sabato, 18 agosto 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

UN PRESIDENTE ‘POPOLARE’
Pubblicato il 15-07-2014


Jean-Claude-Juncker

Sono giorni di attese e sussurri per L’Europa dei 28, unica grande certezza è arrivata quest’oggi quando è stata confermata l’elezione del presidente della Commissione Europea: Jean- Claude Juncker. L’avvocato del gruppo popolare ha ottenuto una maggioranza molto solida, nonostante i timori della vigilia: 422 voti a favore anche se ne sarebbero bastati 376. L’ex premier lussemburghese si è mostrato sin da subito figlio dell’accordo che lo ha portato in vetta, mostrando maggiore disponibilità e flessibilità (a parole) verso le richieste italiane.
Intanto dalle parole, dal Partito Socialista Europeo, si richiedono i fatti. Il Presidente del PSE Sergei Stanishev ha detto: “Da ora fino al 2019, il PES farà pressioni incessantemente per garantire che la Commissione di Juncker persegua un percorso più progressista – ha sottolineato Stanishev – il signor Juncker ha fatto promesse importanti: il piano investimenti, l’assistenza sociale per i lavoratori europei, una strategia di investimenti progressiva, ed un ampliamento per le Youth Guarantee. Lo giudicheremo su questi impegni ad assicurare che la sua Commissione non persegue un approccio ‘business as usual'”.

Insomma, anche se il PES ha accolto con favore l’elezione del rappresentante del Partito Popolare europeo non si accontenta delle dichiarazioni “democristiane” di quest’ultimo. Juncker si trova così davanti la difficoltà di dover rispondere alle istanze socialiste e del ‘blocco’ Hollande-Renzi sulla flessibilità senza per questo cedere e venir meno al suo ruolo.

Ma non è la sola sfida davanti alla quale si trova il neo presidente: in primis il rigore richiesto da Berlino e dalla Bundesbank (che rischia un’ingerenza eccessiva nella Bce), tentare di mediare (proprio lui che è la causa del malumore di Cameron) e ricucire i rapporti con Londra e infine riuscire a trovare una soluzione tra Ucraina e Putin senza guastarsi con gli Usa. Proprio la questione estera sembra quella più spinosa e legata anche al ruolo contestato al nostro Ministro Mogherini. L’inquilina della Farnesina è stata contestata a est per il ruolo per lei concordato. Eppure pare che l’intrigo sia più complicato del previsto: dietro il muro europeo non ci sarebbero 11 governi in tutto con i polacchi e i baltici e le loro richieste, ma gli Usa.

Pare infatti che non sia stata digerita la larghezza di vedute e di aperture italiana e tedesca e che quindi gli Usa si siano messi di traverso spingendo in particolar modo gli alleati polacchi. Nessuno mette in dubbio l’opposizione da Est alla candidatura della Mogherini però in pochi ricordano che gli accordi di Vilnius caddero proprio in conseguenza della cattiva gestione che ne fecero proprio la Polonia e i tre Paesi Baltici che impostarono gli accordi in chiave anti-russa.

Ad ogni modo gli Usa sono ancora protagonisti, anche nella contesa delle nomine ma nel frattempo accanto a Germania e Italia si sono schierati anche altri sette paesi contro le sanzioni economiche alla Russia. Francia, Lussemburgo, Austria, Bulgaria, Grecia, Cipro e Slovenia non vedono ragioni nel contesto attuale per l’introduzione di sanzioni economiche e limitazioni nello scambio commerciale contro la Russia. Un nodo importante che rischia di mandare in frantumi il trattato di scambio commerciale con gli Usa.

Maria Teresa Olivieri

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento