martedì, 25 settembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Turchia. Nulla
su cui (sor)ridere
Pubblicato il 31-07-2014


BattagliadelsorrisoPillole di storia: Mons. Angelo Roncalli, il futuro Papa Giovanni XXIII, è anche ricordato per il periodo in cui fu Nunzio apostolico in Turchia, periodo eroico, nel quale riuscì a salvare dalla deportazione nei campi di sterminio nazista migliaia di ebrei in fuga dall’Europa orientale. Le immagini che lo ritraggono in quel periodo lo mostrano in abiti civili senza alcun segno di riconoscimento religioso.

Il motivo è da ricercarsi nel fatto che nella Repubblica di Turchia, fondata nel 1923, sulle ceneri dell’Impero Ottomano, da Mustafà Kemal detto Ataturk, erano state introdotte una serie di riforme dell’ordinamento della nazione che avevano profilato uno stato rigidamente laico in cui era stato istituito il suffragio universale,  riconosciuta la parità dei sessi e soprattutto era sta abrogata la legge islamica.

Addirittura, ai membri del clero di tutte le religioni, a cominciare dall’Islam, fu  fatto divieto di esporre in pubblico i simboli della loro condizione.

Veniamo all’oggi: Dal 2002 la Turchia è governata dal AKP, un partito di ispirazione islamica, guidato da Recep T. Erdogan che, ha legato la sua leadership, pressoché incontrastata, da un lato a una crescita economica e uno sviluppo impressionanti, al punto da rafforzarne sensibilmente la popolarità presso la borghesia islamica e in larghi settori del paese, dall’altro procedendo con sistematicità a demolire le basi dello stato laico voluto da Ataturk, rintroducendo norme religiose come quella dell’obbligo del velo per le donne.

Bulent Arinc-donne-TurchiaNell’approssimarsi dell’ elezione diretta da parte dei cittadini del presidente della repubblica, nelle quali Erdogan è dato per favorito, si è raggiunto un altro stadio di preoccupante regressione. Il signor Bulent Arinc, autorevole membro del’AKP, attuale vice primo ministro, ha dichiarato (sic): “La donna saprà quello che è peccaminoso e quello che non lo è. Non riderà in pubblico. Non sarà seducente nel suo comportamento e proteggerà la sua castità”.

Incommentabile.
Specie se si pensa all’eventuale e tutt’altro che improbabile ingresso della Turchia nell’Unione europea (diverrebbe lo stato più esteso e il secondo più popoloso) a fronte di simili affermazioni, corroborate dalla progressiva reislamizzazione dello stato, occorre sottolineare che  appare oggi difficilmente praticabile e, per inciso,  non si sa bene quanto auspicabile.

Oltre alle clamorose violazioni dei diritti che hanno contrappuntato il governo dell’AKP, simili proposizioni sgomentano e sono la spia della preoccupante esposizione della nazione turca al morbo pestilenziale del fondamentalismo islamico le cui vittime principali, come è noto, sono le donne.

La grande scrittrice franco turca Elif Shafak, autrice, tra l’altro, de “La Bastarda di Istabul” (assolutamente da leggere), fu amaramente profetica:”Viviamo in un paese che proibisce alle sue figlie di amare. Un paese che punisce, consuma e cancella le sue ragazze perché si innamorano, sono folli e coraggiose, seguono il loro cuore, sono capaci di sognare e sperare”.

Correva l’anno 2007.

Emanuele Pecheux

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento