martedì, 25 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Tv, le dolci-amare
“lezioni di cioccolato”
con Luca Argentero
Pubblicato il 09-07-2014


Lezioni di cioccolatoNel momento in cui ai Mondiali di Brasile 2014 è scoppiato il caso Mario Balotelli, che si è detto vittima di atti di razzismo e discriminazione razziale, in un’epoca in cui si torna a parlare di Ius Soli, Canale Cinque in prima serata manda in onda un film del 2007 per la regia di Claudio Cupellini “Lezioni di cioccolato”. Per farci apprendere ad essere cittadini in un mondo sempre più globalizzato. Il tema della difficile integrazione per gli stranieri è affrontato in maniera fruibile, ma anche completa, con obiettività e ironia. Tante risate che aiutano a far riflettere con la straordinaria interpretazione di Luca Argentero vittima, al contempo artefice e carnefice, di uno scambio di ruoli. Imparerà a sue spese quello che significa essere un cittadino straniero a lavorare all’estero senza permesso di soggiorno.

Le “Lezioni di cioccolato” del titolo, infatti, non sono solamente quelle in senso letterale di un corso di cioccolato, ma anche gli insegnamenti di chi ha la pelle di colore come Kamal, l’operaio che ha “assunto” (ma non in regola) nel suo cantiere. E che ora deve aiutare se non vuole beccarsi una denuncia dopo che è caduto dal tetto, dove era salito senza misure di sicurezza a sua protezione. Sarà quest’ultimo a svelargli tutto l’universo che c’è dietro l’essere un operaio immigrato dall’Egitto. Fino a che capirà che, tra cioccolato bianco dolce, e quello amaro-fondente, esiste una via di mezzo che è il cioccolato vincente: quello con le nocchie, color nocciola come la pelle dei mulatti, magari di figli di immigrati di seconda generazione. Ossia la convivenza civile, la tolleranza, la cooperazione, la collaborazione e l’aiuto, l’arricchimento reciproco che deriva dall’unione di due culture diverse. Apparentemente ai poli opposti, ma in fondo molto simili.

TRAMA – In una delle sue migliori prove al cinema, Luca Argentero è Mattia Cavedoni, geometra e imporenditore senza scrupoli, che si trasforma, in uno scambio di ruoli amaro-comico, nel suo operaio egiziano Kamal (interpretato da Hassari Shapi). Nel cast anche una controversa Violante Placido, un’attivista volontaria dei diritti di chi è discriminato che, per ironia della sorte, si innamorerà a sua insaputa di colui che più odia: Mattia-Argentero, a suo avviso fautore di ingiustizie nei confronti di Kamal, che però è lo stesso che sta vestendo i panni dell’egiziano per aiutarlo dopo il grave incidente che lo ha colpito e che gli impedisce di poter usare le mani, avendo le braccia rotte.

Sarà lei, Cecilia Ferri da Frascati (alias Violante Palcido) a fare a Mattia-Argentero (nei panni di Kamal), da tutor nel corso di cioccolato della Perugina per poter aprire una cioccolateria in Italia (l’unica salvezza rimasta al vero Kamal). E poi Neri Marcorè (il maestro cioccolatiere di mezza età Gaetano Conti), il capo-chef, l’insegnante del segreto per creare un cioccolato che sia la pace dei cinque sensi, apparentemente un esaltato evanescente, ma che darà la più preziosa delle lezioni: o zero o due.

Di fronte a due risorse umane, mai perdere un talento brillante, meglio rischiare entrambi per averli tutti e due. Solamente così si otterrà il massimo dell’efficienza con il minimo dell’investimento, che è la filosofia che domina tutto il mercato, non solo quello dell’edilizia. Si giunge alle conclusioni con una comicità e un’ironia acute, sofisticate, brillanti, intelligenti, costruite piano piano, mai indotte, ma fatte assimilare ai protagonisti e al pubblico a poco a poco, perché per il cambiamento ci vuole tempo ed è un lavoro quotidiano da fare che si crea giorno per giorno. Non è la provenienza, l’estrazione sociale, il ruolo ricoperto, l’età, il sesso a impedire un’amicizia o un amore, ma la conoscenza, il rispetto, la stima e la fiducia reciproche. E così Mattia-Argentero imparerà il significato del vivere civile e del due: della coppia in amore e nell’amicizia. In questo Luca Argentero ha dovuto fare una grande trasformazione su di sé: lo vediamo trasformato fisicamente (capelli tagliati, lampade per scurire la carnagione, nuovi abiti, nuovi ritmi e stile di vita); la sua non è una metamorfosi solamente metaforica e/o psicologica o mentale, è anche fisica.

A partire dalla voce: straordinaria l’interpretazione di indovinare tutte le sfumature del tono vocale, con le giuste intonazioni e interazioni. Una forte mimica visiva fa il resto. La chiave di riuscita del film, però, è la profonda semplicità, intuitività e istintività con cui viene lanciato il messaggi: apparentemente così naturale, immediato, diretto e scontato, eppure così sofferto nella sua conquista. Nulla è lasciato al caso, né trascurato. Chi, come Kamal, ha sofferto e subito, con astuzia, sagacia, furbizia e intelligenza ha l’occasione del suo riscatto. Chi ha sfruttato, imparerà la lezione….non solo quella di cioccolato. Imparerà cosa significa lavorare nei campi o nei cantieri, con il problema di capire e farsi capire, con le difficoltà della lingua diversa che creano buffe incomprensioni, però pregne di senso se si pensa alle conseguenze che potrebbe portare.

Con chi ha bisogno che rischia che tutti lo vogliono “comprare” e corrompere col denaro, senza umanità, proprio perché è in difficoltà e lavora in nero e non ha garanzie. E guai ad arrivare in ritardo, agli stranieri non è concesso. D’altronde: “non possiamo metterci a fare un dibattito sull’immigrazione, perdiamo tempo e basta” si esclama cinicamente nel film, come fosse un vicolo cieco da cui è impossibile uscire. A loro spetta solo lavorare a bocche chiuse, nessun divertimento, né feste, mentre gli “occidentali ricconi dei padroni e dei capi” se la spassano in discoteca ad ubriacarsi magari. Loro non hanno diritti, neppure di andare in Commissariato per una denuncia, perché non hanno il permesso di soggiorno.

E se agli occidentali sembra una banalità richiedere un visto o un permesso di soggiorno, così non è in realtà. Per non parlare dei rischi di sentirsi male per i pressanti ritmi elevati di lavoro; ma anche lì, ironia della sorte, per alzare la pressione troppo bassa danno del cioccolato a colui (Mattia Cavedoni, alias Luca Argentero), che sta seguendo il corso di cioccolato al posto del vero Kamal, vestito da lui. Dunque è una commedia solamente per la capacità di sapere sdrammatizzare e mettere sotto forma più “leggera”, ma non mero amara e cruda, la realtà dei fatti, descrivendo la vita di un immigrato in Italia. Mai giudicare, né fare i buoni samaritani, se non si vuole finire a sua volta processati.

E poi il problema della poligamia, in contrasto con le frequenti scappatelle della società moderna o i relativi conseguenti tradimenti di relazioni precarie come l’impiego. Eppure c’è chi, pur lavorando tantissime ore al giorno, in nero, in condizioni durissime, in cantieri abusivi magari in cui non vengono pagati gli straordinari, dormendo pochissimo, trova ancora in sé l’orgoglio e l’amore per la propria nazione, perso da chi vive negli agi spesso. Nella società occidentale e moderna del consumismo e degli sprechi, c’è chi risparmia anche qualche decina o centinaia di euro per mantenere con mille euro anche più di dieci persone: la sua famiglia e quella del fratello, come Kamal.

Ed ecco che, allora, dopo aver provato tutto questo, Mattia- Argentero si ritrova a ridere e scherzare con Kamal davanti alla tv e alla partita di calcio da veri amici (si scopre dunque che Kamal beve il vino e mangia la carne di maiale perché è cristiano pure lui, di sottogenere copto, non musulmano), ma non prima di aver rischiato di perdere tutto, una volta sgamato l’inghippo. Anche l’amore di Cecilia-Violante Placido. E così viene svelata l’ultima delle lezioni: spesso la soluzione più semplice è la migliore; quando il vero Kamal si presenta spontaneamente e racconta con sincerità la verità, gli viene concessa l’opportunità del concorso per i 100 anni della “Perugina”, con l’aiuto del suo socio, ritrovato ma cambiato: l’umile e disponibile Mattia-Argentero. Curiosità, presentatore del concorso per il centenario della Perugina è il regista di “Ti ricordi di me?” Rolando Ravello, una partecipazione straordinaria ed indovinata.

E lo stesso vale in amore quando i due si confesseranno i propri limiti, le proprie paure e debolezze, il proprio passato: sarà allora che la loro vera storia d’amore nascerà; come dovrebbe accadere quando si incontrano due persone di sue popoli diversi: conoscersi, spiegarsi, capirsi, amarsi, rispettarsi. Un velo di romanticismo e tenerezza non poteva mancare né guasta in questa commedia dolce-amara come il cioccolato. È così ora è davvero nato il cioccolatino-bacio italo-egiziano ai datteri ed alla nocciola “I love Shamira” (la moglie di Kamal: “perché la donna va amata e sposata”).

Barbara Conti

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