giovedì, 16 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

UN SENATO RIFATTO
Pubblicato il 10-07-2014


Boschi_Calderoli_Finocchiaro

La Commissione Affari Costituzionali del Senato ha approvato all’ultimo momento l’emendamento dei relatori, nella nuova formulazione che prevede che i senatori vengano eletti dai Consigli regionali su base proporzionale. Ora la Commissione dovrà esprimere il voto finale sul testo. L’emendamento si era reso necessario dopo le proteste della Lega e di Ncd, i cui voti possono essere determinanti in presenza di una consistente opposizione interna a PD e PDL al momento del voto in Aula. L’emendamento sulle modalità di elezione dei senatori da parte dei consigli regionali aveva acceso le forti proteste di Calderoli.

Ma alla fine tutto è rientrato. La presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato, Anna Finocchiaro, aprendo le porte a future modifiche, era intervenuta nel pomeriggio nell’Aula del Senato per chiedere il rinvio a lunedì dell’inizio dell’esame del ddl sulle riforme costituzionali. In realtà lo stop era arrivato perché attesa una nuova versione dell’emendamento sulle modalità di elezione dei senatori da parte dei consigli regionali. Il testo era stato messo a punto dopo un incontro tra il ministro Maria Elena Boschi, i capigruppo di Fi e Pd, Paolo Romani e Luigi Zanda, nonché Gaetano Quagliariello e Andrea Augello di Ncd.

“Così non va, non c’è accordo. A questo punto andiamo in Aula lunedì e lì scioglieremo i nodi”. Aveva detto il correlatore alla riforma, Roberto Calderoli spiegando che sia lui che diversi senatori della maggioranza sono in disaccordo con la formulazione.
“L’emendamento – aveva spiegato Calderoli – da una parte prevede l’elezione su base proporzionale dei senatori da parte dei consigli regionali, ma dall’altro aggiunge che questa deve avvenire tenuto conto della consistenza dei gruppi consiliari. Questo significa che si sa già in partenza quanti senatori spettano a ciascun gruppo, e che quindi il voto dei consiglieri regionali perde di peso. Se aggiungiamo – aveva detto ancora l’esponente del Carroccio – che la norma transitoria stabilisce che i senatori verranno eletti dai consigli regionali sulla base di listini bloccati, capiamo che i futuri senatori li sceglieranno i capigruppo e non verranno eletti dai consiglieri regionali”. Traducendo, secondo Calderoli, questa formulazione avrebbe favorito la maggioranza nei consigli regionali, che in moltissime amministrazioni è Democratica oppure di Forza Italia.

La relatrice alle riforme, Anna Finocchiaro, dopo un lungo colloquio il ministro Maria Elena Boschi e Roberto Calderoli, si era detta disponibile a recepire modifiche al proprio emendamenti sulle modalità di elezione dei senatori. Emendamenti che comunque verranno presentati durante i lavori dell’Aula.

Durissimo il commento del  senatore Vannino Chiti. “Si stanno squassando gli equilibri della Costituzione”. Il senatore PD, primo firmatario di un testo di riforma del Senato alternativo a quello del governo, ha annunciato che presenterà emendamenti: “Vi pare normale – ha chiesto Chiti – che libertà religiosa, diritti delle minoranze o temi come testamento biologico siano leggi di competenza prevalente della Camera, che esprime la maggioranza di governo? O che alla nona votazione chi ha vinto le elezioni alla Camera elegge il Presidente della Repubblica?”. L’esponente Pd propone “la riduzione dei deputati a 470 o 315”. “Sarebbe giusta dal punto di vista del funzionamento della Camera, degli equilibri costituzionali da mantenere e porterebbe un risparmio. Perché non si fa? Per scarso coraggio – ha insistito –  perché si ha paura. Si considerano i deputati dei bambini. Non considerando evidentemente così forte la proposta di riforma, si pensa che i deputati, sapendo di dover passare da 630 a 470, possano non votarla. Questo mi pare offensivo verso i deputati”.

Sullo stesso tono Luigi Di Maio del Movimento M5S. “Il Pd di Renzi doveva essere il partito della velocità. Con noi si sta rivelando quello della confusione e della perdita di tempo”. “L’asse sulle riforme – ha detto ancora – si sta sfasciando. Un Pd con fronde e mal di pancia. Forza Italia che rimanda la propria assemblea di partito da settimane non riuscendo a fare la quadra: tra i parlamentari di Berlusconi è ormai chiaro che il Patto del Nazareno sia un salvacondotto per lui. L’unica cosa su cui sono stati d’accordo fino ad ora – ha osservato Di Maio – è l’immunità parlamentare (reinserita!) e l’affossamento delle leggi di iniziativa popolare e dei referendum”.

Intanto 22 senatori di Forza Italia hanno preso carta e penna e scritto a Berlusconi chiedendo “il rinvio dell’incardinamento in Aula del testo di riforma del Parlamento allo scopo di ottenere il risultato unitario che vogliamo garantire al Presidente Silvio Berlusconi e al processo di riforme urgenti che il Paese attende”. Ma il capogruppo di Fi in Senato, Paolo Romani, a termine della riunione del partito ha confermato che sul meccanismo di elezione dei senatori da parte dei Consigli Regionali è stata “trovata la Quadra” e che c’è stato un chiarimento su questo con il leader di Ncd, Angelino Alfano. Per Romani nella riunione del gruppo Fi, molti dei dissidenti, hanno “dichiarato che si atterranno alle posizioni del gruppo”. “Dei 22 che hanno firmato la lettera – ha aggiunto – 5 sono di Gal, e 17 di FI, e molti tra questi ultimi alla fine si atterranno alle decisioni della maggioranza. Alla
domanda se ci sarà votazione Romani ha risposto negativamente: “Nelle riunioni congiunte dei gruppi parlamentari non siamo abituati a votare. Sarà Berlusconi a trarre le conclusioni”. Tradotto: nelle riunioni di Forza Italia ognuno può dire quello che vuole, tanto a decidere è sempre Berlusconi.

Daniele Unfer

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