venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Amara America: San Francisco e i giovani homeless per protesta
Pubblicato il 18-08-2014


giovani-homeless-americaniSan Francisco, agosto 2014 – Non solo l’America delle grandi opportunità. Non solo l’America delle ville a Beverly Hills, dei divertimenti sfrenati di Las Vegas e delle stelle di Hollywood.

Inaspettatamente, passeggiando sulla Market street, la via principale di San Francisco, si incontrano decine di homeless. Fino a qui nulla di strano. Ma prestando maggiore attenzione si scopre con grande curiosità che la stragrande maggioranza di questi sono giovani, se non giovanissimi. A guardarli in viso, non gli si darebbero più di venticinque anni. La cosa non può non destare interesse – anche se i passanti si dilettano a fare shopping sulla lunga via, forse indifferenti -, forse ormai abituati al pesante divario sociale presente negli USA. Una ragazza, tra i tanti, è accasciata a terra, sporca, dal suo sguardo arriva rabbia, ma anche tanta sofferenza, tiene tra le mani un cartone con su scritto: “Ho 19 anni e sono già una senzatetto: aiutatemi”.

Proseguendo in direzione del meraviglioso Pier 39, decido di fermarmi da questi ragazzi, per capire cosa stia succedendo, per comprendere cosa li spinga a prendere una scelta tanto drastica, nel caso in cui siano stati loro a decidere. Ponendogli non poche domande ho finalmente la risposta a tutti i miei interrogativi: sono manifestanti. La loro è una forte protesta contro una società, a loro dire, classista, che non lascia spazio a tutti i cittadini e non offre a tutti pari opportunità. Sono delusi, arrabbiati, speranzosi che qualcosa possa cambiare, attraverso la loro protesta. Sembra che questa iniziativa stia prendendo piede anche in altre città degli States e lo verificherò nelle mie prossime tappe.

Dopo anni di silenzio, dopo tutte le accuse a una nuova generazione “bruciata”, senza stimoli, priva della capacità di lottare per un sistema migliore, sembra quasi di esser tornati al lontano ’68, seppur in forma diversa. Il loro scopo è estremizzare. E ci credono davvero, perché lo fanno sulla loro pelle, mettendo a repentaglio il loro futuro, andando contro le loro famiglie le quali, come raccontano, non comprendono, per lo più, una scelta tanto categorica. Un ragazzo di ventitre anni mi rivela che da tre mesi non vede la strada di casa, i comfort di cui godeva li ha ormai dimenticati, il letto caldo e la doccia fresca sono un lontano ricordo. Vivono in condizioni difficili, sono spesso sotto controllo delle polizia che locale che “limita la loro possibilità di esprimersi”. Dietro a questa estrema presa di posizione è intravedibile però un ritorno alla presa di coscienza da parte delle nuove generazioni. La contestazione sociale si affaccia ancora sul panorama attuale, pronta ad espandersi, almeno fino a quando otterrà ciò che richiede. Intanto aspettiamo, con non poco interesse, gli sviluppi di questa vicenda, curiosi su quale sarà la risposta del governo.

Francesca Fermanelli

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