lunedì, 18 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Tennis, Halep e Petkovic
vincono in casa
Pubblicato il 15-07-2014


PetkovicDopo Wimbledon si torna a giocare sulla terra. Doppia soddisfazione per la Germania che, dopo la vittoria nella finale dei Mondiali di Brasile sull’Argentina, può esultare anche per la conquista del trofeo, nel torneo di Bad Gastein (in Austria), della tennista tedesca (di origine serba) Andrea Petkovic. La 26enne, testa di serie numero 4 del tabellone, diventerà numero 18 del ranking mondiale dopo questo successo. Con un doppio 6/3 ha battuto l’americana Shelby Rogers, dominando un match di certo non facile. Conquistando il suo secondo titolo stagionale, conferma le sue qualità atletiche e mentali (mantenendo una lucidità tattica, una calma, una tranquillità, che le permettono di avere un controllo del gioco e della palla sempre costante per tutta la durata dell’incontro). Già nel 2011, infatti, era arrivata ad essere numero 11 mondiale e, precedentemente, quest’anno si era fatta notare vincendo il torneo di Charleston.

Avevamo così premesso e capito che non sarebbe stata una meteora. Quel trofeo, conquistato con il 7-5 6-2 rifilato alla slovacca Jana Čepelová, era evidente che non poteva essere una coincidenza fortunata, ma una conquista ottenuta con un duro lavoro effettuato per riprendersi da diversi gravi infortunio, tra cui la lesione al legamento crociato del ginocchio destro all’Australian Open del 2008. Tuttavia siamo sicuri resterà un’occasione per la Rogers per farsi conoscere. Tennista dalla fisicità prorompente, ha una potenza di colpi che spesso mettono in difficoltà le avversarie che fa muovere agli estremi del campo (un po’ come faceva il suo idolo: la tedesca Steffi Graf).

Approda alla finale dopo aver battuto in semifinale la nostra Sara Errani (che dopo l’exploit in doppio con la Vinci dimostra di essere sempre comunque tra le più forti al mondo e sempre lì pronta a contendersi il titolo). E forse Sara paga proprio la stanchezza della finale in doppio con Roberta a Wimbledon e il cambio di superficie, col passaggio dall’erba alla terra rossa che offre diverse condizioni di gioco. Appare stanca, nervosa, infastidita dalla pesantezza del campo a causa della pioggia precedente. Voleva l’interruzione della partita poiché scivola più volte. Intimorita forse dalla scarsa aderenza la terreno, impaurita dal potersi re-infortunare come al Foro Italico a Roma (in cui in finale contro Serena Williams è rimasta in campo solamente per il pubblico), si sfiducia e non sembra neppure lottare più contro un’avversaria che non le dà tregua, la mette sotto pressione per tutto il match coi suoi colpi pesanti, tirando ogni palla (dalla risposta al servizio, dal dritto al rovescio).

Sembra inarrestabile e Sara si arrende con un più che onorevole 7/6 (12) 6/3. Forse proprio il tie-break, perso dopo aver lottato tanto, manda in sfiducia e in deconcentrazione la tennista azzurra, che manca dunque nel suo punto più forte: la lucidità tecnica e tattica, la regolarità di gioco e, appunto, la concentrazione. Avrebbe, così, potuto dare più filo da torcere alla Rogers, sebbene forse l’americana sarebbe stata comunque sempre più avvantaggiata dalla maggiore prestanza fisica che, specialmente sugli scambi brevi, la favorisce dandole una pesantezza nei colpi in top spin che costringono le avversarie a difendersi e a rimettere più che ad attaccarla. Un’impostazione di gioco difficile da accettare per una tennista quale l’italiana, abituata a dirigere lo scambio. Per lei, è stato però sempre un modo per mantenersi alta in classifica e per rinnovare l’ottimo risultato in doppio con la Vinci.

Tra l’altro, nei quarti, la Shelby aveva battuto anche la nostra Camila Giorgi per 7/6(1) 7/5, che si conferma una tennista di alto livello, dopo l’ottima qualità di tennis messa in campo ad Eastbourne: i risultati meritati per lei stentano ad arrivare, ma nessun dubbio sulla solidità dei suoi colpi e sull’eccellente tecnica con cui li esegue. Rilevante il suo coraggio di osare accelerazioni coi fondamentali e di venire a chiudere il punto a rete, dove mostra un sensibile tocco di palla di precisione rilevante. Da veterana specialista del doppio, anche Roberta Vinci regala ai connazionali la gioia di arrivare in finale a Bucarest, dimostrandosi una più che valida giocatrice anche in singolo. Prima impartisce una dura lezione in semifinale alla slovacca Kristina Kucova, a cui concede solamente 4 games. Un 6/1 6/3 che dimostra quanto sia stata una partita a senso unico, dominata sempre da Roberta che non ha mai permesso all’avversaria di entrare nel match. Dopo Wimbledon per lei è un modo per risollevarsi da un anno poco fortunato in singolare.

Simona_halepLa tarantina, testa di serie n. 2, giunge così alla sua undicesima finale in carriera, la prima stagionale, dove trova un altro astro nascente del tennis femminile mondiale, una conferma ormai consolidata: la rumena Simona Halep. Forte del sostegno del pubblico di casa, la rumena è inarrestabile. Roberta le prova tutte, gioca bene, fa del suo meglio, eccellendo soprattutto con palle corte di una precisione estrema (da fondo campo, col dritto e col rovescio), ma la Halep spinge tutte le palle e neppure le risposte aggressive in risposta dell’italiana servono ad incutere timore alla rumena, che si aggiudica il trofeo con un 6-1 6-3, che rende onore alla superiorità della Halep ma non all’impegno della Vinci. La rumena conferma il suo momento fortunato, di splendida condizione fisica, tanto da riuscire a correre ed arrivare agevolmente su tutte le palle.

Inutile sottolineare la soddisfazione di Petkovic ed Halep per aver trionfato nella propria nazione. Un’ultima nota la vogliamo dedicare anche a Fabio Fognini (sostenuto sugli spalti da Flavia Pennetta), arrivato in semifinale al torneo Atp di Stoccarda dove ha perso da Roberto Bautista Agut per 6/3 6/4. Nonostante l’evidente delusione per l’italiano, consolazione per lui è il fatto di essere uscito per mano del vincitore del torneo. Lo spagnolo, infatti, nel turno successivo ha battuto in finale il ceco Lukas Rosol in tre set: per 6/3 4/6 6/2. Sicuramente anche Bautista Agut è da tenere d’occhio e potrà continuare a far bene anche in futuro.

Barbara Conti

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