’uruguaiano Pablo Cuevas, che in finale batte lo spagnolo Tommy Robredo in due set (per 6/3 6/4) conquistando, così, il secondo titolo stagionale dopo la vittoria quest’anno a Båstad, sempre in due set, su João Sousa. Un titolo che vale doppio, considerato che nel 2011 è stato costretto a diversi interventi chirurgici che lo hanno tenuto lontano dai campi per oltre due anni.

Un ritorno che è costato caro in semifinale all’italiano Fabio Fognini, sconfitto da Cuevas per 6/3 6/4. Al secondo turno, poi, l’uruguaiano aveva eliminato anche Andreas Seppi, battendolo per 6-3 6-1 in soli 62 minuti. Invece Robredo era approdato alla finale eliminando in semifinale proprio il “padrone” di casa: il croato Marin Cilic, testa di serie numero 3, per 7/6 6/3. Il croato, precedentemente, aveva giocato un ottimo tennis, battendo facilmente il ceco Lukas Rosol a cui aveva concesso solamente due games nei quarti.

Un 6/0 6/2 pesante, a dimostrazione di un incontro in cui non c’era stata partita. Lo spagnolo Robredo era testa di serie numero 2 e non era certo un match facile da vincere per Cuevas, che si dimostra più costante. Così come non era semplice sconfiggere Fabio Fognini. L’azzurro ha sprecato un’occasione in questo torneo, dopo essere riuscito a vincere ai quarti, soffrendo, contro il giovane 17enne croato, Borna Coric, solamente dopo tre lunghi e duri set con il punteggio di 5-7 7-6 6-3. Non a caso si è visto un Fognini molto nervoso, che ha dovuto ricorrere ai suoi migliori colpi e faticare molto per venire a capo di un tennista talentuoso che gli ha tenuto testa sino all’ultimo; soltanto la maggiore esperienza dell’italiano ha permesso a Fognini di superare il turno.

Merito ad entrambi di aver regalato un grande spettacolo, giocando un tennis di alto livello. Il numero uno d’Italia e numero 20 al mondo ha vinto con la capacità di variare il gioco, venire a rete, fare palle corte per staccare da fondo campo l’avversario più inesperto e con più attitudine allo scambio lungo da fondo campo appunto. Sicuramente per lui ci saranno nuove occasioni per riscattarsi: a farsi sentire sono stati soprattutto i dieci anni di differenza d’età.

E dopo l’impresa quasi miracolosa e l’exploit straordinario di Cuevas ad Umago, che arriva ad alzare il trofeo partendo dalle qualificazioni, a Gstaad è un altro Pablo, lo spagnolo Andujar, a regalare un’altra sorpresa. Per 6/3 7/5 si impone in finale sul favorito argentino Juan Monaco. Quest’ultimo sembra andare in confusione, colpito dalla pressione, dalla precisione e dalla dinamicità del gioco dell’avversario. Classe 86, il giovane spagnolo conquista così il suo terzo titolo ATP, dopo le vittorie a Casablanca nel 2011 (su Potito Starace) e nel 2012. In semifinale, tra l’altro, qui a Gstaad aveva sconfitto il connazionale e testa di serie numero 4, Fernando Verdasco, in tre set, per: 6/3 6/7(2) 6/1. D’altronde sulla terra c’era da aspettarsi la vittoria di uno spagnolo, che da sempre prediligono tale superficie.

Soprattutto dopo il forfait dello svizzero Stanislas Wawrinka, che vuole prepararsi bene per la Coppa Davis di metà settembre contro l’Italia. Amareggiato dalla delusione degli scarsi risultati ottenuti a Wimbledon (ben sotto le sue aspettative), intende concentrarsi sui tornei di Toronto, Cincinnati e sugli US Open. Più quotati di Gstaad, giocare qui in casa avrebbe avuto un peso e una responsabilità superiori e forse, se non fosse riuscito a vincere il torneo, sarebbe stata una dura lezione difficile da digerire e accettare.

Barbara Conti

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