mercoledì, 18 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Alcoa, una morte annunciata
Pubblicato il 26-08-2014


Alcoa-chiusuraAltro che Ice Bucket Challenge la vera secchiata d’acqua è arrivata sulle schiene dei lavoratori sardi che hanno saputo tramite un’email della chiusura dell’azienda americana Alcoa a Portovesme.
In realtà lo stabilimento del Sulcis per la lavorazione dell’alluminio era già fermo dal novembre 2012 e per i dipendenti vi era stato solo il prolungamento di un altro anno di cassa integrazione, a luglio però sembrava arrivata la schiarita dal Mise: i sindacati annunciavano che il colosso svizzero Glencore era interessato ad acquisire lo stabilimento di Carbonia-Iglesias. Ma i dubbi al riguardo restano perché l’azienda americana ha motivato la chiusura in quanto la fonderia di Portovesme non è competitiva e la storia dell’azienda ricorda come negli ultimi anni, quasi dieci, lo stabilimento sia riuscito a vivacchiare grazie agli aiuti di Stato. Già del 2006 la situazione critica per la fonderia sarda portò il Governo italiano a promettere e a elargire agevolazioni pur di “far restare l’Alcoa in Italia”. Dal 1996, grazie alle tariffe agevolate, il risparmio di Alcoa sarebbe stimabile in circa 2 miliardi di euro, con la legge “salva Alcoa” soltanto dal maggio del 2010 quest’ultima ha pagato per ogni chilowattora fra i 34 e i 36 euro, contro i 70 euro medi di mercato, uno sconto nella bolletta elettrica scaricato nelle tasche degli italiani.
A nulla è servito, anzi! Il risultato è stato quello di vedere il nostro Paese condannato dall’UE per aiuti di Stato, e dopo la procedura d’infrazione anche la beffa da parte del colosso americano che mentre annunciava l’interruzione dell’impianto di Portovesme nello stesso momento ne apriva uno nuovo di zecca in Medio Oriente.
Per il momento il presidente Bob Wilt ha tentato di rassicurare l’Italia da New York: “Continueremo a rispettare gli impegni assunti per i nostri dipendenti e i nostri stakeholder, in buona fede, come abbiamo sempre fatto”. L’azienda afferma infatti di aver predisposto “un programma di sostegno finanziario e sociale comprensivo di servizi per l’outplacement e la ricerca di una nuova occupazione. La chiusura di Portovesme – sottolinea il gruppo – è coerente con la strategia di Alcoa di creare un business nelle commodity competitivo a livello globale e con l’obiettivo di migliorare il proprio posizionamento sulla curva del costo mondiale di produzione dell’alluminio raggiungendo il 38esimo percentile entro il 2016″.
Ma i sindacati sono comunque sul piede di guerra, la Cgil ha replicato definendo l’annuncio “un disco rotto“, perché “l’azienda va avanti con queste dichiarazioni da ormai 3 anni”. Il segretario della Cgil Sardegna, Michele Carrus ha dichiarato che “quello che importa è che l’azienda confermi l’impegno a mantenere in efficienza gli impianti e facilitare la cessione ad altri operatori che possano rilevare e mantenere in funzione” la struttura. E chiede quindi un “impegno, alla regione e al governo, per trovare un acquirente interessato allo stabilimento”.
Ma la vera preoccupazione ora riguarda i lavoratori dello stabilimento sardo che rischiano di andare a ingrossare le file dei disoccupati della provincia di Carbonia Iglesias, dove per l’Istat già uno su cinque non ha lavoro.

Maria Teresa Olivieri

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Commenti all'articolo
  1. La situazione produttiva e occupazionale sta vivendo momenti drammatici, soprattutto in Sardegna, ma non solo, mentre ancora una volta i massimi livelli italiani e il governo discutono sull’abolizione dell’art. 18. L’incongruenza di certi ragionamenti proprio non si capisce o meglio qualche secondo fine lo avranno di sicuro.

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