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Opinioni e commenti
 

Un veto da Est contro Mogherini «È troppo amica della Russia»
Pubblicato il 18-07-2014


Un veto da Est contro Mogherini
«È troppo amica della Russia»

Luigi Offeddu per “Il Corriere della Sera

La miccia che aveva acceso le polveri al vertice Ue, forse mal interpretata, era stata quella frase di Matteo Renzi: «L’Italia chiede soltanto rispetto, non una posizione o un’altra». Commenti come petardi, poche ore dopo, da eurodeputati tedeschi, da ambienti vicini alla cancelliera Merkel, e da fonti diplomatiche lettoni: «Tutti i 28 Paesi Ue chiedono rispetto, anche la Polonia o la Lettonia.

Questo è scontato, è la base del principio comunitario. Ma l’Italia non stava chiedendo “soltanto” rispetto: stava chiedendo precisamente e con forza una posizione, quella di Alto rappresentante per gli affari esteri, e la chiedeva per una persona con nome e cognome, Federica Mogherini. È una “mancanza di rispetto” il fatto che la richiesta italiana non sia stata accettata?».
Confusione un po’ dovunque, sotto le volte del vertice: mentre 11 Paesi confermavano apertamente il loro «no» alla candidata italiana, Renzi spiegava che «non ho visto opposizioni a Federica Mogherini, non c’è stato alcun tipo di messaggio negativo sull’ipotesi della candidatura di Mogherini. L’obiettivo dell’Italia non è avere una poltrona».

Ora il vertice è stato aggiornato a fine agosto. E solo ora, appunto, lo si intuisce: è possibile che la frase di Renzi — «l’Italia chiede rispetto» — fosse un bel calibrato segnale diplomatico, anche a fine interno. Qualcosa come: accettiamo che la partita sia andata persa per Federica Mogherini, siamo anche pronti ad altre trattative per agosto e abbiamo già altri argomenti da giocare, ma in queste nuove trattative vogliamo il rispetto e la fiducia che merita un Paese fondatore, e anche un posto degno del nostro ruolo. Tutto legittimo, tutto negoziabile, secondo i canoni e le buone regole della diplomazia europea.

Posatesi le polveri del vertice, le fonti tedesche e baltiche rimarcano però una «sottovalutazione, da parte italiana, della storia dell’Est, degli equilibri strategici, e della concretezza delle nostre preoccupazioni. Con in più l’effetto di aver lasciato esposta una candidata incolpevole, lanciata allo sbaraglio».

Berlino ha naturalmente i suoi continui contatti con tutto l’Est e il Cremlino, ha solo interesse a mantenere buoni rapporti d’affari con Vladimir Putin, e ha in genere un buon rapporto anche con Renzi e il suo governo, un rapporto che certo non si guasterà per una poltrona scivolata via: ma non gradisce giocatori liberi, magari in fuorigioco, che entrino in campo senza preavviso, ignorino i fischi dei guardalinee e magari intreccino qualche passaggio con gli attaccanti russi.

Anche la visita di Mogherini a Mosca, come rappresentante della presidenza italiana Ue ma senza — pare — adeguata consultazione con alcune capitali dell’Est, non viene condannata come un atto voluto di «eresia» diplomatica, ma piuttosto giudicata come un frutto di inesperienza o improvvisazione: non — o non solo — di Federica Mogherini, bensì del suo governo.

E il veleno sta nella coda dei criticoni: «Fin dall’inizio, per sostenere la vostra candidata, forse sarebbe stata meglio l’azione di una diplomazia cauta, tradizionale, tutta centrata sulla mediazione. Merkel oppure Hollande, quando parte un negoziato, non stanno mai in prima fila, e gridano solo al momento cruciale. Qui le battute non servono a molto».

Parole poi riprese, con tema e accenti però diversi, dalla presidentessa lituana, Dalia Grybauskaite: «Vediamo che alcuni candidati esprimono apertamente le loro opinioni a favore della Russia. Naturalmente, tali candidati sono del tutto inaccettabili per il nostro gruppo di Paesi».

Ora tutto dipende dalle trattative più o meno ufficiose di luglio-agosto. E anche da ciò che si dirà in Italia, nel comprensibile imbarazzo di questi giorni. Per spiegare ad esempio quanto accaduto, la vicepresidente del Senato Linda Lanzillotta, di Scelta civica, nota in tv che «prima in Italia, adesso in Europa, Renzi sta cercando di cambiare la cultura della classe dirigente.

Un’operazione certamente complicata, per questo la candidatura di Federica Mogherini, che è simbolica e anche provocatoria, non viene completamente accettata dall’establishment europeo». Varsavia e altre 10 capitali prendano nota. Anche se, per quanto contrarie, nessuna di loro è arrivata a definire come «simbolica e provocatoria» la candidatura Mogherini.

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