giovedì, 23 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Angelo Santoro:
L’ergastolo finanziario
Pubblicato il 13-08-2014


Dalla vicenda che ho ascoltato sembra che le banche si siano addirittura sostituite all’ordinamento giudiziario applicando di fatto la “pena di morte e l’ergastolo finanziario”.

In un Lunedì di metà Luglio abbiamo scoperchiato un grande masso. Prova ne è il numero di commenti arrivati e pubblicati in calce alla mia lettera che gentilmente avete ospitato in homepage. Ma sotto il masso abbiamo trovato una sorpresa. Un numero incredibile di famiglie, commercianti e imprese fallite per la incapacità di moltissimi bancari e di alcuni banchieri che, per la loro ingordigia personale, affondano migliaia di famiglie così come ci viene riportato da un imprenditore dopo le mie pubblicazioni sul Vostro quotidiano online. Questo signore, a me del tutto sconosciuto prima d’ora, è venuto nella sede di “Interessicomuni” e con celato pudore mi ha “dipinto” una storia “attuale” di tanti anni fa: quella della sua famiglia e della Banca Nazionale del Lavoro “acchiappando” la mia fantasia e la mia curiosità così come avevano fatto l’altro giorno, Salvatore, Lorenzo e Francesco davanti alle telecamere della RAI. Una lunga narrazione questa, di banche e prostrazione.

Gli studi umanistici vedono le mie radici culturali e la mia continua gratificazione estetica nella bellezza di ogni forma d’arte. Musica, dipinti, statue ed affreschi dei nostri talenti italiani sono un orgoglio, oltre che un piacere, per una persona come me. Da poco però ho avuto la possibilità di scoprire un’altra forma d’arte, tutta italiana. Un’espressione artistica che mai prima d’ora aveva suscitato in me interesse e acceso la fantasia. Forse perché mi era dapprima ignota. Esiste un’espressione artistica nata nel XX secolo che, come tutte le altre forme d’arte, appaga una parte di noi. L’arte si appropria di intere aree del nostro corpo. Questa tipo di arte fa la stessa cosa: è la robotica industriale. Mentre ascoltavo ho scoperto un’azienda che vent’anni fa aveva già teorizzato, ideato, progettato ed in parte realizzato una fabbrica automatica, una “fabbrica al buio”. La meccatronica, una disciplina dell’arte meccanica che ha permesso e permetterà sempre di più di sollevare dalle fatiche fisiche le persone nei loro luoghi di lavoro; per riscattarle da semplici portatori d’opera ad una più evoluta e gratificante attività di controllo e di gestione dei cicli produttivi industriali.

Questa filosofia produttiva è la teorizzazione dell’arte, appunto, che accennavo prima. Anche qui, e mi scuso se abuso di nuovo questo termine a me caro, questa forma artistica eleva gli uomini dai lavori “usuranti”, per la dignità umana, ad esseri pensanti, a menti istruite e profondamente libere di poter controllare le macchine che faticano per loro.

Il Dott. Mandelli, esponente di terza generazione di questa storica famiglia piacentina, mi ha esposto una relazione (assumendosi tutta la responsabilità delle sue parole) di un’Italia operosa che ha lavorato, che ha contribuito a ridare splendore e credibilità al nostro Paese agli occhi del mondo intero nel dopoguerra.
La Mandelli nasce nel 1932 da una precisa volontà di due fratelli Renato e Mario che, per poter lavorare senza sottostare alle rigide disposizioni fasciste di prendere la tessera del partito per poter essere assunti, decidono di mettersi in proprio aiutati dai quattrini guadagnati dal padre semi-migrante che faceva la spola tra l’Italia e gli Stati Uniti ad inizio secolo scorso. Alla fine degli anni 60, il fondatore Renato decide che era giunto il momento di tramandare l’azienda ai suoi tre figli maschi.

La seconda generazione Mandelli, per crescere ulteriormente, sente la necessità di un’ampliamento; da quì la volontà di quotarsi in Borsa spropriandosi di una parte delle azioni a favore del grande pubblico per racimolare una massa monetaria sufficiente ad acquisire una serie di “officine” terze con tecnologie complementari.

L’iter per potersi quotare in Borsa però passa attraverso alcune lunghe e complesse operazioni, con l’aggiunta di particolari adeguamenti che richiedono un partner finanziario adeguato che ti conduca sul mercato azionario.
La Mandelli intravede nella principale banca italiana dell’epoca la migliore garanzia di successo: la Banca Nazionale del Lavoro. la BNL entra nell’azionariato Mandelli prima della quotazione a Piazza Affari con la strategia finanziaria che, una volta quotata, la famiglia Mandelli e la BNL avrebbero ceduto in proporzione quote di loro proprietà a favore del mercato borsistico. Ottobre 1989. Quotazione ufficiale della Mandelli S.p.A. alla Borsa Valori di Milano. Un successo.

A questo punto la Mandelli investe tutto quello che raccoglie dalla cessione azionaria per acquisire alcune importanti realtà imprenditoriali nazionali. Ma non basta, purtroppo. Il ciclo virtuoso delle commesse ricevute per produrre intere fabbriche automatiche richiede anni di investimenti prima di essere liquidate. E la necessità di crescere non si è conclusa. Ed ecco a questo punto “l’agguato”, entra in campo il deus-ex-machina e cecchino di tutte le criticità: il presidente della BNL stessa. Costui, “suggerisce” un business irrinunciabile, un vero affare! Alcuni suoi parenti stretti hanno investito in aziende metalmeccaniche in tutta Italia creando un gruppo industriale complesso. Ma sono degli incompetenti. Allora chi meglio dei Mandelli potrebbe rinvigorire tali expertise presenti in queste realtà imprenditoriali decotte e mal gestite?

Il presidente della BNL in persona si fa garante di concedere alla Mandelli i prestiti per acquisire le aziende metalmeccaniche dei suoi consanguinei, le “sue”! Precisa anche di non entrare troppo in merito alla cifra da esborsare tanto ai finanziamenti ci avrebbe pensato Lui come presidente di BNL. Qui sta l’errore della famiglia Mandelli: un errore venale e poco etico perché di fatto si prestano a pagare delle “tangenti” all’uomo che dirige la più grande banca italiana, la BNL appunto.

Si erogano i finanziamenti e la Mandelli, facendo shopping di aziende, raggiunge la ragguardevole dimensione di un gruppo multinazionale con migliaia di dipendenti. Arriva il 1992. Il mondo economico e finanziario è in crisi per l’onda lunga degli scenari militari a seguito della Prima Guerra del Golfo. Dappertutto le economie del mondo rallentano. L’industria pesante, core business della Mandelli, si ferma. Nessuno paga e nessuno più investe. La Mandelli è indebitata perché poco prima aveva lanciato la sua strategia ascoltando la sua avidità di crescita e quindi facile preda della trappola tesa dal presidente di BNL. La situazione societaria precipita. In attesa di approvare nuove linee di credito la BNL fa sottoscrivere nel Giugno 1993 le fidejussioni personali ai fratelli Mandelli. I primi finanziamenti arrivano e vanno a coprire gli stipendi arretrati dei dipendenti.

A Dicembre 1993 però la Banca Nazionale del Lavoro dichiara il dietrofront, e immediatamente cerca di escutere le fidejussioni rilasciate dai Mandelli. Per il dispiacere il presidente del gruppo Mandelli muore di crepacuore e lascia i due fratelli superstiti ad affrontare lo tsunami che si stava abbattendo sulle loro vite.

Ma cos’era successo? Perché la BNL gli aveva voltato le spalle? Il Dott. Mandelli mi racconta che ormai i destini dell’Azienda erano legati a doppio filo con quelli del presidente di BNL per le sue vicende personali interne alla banca è costretto a dimettersi. La Mandelli di fatto è stata sacrificata (e con lei la vita ed il futuro di oltre 2200 dipendenti e di centinaia di aziende fornitrici), spiega Mandelli Junior, solo per i problemi alla catena di comando della dirigenza BNL. Fatto sta che la banca si è resa responsabile della distruzione di un patrimonio tecnologico a livello mondiale, la meccatronica.

Da quel tragico 1993 per i Mandelli si sono spalancate le porte dell’inferno. Dai tentativi di escutere le fidejussioni bancarie rilasciate a BNL, alle accuse del Commissario dell’Amministrazione Straordinaria Mandelli, alle torture morali subite, ai tanti processi in cui sono stati sottoposti che hanno punito i titolari Mandelli con l’accusa di aver acquistato aziende non solo malandate ma anche pagandole molto di più del loro valore effettivo. E per questa colpa sono stati giustamente tutti puniti dalla legge, il venditore e gli acquirenti. Ma i Mandelli superstiti sono ancora invischiati in una lotta infinita per dimostrare comunque la bontà sostanziale del loro progetto, il quale se non ci fosse stata la crisi mondiale non avrebbe portato conseguenze ma vantaggi per il loro gruppo.

Difatti vivono costantemente con una Spada di Damocle sulla testa per la causa pendente tra loro e la banca BNL. Perché i Mandelli, dopo aver subito l’aggressione della BNL che chiedeva anzitempo ai garanti di poter escutere le somme prestate, sono passati al contrattacco contro la loro stessa ex banca partner, chiedendo i danni per aver perso tutto. Sono quindi di fatto oltre 20 anni che la famiglia Mandelli lotta contro la BNL per aver ragione del “tradimento” subìto.

Cari lettori, dopo aver ascoltato l’incredibile storia delle vicende Mandelli, mi sono chiesto se è mai possibile che esista in Italia un “ergastolo finanziario” come questo?!? La banca avrà ormai da decenni messo a bilancio le perdite patite (dal racconto emerge che la capiente procedura Mandelli abbia sempre onorato con cospicui riparti i crediti bancari). Nel nostro Paese i delinquenti pericolosi (per intenderci quelli che uccidono) non subiscono mai di fatto le conseguenze di un vero ergastolo perché escono dalle patrie galere dopo soli pochi anni; perchè invece i Mandelli sono condannati a questo ergastolo dal sistema bancario? Eppoi questo carcere a vita deve essere ereditato anche dai figli e nipoti? Inumano!!. Per queste persone è arrivato il momento di un atto di “grazia”.

Sono convinto che abbiano sbagliato ma costoro hanno superato una Guerra Mondiale nonostante ciò non riescono a superare un sistema creditizio ottuso e sordo. A parer mio ora i Mandelli meritano una tregua, un “cessate il fuoco”, un’amnistia, la “scarcerazione” finanziaria, o vogliamo addebitare anche al piccolo Giulio Mandelli (sei anni) gli errori del bisnonno?? A Lei Presidente Abete, il piccolo Giulio chiede un’atto di clemenza.

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Commenti all'articolo
  1. Dott. Angelo Santoro,
    adoro il suo approccio ad una visione di Humanitas anche approcciando tematiche economiche e finanziarie, ma , mi creda, lo scriverò e lo sosterrò fino alla morte, l’errore della mia famiglia, i
    Mandelli, di cui lei scrive anche senza reticenze, è stato fatto in assoluta e sostanziale buona fede!!! A garanzia di tale erogazione del prestito di cui sopra, è stata messa la mia stessa casa, dove sono nati i miei figli e dove vivo insieme a loro. Quale imprenditore senza scrupoli, quale squalo degli investimenti azzardati ed estremi lo avrebbe fatto? Può essere ipotizzabile una via diversa? Un raggiro, una promessa non mantenuta? O sono persone di poco conto, di scarsa intelligenza, ma questo non si concilia con i traguardi raggiunti in tanti anni di sviluppo d’impresa della ” nostra” azienda, o davvero i Mandelli sono e sono stati delinquenti, truffatori e faccendieri spregiudicati e amorali, ma allora, delle due, una sola via è la corretta, lei per quale propende??? Grazie comunque per aver avuto la voglia di riparlarne. Sa che nel nostro ”ergastolo” economico e bancario siamo ormai finiti quasi dimenticati? Più di vent’anni sono davvero un tempo lunghissimo per chi, come i nostri figli, non capisce, non si spiega non accetta e chiede che tutto abbia finalmente una fine.

  2. Seguo da tempo le sue lettere dr. Santoro ed oggi mi sono imbattuto in questa sua corrispondenza su un fatto di tanti anni fa. Mi ha ricordato che conoscevo quest’azienda e pensavo che ormai fosse finita nell’oblio. Invece, grazie a lei, scopro che gli ex titolari stanno ancora lottando con i fantasmi del passato. Con le banche che in quest’Italia tutto possono e tutto decidono. Sulle nostre aziende, sulle nostre vite, sui nostri destini. Di nuovo una sua testimonianza profonda, non banale di una realtà italiana come tante. Grazie.

  3. gent. dott. Santoro, conosco da 55 anni la famiglia mandelli. Ho vissuto insieme a loro momenti belli con i miei e i loro bambini piccoli. Da loro ho ricevuto tanto aiuto, nei momenti di bisogno che anche per me non sono mancati, e questo non lo dimenticherò mai. Da 20 anni anche per me è cominciato un incubo che non augurerei al peggior delinquente sulla faccia della Terra. Soffro per questa ingiustizia enorme, che certamente non hanno voluto e che non meritano assolutamente. Una vita a cercare di difendersi, sperando che prima o poi la verità emerga e venga fatta giustizia. Creda non ne possiamo più, io vedo questo come una tortura per loro e soffro enormemente.

  4. Salve, Ho seguito con trasporto questa vicenda anni fa, poi me n’ero dimenticato. E’ bello e nello stesso tempo tragico ricordare quei momenti di una grande azienda finita così male. Non si è mai in definitiva capito bene, però, perché sia successo. La sua tesi comunque darebbe un senso a quello che successe allora.

  5. Grazie dott Santoro per la sua spiccata sensibilita’ , parlo da mamma e da moglie di chi ha subito, e sta vivendo da anni, una grande ingiustizia dovuta a questa Italia che faccio fatica ormai ad “apprezzare” . Spero che il piccolo Giulio abbia nella fase della sua crescita quelle meritate risposte che ancora non e’ in grado di capire, ma le faranno vedere e sognare un nonno con gli occhi felici, ma soprattutto che sia orgoglioso di portare questo cognome..
    grazie barbara

  6. Buongiorno, sono figlio di un ex dipendente della Mandelli. Mio padre ha sempre lavorato lì appena è uscito dalle scuole professionali, fino a diventare capo reparto. Era apprezzato e stimato. Mi ha fatto studiare tanto perché, diceva, che poi mi avrebbe fatto assumere in azienda. Mi sono laureato in Economia e Commercio, ho fatto anche uno stage in Mandelli. Quando ho finito l’università, invece, era finita anche la Mandelli. Un sogno di proseguire nell’azienda, che mio padre amava, finito amaramente. Che tristezza.

  7. Egr. Direttore,
    ho conosciuto anni fa la famiglia Mandelli di Piacenza pur essendo io di Cremona. Ho sempre ammirato la loro grande passione per il lavoro e la abnegazione che mettevano in tutto quello che facevano. Io ho imparato da loro a lavorare. Grazie a loro oggi sono felicemente realizzato nel mio campo e riesco a sopravvivere alla crisi (anche perchè non ho mai chiesto aiuto alle banche). Ma la voglia di fare e la determinazione a portare a termine quello in cui credo mi è stata insegnata dai Mandelli, in particolare da Giancarlo, presidente del Gruppo di famiglia. Che da lassù, ogni tanto ci penso, mi sta ancora guidando per tirare avanti la mia impresa. Un saluto ed un augurio agli eredi.

  8. Dottor Santoro, Dottor Del Bue,
    non potete immaginare cosa possa aver mosso in me questa lettera. Ho 82 anni, ed ero compagna di giochi della sign. Susy Mandelli, mancata purtroppo lo scorso anno, mentre attendeva una risoluzione legale a questa condanna all’ergastolo, come lei l’ha chiamata. Era la persona più bella e più dolce del mondo, di una bellezza che traspariva dall’anima semplice e grande. Mi manca tantissimo. Soprattutto rimpiango che lei, così coraggiosa e fiduciosa com’era, anche nei momenti tristi e bui che hanno dovuto sopportare, non abbia potuto godere di una riabilitazione morale, di una conclusione, di un punto e a capo alla loro vicenda. Ripeteva sempre ” domani è un altro giorno” e lo ha fatto fino a quando non ha chiuso gli occhi per sempre. Io la prego, vi prego, se esiste una piccola possibilità di giustizia umana, una strada, percorretela, il marito di Susy ha la mia età. Mettiamo un punto ed andiamo a capo, almeno per lui…

  9. A Piacenza non s’era mai vista un’azienda che fosse diventata così importante e famosa. Ricordo che tutti conoscevano questo nome. Anche chi non si occupava di meccanica. La Mandelli è stata la prima società piacentina a superare la prima generazione d’imprenditori. Come spesso capita in Italia, le aziende non vanno mai oltre la vita di chi le ha create, in cui ha costruito dal nulla una vera industria. La Mandelli ha fatto eccezione. Ricordo, come ha citato lei, che il Commendatore Renato Mandelli ha lasciato la direzione dell’officina ai tre figli perché la potessero sviluppare in una grande fabbrica. Io li conoscevo perché eravamo vicini di casa. Non so poi come mai è andata a finire così? Forse l’ambizione sfrenata dei figli gli ha fatto fare il passo più lungo della gamba. Qualcuno diceva che erano stati imbrogliati da alcuni manager senza scrupoli. E dalle banche che li hanno lasciati a terra dopo avergli promesso un salvataggio. Tutte informazioni che si possono leggere sulle cronache dell’epoca. Un vero disastro per la nostra economia cittadina e per l’immagine di una città che poi non è più stata come prima.

  10. Conosco i Mandelli da oltre 30 anni: né ladri,né malfattori. Il loro unico obbiettivo era lo sviluppo dell’azienda di famiglia, una delle più belle realtà industriali italiane degli anni ottanta. La vicenda Mandelli è un’enorme e ormai irreparabile ingiustizia .

  11. Sarà difficile che queste parole vengano ascoltate!
    Le banche non hanno un cuore, le banche non vivono sentimenti umani, paure, angoscia, vergogna o pudore…I numeri le muovono, numeri senza nome, senza sangue, senza anima! A noi poveri esseri umani lasciano la disperazione e le condanne A VITA, per noi, i nostri figli, i nostri nipoti, nei secoli dei secoli.

  12. Mi sono commossa a leggere questa lettera del Dr. Santoro, soprattuto perchè pone l’accento sulla vicenda degli eredi di questa famiglia sfortunata. Ha ragione: che colpa hanno i bambini se un imprenditore cerca di creare qualcosa? che colpa hanno i bambini se questo imprenditore chiede aiuto ad un isitiuto bancario e poi questa banca lo tradisce? cosa dovremmo fare tutti noi in Italia: fare tutti i concorsi per ottenere magari un lavoro alle Poste Italiane o in qualche amministrazione pubblica? se no ci fosse l’impresa privata a chi busseremmo per lavorare? tutti aa lavorare per lo Stato Italiano? Mi scusi Dr. Santoro ma lei sorvola su una cosa che mi fa riflettere. Sembra che lei condanni questa famiglia di imprenditori di lunga data per le loro ambizioni. Ma hanno o non hanno dato lavoro a tante persone e famiglie?!? Non so perchè sia andata così. Sembra che siano stati imbrogliati dalla banca BNL. Ma che colpa hanno loro? Se in Italia nessuno rischia più a fare impresa, che fine facciamo noi? Non siamo tutti di Roma che possiamo imbucarci in quelche ministero. Al nord lavoriamo perchè qualcuno rischia ogni giorno i propri capitali e quelli delle banche (che sono lì apposta) per creare lavoro, produzione, prodotti, ecc … Per permetterci di aiutare con il nostro lavoro questi imprenditori. Non difendo la categoria a tutti i costi. Ci sono anche gli imprenditori imbroglioni, quelli delle fatture false e dell’evasione dell’IVA. Ma non mi sembra questo il caso. Non si sarebbero quotati in Borsa. Erano sorvegliati dalla CONSOB. Qui è successo qualcos’altro. Qualunque cosa sia successo non ritengo che bisogni addossare la colpa agli imprenditori, che, come ha spiegato lei, hanno pure dato garanzie personali per salvare l’azienda. Se avessero voluto imbrogliare mettevano delle garanzie di qualche società di comodo, non le loro personali. E quindi ritorno all’inizio: che colpa ne hanno i figli ed i nipoti di qesta famiglia? Forse la soluzione, come suggerisce lei, è proprio la richiesta di grazia. Scusi lo sfogo.

  13. Buongiorno, innanzi tutto vorrei esprimere la mia più sincera solidarietà alla famiglia Mandelli perchè ho conosciuto, conosco e vado fiero di conoscere, alcuni membri della famiglia, le assicuro che sono persone squisite e generose d’animo, che hanno sempre condiviso le loro possibilità e personalmente mi hanno permesso da ragazzo di vivere momenti meravigliosi dei quali ho solo dei fantastici ricordi. Fatta questa premessa, doverosa a mio avviso anche per sottolineare la vera buona fede degli investimenti fatti ai suoi tempi, passiamo al commento con il quale vorrei esprimere il mio parere. Come Lei già sottolinea non credo che le generazioni future debbano pagare per gli eventuali errori, se di errori dobbiamo parlare, fatti dai genitori, dai nonni o dai bisnonni. A mio modesto parere non esiste nessun “crimine” che debba essere trasmesso alle generazioni successive, ne tanto meno gli Istituti Finanziari sono i preposti per farlo, anche perchè, conoscendo le banche, non oso immaginare i tassi di interesse applicati per quei fatidici prestiti. Per concludere vorrei esprimere anch’io la mia sentenza ……. riduzione della pena per buona condotta …………e per quanto riguarda le generazioni successive ……… assoluzione completa perchè il fatto (per quanto li riguarda) non sussiste. Nella “in-giustizia” italiana, per reati più gravi, ne sentiamo anche di peggio e di certo le generazioni successive non ne pagano giustamente le conseguenze economiche.

  14. Egregio dottor Santoro, sono troppo coinvolta emotivamente per fare qualsiasi tipo di commento sull’argomento. Troppe tempeste e notti insonni mi hanno tolto la parola. Mi sento solo di ringraziarla per essersi fatto portavoce di tante “tribolazioni” che rappresentano e hanno rappresentato i momenti duri della vita, vissute al di la’ e al di qua del bancone: perché bancaria e perché figlia di chi è “morto di crepacuore”.

  15. Buonasera Direttore Del Bue,
    Piacenza è una piccola cittadina. I piacentini nativi si conoscono più o meno tutti. Oggi pomeriggio mi hanno riferito di quest’articolo sulla Mandelli pubblicato in questo giornale che pensavo sinceramente che non esistesse più. Le chiedo scusa per la mia sincerità. E’ la prina volta che vedo l’Avanti sul web. Le volevo fare i complimenti perchè, leggendo che la vostra redazione è a Roma, avete comunque pubblicato qualcosa di locale. Questa vicenda della Mandelli aveva avuto grande risalto anni fa su tutti i quotidiani nazionali. Prima della crisi il titolare era apparso in copertina su Capital, e riviste simili. Anche Panorama ne parlava spesso. Lo ricordo perchè mia cugina si occupava delle relazioni esterne in Mandelli. Ho avuto in giro per anni ritagli di articoli di Repubblica, IlSole24Ore. Mandelli era consigliere di Confindustria a Roma. Una carriera fulgente di pari passo con la fama della sua azienda in tutto il mondo. Pensi che da allora, da piacentina, non ho mai più visto in giro un componente della famiglia Mandelli. Quasi si vergognassero per quello che è successo. Sono contenta invece di scoprire che il Dott. Mandelli (quale non lo so perchè sono in tanti in famiglia) ha avuto il coraggio di venire a parlare con lei (ma vive lì adesso?) perchè non ci trovo niente di male. Abbiamo sempre pensato in famiglia che loro non avessero colpa. E glielo dico nonostante mia cugina sia stata una delle prima ad essere messa in mobilità quando la Mandelli è stata commissariata.

  16. Non sono esperta in finanza e non saprei commentare ma voglio dire una cosa, anzi gridarla … BASTA!!!!!
    Basta prendersela con le persone per bene, non è giusto!!!!
    In Italia non esiste la giustizia…..è tutto un’ingiustizia!!!!

  17. Ma starete scherzando, vero? Ma ancora questa gente che ben conosco, come tutti in città, ancora non hanno chiuso con questa storia? Come è possibile, ero un ragazzino e mio nonno mi parlava di loro e di come era stato accolto nella loro azienda, ne parlava bene, molto bene. Abbiate pietà, sembra incredibileeeee, è passata una vita.

  18. Ho lavorato 23 anni alla Mandelli. Ho conosciuto molto bene i Mandelli persone oneste di gran cuore, umanità e umiltà.
    Grande Azienda a livello mondiale nella meccatronica degli anni ottanta-novanta. Grande VANTO a livello mondiale.
    Soffro enormemente sapendo che la questione non è ancora risolta. La questione Mandelli è stata una grande INGIUSTIZIA e per loro soffro enormemente! Gli ho voluto tanto ma tanto bene.

  19. Il suo primo intervento l’ho letto per caso, poi gli altri, e anche oggi la ritrovo puntualmente che racconta la storia di un’azienda che non avevo mai sentito nominare. Affascinante il suo modo di esporre le cose, al punto che la seguo come un romanzo “di storia e di coltello”, si diceva nella mia bella città, Roma. Quasi dimentico i miei guai per un pagamento non effettuato dalla mia banca. Una differenza tra dare e avere di pochi euro, insomma rovinato a vita per 320 miserabili euro. L’assegno che avevo fatto era di 1.320 e ne avevo sul conto solo mille. Nessuno mi ha telefonato a parte il fornitore a cui avevo dato il titolo in pagamento, dopo tanti anni che mi porta la merce ha preso i mille euro che avevo e mi ha detto che andava bene così, il conto per lui era chiuso! Pensate un signore che ha più bisogno di me! Tutto per uno direttore che ha rovinato la vita a me sicuro, e chissà a quanti altri!. Ma cosa c’entra la mia storia con il suo articolo, centra perchè dai papaveri più alti a quelli più bassi sono tutti uguali, farabutti e infami. Remo

  20. I bambini come le donne pagano sempre per gli errori dei grandi, come si dice? “gli uomini giocano alla guerra e le donne ne pagano le conseguenze”, mi permetto di aggiungere, anche e soprattutto i bambini. Giulio in questo caso, costretto a chiedere un’atto di clemenza per il proprio papà e il proprio nonno ridotti, ormai, allo stremo delle forze. Dott. Abete, Lei è stato un grande Presidente degli Industriali, come si dice, ci metteva forza e anima, determinazione, lo faccia anche adesso.
    Conceda la grazia alla famiglia Mandelli, si faccia portare il fascicolo che certamente non conosce, e di suo pugno scriva
    sopra il carteggio: pratica chiusa! Un uomo che ha stima di Lei.
    ——
    Questo commento è inattendibile perché proviene da una medesima fonte che ha postato altri commenti su questo tema, ma con identità diverse.
    Si prega vivamente di non tradire la fiducia dei lettori assumendo identità artefatte.
    Si rammenta che la direzione di questo giornale non può garantire l’autenticità dei commenti.

  21. Queste banche, maledette banche. Incapaci di evolversi, sono il cancro della società. Ingorde, guidate da uomini senza scrupoli che, intossicati da un potere immenso, fagocitano persone, società, interi paesi classe politica compresa. Politica si, la colpa di tutto questo è di un sistema politico colluso che non argina l’avidità e la ferocia delle banche. Centri di comando economico che nominano, comprano, corrompono (sempre in modo “elegante”) uomini, piccoli uomini, da mettere in centri di comando per avere la via libera di poter fare qualsiasi cosa.
    C’è la prescrizione per tutto, ma nel dizionario delle banche la parola: prescrizione, è stata cancellata. Anzi, magari una leggina per far pagare ulteriormente (oltre ogni limite logico, sociale, civile, etico) i malcapitati che, a torto o ragione, sono finite nel mirino di questo maledetti cecchini. Le migliaia di morti (si, per dispiacere, per il terrore di non farcela) fisiche e sociale delle persone che sono rimaste stritolate in questo meschino meccanismo sono sulla coscienza di questi maledetti burocrati. Non si può tenere in scacco una, due, tre generazioni di persone. A questi imprenditori, che pagato il loro debito, vogliono rifarsi una vita ed ai loro familiari dico: non mollate mai, mai!

  22. mi limito a far notare che il principale responsabile del crack Mandelli venne individuato, processato e condannato dalla magistratura italiana: Si trattava, anzi si tratta, di Giampiero Cantoni, presidente della Bnl ai tempi dei fatti: questo tizio si rifugio’ all’estero, credo in un paese dei Caraibi, mentre l’azienda del figlio procedeva a gonfie vele e proprio nel settore della meccatronica, chissa’ come mai. Il “caso” volle che il tizio venne poi amnistiato, e sempre il “caso” volle che il tizio divenne SENATORE DI FORZA ITALIA CON SILVIO BERLUSCONI, AMICO DI QUEL CRAXI CHE LO AVEVA VOLUTO ALLA PRESIDENZA DELLA BNL.
    Sempre il “caso” volle che il Cantoni divenne in seguito presidente della “societa’ per il ponte sullo stretto di messina”, cioe’ di quel carrozzone ridicolo ed inutile che ci ha fatto spendere circa un MILIARDO di euro per il nulla FARAONICO CHE AVREBBE DOVUTO PROIETTARE LA FULGIDA IMMAGINE DEL SILVIO NAZIONALE NEI SECOLI A VENIRE. Gia’ solo per cio’ che ho scritto una stato serio dovrebbe mettere la parola fine a questa storia che ha devastato la famiglia Mandelli e le famiglie dei suoi dipendenti di allora.Il problema e’ lo stato serio, che proprio non c’e’, attualmente.

  23. Sono sempre stata una paladina della giustizia, ” Mani Pulite” la prima azione giusta dove il mio immaginario di giovane donna impegnata politicamente si riconoscesse. Ma su di loro, persone per bene, della nostra tranquilla città di provincia, questa azione si è abbattuta come una mannaia di morte, nessuna giustizia, che per vent’anni hanno aspettato dignitosamente, nessuna fine. Sono morti o vecchi, tutti, quasi tutti. Rimangono giusto i figli, non più giovani e tanti tanti nipoti. Che tristezza.

  24. Come sono contento di leggere che c’è ancora qualche persona che dimostra un pò di riconoscenza a questa famiglia. Erano tra le persone più invidiate di Piacenza, e si sa l’invidia è una brutta bestia. Mio padre però li ammirava e diceva sempre che chiunque suonasse alla loro porta trovava ascolto e non solo. In tanti hanno suonato il loro campanello e sono entrati nella loro azienda come nella loro casa. avrebbero meritato un epilogo diverso.

  25. Sono d ‘accordo con lei dott .Santoro, dopo vent’anni credo abbiano espiato le loro colpe , se mai ne avevano….e l’amnistia va riconosciuta . hanno diritto a un po’ di serenità e tranquillità, specialmente le persone più anziane coinvolte .

  26. Sono d ‘accordo con lei dott .Santoro, dopo vent’anni credo abbiano espiato le loro colpe , se mai ne avevano….e l’amnistia va riconosciuta . hanno diritto a un po’ di serenità e tranquillità, specialmente le persone più anziane coinvolte .

  27. Grazie Dr. Santoro di aver riportato alla ribalta una dolorosa storia della nostra città, che ha portato a tutti noi prima lustro e fama e poi disperazione e traumi. Centinaia di famiglie senza lavoro sia tra i fornitori e l’indotto della Mandelli, sia tra i dipendenti. Una tragedia per una piccola città come Piacenza.

  28. Sono di Milano, non di Piacenza, ma avevo letto di questa bellissima società operante nel settore metalmeccanico che era riuscita a vendere la tecnologia italiana persino ai giapponesi. Aveva clienti illustri ed era conosciuta in tutto il mondo. Ogni settimana sul Sole24Ore compariva una notizia della Mandelli che aveva fatto qualcosa d’importante. Quando la Mandelli si è quotata in Borsa ho prenotato le azioni nella mia banca perché ci credevo. Infatti ho fatto un ottimo investimento perché il loro valore è schizzato alle stelle. Peccato che ho creduto troppo in questa realtà ed non ho venduto quando era il momento. Ho perso quindi tutto il mio investimento. Tutto buttato al vento. Le azioni Mandelli sono diventate carta straccia in pochi anni. E nessuno mi ha mai spiegato perché è accaduto tutto questo. Grazie Santoro e Avanti per avermi almeno voi chiarito qualche retroscena della vicenda. Saluti.

  29. Scusi , Dott. Santoro, ma c’è ancora qualcuno che va in giro a parlare della Mandelli? E’ una storia vecchia e dimenticata da anni. Mi sembra che non ci sia nemmeno più. A chi può interessare una vicenda così fuori moda? Solo a un familiare può rimanere in mente di parlare di un’azienda chiusa e fallita da anni.

  30. Un grande Presidente di Confindustria, un buon Presidente di BNL. Dott. Abete, ho letto solo per caso questo racconto di vita della Mandelli di Piacenza. Lei come me sicuramente non ne sa nulla, non può conoscere di tutto in BNL, tantomeno di cose coniugate al passato. Ora però questa storia è emersa, è tornata di nuovo viva e vitale, Lei deve rispondere a questo bmbino Signor Presidente, a Lui una risposta la deve. Se avrà questo coraggio anche la Presidenza di BNL sarà stata grande come quella in Confindustria. Lo faccia per Lei, e per il Piccolo Giulio. Con rispetto. Alfio

  31. Buonasera Dr. Santoro, lei vive in una terra emiliana ricca di storie di famiglie che hanno fatto grande la nostra Italia. Questa della Mandelli è una di queste storie e non per niente è nata in Emilia, a Piacenza. Lo sa che ad inizio ‘900 era stata creata a Piacenza una fabbrica d’automobili che si chiamava Marchand? Costruiva auto con una tecnologia più avanzata di quelle costruite allora a Torino dalla Fiat. Questo per dirle che la culla della meccanica è sempre stata l’Emilia, in cui noi viviamo e di cui dobbiamo essere orgogliosi. Grazie da uno storico dell’industria italiana. Giovanni Politi.

  32. Non mi interessa il titolo ad effetto del dr. Santoro, quello che ha rapito il mio cuore è la storia del piccolo Giulio, cioè l’appello di clemenza che per suo tramite chiede al Presidente Dott. Abete.
    Anche io voglio affiancare questo bambino nel suo cammino nella certezza che durante il percorso Giulio sarà preso per la manina da tantissime donne e uomini pronti a supplicare con lui la dirigenza della banca perchè conceda la grazia a suo nonno.
    Emidio

  33. Anch’io avevo comprato le azioni della Mandelli ma quando sono arrivate in alto le ho vendute guadagnandoci. Non ho mai creduto che in Italia ci siano aziende capaci di andare avanti per tanto tempo, a meno che non abbiano fatto un patto col diavolo. Preferisco di gran lunga le politiche industriali delle altre realtà europee, tipo la Germania. Qui da noi è impossibile lavorare e crescere seriamente. Per questo che investo qui solo quando posso speculare su questa o quella azione. Chiedo scusa a lei, al giornale ed alla famiglia Mandelli che avrà e che soffrirà ancora. Ma se loro avessero investito in una fabbrica solo nel Canton Ticino in Svizzera avrebbero avuto onore, soldi dalle banche svizzere e riconoscenza. Solo che ne avrebbero beneficiato i lavoratori svizzeri o i frontalieri. Non quelli di Piacenza, di Brescia, di Rovereto di Trento, di Avellino, di Padova, ecc …

  34. I bambini hanno l’obbligo di sognare, Giulio con questo suo desiderio concede per primo a suo nonno il perdono per averlo trascurato, non averlo amato abbastanza perchè preso dal desiderio di riscattare la sua dignità di uome e di impenditore illuminato. Se lo ha fatto il Piccolo Giulio Presidente Abete, allora può farlo anche Lei. La sua è una grande banca, Lei è un grande uomo, non deluda questo bambino. Don Luigi

  35. Ho lavorato in Mandelli per anni. Poi, con il consiglio del sig. Sante Mandelli, ho finito gli studi alla scuola serale. Mi sono diplomato. Il sig. Sante mi ha premiato e mi ha promosso di grado. Poi, lo diceva lui, ero così bravo ed intelligente che dopo qualche anno mi ha spronato a mettermi in proprio per diventare fornitore della Mandelli. Non essendo laureato, mi ha confessato, che non avrei potuto diventare direttore ma avevo la stoffa per fare qualcosa di grande nella vita. Adesso che ho una mia aziendina nel piacentino sono molto contento dei consigli che mi aveva dato. Certo, anch’io ho soffeto finanziariamente quando la Mandelli andava male. Ma ho tenuto duro. Le basi della meccanica che avevo imparato in officina dal sig.Sante mi hanno aiutato ad emergere tra tanti altri concorrenti. Mi diceva sempre che chi sa lavorare bene, ed ha voglia di lavorare, non avrà mai problemi nella vita. Me lo ricordo ancora. Grazie sig. Sante.

  36. Non ho mai conosciuto il mio bisnonno Renato, fondatore della Mandelli, ma avrei tanto voluto, ho solo 15 anni. Mio nonno Sante mi ha raccontato tanti aneddoti sul suo conto dai quali ho dedotto che doveva essere una persona piena di vita e sempre allegra. Una di queste storie parla del periodo delle leggi razziali in Italia. Sotto il fascismo, quando le deportazioni di Ebrei purtroppo erano presenti anche nel nostro paese, Renato Mandelli, con la sua piccola azienda agli inizi, forniva allo stato documenti dove si attestava che cittadini di origine Ebrea lavoravano per lui, salvandoli tutti dalla deportazione e ì da morte certa. questo è il ricordo che voglio conservare di lui.
    Per tutta la mia infanzia sono stato all’ oscuro (e probabilmente lo sono ancora) di molti avvenimenti e particolari che hanno indebolito la mia famiglia. Però ciò non mi ha impedito di essere sempre fiero della mia parentela con persone che sono riuscite a compiere queste imprese. Forse è perché vedo tutto dal mio punto di vista, ma venuto a conoscenza di gran parte di ciò che ha caratterizzato la storia della mia famiglia non posso assolutamente pensare che le azioni compiute dai miei progenitori fossero in cattiva fede. Scrivo questo nella speranza che con il suo aiuto, Dott. Santoro, io e le persone a me più care non soffriremo più per i motivi che lei ha ampiamente descritto.

  37. La storia della Mandelli è una realtà che ha fatto ancora più grande Piacenza e la sua provincia. La storia della Mandelli ha riempito le pagine di tanti, tutti i giornali per le sue capacità produttive. La storia della Mandelli non può e non deve essere dimenticata. La storia della Mandelli deve essere ripresa e rimossa dalla sabbie mobili. La storia della Mandelli ha bisogno della riabilitazione sociale dei suoi eredi.
    Presidente Bersani, lei conosce bene la storia della Mandelli, quando era un giovane politico ne andava orgoglioso, lo sia anche oggi di questo pezzo di storia della sua città e del suo Paese. Prenda tutti i piccoli nipotini per mano e li accompagni dal Dott. Abete perchè, insieme, il nonno Mandelli possa essere riabilitato, graziato e finalmente amato.

  38. Gent. Direttore Del Bue,
    mio marito, da quando l’ho conosciuto, nel lontano ’58, è sempre stato socialista. Uno di quelli convinti, non per
    opportunità ma per convinzione, per idealismo. Così ora le scrivo, col cuore in mano, pensando di interpretare anche il pensiero di mio marito, che non c’è più. Spero tanto che attraverso il suo aiuto, lo spazio che ha dato alla storia della famiglia Mandelli sul suo giornale storico per me, evocativo ed importante, e la fiducia che in lei ripongo sia data degna
    conclusione a questa triste storia. Grazie.

  39. Sono una pensionata, amica della famiglia Mandelli da sempre, sono disposta a sostenere, con la mia misera pensione da vedova, per mezzo di una piccola donazione mensile, questa causa che lei, Dott. Santoro, sta portando avanti con la sua associazione. Deve finalmente essere portata a termine questa vicenda umana dolorosissima. Da loro ho ricevuto solo bene, sono stati generosi con me in tanti modi e, siccome ho 76 anni e non so ancora per quanto potrò essere al mondo, vorrei poter sorridere sapendoli finalmente liberi da questa condanna. Grazie

  40. Sono un ex dipendente Mandelli della vecchia guardia. Ho lavorato lì per oltre 16 anni. Quando un giorno, dopo tant momenti brutti dell’ultimo anno, senza stipendio per mesi, poi arrivati a singhiozzo, un bel giorno arriva un commissario e comicia a licenziare, così come capita, senza una chiara visione si cosa si doveva fare. Ho visto tanti colleghi cominciare a fare la spia su questo o quel compagno per rimanere a lavorare e far mandare via gli altri. Una vergogna. Adesso, come vede dall’orario che faccio, sono un metronotte. Lavoro di notte e dormo di giorno. Ed i miei figli e mia moglie quando li vedo?!? Ironia della sorte quando faccio il turno di giorno devo difendere dall’esterno le banche. Io le farei sparire altro che sorvegliarle. Alla mia età non ho più le energie, ma se fossi più giovane organizzerei uno sciopero contro le banche. Avete mai sentito di uno sciopero contro le banche? Io mai. Ma ci vorrebbe.

  41. A chi ha scritto, a chi legge e a chi, spero, ne scriverà.

    Mi chiamo Iacopo, ho 23 anni e non credo nel lavoro.

    Ho avuto, fin dall’infanzia, tutti i possibili ammonimenti a riguardo, e sarei uno stupido ad ignorarli.
    Provengo da una famiglia di persone che hanno visto nel lavoro il principale mezzo di realizzazione ed emancipazione personale, al quale hanno letteralmente donato la propria persona e la libertà che miravano ad ottenere attraverso lo stesso.

    La mia famiglia è schiava da anni.

    L’Italia ha da sempre basato la propria economia sull’impresa e sull’iniziativa imprenditoriale. Le aziende medie, piccole e “grandi” portano la nostra bandierina tricolore in giro per il mondo, passando per i salotti lussuosi di Russia e Cina, apprezzati per la qualità nel mondo arabo e idolatrati dalla Germania agli States.
    Ebbene, i risultati di tale eccellenza sono davanti ai nostri occhi quotidianamente da anni: l’imprenditore è l’archetipo del suicida del nostro tempo.

    Nel 2013 149 persone si sono tolte la vita per motivi economici: una ogni due giorni e mezzo. La metà imprenditori.
    Per avere un’idea, il numero è doppio rispetto a quello del 2012 e non conosce differenze di latitudine nè di sesso. Credo sia inutile dire cosa spinga un imprenditore a suicidarsi.

    Statistiche e numeri alla mano l’Italia è un paese che rischia, e lo fa perchè è un paese creativo.
    L’arte di cui parla in questo meraviglioso articolo è declinata dalle nostre aziende in un’infinità di piccoli gioielli che portano un brand anche quando sono prodotti da una famiglia di quattro persone con pochi o pochissimi dipendenti.
    Questo brand si chiama Italia, e sta soffocando.

    Quella che si eleva da questo articolo non è un’analisi della storia industriale italiana, o un’opinione sul futuro nefasto del nostro paese. E’ un grido di aiuto.
    Sono l’arte stessa, l’eccellenza e l’umanità a parlare. Parlano con la voce strozzata di chi ha visto l’eccellenza locale uccisa, de-localizzata e rinata nei nuovi centri della finezza produttiva. Con la voce flebile sussurrano alle nuove generazioni e a chi vuole ascoltare, dicendo loro che una volta la meccatronica si faceva in Emilia. Che Rolls Royce, Ferrari e General Motors era a Piacenza che trovavano ciò di cui avevano bisogno.

    Quella voce cerca un ascoltatore sensibile al linguaggio che arte, eccellenza ed umanità parlano.

    Parla anche lei questa lingua, presidente Abete?

  42. Patrimoni come la Mandelli,che erano patrimoni di lavoro e eccellenza italiana,patrimoni che,quando esistono dovrebbero essere incoraggiati,sostenuti,difesi,portati con orgoglio nel mondo.In un Italia ,come quella delle BNL vengono distrutti,perseguitati fino alla settima generazione.E’ scandaloso che anche nelle ralta’ politiche economiche attuali,la Mandelli non goda di meriti e riconoscimenti,ma continui ad essere spudoratamente perseguitata nell’indifferenza generale.Indifferenza sopratutto palitica, lontana come sempre,da ogni meritocrazia e senso della giustizia,sarebbe ora di dire basta!

  43. gent. dott. Santoro
    sono rimasta colpita dalle conclusioni della sua lettera: perchè un bambino nato quasi 20 anni dopo gli avvenimenti descritti deve pagare le conseguenze di scelte operate dalle banche?
    perchè deve esistere, non era stata abolita con il nascere del cristianesimo? la schiavitù per debiti in voga nell’impero romano.
    spero che i dirigenti della BNL abbiano il coraggio di rispondere.
    grazie ancora.

  44. cari lettori dell’Avanti on line
    forse non sapete che oggi, a 22 anni dai fatti descritti da Santoro esiste ancora una procedura di liquidazione della Mandelli con 3 (tre!) commissari, un ufficio, dei dipendenti.
    allora si capisce che l’ergastolo inflitto ai Mandelli è anche connesso con la farraginosità delle procedure, con l’interesse di un ceto professionale perchè le procedure stesse non finiscano mai.
    quanto costa ai creditori della Mandelli ed alla stessa famiglia Mandelli, che non vede mai coperti i suoi debiti con BNL, questa vicenda?
    chissà se l’articolo del dott. Santoro ci aiuterà a sollevare il velo di questo ennesimo malcostume italiano?

  45. grazie avanti per queste notizie
    mi ha colpito particolarmente la riflessione finale sui bambini vittime innocenti di questa vicenda.
    sono cose che non devono più capitare in un paese civile.
    presidente Abete: prenda un’iniziativa e risolva questa vicenda.

  46. E’ incredibile quanti danni le banche possono fare. le Banche non sono divinità. Devo essere sottoposte a giudizio esattamente come tutti. Pur essendo vuota retorica episodi come questi non devono più accadere: occorre abbattere il muro di omertà. Leggendo questi post si capisce come la ferita, nel tessuto cittadino di Piacenza, sia ancora aperta. Questa Banca ha demolito un’intera fetta produttiva non solo di Piacenza, ma d’Italia. E’ la banca che ha creato il danno maggiore, è lei quella da processare.

  47. Buongiorno Direttore,
    pensi che un mio amico mi aveva parlato di questa azienda piacentina quotata da poco in Borsa. Avevo da parte un piccolo capitale lasciatomi da mio padre ed avevo deciso di comprare delle azioni Mandelli. Ho dovuto persino corrompere il funzionario del borsino della mia banca per farmele comprare. Non esisteva internet che oggi puoi fare tutto da casa. Dovevi prenotare l’acquisto e la vendita delle azioni tramite un funzionario di banca. Sono riuscito finalmente ad averle a prezzo molto caro e poi, quando ho sentito che la fabbrica andava male ho provato a venderle ma non ci sono riuscito. Ho perso tutti i risparmi di mio padre. Non sapevo a chi rivolgermi. Allora non c’erano trasmissioni come quella della Milena Gabanelli. Eravamo secondo me dei pesci che abboccavano. La banca però, ne sono convinto, lo sapeva. E se n’è liberata vendendole a me. Con chi me la prendo adesso? Le avevo cercate io … Scusate lo sfogo. Grazie.

  48. Buon Ferragosto Dott. Abete, io penso che prima o poi qualcuno le riporterà parte dei commenti che, via via, aumentano sulla vicenda Mandelli ancora in causa, dopo 22 anni, con la Banca che Lei presiede! Da mamma non entro in merito di questioni che non conosco, ma da mamma mi schiero senza se è senza ma dalla parte del piccolo Giulio. Lo faccia anche Lei. Scriva al bambino che farà il possibile perché suo nonno possa riposare in pace. Con fiducia. Francesca
    ——
    Questo commento è inattendibile perché proviene da una medesima fonte che ha postato altri commenti su questo tema, ma con identità diverse.
    Si prega vivamente di non tradire la fiducia dei lettori assumendo identità artefatte.
    Si rammenta che la direzione di questo giornale non può garantire l’autenticità dei commenti.

  49. Buongiorno Dott. Santoro,
    mio papà mi parlava sempre di questa multinazionale. Io sono cresciuto col mito della Mandelli perché mio padre ci ripeteva sempre che se potevamo studiare era merito dei Mandelli che gli dava lavoro. Infatti avevamo anche dei dipendenti. Mio padre lavorava di notte e nei sabati e domeniche se serviva. Ma ricordo che lavorare per loro non gli pesava. Continuava a dirci che sperava che la Mandelli durasse per sempre per permetterci anche a noi, poi, di portare avanti l’officina di famiglia. Non hanno mai ritardato i pagamenti. Fino a quando è arrivata una nuova gestione di direttori che venivano da fuori. Gente non di Piacenza. Io non so cosa sia successo. Mio padre ha cominciato ad essere nervoso e scontento dei rapporti con la Mandelli. E più i giornali parlavano di loro e più mio padre si arrabbiava. I pagamenti hanno cominciato a rallentare. Sentivo spesso mia madre che consigliava mio padre ad andare a parlare con la famiglia. Lui ci ha provato più volte, ma c’era sempre un motivo per cui non lo ricevevano. Insomma, ad inizio anni 90 abbiamo cominciato ad essere in crisi per colpa della Mandelli. Non riuscivamo a pagare i dipendenti. Le commesse venivano date ad altre aziende fuori Piacenza. Non ne conosco i motivi. Fino a quando abbiamo saputo che i pagamenti venivano sospesi definitivamente. Mio padre ha dovuto lasciare a casa i suoi amici che lavoravano per lui. E noi abbiamo dovuto fermarci, in attesa di essere pagati. Sono passati vent’anni e non abbiamo ancora preso tutto quello che ci dovevano. Non capisco cosa è successo. Mio padre è ormai anziano e non vuole più parlare della vicenda. Ma ricordo bene che a noi il crack della Mandelli ci ha fatto molto male.

  50. Sono un’impiegata di banca che ho letto il dr. Santoro in occasione di uno dei suoi recenti articoli che riguardano la nostra categoria, ma soprattutto sono una mamma che ha una bambina coetanea di Giulio, e si chiama Giulia anche lei. Sono i bambini il nostro futuro, aiutiamoli a crescere con fiducia e generosità, quella spontaneità che riconosco in mia figlia quando mi guarda stanca dopo una giornata di lavoro e mi porta le ciabatte per farmi dimenticare, con quel gesto, la giornata appena trascorsa. Giulio chiede di portare le pantofole al nonno perché anche lui possa riposarsi dopo una vita operosa. Presidente Abete, dia fiducia a questo bambino, lo ascolti. Irina

  51. Buongiorno, sono un dipendente della Mandelli Sistemi SpA di Piacenza. Confermo che la Mandelli (almeno quello che ne è rimasto) c’è ancora. Io ci lavoro e sono uno dei pochi rimasti da allora. Non posso espormi per non andare incontro a dei guai, ma mi creda che ormai è rimasto solo il nome.

  52. Salve Dr. Santoro, la ringrazio per la sua testimonianza. Sono sempre stato un consulente Mandelli in quanto non volevo avere con i Mandelli un rapporto di dipendenza. Perché ero amico con loro. In particolar modo con il Presidente, Dott. Giancarlo. Una stima che si era consolidata negli anni, anche prima che la sua azienda diventasse così famosa. Poi, tra sirene e falsi amici, ho visto sempre più allontanarsi il suo rapporto diretto con noi vecchi consulenti. Mi è dispiaciuto per come sono finite le cose. Sinceramente tutto avrei pensato meno che la Mandelli finisse così. Sembrava una montagna, una grande roccia che mai si sarebbe frantumata. Ed invece ce l’hanno fatta a rompere tutto. Qualcuno, e ne sono convinto adesso come allora, ha fatto di tutto per farla franare. Per farla sparire ed appropriarsi del loro know-how e brevetti industriali a zero lire. Qualunque macchina utensile con apposto sopra il simbolo della Mandelli poteva valere, a parità di tecnologia, dieci volte tanto. Il brand Mandelli nel settore metalmeccanico valeva come il cavallino della Ferrari per le automobili. Da consulente aziendale mi sono abituato a vedere di tutto, ma lo spezzatino che è stato fatto su quello che era una volta il gruppo Mandelli è veramente scandaloso. Mi dispiace solo che da allora non sono più riuscito a parlare coi fratelli del Dott. Giancarlo per dimostrargli il mio dispiacere e la mia commozione per quello che è accaduto loro. Spero, attraverso questa sua lettera, che il mio messaggio arrivi a loro. Grazie se vorrete pubblicare questo mio commento.

  53. Ho conosciuto la signora Maria, moglie del commendator Mandelli, facevamo la spesa insieme allo stesso banco della frutta del mercato.
    Abitavo nello stesso quartiere, io ero una ragazzina, posso solo ricordare la sua estrema gentilezza, la sua personalità schiva e riservata e la sua grande operosità. Le donne piacentine erano così, schiette e intelligenti, poche chiacchiere e tanto senso pratico. Lei, dicevano in casa mia, era la vera colonna della famiglia. E’ un piccolo ricordo, il mio ”amarcord” su di lei che per destino non è sopravvissuta abbastanza per veder diventar grandissima la sua piccola impresa, per vederla anche distruggere ben presto, ed insieme all’azienda anche tutta la sua famiglia, stritolati dalle banche e dagli incubi notturni. Grazie direttore, non pensavo che qualcuno potesse ancora scrivere di loro. Sandra Z.

  54. Il mio compito di suora e’ amare il mio prossimo così come io lo amo, immensamente. Ma i bambini e gli anziani hanno uno spazio speciale nel mio cuore. Conosco il signor Mandelli, qualsiasi cosa sua successa nella sua vita nostro Signore lo ha compensato con l’amore di tutta la sua famiglia e di un nipotino che scopro oggi, Giulio! Andate insieme da questo Dott. Abete, abbiate fiducia nel vostro prossimo, io sono sicura che vi riceverà. Che Dio sia con voi. Suor Luciana

  55. Egr. Dr. Abete, so che lei è anche un imprenditore. La ricordo dai tempi della guida dei Giovani Industriali prima e di Confindustria poi. L’ho ascoltata parecchie volte e da sempre mi è piaciuta la sua concretezza e schiettezza. Da grande uomo e da imprenditore le chiedo cortesemente di ascoltare le parole del Dott. Santoro e di chi ha risposto coi commenti alla sua proposta. Io sono un’imprenditrice emiliana, di Reggio Emilia. Per questo mi ricordo di lei avendo frequentato anch’io l’associazione confindustriale. Da anni seguo con passione le attività del Dott. Santoro, e le devo dire che è una persona di alto valore morale e professionale. Se ha preso a cuore questa vicenda significa che la ritiene importante. Magari come simbolo di distensione tra banche ed imprese in una realtà odierna in continua contrapposizione su vari temi legali e costituzionali. Se le ha chiesto di analizzare questo caso in particolare è perché probabilmente lo ritiene un esempio di una collaborazione distorta del passato a cui va posto rimedio per gli interessi comuni del futuro, sia delle imprese che delle banche. Grazie Dr. Abete se vorrà seguire il suo cammino.

  56. Buonasera dott. Santoro,
    voglio lasciare anch’io una piccolissima testimonianza. Mi sono diplomato nell’Istituto Tecnico della mia città, Piacenza. Sa quale era considerato all’epoca il posto sicuro, quello della vita, quello per cui si poteva decidere di metter su famiglia, avere dei figli e farli studiare in tutta tranquillità? Avrà capito che la mia domanda può essere retorica, ma corrisponde al vero. In Mandelli ci si entrava per meriti, o per conoscenza se si aveva la fortuna di conoscere qualcuno che ci presentasse e, ci si rimaneva per sempre, per la vita appunto. La mia ambizione era quella e l’ho realizzata, ho girato tutto il mondo grazie a loro, guadagnando molti soldi, facendo esperienze umane e lavorative che ancora oggi rimangono all’avanguardia, a ricordo di un mondo del lavoro che non esiste più. Erano altri tempi certo, ma creda, anche altro materiale umano, altra stoffa
    questi imprenditori della nostra terra. ho con loro un debito di riconoscenza e, visto che ne ho l’opportunità non mi sottraggo. grazie

  57. Perchè le banche non vengono chiamate col loro nome?
    Sono associazioni per delinquere, perchè solo pochi hanno
    il coraggio di dirlo e di scriverlo. Popolo ancora troppo educato
    per la nostra classe politica, tutti laureati ad Oxford che duettano
    in punta di fioretto!!!! Marco C.

  58. Dottor del Bue,
    conosco uno dei tanti Mandelli della famiglia Mandelli di Piacenza, facevo pratica nello studio di un avvocato della città negli anni ’90, appena laureato in giurisprudenza. Perciò conosco un pochino la vicenda e non solo per averla letta su tutti i giornali locali e nazionali. Vado oltre l’aspetto umano che le tante persone coinvolte che hanno lasciato traccia prima di me hanno così ben testimoniato. Mi chiedo dunque e le chiedo perchè, mentre erano ancora in sostanza patrimoniale i signori Mandelli non hanno patteggiato così come hanno fatto tutti i dirigenti coinvolti d’azienda e di banca?
    Sarebbero ormai liberi da anni, da ogni vincolo e da ogni pendenza. Me lo chiedo da tecnico del Diritto e mi rispondo che, solo chi è davvero innocente e forte della verità della propria buona fede può chiedere che giustizia e chiarezza venga fatta. Anche se perchè ciò avvenga si deve aspettare una vita intera. Dott. Luca C.

  59. Gentile direttore,
    per capire chi è il dott. Angelo Santoro ho dovuto leggere gli altri articoli da lui scritti nelle settimane precedenti.
    Ma a parte forse la stessa città di origine, se non sbaglio, cosa vi lega? Purtroppo la politica è cosa poco nobile oggi nel nostro Paese, scandali e corruzione hanno messo in evidenza la peggior faccia di questa politica d’attualità. Ma qui si parla di fatti vecchi di 20 anni o più, di una famiglia che da quel che leggo ha perso tutto e, tra l’altro conosciuta ormai poco e male solo in ambito locale. Che tipo di interesse può avere una grandissima banca come BNL neppure più italiana a GRAZIARE questi ”simulacri” di un remoto passato industriale italiano? Davvero vogliamo raccontarci delle favole?
    E ancora, lei crede che il presidente Abete verrà avvertito di questa richiesta molto seria ma, purtroppo, molto ottimistica del dott. Santoro? Nella mia esperienza non ho incontrato mai banche dal volto umano, e sempre pochi uomini di ”buona volontà”, ma certamente possiamo ancora credere ai miracoli!

  60. Caro Marco C., assolutamente no, le banche non sono associazioni a delinquere, io rispetto le opinioni mai le offese. Le chiedo scusa se mi sono permesso non perchè lavoro presso un Istituto di Credito ma solo per puntualizzare che il sistema crollerebbe immediatamente senza di loro. Sono incece d’accordo con il dr. Santoro e tutti i suoi precedenti articoli quando dice che vanno sostituite tutte quelle persone, tante, tantissime, che non sono capaci di fare questo mestiere. Un lavoro delicato il loro, proprio come quello di un Medico, prevenire, curare, riabilitare e soprattutto comprendere il disagio del paziente. Pari pari riporto le parole che ho ascoltato dal Console in un suo pubblico intervento. Auguro alla famiglia dei Mandelli di trovare pace, e ovviamente nutro una grandissima simpatia per il piccolino, Giulio. Con i toni giusti credo che anche il cuore del Presidente Abete si ribellerà alla razionalità che deve avere una persona con il suo ruolo. Filippo Arcuri

  61. Sono d’accordo con Lei Dottor Santoro : penso che dopo 20 anni una vicenda come questa dovrebbe essere conclusa anche per dare modo alle nuove generazioni (che conosco e stimo) di vivere più serenamente e magari intraprendere nuove attività imprenditoriali. Spero che tutto si concluda per il meglio e nel minor tempo possibile .Elena

  62. Buongiorno,
    ringrazio fortemente per aver riportato alla memoria (con dovizia di particolari) la storia di una grande azienda piacentina che ha dato lustro alla nostra città. Conosco personalmente molto bene una delle figlie di Mandelli e, in passato, ho avuto modo di conoscere anche il Presidente Dott. Giancarlo Mandelli.
    Di quest’ultimo ho il ricordo di una persona estremamente semplice e disponibile. Mai in nessuna circostanza ha fatto trapelare un atteggiamento di arroganza o di superiorità verso gli altri, dovuto alla sua posizione.
    Ho tutt’ora uno stretto rapporto di amicizia con la figlia dell’altro fratello e posso dire che davvero nessuna persona dovrebbe subire quello che lei e i suoi stanno sopportando da anni per questa vicenda incredibile.
    Auspico che questa richiesta di “grazia” possa andare a buon fine anche perchè, anche gli altri “eroi” che stanno affrontando il medesimo calvario (ricordiamoci che siamo in Italia e tutti conosciamo i tempi della burocrazia), possano ritrovare fiducia.
    Cecilia M.

  63. Scusi Dr. Santoro ma non ho capito bene. Sembrerebbe che alla fine gli unici perseguitati siano la famiglia MAndelli. E’ corretto? Ma se il presidente delle BNL di allora ha approfittato della sua posizione dominante per “incoraggiare” i Mandelli ad acquistare i “gioielli di famiglia” (ironicamente parlando), la sua banca non lo ha punito? La BNL, anzichè punire il suo presidente arraffone, scusi volevo dire affarista, se l’è presa coi garanti? Ma non esiste una norma che finchè non si è conclusa tutta la procedura di tentata restituzione del debito da parte del debitore principale, non si può cercare di escutere le fidejussioni dei garanti? La procedura doveva forse ancora iniziare a restituire i finanziamenti alle banche che avevano già cercato di aggredire i Mandelli come garanti? Non è un accanimento premeditato tutto questo? Cosa avevano fatto di così terribile per meritarsi un trattamento simile? A leggre i commenti qui sopra sono tutti concordi a dire che avevano solo fatto del bene …

  64. Salve,
    sono un piccolo imprenditore della provincia di Piacenza. La famiglia Mandelli ha subito “in grande” quello che tutti noi, che abbiamo ancora la forza di fare impresa, subiamo “nel nostro piccolo” tutti i giorni: la guerra quotidiana contro la burocrazia, i cavilli e……..il bisogno dei soldi delle banche che, naturalmente, in questo modo ci tengono sempre in pugno.
    Spero che si riesca a fare giustizia.

  65. mi scusi santoro, ma lei è l’avvocato dei mandelli? perchè le volevo segnalare che senza andare tanto distante da dove vive lei ci sono altre aziende importanti che hanno subito quello che hanno subito i mandelli dalle banche. altre aziende reggiane che hanno lasciato a casa migliaia di persone come a piacenza per colpa di un sistema bancario ottuso ed incompetente

  66. Direttore Del Bue,
    apprezzo questa possibilità che ci da la tecnologia per comunicare in fretta un pensiero, una suggestione, un ricordo, un attimo…in fondo la vita, ahimè, è composta di tanti piccolissimi attimi.
    Ora ci siamo domani chissà! Perchè dico ciò, perchè stamattina, in questo tam tam che tra amici ci stiamo facendo, ho saputo di un grave incidente in mare al figlio di una carissima amica. Mattia per me è quasi un figlio, e a lui ora corre il pensiero ed un ” in bocca al lupo”. Da qui la mia
    riflessione amara sulla vita, ma sono convinta che se in tanti ci passeremo il testimone in una sorta di catena di S. Antonio virtuale, anche le speranze di questi bambini, ragazzi, nipoti Mandelli potranno passare dal virtuale al mondo reale. Uniti si vince e soprattutto ci si sente meno soli! Buone vacanze direttore.

  67. A leggere queste storie mi viene in mente la canzone di Francesco De Gregori “Viva l’Italia”: “l’Italia che lavora, ….” ma che lavoro e lavoro. Qui c’era una multinazionale che dava lustro e lavoro al’Italia, seppur in un settore molto di nicchia, e per colpa di qualche “malandrino” di banca è stata sacrificata in un batter di ciglia. Che schifo!

  68. Sono stata compagna di scuola di Francesco e solo ora ho saputo di queste vicende che riguardano la sua famiglia. Ho 16 anni e, a scuola, cominciano a parlarci di economia, di aziende, di banche. Non riesco ad avere tanta fiducia nel futuro quando scopro che il mio compagno di scuola può ancora essere coinvolto in faccende che risalgono ai tempi dei suoi nonni.

  69. Il cuore è sempre lì. Buongiorno, sono un ex dipendente Mandelli che lavorava nella filiale a Detroit U.S.A. della Mandelli Inc. Da allora sono sempre rimasto qui. Lavoro sempre nel settore delle macchine utensili anche se per una ditta diversa. Ma alla fine il cuore è sempre rimasto in Mandelli. Qui ci sono ancora alcune macchine che avevamo installato ai tempi con i clienti che ogni tanto mi chiamano per avere un supporto tecnico d’assistenza. Più il tempo passa e più diventa apparente che i livelli da noi raggiunti in Mandelli allora erano stratosferici, ancora oggi trovo aziende che non hanno ciò che in Mandelli era cosa comune 20 anni fa. E’ un peccato vedere l’azienda di oggi malridotta e non più protagonista, pensando a dove ravamo riusciti ad arrivare. Un abbraccio sincero alla famiglia Mandelli per quello che mi ha dato ed insegnato. Auguri.

  70. Egr.dott. Santoro, la ringrazio per aver portato a conoscenza la vera storia della “MANDELLI MECCATRONICA SPA”. Tante parole si sono sprecate negli anni dell’ergastolo finanziario, ma mai con tanta precisione e verità. Io da cittadino italiano e soprattutto “Piacentino”, sono contento che qualcuno finalmente renda giustizia alla famiglia Mandelli.
    Spero che l’attuale presidente BNL Abete, voglia finalmente, prendersi a cuore questa vicenda, e ridare serenità e dignità alla famiglia Mandelli. Quello che hanno passato e sofferto mi sembra sia più che sufficiente. Che peccato, era un’azienda a livello mondiale, che dava lustro oltre che alla ns. piccola Piacenza, all’Italia intera.

  71. Cari lettori, l’azienda Mandelli era uno dei fiori all’occhiello dell’ingegneria italiana. I proprietari ed i dirigenti credevano nel lavoro , ma soprattutto credevano nella crescita e nello sviluppo. Le ambizioni del gruppo erano tante ed erano solide. Talmente solide da pirate alla decisione delle quotazione in borsa (passo fondamentale per spiccare il volo Nell’industria che conta). La Mandelli è stata tradita. In parte sicuramente dal forte entusiasmo che non le ha permesso di valutare al meglio il pericolo imminente, ma la maggior parte della colpa va all’ex presidente della BNL che, da ottimo squalo finanziario come era, ha cercato di imporre I priori interessi sfruttando a suo favore l’entusiasmo della famiglia piacentina. Truffa, tradimento, chiamatelo come volete…fatto stà che a distanza di 22 anni i Mandelli devono ancora scontare una pena esagerata per ciò che hanno fatto. Sono sicuro che Il dott.Abete saprà valutare al meglio tutta questa situazione e sono altrettanto sicuro che la conclusione di questa lunga vicenda, vedrà la famiglia Mandelli uscire finalmente da questo vortice infinito a testa alta e con la consapevolezza di aver messo definitivamente la parola fine a tutto questo.

  72. Io in Mandelli c’ero andato in visita con la scuola. Mi sembrava di essere entrato in un film di Star Trek. Macchinari enormi, computer enormi, una tecnologia spaziale mi sembrava. Ho desiderato a lungo andare poi a lavorarci. Ma in quegli anni le assunzioni a Piacenza erano chiuse perchè la Mandelli aveva acquisito altre aziende con migliaia di altri dipendenti, ed era ormai in esubero. Da fuori comunque girava voce che i problemi Mandelli sono iniziati quando sono arrivati dei manager mercenari, pagati a peso d”oro ma che non valevano come i vecchi direttori. La banca ha dato il colpo di grazia, secondo me, ad una situazione comunque difficile.

  73. Mi piace che da interventi più generali questa volta Lei, dr. Santoro, si sia voluto addentrare nei particolari di un’azienda che è stata la punta di diamante della imprenditoria meccanica emiliana. Questo aiuta meglio a capire i fatti sconcertanti che
    hanno partecipato alla distruzione di questa “Officina”, e di tante famiglie che ne traevano sostentamento. Il racconto, anche se per sommi capi, ben costruito ci fa intendere che per gestire il potere, per sedere ai posti di comando bisognerebbe sostenere esami clinici psicologici ogni sei mesi. Una volta eletti questi si sentono tutti Nerone!!!

  74. Seguo l’Avanti da un piccolo paesino delle Marche dove tutto sembrava filare liscio, nessuno aveva mai fatto caso al comportamento delle banche, il lavoro e il profitto assorbivano il nostro tempo. Parola d’ordine: guadagnare! Questi utili li abbiamo sempre consegnati agli Istituti di Credico con cui lavoravamo perchè potessero essere custoditi, investiti, insomma per i tempi difficili. Eccoli arrivati puntuali
    come la morte i momenti duri, inesorabili, feroci, le nostre facce erano sconcertate e preoccupate al pensiero di dover mettere mano ai risparmi. Ma quali risparmi (nel mio caso) mi ha risposto il direttore, i titoli della “nostra” banca sono crollati per fatti congiunturali, lei non ha più nulla.
    Ecco la carriera di un fattorino che è stato promosso direttore perchè amico di un’amico. Con tutto il rispetto Dott. Mandelli, anche io povero artigiano di campagna ho avuto un’avventura con una banca, e mi sono “appestato”.

  75. Buongiorno

    Ripercorrendo le vicessitudini della Mandelli sembra di leggere una sorta di “ODISSEA” moderna.

    Conoscendo alcuni componenti della famiglia Mandelli, che stimo senza nessuna riserva, mi sento di credere nell’assoluta buona fede che li ha portati ad effettuare operazioni finanziare che, molto probabilmente, sono state mal consigliate da chi, per interessi personali, ha messo a rischio, senza scrupoli, la loro faccia ed i loro capitali.

    E’ vero che ognuno deve pagare per i propri errori, voluti o no, ma non è giusto che tali colpe debbano ricadere anche sui figli e le generazioni future.

    Altre volte In Italia abbiamo sentito di aziende o enti, anche più grandi della Mandelli, portate allo sfascio o, per comodo di qualcuno, svendute. Guarda caso i responsabili spesso non solo non hanno pagato i loro misfatti ma addirittura hanno occupato o stanno ancora occupando posizioni di rilievo sia a livello dirigenziale che politico e vengono considerati, non capisco con quale coraggio, come dei guru dell’economia.

    In Italia, purtroppo, alcune istituzioni, quali le banche, sono delle vere e proprie lobby. Probabilmente se il problema finanziario l’avesse avuto la banca, anziché una fiorente azienda italiana qualsiasi, avrebbero sicuramente sistemato ed insabbiato tutto in breve tempo come abbiamo visto anche per un recente caso.

    Le banche, per interessi ovvi, sono sempre pronte ad offrire denaro quando le aziende sono solide e prospere, non appena queste ne hanno veramente necessità, chiudono i rubinetti senza se e senza ma, lasciando le stesse aziende, che hanno munto fino a ieri, da sole alla deriva.

    Gli eventi hanno portato la Mandelli Spa dalle stelle alle stalle ma credo, conoscendo l’umiltà e l’altruismo di alcuni componenti la famiglia, che circa 20 anni di “carcere”, perché così li hanno vissuti e li stanno vivendo, siano più che sufficienti.

    Chiedo pertanto un atto di clemenza e che la faccenda venga archiviata definitivamente soprattutto nei confronti degli eredi che sono estranei ai fatti e stanno comunque pagando ingiustamente da anni solo per l’unica colpa di essere figli e nipoti.

  76. Scrivo da Roma, dove risiedo da sempre, dove nella città capitolina tutto è già successo e nulla ci fa ormai più effetto. Avete mai trascorso qualche ora davanti a Montecitorio? Ecco, andatece lì e capirete tutto, anche la storia della Mandelli.

  77. Francamente la vecchia storia della Mandelli non mi appassiona dr. Santoro, però mi sento come il piccolo Giulio e credo che in tanti ci sentiamo dei piccoli Giulio, la domanda è come possiamo essere utili? Una petizione online che possa far ricevere (simbolicamente) il bambino dal Presidente Abete? Perchè no?!? Fateci sapere!

  78. Caro dr. Santoro, quasi non riesco a farne a meno di leggerla la mattina, sfogliata velocemente la Gazzetta accendo il tab e digito il suo nome mentre faccio colazione al bar. Sono sempre di più gli amici che si sistemano alle mie spalle per sbirciare, e quelli più lontani rompono perchè chiedono: allora?!?
    Ma questo non è un romanzo a puntate, non è il passatempo di una estate che estate non è!!! La vita di tutti se ne va e nessuno fa nulla. Neanche noi!
    Ci riunisca, ci parli, ci dia una speranza, contiamo su di Lei perchè noi siamo solo capaci di far delle chiacchiere e criticare mentre è ora di costruire un nuovo futuro. L’aspettiamo.

  79. Dott. Abete, non speri che con il tempo tutto passa perchè se dopo vent’anni la famiglia Mandelli è ancora qui che supplica la fine della partita lo farà anche per i prossimi venti. Lei sarà vecchissimo e ancora Presidente della BNL ma il piccolo Giulio, diventato grande, prenderà a quel punto un treno per
    per venirla a trovare da Piacenza insieme ai suoi cuginetti: perchè vuole aspettare ancora così tanto? Lo faccia venire adesso Presidente, e fischi la fine di questo incontro.

  80. Sono uno dei tanti ex-Mandelli che dopo avervi lavorato per quasi vent’anni passando da impiegato a quadro non ho voluto cercare un’altra azienda, come ci aveva insegnato il Sig. Renato, ma mi sono messo in proprio. Sono passati altri vent’anni e lavoro nella mia piccola azienda famigliare come se fossi ancora in Mandelli. Passione, innovazione e voglia di sognare sono i valori che mi sono portati via e ancora oggi mi spingono ad andare avanti con i miei figli che lavorano con me.
    Mandelli fucina di macchine ma anche di imprenditori che stanno andando avanti nonostante questo Paese e queste storie. Non solo un passato ma anche un presente e un futuro.
    A noi, in qualche modo, è andata bene: siamo qui a parlare ancora con orgoglio di quegli anni.
    Abbiamo lasciato l’azienda quando ancora non era stata commissiariata e abbiamo rifiutato di vederla umiliata e distrutta. Ma non possiamo fermarci qui.
    Ritroviamoci, come siamo abituati a fare quando si devono prendere le decisioni importanti, nei momenti in cui siamo disposti a rischiare tutto per il bene dell’azienda.
    Facciamolo per Giulio, per i nostri figli e per i nostri nipoti perchè non debbano pensare che l’unico loro futuro sarà lontano dal nostro Paese.

  81. Buonasera Dtott Santoro, chiedo scusa se non mi firmerò ma sono stato per lunghi anni in Mandelli come dipendente e poi riconfermato (uno dei pochi) dal commissario Nicastro ai tempi che furono. Nessuno le ha probabilmente raccontato cosa ho visto accadere lì dentro nei giorni immediatamente successivi all’arrivo del commissario straordinario. Una vera e propria caccia alle streghe. I Mandelli di ogni ordine e grado licenziati in tronco, solo per la colpa di chiamarsi così. I parenti, una volta scoperti essere tali per la volontà di qualcuno di fare la “spia” come dei moderni Giuda, cacciati a loro volta, senza una spiegazione. Il potere di vita e di morte di un commissario è reale. Si cercavano i “colpevoli” tra i dipendenti per come era andata l’azienda metalmeccanica più importante d’Italia. Come se le colpe fossero da ricercare all’interno della fabbrica e non alla crisi mondiale, alle banche che hanno girato le spalle alla famiglia estorcendogli le fidejussioni, ecc … Il commissario aveva già pronti i suoi consulenti strapagati, i suoi broker assicurativi, i suoi super esperti da centinaia di milioni di lire all’anno. Intanto i dipendenti non compiacenti o leccac … venivano cacciati, i fornitori non venivano pagati, i pezzi più pregiati della galassia Mandelli venduti, anzi regalati ad amici e compagni “di merende”. Tutto all’insegna della maledizione per i Mandelli dimenticando tutto quello che in 50 anni di storia avevano creato, aiutato, inventato e prodotto. Erano dei “delinquenti” da legare in piazzale Loreto a testa all’ingiù, con la complicità di un quotidiano locale che in modo becero ed ottuso li aggrediva verbalmente con la forza della carta stampata. Un delirio. I Mandelli non si sono mai più visti in giro in città come fossero del lebbrosi. Questo è il risultato che si ottiene a diventare imprenditori in Italia, a dare lavoro e solidità economica a gente come me. Io ho visto tutto. Prima e dopo i Mandelli. E ringrazio i Mandelli del privilegio che mi hanno dato nel lavorare per loro, per rendere grande nel mondo questa azienda. Ancora oggi ne vado orgoglioso anche se non mi sono potuto comprare la Mercedes come certi Giuda del dopo commissariamento.

  82. Io mi chiedo, eppure il dr. Abete ha certamente un ufficio stampa che tutte le mattine clicca il suo nome e, come per miracolo, appare tutto sul suo nome, compresi il mio commento e quelli che mi hanno preceduto. Allora cosa aspetta a scrivere due righe di circostanza al piccolo Giulio, così, tanto per dare una soddisfazione ad un bambino! Voi cosa ne pensate?

  83. Buongiorno, il mio pensiero va, oltre alla famiglia Mandelli, a tutte quelle centinaia di famiglie dei dipendenti e dell’indotto, rovinate incolpevolmente dal crack Mandelli. Ho letto tutti i commenti e gli approfondimenti fatti in questi due giorni e devo dire che sono emerse delle verità inquietanti per cui vorrei suggerire, nella mia più completa ignoranza in materia di finanza, di rivalutare quanto successo 20 anni fa, perchè i cittadini sono sempre più stanchi di subire e anche solo sentire le “angherie” delle banche che quotidianamente rovinano imprese e intere famiglie di imprenditori soprattutto dove trovano “terreno morbido” e facili “prede”. Nel mio piccolo, da dipendente, ho vissuto un episodio simile dove però i proprietari “fisici” hanno avuto l’accortezza e la furbizia di vendere tutto alla banca che gli aveva proposto l’ingresso in borsa e dopo anni di insana gestione, incapacità imprenditoriali, continue corse al risparmio per avere a tutti i costi degli utili maggiori mese dopo mese e licenziamenti, sono arrivati alla completa chiusura, perchè diciamocelo francamente, il risparmio porta un utile nell’immediato, ma alla distanza è solo un modo per perdere qualità e credibilità. In Italia sono poche le aziende che divulgano nel mondo l’eccellenza italiana e la Mandelli era una di queste, se poi una banca decide come un Imperatore sulla vita o la morte dei Gladiatori pardon Imprenditori allora non può definirsi tale, ma solamente usuraia. Le banche, non dimentichiamolo, sono nate per dare credito e investire poi, come succede al tavolo da gioco, a volte va bene e a volte va male, NON PER QUESO RITENGO CHE DEBBANO ANDARE AVANTI PER DECENNI O ACCANIRSI SULLE GENERAZIONI A VENIRE. Per chiudere volevo rispondere a Vittoria (13.08.14 ore 22.08). Non c’entra niente se la Mandelli esiste o non esiste, le argomentazioni sono diverse, basta leggere il titolo dell’articolo.

  84. Riscrivo perchè non so se il mio commento è stato registrato, mi è scomparso, e vedo che talvolta può essere pubblicato due volte.

    ”Abbassiamo i toni” si sente dire spesso da politici e commentatori, ma si è capito che questa famiglia vive ”nel braccio della morte” da 20 anni? Come si fa ad abbassare i toni in questi casi così drammatici, ora la situazione è così diffusa che anche le persone più schive e riservate escono allo scoperto e invocano GIUSTIZIA. Nella loro posizione i Mandelli chiedono solo che tutto finisca, subito. A ferragosto tutto si ferma in Italia, da sempre, io chiedo che si accelleri invece, ne hanno bisogno! Direttore grazie.

  85. Le Mandelli di allora e le Mandelli di oggi, siamo tutti Mandelli. In ogni città italiana c’è una Mandelli. Perchè permettiamo tutto questo? perchè pensiamo sempre che noi siamo estranei a tutto e tutti, nessuno e niente ci tocca! Le donne? Tutte poco di buono, meno la mamma e la sorella. Con una mentalità così possiamo solo sperare di essere ricevuti dal Presidente di BNL perchè ci manda “Picone”. Ma allora perchè coinvolgere il piccolo Giulio?!? Scusi Santoro.

  86. Condivido pienamente l’analisi fatta dal Dott. Santoro in merito alla vicenda “Mandelli”, con particolare riferimento al fatto che la banca in oggetto (nella persona dell’allora direttore Dott. Cantoni) si è resa responsabile della rovina di una prestigiosa azienda piacentina.

  87. La cosa che mi avvilisce è che vorrei tanto credere ad una Spectre dietro i disastri italioti, invece penso che ci siano
    solo incapaci messi lì da altri incapaci che si erano trovati nei posti chiave del paese perchè in quel momento passavano di lì, per caso.
    Io non ho capito chi c’era dietro il disastro Mandelli perche sono della generazione successiva, ma secondo me non era un gran furbo se è finito in galera pure lui.

  88. Conosco Marino Mandelli con cui condivido un percorso di lavoro sul quale entrambi stiamo investendo molta energia. Ho ascoltato il racconto della storia della Mandelli dalla sua viva voce e, da imprenditore quale sono, non faccio fatica a credere a ciò che ho sentito e a quello che ho letto su questo blog. Le banche ricoprono un ruolo troppo delicato rispetto alla qualità di molte delle persone che le gestiscono. E non parlo di capacità tecniche bensì di equilibrio etico e morale che spesso sono carenti per non dire inesistenti. Credo che la pena inflitta dal ‘tribunale bancario’ alla sua famiglia si possa considerare ampiamente scontata e che l’attuale management possa dimostrare una seria volontà di cambiamento.

  89. A volte il passato serve per scuotere il futuro. Io credo che aver parlato dopo tanto tempo di questa storia piacentina faccia solo bene alla città e al Paese. La buona politica non distrugge mai le aziende, al limite, qualche volta, per convenienza, le fa passare di mano. Troppi, tanti sono stati gli errori fatti in Emilia, non dimentichiamo il disastro assoluto provocato dalla Parmalat ai suoi risparmiatori. Una Mandelli di tempi più recenti che ha fatto bassa macelleria finanziaria.
    Ne sapete più nulla voi? Eppure, ancora oggi, basta andare nel primo Caffè dello Sport di Parma per sapere nomi, cognomi, cani, porci, di quello che è successo e perchè, chi c’era dietro, i finanziamenti ottenuti, tutto insomma. Ogni tanto vediamo questo “povero cristo” di Tanzi con le manette, ma non vedremo mai le banche e i banchieri che hanno partecipato al banchetto sfrenato, dove in tanti si sono strafogati. L’unica speranza è che si siano ammalati di diabete e colestorolomia.

  90. La Mandelli oggi la prendiamo come esempio di un mondo poco serio che nel nostro paese fa scorpacciate di parole. Il Presidente Abete della BNL è una persona seria invece, io sono convinto che appena messo al corrente di questo caso si farà portare immediatamente il fascicolo sulla scrivania. E speriamo bene …

  91. Ovvio che lei dr. Santoro ha giocato sull’emotività delle parole, però hanno fatto effetto. Anche i genitori di Giulio sono stati coraggiosi a permettere questo tipo di comunicazione così immediata. Caro Dott. Abete, adesso tocca a lei dimostrare che oltre ad essere un bravo Presidente è anche un grande uomo.

  92. La mia non è una storia come quella della Mandelli, al punto che ho iniziato a scrivere ma smetto subito perchè mi sento nulla
    rispetto a dei fatti così importanti. Però se misuriamo la disperazione in cui mi trovo oggi per colpa della banca di turno, la mia, vinco io dieci a zero. Un risultato eccezionale, una vittoria strepitosa, ora dopo questo risultato posso anche suicidarmi. Spero di no, ovviamente.

  93. Buonasera direttore,
    quando ho letto il titolo “ergastolo finanziario” sono rimasto sconcertato, giuro, pensavo ad uno scherzo!
    Scorrendo l’articolo sul mio iPad ho capito solo alla fine cosa volesse dire l’autore dell’articolo. Peraltro ben costruito
    e con una sua personalità. Non ho mai sentito di questo giornalista, se non per la sua omonimia, ma
    penso che se non mollerà l’argomento lo seguiremo in tanti.

  94. Buonasera direttore , ho lavorato per anni alla Mandelli un’azienda leader negli investimenti di ; ricerca , macchinari e di capitale umano . All’ombra di questa azienda sono cresciuti fior fiore di tecnici che sono tuttora sparsi per il mondo .
    E’ stata l”azienda che per prima e’ sbarcata negli Stati uniti con un livello tecnologico altissimo in aziende di primo livello ( John Deere , Caterpillar ecc. ecc. )
    Senza contare che per anni ha dato lavoro a centinaia di dipendenti .
    Nel momento di crisi di liquidità sopravvenuto in quegli anni l’azienda aveva un portafoglio ordini di tutto rispetto .
    Non mi dilungo oltre ma per me è stato un omicidio industriale .
    Grazie dell’ospitalità

  95. La Banca (il Manager) ha fatto fallire la Mandelli, ma le Banche (i Managers) hanno messo in ginocchio l’intero pianeta. A fronte di questi disastri è intervenuta la politica (della UE e degli altri Continenti) a “regolamentare” il settore. Sembra che, quanto accaduto di recente, sia impossibile che si ripeta: tra gli stress test e il controllo telematico limiteranno la possibilità delle banche di investire in proprio e avventurarsi in business non core. Tutto questo creerà opportunità per gli Asset Manager.

  96. Condivido pienamente la posizione della stragrande maggioranza dei commenti che sostengono la chiusura definitiva della vicenda. Sono un ex dipendente che ha trascorso trent’anni in un’azienda che mi ha permesso di apprezzare le qualità umane dei fratelli Mandelli e di percorrere una brillante carriera manageriale fin dal lontano 1973. Posso solo ringraziare i fratelli Mandelli per la loro lungimiranza nel credere negli allora giovani talenti che come me hanno contribuito allo sviluppo industriale che non ha eguali nella storia piacentina.

  97. Sono un ex dipendente Mandelli, ormai da qualche tempo in pensione e ho avuto la grande fortuna di vivere da vicino la stupenda storia di questa azienda che, nel suo settore, era conosciuta in tutto il mondo. Quando, appena finito il militare, ho iniziato a lavorare lì, la Mandelli aveva poche decine di dipendenti e nel giro di un paio di decenni è arrivata ad oltre 2.000. Sono stati anni stupendi, anni in cui i dipendenti erano orgogliosi di portare il nome Mandelli in giro per il mondo. L’ambiente di lavoro era sereno, positivo e ideale per imparare, crescere e aumentare il proprio bagaglio tecnico e umano. L’azienda è stata una nave scuola per centinaia di giovani appena usciti dalle scuole e ha permesso loro di fare carriera all’interno o di affrontare il mondo del lavoro esterno con una marcia in più.
    Sono stato sempre legato a questa azienda e ai suoi titolari: il Dr. Giancarlo che era l’anima della Mandelli e che era avanti anni luce rispetto i tempi, e poi Sante e Umberto con i quali sono tutt’ora in contatto. Nel periodo della crisi non me la sono sentita di fare lo Schettino della situazione e sono rimasto, come molti altri, per dare il mio piccolo contributo alla salvezza della ditta.
    In questi ultimi tempi ho ancora collaborato con la nuova Mandelli, come consulente esterno, ma la mia riconoscenza va alla famiglia Mandelli che spero possa terminare il suo calvario il prima possibile e ritrovare la serenità che merita.

  98. Ho letto con molto interesse e altrettanto stupore questo articolo. Conoscevo solo superficialmente le vicende di quest’impresa piacentina, che ha rappresentato indubbiamente un’eccellenza del nostro sistema industriale. Ignoravo del tutto, invece, l’esistenza di questa condanna ad un “ergastolo finanziario” che non può che apparire assurda e inaccettabile!!!

  99. Ciao piccolo Giulio, ti trovi al centro di un trattato di pace. Quando sarai grande forse tuo papà ti racconterà questa storia che ti ha visto protagonista tuo malgrado. Sono certa che conserverà i giornali e i commenti che spero ti saranno utili per la tua tesi di laurea. Con o senza il Presidente Abete la tua vita sarà un susseguirsi di successi, hai già un sacco di amici. Una nonna.

  100. Perché no! Dott. Abete, faccia deliberare dalla sua Banca una borsa di studio per il piccolo Giulio che gli permetta di mantenersi agli studi fino alla laurea. Idea magnifica! Una professoressa entusiasta.
    ——
    Questo commento è inattendibile perché proviene da una medesima fonte che ha postato altri commenti su questo tema, ma con identità diverse.
    Si prega vivamente di non tradire la fiducia dei lettori assumendo identità artefatte.
    Si rammenta che la direzione di questo giornale non può garantire l’autenticità dei commenti.

  101. L’ennesima storia assurda, allucinante e totalmente inaccettabile in questa nostra povera Italia.. sono sconvolta da quanto ho letto nell’articolo, non immaginavo certo il peso che sta sopportando questa famiglia da troppi anni. Grazie per averne parlato – bisogna parlarne e denunciare storie come questa!

  102. Scusi direttore,
    non sono della sua parte politica e neanche di quella dell’ ex ministro Bersani. Leggo i commenti e a questi vien voglia di rispondere, sa in Italia siamo fatti così, abbiamo tutti un’opinione e tutti sappiamo tutto di tutto. Proprio dell’aver chiamato in causa Bersani mi stupisco, o forse no, visto che anche lui è di Piacenza e spesso sedeva nei salotti televisivi tipo BALLARO’ fianco a fianco con Abete, invitato come esponente di Confindustria. E’ stato ministro dello sviluppo economico, possibile che proprio non possa sapere niente di una azienda della sua città? E se proprio non avesse approfondito, in altre faccende affaccendato, non potrebbe farlo ora? Dicono che sia persona di buon senso, il FINE PENA per la famiglia Mandelli non sarebbe un atto di buon senso?

  103. La Banca Nazionale del Lavoro non deve permettere che terze persone continuino a trarre profitto da questa disavventura che tanto sangue ha versato nell’indotto piacentino. La BNL deve mettere la parola fine a questo banchetto. E con lei le banche del suo pool.

  104. Scusi Dott. Santoro,
    la storia della Mandelli, anche se l’azienda era conosciuta in tutta italia e all’estero, coglie il cuore della città dove operava; solo così si capisce il passaparola che ha dato modo a tante persone di commentare un argomento tutto loro, dei piacentini intendo. Sarebbe bello se lei prendesse l’abitudine da adesso in poi di raccontare altre storie, perchè
    coloro che le hanno vissute possano trovare lo stesso interesse che hanno provato a Piacenza.

  105. Buona sera direttore,
    sono incredulo, veramente! Non avrei voluto lasciare un commento ma leggendo non riesco a non farlo. I piacentini sono chiusi e riservati, un pò pettegoli in privato e, poco coraggiosi in pubblico. Ed io non sono molto diverso, ma il riferimento al mondo della Bellezza e dell’Arte di chi scrive mi ha fatto decidere a lasciarlo.
    Sono figlio di un artista piacentino, anch’io dipingo, capisco bene la fatica di mio padre nel mantenerci dipingendo, seguendo la sua vocazione. L’arte oggi non da più da mangiare, così io sono costretto a dedicarmici solo come hobby. Ma per mio padre non è stato così, soprattutto perchè negli anni della ” Piacenza da bere” ha incontrato Gian Carlo Mandelli, un uomo di grande sensibilità artistica che ha comprato ed investito in arte puntando su artisti locali emergenti come mio padre. Alle pareti della sua azienda, in via Caorsana, erano appese le sue opere. Nei corridoi sculture lignee, in travertino o in cemento di tutti i contemporanei. Quando si parla di imprenditori e mecenati si cita lui, ancora oggi. Firmato B.Z.

  106. Alla famiglia Mandelli va la mia simpatia, non per quello che hanno fatto, ma per come sono stati raccontati da questo signore così appassionato nell’esporre fatti che evidentemente (peraltro lo scrive) lo hanno coinvolto emotivamente. La chiusura dell’articolo si potrebbe prestare a critiche, comunque a me è piaciuta. Bravo Angelo Santoro.

  107. Mi permetta dott. Santoro, ma non capisco bene, non m’intendo
    di diritto e di banche. Se, come dice lei nel suo resoconto del
    caso Mandelli, la banca ha messo a bilancio le perdite patite,
    l’amministrazione straordinaria ha sempre ripartito i crediti bancari, mi dice come è possibile che ancora BNL pretenda
    qualcosa da queste persone? So per certo che sono stati assolti per non aver causato il fallimento della loro azienda, ricordo bene i titoli della LIBERTA’, il nostro giornale locale. Mettiamola pure come vogliamo, parliamo di figli e nipoti, di speranze per il futuro, ma in Italia un giudice che faccia due più due non ci sarà?
    Ma da chi sono stati difesi fino ad oggi? Non ho più parole.

  108. Scrivo da Torino, non conosco nessun Mandelli, ma chi erano
    questi imprenditori, Olivetti? Credo poco a queste figure illuminate di padroni, sono un uomo del secolo scorso, i padroni ci hanno sempre fregato.

  109. Caro Signor Mandelli, non conosco lei tantomeno la sua azienda, se non per averne letto i tratti salienti scritti brillantemente da questo giornalista dal nome “rubato”. Lei, per quello che vale, ha la mia stima e la mia simpatia. A me piacciono gli uomini di altri tempi, quelli che si rimboccavano le maniche per insegnare e non per rubare. Tenga duro. Auguri

  110. Alla famiglia Mandelli va la mi simpatia, non per quello che hanno fatto, ma per come sono stati raccontati da questo signore così appassionato nell’esporre fatti che evidentemente (peraltro lo scrive) lo hanno coinvolto emotivamente. La chiusura
    dell’articolo si potrebbe prestare a critiche, comunque a me è piaciuta. Bravo Angelo Santoro.

  111. Buonasera, i governi hanno spesso emanato decreti ”salva banche” così tristemente noti perchè ora sappiamo che erano atti dovuti alla lobby bancaria. Di cosa dovrei stupirmi quindi? Non certo del loro strapotere di vita e di morte sulla piccola e media impresa. Della loro capacità di aggressione di beni e patrimoni di aziende e di privati. La cronaca ne è piena, almeno nell’operoso Nord. Al Sud, sia fatta la volontà di mafia. Questa è l’Italia. Saverio

  112. Buonasera,
    in questa notte di Ferragosto mi ritrovo a scrivere un commento su una lettera del dr. Santoro. Fino a due anni fa ero in vacanza al mare, invece adesso sono a casa. Ho finito di stirare, tutti dormono. I bambini sogneranno il mare che anche quest’anno non potranno vedere. Io non lavoro, mio marito artigiano chiuso in una morsa tra le banche che pretendono un rientro forzatamente ed i clienti che non pagano, perchè a loro volta non riescono a farsi pagare. E’ un gatto che si morde la coda. Io non sono di Piacenza ma seguo le vicende portate avanti da Santoro. Gli altri probabilmente saranno a divertirsi ed io, con la schiena dolorante per l’asse da stirare, leggo di gente sfortunata come me. Mi dispiace leggere di questi grandi industriali. Pensi sempre che capiti solo a noi piccoli imprenditori, invece poi capisci che più hai e più diventa grande il problema. Grandi e piccoli davanti al sistema bancario non fa differenza. Quando ti hanno preso di mira, hai chiuso!

  113. Sono uno studente e l’ho sentita parlare in giugno a Reggio Emilia,
    così pacatamente e serenamente da rimanerne colpito. Chiunque perderebbe il sonno solo a sentirle certe storie. Quella sera me ne andai presto ma, ho continuato a leggere i suoi articoli sull’.Avanti! Avrei voluto chiederle se nel concreto si possa ottenere davvero qualcosa con la sua associazione. E per questo caso che leggo ora non rimane più nessuna mossa legale da poter fare? Devono solo aspettare una grazia o un’amnistia?

  114. Egregio Dr. Santoro,
    non so se ci sarà mai giustizia ed attenzione verso i risparmiatori, i privati e gli artigiani. Un’ ordinanza del Tribunale di Napoli ha stabilito che la presenza nei contratti di mutuo della ”clausola di salvaguardia” evita la configurazione di usura. Da che parte sta la legge? Le banche la faranno sempre franca. Mi dispiace.
    Andrea P.

  115. Buongiorno,
    da imprenditore la storia mi ha toccato. Da padre e ancora prima da figlio, ancora di più. Queste sono questioni che purtroppo, per la loro portata, non si possono giudicare da un solo articolo, anche se ben scritto. Quello che però è chiaro che le banche nel caso in questione e l’azienda non hanno condivido un bene comune: la sopravvivenza della Mandelli, la salvaguardia della sua tecnologia invidiata in tutto il mondo, ed il rispetto per le persone che ci lavoravano che l’hanno resa tale.

  116. Buongiorno,
    sappiamo che ogni nuovo nato in Italia ha il suo bel debito pubblico pro capite sulla testa che ammonta ad € 35.206,00 e già mi sembra un bel fardello da portare. A quanto ammonta il debito privato pro capite dei piccoli o grandi eredi Mandelli? Dottor Santoro non me lo dica, ho come il sospetto che possa esser molto più alto. Fardello pesantissimo quindi per loro … Santoro li aiuti. Grazie.
    Marta B

  117. Buongiorno.
    da quello che ho letto di lei dr. Santoro attraverso le notizie che si possono trovare in Internet ho la sensazione che lei sia in grado di giudicare le persone anche da piccoli dettagli che ne svelano la personalità e lo spessore umano.
    Ho conosciuto tanti anni fa Sante Mandelli, uno dei tre fratelli titolari dell’azienda da lei riportata alla ribalta in questa lettera al Direttore dell’Avanti. Cosa vuole che le dica di lui? Ne parlo bene e non sono sola. Comprai la mia Fiat 500 verso la fine degli anni ’60 con i soldi che lui mi prestò. Mi affrettai per cercare di restituirli prima possibile, a rate e neppure tutti i mesi,
    ma ogni volta che glieli portavo insisteva nel chiedermi se davvero potevo fare a meno di quei soldi per quel mese, quasi gli dispiacesse di prenderli.
    E’ una brava persona, e di gran cuore, altro non so dirle perchè
    non conosco i retroscena del suo lavoro. Ma se questo uomo va condannato, allora cosa dovremmo fare di tanti altri imprenditori che sono scappati all’estero con la cassa dell’azienda? Saluti
    Sandra D.

  118. Egregio Dott. Santoro,
    non conosco la vicenda se non per sentito dire e per gli articoli usciti sui quotidiani ormai 20 anni fa. Posso dire che ho apprezzato il breve excursus sulla storia e che il mio cuore va con chi soffre e ha perso tutto. Davanti ai poteri forti bisogna essere forti e non avere paura! Con la sua Fondazione Interessicomuni lei può aiutare tanti Mandelli in Italia. Grazie.

  119. Salve Santoro,
    dalla sua storia mi sembra di capire che questa sia pura e semplice fame di potere da una parte e dall’altra. Per mosse sbagliate da una parte e comportamenti criminali dall’altra migliaia di dipendenti hanno perso il lavoro e investitori i loro risparmi. Un’ammissione di colpa da ambo le parti non sarebbe più saggio?
    Saluti.
    A.

  120. Gent. dott. Santoro
    Vedo con piacere che l’Avanti on line ospita le sue lettere sul gravissimo fenomeno dell’usura praticata dalle banche.
    È una ottima iniziativa, si tratta di un fenomeno che allontana l’Italia dal consesso delle nazioni civili: mi dica lei in quale paese del mondo civile la classe dirigente economica e politica, oggi al 90% espressa dal ceto dei banchieri e dai loro tecnici insediati in Banca d’Italia, esercita USURA sulle famiglie italiane attraverso i mutui, i prestiti personali, le carte revolving, e sulle aziende italiane (nella quasi totalità costituite da famiglie produttrici) attraverso i conti correnti, i mutui, i leasing, i derivati?
    Leggendo la storia dei Mandelli mi è ritornata alla memoria la mia storia personale: sono un piccolo imprenditore immobiliare e qualche anno fa le banche hanno deciso, facendo leva sulle difficoltà del mercato e le conseguenti impossibilità di restituire i prestiti con le tempistiche previste, di espropriarmi del mio patrimonio immobiliare.
    Per mia fortuna ho incontrato consulenti ed avvocati che mi hanno consigliato di controllare l’usura sui miei prodotti bancari, ho trovato in tutti usura, ho intentato delle cause che hanno tagliato le unghie alle banche, impedendo loro di attuare decreti e sequestri e sto vincendo tutte le cause.
    Avendo conservato una sensibilità civile collaboro con una fondazione contro l’usura ed ho creato un indirizzo mail a cui qualunque famiglia o azienda può contattarmi per consigli ed aiuti gratuiti: 1949prometeo@gmail.com. come può notare gli studi classici, con lo stupendo mito di Prometeo, hanno lasciato un segno.
    Ho letto tra i commenti pervenuti al giornale, dopo la sua lettera, il commento sull’eternità dell’amministrazione ?straordinaria? del gruppo Mandelli.
    Aggiungo che di straordinario c’è ormai soltanto la durata: 22 anni. La madre di tutte le enciclopedie, la Treccani definisce “straordinario” come segue: “Che ha carattere speciale e temporaneo o puramente accidentale”: 22 anni!
    Comunque arrivo al motivo del mio commento: alcuni mesi fa, sollecitato da uno degli eredi Mandelli, ho fatto ai 3 (tre!) commissari la seguente proposta: “ il sottoscritto ………….intende sottoporre ………..la possibilità di analizzare i documenti relativi ai rapporti bancari della Mandelli in A.S. In particolare, potendo accedere agli estratti di conto corrente ed ai contratti di finanziamento tra la Mandelli e la capofila BNL del pool di banche, creditrici nei confronti della procedura, la nostra società è in grado di determinare la presenza e/o la sopravvenienza di interessi ultra legali e/o altre applicazioni finanziarie ritenute irregolari, quali ad esempio ammortamenti alla francese ed anatocismo. In caso di evidenze formali e sostanziali di somme ottenute dal sistema bancario in modo irregolare nel corso degli anni passati, la nostra società, approfittando delle recenti sentenze pubblicate da alcuni principali Tribunali italiani, è in grado di far recuperare alla Procedura Mandelli in A.S. tali somme sottraendole dai crediti in privilegio vantati appunto dagli Istituti di credito, anche se già corrisposte. Difatti tali Sentenze stabiliscono che, in caso acclamato di presenza di usura e/o anatocismo nei rapporti tra impresa e banche, in caso di amministrazioni straordinarie, concordati preventivi ed istanze fallimentari, il Giudice sottrae tutti i crediti privilegiati dagli obblighi del rimborso della Procedura, rimettendo tali somme a disposizione per nuovi riparti ai soggetti creditori in subordine. Il controllo di verifica delle eventuali irregolarità contabili per le ipotetiche applicazioni di interessi ultra legali viene offerto in modalità gratuita. Successivamente, una volta accertata l’eventuale presenza di usura e/o anatocismo e/o calcolo d’interessi con metodologie contrarie alla legge, la nostra società vi potrà proporre una co-interessenza sulle somme recuperate, con contestuale supporto legale, da determinare quantitativamente in sede d’analisi dei dati in evidenza. Non vi è comunque obbligo né pretesa economica alcuna, in caso di mancato accordo tra le parti, di corrispondere alcunché per la preanalisi effettuata per conto vostro.”
    La proposta così articolata ha meritato UNA riga di risposta dei Commissari per manifestare la loro mancanza di interesse.
    Può darsi che oggi, accese le luci della ribalta grazie al suo generoso intervento, si risvegli l’interesse dei 3 commissari e che quanto potremmo scoprire in termini di usura praticata dalle banche, possa essere d’aiuto a far finire l’ergastolo della famiglia Mandelli.

    • Buongiorno
      Grazie 1949prometeo@gmail.com per aver sollevato un problema vero:
      vi porto la mia esperienza:
      Lavoravo in un settore diverso, avevo un’azienda che faceva il ripristino del territorio dopo i disastri geologici (frane, alluvioni, ecc.) con più di 30 dipendenti.
      Scrivo perché anch’io ho avuto a che fare con BNL.
      Mi spiego: lavoravamo soprattutto per gli enti pubblici, ma lo stato non paga, per operare dovevamo farci anticipare le fatture dalle banche, alla fine quando siamo andati in concordato i periti hanno scoperto che le banche ci avevano esercitato usura per circa 800.000,00 euro.
      Fra queste la BNL si è presa la sua fetta di 90.000,00 euro di usura.
      Voglio dare un consiglio ai Mandelli ed a tutti gli imprenditori: fate controllare i vostri prodotti finanziari, avrete delle sorprese.
      Paolo

  121. Questa storia la conoscevo bene, sono di Piacenza, tutti la sapevano, ma è sconcertante anche se sono passati tanti anni!
    Leggere di AGGUATO perpetrato da un presidente di banca fa tremare le vene ai polsi. Certo la mia è una lettura emotiva, ma se vuole riscattare il nome di BNL, fare un gento di discontinuità presidente Abete, questo è veramente il suo momento!!!!

  122. Ergastolo finanziario. Non capisco la meraviglia, questi parrucconi opulenti con la forfora maleodorante che imbianca le loro giacche nere, devono dispensare i soldi “degli altri” ad amici e parenti. Le cause si addormentano per una vita intera ma le parcelle sono vive e vitali. Crozza nella sua imitazione del Senatore Razzi direbbe “fatti una causa tutta tua, poi presenti la parcella e la banca tutti i mesi, bum bum bum, ti sgancia la lira, amico mio, fatte li ca**i tuoi!!”. Tranquilli, non c’è nulla di nuovo, fin quando non capita a te!! F. Fiorani

  123. Coraggio Santoro, coraggio Mandelli
    Indagate sui conti correnti.
    Ecco chi è BNL, secondo la procura di Trani
    Dal “fatto quotidiano” del 10 giugno 2014
    “I tassi applicati erano più alti di quelli concordati. Per questo la procura di Trani contesta ai vertici di alcuni importanti istituti di credito italiani il reato che di solito si applica alla criminalità comune o anche organizzata: l’usura. Nella fattispecie si tratta però di concorso in usura bancaria: quella che consiste nell’applicare tassi di interesse sui prestiti superiori rispetto alle soglie fissate ogni tre mesi dalla Banca d’Italia. Così nel registro degli indagati sono finiti non solo i vertici (in alcuni casi ex) di Bnl, Unicredit, Mps e Banca popolare di Bari (Bpb), ma anche il presidente della Rai, Anna Maria Tarantola, in qualità di ex capo della Vigilanza di Bankitalia, e il ministro dell’Economia del governo Letta Fabrizio Saccomanni, ex dg di via Nazionale. Sessantadue, in tutto, i destinatari dell’avviso di fine indagine.
    Nel registro degli indagati i vertici di Bnl, Mps, Unicredit. Hanno ricevuto l’avviso di fine indagine per usura il presidente del cda di Bnl Luigi Abete, l’ad Fabio Gallia, l’ex vicepresidente Piero Sergio Erede e il presidente del collegio sindacale Pier Paolo Piccinelli ………………… Vittime dei tassi usurai imprenditori del barese. Il reato di usura (bancaria) continuata ed aggravata sarebbe stato commesso dalle banche ai danni di alcuni imprenditori del barese nell’ambito di finanziamenti concessi prevalentemente sotto forma di anticipazioni su conto corrente. Per il pm inquirente, Michele Ruggiero, il reato di usura è stato compiuto dagli organismi di governance e di controllo delle banche con il concorso morale degli ex vertici diBankitalia e del dirigente del ministero del Tesoro Maresca. Secondo l’accusa questi ultimi, contravvenendo alle disposizioni della legge sull’usura, prescrivevano alle banche di calcolare gli oneri dei finanziamenti concessi in rapporto al credito ‘accordato’ anziché (come richiesto dalla legge) a quello effettivamente ‘erogato/utilizzato’ dal cliente. Queste indicazioni – su cui del resto anche la Corte di Cassazione si è espressa, nel 2013, smentendo le circolari di via Nazionale – permettevano alle banche di elaborare tassi effettivi globali (i cosiddetti Teg) falsati. Cioè più bassi di quelli effettivamente praticati. Di conseguenza, stando alle indagini della Guardia di Finanza, gli interessi applicati dalla banche alla clientela per determinate categorie di finanziamenti (in forma di anticipazioni su conto corrente) risultavano sempre entro i limiti dei ‘tassi soglia’ pur essendo in concreto superiori e, come tali, usurari. Bnl, secondo i conteggi della pubblica accusa, avrebbe lucrato in questo modo oltre 53mila euro, il gruppo Unicredit più di 15mila, Mps circa 27mila euro mentre la Banca Popolare di Bari solo 296 euro.”

  124. Dott. Santoro,
    sono Mariano, nipote di Sante Mandelli ed ho 17 anni. Sono nato anch’io dopo i tremendi fatti di cui lei scrive, siamo nati quasi tutti ”dopo”. Il concetto di prima e di dopo mi girano in testa, sollecitato forse da lei, così come quello di ”causa ”ed ”effetto”. Studiando filosofia a scuola i le idee cominciano ad ordinarsi, ad avere un senso, ci aiutano ad interrogarci su chi siamo e su quale sia la nostra ”necessità”. Così ho scoperto che IL CASO è solo una ”ignoranza delle cause”. Ecco dottor Santoro, mi aiuti lei a capire qual è il nostro CASO , quello che ha portato me e i miei cugini, alcuni ancor più piccoli di Giulio, a nascere con un’ eredità così pesante che sembrerebbe non poter estinguersi con la morte biologica di chi, all’epoca dei fatti, è stato protagonista. La ringrazio profondamente, Mariano.

  125. Anch’io Santoro ci son rimasto sotto. Avevo una piccola impresa artigiana in provincia di Piacenza e quando le banche hanno voluto che rientrassi con il fido la mia fabbrichetta è andata a gambe all’aria. Ci abbiamo rimesso tutto, io e i miei 3 soci, un disastro!
    Adesso a fatica ci stiamo riprendendo, andiamo all’estero a cercare le commesse e poco alla volta forse ce la faremo. Ma la nostra era una piccola realtà, non un colosso come la Mandelli. Tanta solidarietà a loro, conoscevo Giancarlo, a S.Giorgio tutti lo conoscevano.

  126. Sono un credente dott. Santoro, tutto questo è amorale. Ho letto in un suo precedente articolo che lei ha scritto a Papa Francesco, perchè non lo fa anche per il caso di questa famiglia Mandelli? Non è un uomo che non l’ascolterà ed una sua parola può avere un peso diverso. Gli scriva, mi creda, le vie della provvidenza sono tante e migliori di quelle degli uomini, basta avere fede. La ringrazio.

  127. Buon giorno direttore e buon Ferragosto!
    Fa specie e piacere leggere di un caso ancora ”attuale” come dice Santoro, su una testata online. E la domanda spontanea seguente è se Gaetano Rizzuto, direttore di LIBERTA’ quotidiano di Piacenza ne sia al corrente. Se fossi in lui vorrei sapere, informarmi e scriverne. Sono stati fatti richiami importanti, nomi, commenti sostanziosi. Speriamo che passato il periodo vacanziero qualcuno lo avvisi, grazie.

  128. Buongiorno,
    il mio pensiero va, oltre alla famiglia Mandelli, a tutte quelle centinaia di famiglie dei dipendenti e dell’indotto, rovinate incolpevolmente dal crack Mandelli.

    Ho letto tutti i commenti e gli approfondimenti fatti in questi due giorni e devo dire che sono emerse delle verità inquietanti per cui vorrei suggerire, nella mia più completa ignoranza in materia di finanza, di rivalutare quanto successo 20 anni fa, perchè i cittadini sono sempre più stanchi di subire e anche solo sentire le “angherie” delle banche che quotidianamente rovinano imprese e intere famiglie di imprenditori e di lavoratori, soprattutto dove trovano “terreno morbido” e facili “prede”.

    In Italia sono poche le aziende che divulgano nel mondo l’eccellenza italiana e la Mandelli era una di queste, rovinata dallo stesso presidente della banca all’epoca dei fatti, la stessa che adesso a messo “all’ergastolo finanziario” chi ha subito il danno e non se stessa per le scelte di funzionari non adeguati.

    Dopo 20 anni non credo sia giusto tenere sotto scacco intere generazioni in quanto, credo di aver capito leggendo alcuni commenti, che sia stato un complotto ben macchinato, ma che siano già anche stati “spremuti” a sufficienza.

  129. Massima solidarietà alla famiglia Mandelli. Persiste invece il solito senso di sdegno e schifo nei confronti di un sistema marcio che rovina sempre chi vuole impegnarsi per la crescita di questo Paese. Auspico che la giustizia possa una volta per tutte ridare dignità ad una famiglia che ha fatto tanto per noi.

  130. Dott. Santoro,
    quello che e’ sconvolgente di questa storia e’ il rilascio da parte della banca di fideiussioni a PRIVATI in una societa’ quotata in borsa per intraprendere movimenti finanziari suggeriti dalla banca stessa!
    Se la banca e’ partner commerciale della societa’ dovrebbe prendersi le stesse responsabilita’ decisionali della Mandelli.
    E invece com’ e’ possibile che la banca, il cui presidente-garante e’ stato costretto a DIMETTERSI , non subisca conseguenze per le decisioni a cui ha preso parte ma anzi si ritrovi col coltello dalla parte del manico?? Perche’ e’ vero che la banca ha subito delle perdite (che sono certo da quello che lei scrive avranno avuto modo di recuperare), ma chi ripaghera’ 2200 dipendenti/famiglie che hanno perso il loro posto di lavoro e noi tutti di aver perso un altro fiore all’occhiello dell’industria italiana?

  131. La vicenda della Mandelli, per chi come me è nato e cresciuto a Piacenza, non è nuova.
    La Mandelli è sempre stata un vanto per la nostra città, con l’unica colpa di aver creduto che bastasse lavorare sodo per creare benessere e prosperità a tante famiglie di dipendenti e collaboratori.
    La Mandelli è nata e cresciuta con sistemi all’avanguardia in tutto il mondo, ed in tutto il mondo era conosciuta.
    Il grande peccato dei Mandelli è stata l’ingenuità di credere che, in un mondo già così corrotto, si potesse crescere onestamente.
    Dopo 20 anni, tempo in cui qualsiasi assassino o violentatore di donne sarebbe già uscito di prigione, ancora i Mandelli pagano il peso di quella ingenuità.
    E pagano l’abbandono in cui vengono lasciati dalla poca memoria degli italiani, che in fretta dimenticano quello che ha significato la famiglia Mandelli per una città come Piacenza e che i veri delinquenti di tutta questa triste faccenda ormai da tempo sono liberi da punizioni e di delinquere nuovamente.
    Potranno i Mandelli smettere di pagare in denaro, ma quello che hanno pagato in termini di sofferenza morale, questo nessuno glielo potrà mai rendere.
    Un’altra vergogna italiana alla quale bisogna dire basta subito.

  132. Buonasera dott.Santoro,
    ci tenevo precisarle che le banche responsabili del crack Mandelli sono più di una.
    Certamente la Banca Nazionale del Lavoro (oggi si chiama BNL -BNP Paribas) era la banca principale coinvolta, con l’aggravante che attraverso una sua consociata era entrata nella compagine societaria della Mandelli. Essa però tirava le fila di un gruppo di altre banche, che poi, ritrovandosi tutte creditrici del gruppo Mandelli, si sono unite in un pool (una specie di consorzio) ed avevano sottoscritto insieme ai fratelli Mandelli un piano di salvataggio del gruppo omonimo. Tra queste, e poi le spiego anche perché, vorrei citare la Cariparma. Quest’ultima allora si chiamava Cassa di Risparmio di Piacenza, ed era una banca locale, non una banca nazionale. Quando la BNL alla fine del 1993 fece il famoso dietrofront, le altre banche del pool avrebbero potuto salvare la Mandelli anche senza il suo apporto. E tra queste, ripeto, la Cassa di Risparmio di Piacenza, la quale conosceva benissimo la criticità della condizione di rischio del posto di lavoro per oltre 800 famiglie piacentine. Ma non fece nulla. Lasció cadere il suo aiuto trincerandosi dietro gli ordini di scuderia del pool bancario. Rendendosi così di fatto complice del “delitto” di soppressione di un’azienda multinazionale con il quartiere generale e le radici in Piacenza. Bella figura per una Cassa di Risparmio locale. Da vergognarsi …

  133. Grazie a tutti di vero cuore, grazie per le belle parole, per la stima e i ricordi, per il tempo impegnato a domandarsi se fosse opportuno scrivere quella o quell’altra cosa, quella piacevole e quella un pò meno, in un periodo di ferie e riposo per tanti di voi. Grazie per gli incoraggiamenti, dietro a tanti commenti ci sono storie di persone belle, che anche quando celate da un nome fittizio si lasciano riconoscere dall’aver raccontato il vero. Parole che mi hanno reso gli occhi lucidi a volte, e di questo sono grata, un bel test per capire se ancora si è umani. Vi abbraccio tutti, Maggie

    • caro Alessio
      infatti le imprese italiane non hanno il supporto delle banche, o meglio, spesso le banche per supportarti praticano tassi usurari dopo aver preso il denaro dalla BCE a tassi inferiori al 1%.
      ripeto quello che ho scritto ieri: l’usura praticata dalle banche allontana l’Italia dal consesso delle nazioni civili: mi dica lei in quale paese del mondo civile la classe dirigente economica e politica, oggi al 90% espressa dal ceto dei banchieri e dai loro tecnici insediati in Banca d’Italia, esercita USURA sulle famiglie italiane attraverso i mutui, i prestiti personali, le carte revolving, e sulle aziende italiane (nella quasi totalità costituite da famiglie produttrici) attraverso i conti correnti, i mutui, i leasing, i derivati?

  134. Buongiorno Dorr. Santoro,
    ho seguito con attenzione la sua ricostruzione della vicenda Mandelli. Mi ha colpito in particolare che lei non citi il nome dell’allora Presidente della BNL. Quella banca, meglio dire alcuni uomini di quella banca (cito le parole de “Il Sole24Ore” del 10 MAggio 2012): ” … già nell’89, quando la Bnl di Nerio Nesi inciampa nell’affaire dei crediti erogati all’Irak dalla filiale di Atlanta, è Cantoni che gli subentra alla presidenza della maggiore banca italiana dell’epoca: banchiere collaudato, ….
    Con Cantoni sulla delicata tolda di comando, ……. Un periodo che non risparmia il banchiere, peraltro mai coinvolto in vicende di corruzione. È invece costretto a lasciare la guida dell’istituto di Via Veneto dopo un’ispezione della Vigilanza che individua profili di conflitto d’interesse nei crediti erogati al gruppo Mandelli. La successiva inchiesta sul crack del polo meccanico piacentino gli costa inizialmente un patteggiamento (con il conseguente pagamento di una “multa” da 5 miliardi di lire, ndr), cancellato però più tardi da una dichiarazione di estinzione del reato”. Questo in sostanza quello che Cantoni ha fatto con la Mandelli, a conferma Santoro di quanto dichiarato nella sua lettera qui sopra. Se vogliamo salvare l’integrità della banca BNL, a riprova che sono gli uomini che determinano i destini di alcune istituzioni, nel bene e nel male, ha fatto bene a chiedere all’attuale presidente BNL, Luigi Abete (che non ha nulla a che vedere con quegli scandali), un atto di clemenza ed una “grazia” a favore di questa famiglia Mandelli che si è trovata schiacciata tra ruote di pietra più grandi di lei.

  135. Buongiorno Avanti, buongiorno Santoro,
    quasi tutti quelli che hanno commentato questa storia sono persone della città dei Mandelli.
    Noi siamo piacentini ”dal sass” che per mio padre voleva dire
    verace, autentico, nato e cresciuto all’ombra del Palazzo Gotico in Piazza Cavalli, nel centro di Piacenza.
    A casa nostra si usava anche questa espressione nelle varie situazioni di spreco domestico quotidiano, tipo un rubinetto aperto, una luce dimenticata accesa :
    ” Alùra chi pega? Pega Mandeli?!?” a significare che i conti salati li poteva e doveva portare a Mandelli da pagare. Una sorta di Pantalone della nostra città ‘sto Mandelli.
    Che ironia della sorte, ‘sto Mandelli sta ancora pagando …

  136. Sono in vacanza direttore, un sms di un amico che ho in comune
    con un figlio di Mandelli Umberto mi ha avvertito dell’articolo che
    lei ha pubblicato. Ho letto i commenti, è stato scritto di tutto e di più, non aggiungerei altro se non il mio stupore che lei e Santoro, a Ferragosto abbiate così tanti lettori.

  137. Buongiorno Direttore,
    apprezzo che finalmente siano stati fatti i nomi della vicenda, da tale Cantoni alla famiglia Mandelli, al piccolo Giulio. Mi chiedo: quante storie come questa ci siano in giro per la nostra povera Italia …

  138. Il comportamento della BNL nei confronti della Mandelli,sono i classici metodi della banca squalo,quella del banchiere usuraio,che non mantiene alcuna parola data,per fini altamente distruttivi e punitivi.Distruttivi e punitivi,facendosi forza con il proprio capitale di banca contro un impresa florida ,improvvisamente avvizzita, per l’illegale operare del sistema politico-finanziario che desidera prevvaricare e distruggere,ed usa,in virtu’ del suo capitale i soliti mezzi coercitivi,appellandosi ad una pseudo legalita’,fuori da ogni legge,e con un cavillo,propaggine in odore di sopruso “legale”.Un sistema che andrebbe azzerato una volta per sempre,in una riforma,questa si’ necessaria ed avanzata,controllata,diretta,valutata da un potere politico che si riempie la bocca con il diritto,per infrangerlo ad ogni pie’ sospinto.Per smascherare ,una volta per tutte e ,rendere inutile, quello che scrisse Brecht,e che ora, intendo sottoscrivere in toto:”Cos’è rapinare una banca a paragone del fondare una banca”

  139. Caro Amos, non so se lei sia di Piacenza. Per noi concittadini è invece ovvio che la vicenda Mandelli susciti tutto questo clamore anche a Ferragosto. Grazie infatti all’Avanti ed a Santoro per aver riaperto una ferita mai guarita, toccato un nervo mai atrofizzato. Noi piacentini, vicino alle vicende della famiglia Mandelli, avremmo commentato le loro disavventure anche a Natale.

  140. Buongiorno Santoro
    ero la pettinatrice della signora Maria, moglie del Commendatore Renato Mandelli, ho conosciuto tutti i loro figli, so la loro storia, ricordo le pene e le preoccupazioni della loro mamma appena qualcosa non andava per il verso giusto nella loro officina. Erano veramente una forza della natura, dedizione totale nel loro lavoro, anche se ero giovane allora, coetanea dei figli, più o meno, ricordo bene lo spirito di quella famiglia. Che peccato sia finita così, la signora Maria ne avrebbe sofferto tanto. Grazie per averci riportato al presente una lunga storia dimenticata da tanti.

  141. Sono Sofia, una dei tanti nipoti di Sante Mandelli, ho 14 anni e mezzo. La zia mi ha spiegato chi è lei dott. Santoro e di cosa si occupa. Sono molto felice di sapere della sua campagna in difesa dei minori e contro il traffico di organi umani. Un argomento che mi interessa tanto e che ho presentato nella mia tesina d’ esame di III media, lo scorso anno. Tra le cose più raccapriccianti che ho letto ed approfondito è che in Cina, paese dove i diritti umani non esistono, ai condannati a morte, perchè dissidenti, vengono espiantati gli organi freschi e venduti con profitti altissimi al mercato occidentale, anche via internet. E’ un mercato macabro e fiorentissimo, dove la VITA viene considerata meno della carta di una caramella! Ora capisco dott. Santoro la sua gentilezza e la sua attenzione a noi ”cuccioli” Mandelli, allora non è un caso e di ciò la ringrazio tantissimo. Ma se in Italia noi pensiamo di vivere in un paese civile e democratico e le banche, come è stato scitto, continuano a pretendere soldi dal nonno e da tutti noi, che ormai non abbiamo praticamente più nulla, cosa ci rimane da offrire loro? Il nostro cuore forse, un fegato o anche un rene? Lei che forse lo sa dott. Santoro, che quotazione possono raggiungere al ”mercato nero” ? Sofia G.

  142. Presidente Abete, ha letto bene?
    Ci dovrà perdere una mezz’ora, ma legga, legga bene quante persone si appellano a lei. Non diventi l’ultimo sadico di questa straziante vicenda. Lei con una firma, una sola firma, può riscattare il nome della BNL, farla assurgere a simbolo di una
    nuova era, e poi guadagnarsi un pezzetto di Paradiso con questo atto di pietà!!!!

  143. Buonasera Dott. Santoro, ho saputo di questa sua lettera che riguadava la Mandelli di Piacenza. Io sono stato formalmente un dipendente del gruppo Mandelli in quanto lavoravo a Brescia alla INNSE – Innocenti Sant’Eustachio, che era stata acquisita dalla Mandelli negli anni dello shopping societario. Innanzitutto, se avrà modo di documentarsi, la nostra era una gloriosa azienda metalmeccanica, caduta in rovina prima che la Mandelli ci salvasse. Ho letto qui, ma ricordo anche che ai tempi si diceva, che colpa queste acquisizioni la Mandelli è crollata. Sbagliato. La Mandelli aveva un piano ben definito e ben calcolato. Ci aveva comprato perchè ervamo bravi ed il nostro nome era una garanzia in un settore particolare della meccanica. Quando siamo stati acquistati dai piacentini eravamo orgogliosi di entrare a far parte di questo grande gruppo industriale. E speravamo che ci togliesse dai guai che la precedente proprietà ci aveva cacciato. Se non ci fosse stato Mandelli avremmo chiuso molto prima, con coseguenze gravi per le nostre famiglie. Non dimentichiamo che, come il Dr. Mandelli le ha dichiarato, la causa principale è stata la crisi mondiale. Anche oggi viviamo una crisi. Ma nessuno si permetterebbe di dire che le aziende oggi chiudono perchè sono incapaci di lavorare. C’è la crisi che non è stata causata dall’economia reale. Allora la crisi fu provocata da un’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein e dal conseguente coinvolgimento degli Stati Uniti per riportare la pacificazione dell’area. La Mandelli è stata una vittima della crisi. Mandelli ci aveva scelto noi bresciani perche potevamo contribuire alla sua definittiva consacrazione tra i big della meccanica mondiale.

  144. Bene Santoro, gli appelli ai nipoti hanno ancora più valore, prendono il cuore e l’anima di noi adulti. Sono loro le future sentinelle della legalità di questa società marcia, corrotta, senza speranza. Il nostro vero futuro, per noi e per il nostro paese, gli uomini e le donne di domani.

  145. Ho letto con grande rispetto tutti i commenti che hanno seguito l’articolo di Angelo Santoro sulle vicende della Mandelli, e non credo che ci sia da aggiungere null’altro di particolarmente sostanziale. Adesso cosa facciamo? Scusatemi, sono un piccolo imprenditore piacentino molto pragmatico, non ho dipendenze bancarie, tratto gli Istituti di Credito sempre con sospetto! La vicenda Mandelli però merita un epilogo, il vecchio Mandelli merita rispetto, e il piccolo Mandelli (Giulio) merita un futuro senza macchie che possano “invadere” la sua crescita. Torno ancora a cosa facciamo e lancio una proposta: Una richiesta collettiva perchè nonno e nipote vengano ricevuti dal Presidente Luigi Abete?

  146. Ma avete mai visto un banchiere in prigione? Possibile che con tutto quello che combinano costoro non vengano mai puniti. A noi “poveri mortali” tocca la galera anche per uno shampoo rubato al supermercato. A loro, che imbrogliano tutti i loro clienti non viene addebitato alcunché. Anzi se sbagliano, la banca li manda via con una buona uscita milionaria.

  147. Buona sera direttore,
    sono un vecchio amico di famiglia, conosco i Mandelli da quando io e Sante portavamo i pantaloni corti.
    Sono emozionato e fatico a dire tutto ciò che porto dentro, i ricordi di una vita. L’emozione nasce dal fatto di leggere quanto tanta gente oggi, abbia deciso di lasciare un ricordo su
    di loro. Ora che nessuno li nomina più, ora che non sono più la famiglia ricca e invidiata di un tempo.
    Ci vorrebbe un piccolo libro, con tante fotografie, della vecchia azienda, della nuova in via Caorsana, le loro foto d’epoca,
    e perchè no, tutti questi commenti lasciati da tante persone che gli hanno voluto bene.

  148. Lo sa caro direttore cosa diceva Giuseppe Prezzolini?
    ” L’ Italia va avanti perchè ci sono i fessi. i fessi lavorano,
    pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l’Italia
    sono i furbi, che non fanno nulla, spendono e se la godono.”
    I Mandelli hanno lavorato, hanno pagato ed ora? non gli rimane
    altro che crepare! E il presidente Abete ne registrerà l’avvenimento
    se non farà presto qualcosa.

  149. A me l’idea di una richiesta collettiva sembra una cosa concreta, m piace! L’unica osservazione è che qualcuno se ne deve fare carico materialmente. Direi che possiamo utilizzare lo spazio commenti per vedere le adesioni ed anche la fattibilità. Io comunque ci sono.

  150. Buonasera Dott. Santoro,
    anni fa non capivo come mai i cosiddetti “No Global” ce l’avessero tanto con le banche o certe banche: ora l’ho capito …
    Un grosso in bocca al lupo alla famiglia Mandelli.
    Sergio

  151. Mio papà lavorava alla Mandelli ed è sempre stato trattato bene. Partecipo senza indugi alla richiesta collettiva perchè il piccolo
    Giulio e nonno Mandelli vengano ricevuti dal Presidente di BNL Dott. Luigi Abete.

  152. Buonasera, mi chiamo Alessandro e vivo a Piacenza.
    Non credevo che questa vecchia e triste vicenda della mia città, quale il fallimento Mandelli, avesse ancora degli strascichi così “dolorosi” a distanza di venti e rotti anni …
    Buona fortuna a tutte le persone ancora coinvolte. Saluti

  153. Gentile Signor Mandelli, l’ho conosciuta per via di questo racconto, un caro amico di Piacenza mi ha suggerito di farlo perchè dopo tanti anni è ancora orgoglioso di un marchio tutto italiano che si è fatto valere nel mondo. Un nome, il suo, che non meritava di essere distrutto da vicende cosi tristi. La mia non è una facile speranza, sono fermamente convinto che il Presidente Abete la riceverà come è giusto che sia, da solo, senza avvocati o intermediari. Abete è una persona seria, avrà modo di constatarlo molto presto. Auguri di cuore.

  154. Salve Dr. Santoro,
    mi chiamo Paolo e conosco molto bene e frequento da parecchi anni uno dei figli del Sig. Sante Mandelli. Sarò banale e scontato e forse patetico, come dice Samane che aveva fatto un commento in precedenza, ma per quanto mi riguarda, sono davvero delle persone oneste e più che rispettabili!! Questo non significa che non abbiano commesso errori anche enormi ma sono più che convinto che davvero tenessero all’Azienda e ai Dipendenti, al punto di mettere a garanzia i loro immobili personali per ottenere da BNL quei finanziamenti che invece furono negati (e non commento!!)
    Presidente Abete, alcuni dei protagonisti di questa tragica vicenda sono deceduti, altri, come scrive Terzo, sono morti che camminano: conceda per favore la “grazia” ai Mandelli che hanno pagato e stanno tuttora pagando UN PREZZO SPROPOSITATO rispetto alle loro “colpe”…

  155. Vivo in Inghilterra direttore, da tanti anni, ma sono italiana. Viste da qui le vostre storie assumono connotati surreali. Non si capisce come facciate a parlare così tanto, a scrivere così tanto. Fiumi di parole, scuola di retorica di Marco Fabio Quintiliano, ma se parlaste meno e agiste di più casi come quello Mandelli sarebbero archiviati da anni. Imparate dagli anglosassoni, pretendete legalità e giustizia, e chi sbaglia subito a casa e risarcimento completo dei danni anzichè promosso senatore dello stato italiano.

  156. Buonasera Dott. Santoro,
    nel nostro paese gli assassini vengono liberati dopo pochi anni per buona condotta, mentre gli imprenditori vengono perseguitati da chi li ha fatti fallire! Basta con questi scandali, sosteniamo le aziende, l’imprenditoria e tutti coloro che ci fanno essere competitivi nel mondo!

  157. Scusi Santoro, ma possibile che chi lavora onestamente e con dedizione per il proprio lavoro, come pare facessero, da quello che leggo, i Mandelli di Piacenza debba sempre prenderlo in quel posto?
    Scusate lo sfogo ma ci sono passato anch’io e NON È GIUSTO!!
    Buonasera Tiziano

  158. Salve direttore, sono un fedele lettore dell’Avanti e devo dire che questo Santoro sa tirare fuori degli aspetti molto interessanti. La domanda che mi porgo e’: servira’ esortare il presidente Abete in questa maniera? Perche’ di queste storie non si viene mai a sapere?

  159. Egr. Dott. Santoro
    sono portavoce di quattro amici che hanno letto, per la prima volta, la storia della famiglia Mandelli su questo giornale on line. Siamo rimasti colpiti e affascinati dal racconto scritto in maniera diretta e anche con grande semplicita. Noi non siamo di Piacenza, possiamo solo augurare al Signor Mandelli e il suo nipotino Giulio di spuntarla la dove fior di avvocati hanno fallito. Noi quattro siamo con voi. In bocca al lupo.

  160. Le famiglie italiane sono indebitate fino ai denti, e non è una metafora casuale. La spesa per il dentista è la voce più ricorrente nella richiesta di prestiti personale alle banche. Peccato che per averlo il costo finale è del 16,4 %, cioè se chiedo 18000 euro ne dovrò restituire 20.952. Vi sembra etico questo comportamento?
    Mi chiedo allora quale sia lo scopo delle banche quindi, ci si stupisce se truffano, espropriano, ingannano, distruggono realtà produttive floride? Io in Italia ho smesso di stupirmi, ma non d’indignarmi. Fanno bene questi piacentini a continuare a farlo in solidarietà con la famiglia Mandelli truffata dalla loro banca.

  161. @Angelo Io spero che cio’ che lei dice sulla regolamentazione di adesso prevenga il fatto che casi come questi possano ripetersi. Ma questi casi vecchi continueranno a pagarli famiglie come la Mandelli? Mi sembra che la BNL stia benone invece

  162. Complimenti direttore, Interessante storia questa. Mi piacerebbe sapere pero’ come e’ andato a finire il processo in cui i Mandelli fanno causa alla BNL (o come sta andando conoscendo i tempi biblici del nostro sistema giudiziario). Lettera interessante, spero che ci sia un “follow up” con qualche dettaglio in piu’

  163. Sono uno dei tanti Mandelli, il più schivo, il più timido al punto che scrivo solo per le tante isistenze della mia famiglia.
    Lo so, adesso faccio solo danni, come sempre. Mi chiedo a cosa serve tutta questa frenesia intorno ad un racconto, morta l’azienda di famiglia, morti i nostri cuori, tutti e tutto morto ormai, e poi a me non interessa nulla se avessi la possibilità andrei
    da qualche altra parte, per ricominciare, ma soprattutto per dimenticare. Mi dispiace, avrei voluto un momento di partecipazione come tutti voi ma non ci riesco, sono timido è vero ma ciò non toglie che possa essere arrabbiato. Ma a che serve?!?

  164. Salve a tutti, sono un ex scout del Piacenza 2, della SS. Trinità, dove ho conosciuto Marino Mandelli. Abbiamo condiviso insieme tante bellissime esperienze, da lupetti fino a tutta l’adolescenza. Per chi è stato scout certi valori non passano mai di moda, rimangono come substrato umano radicandosi cammin facendo. La lealtà, la fiducia nell’altro, la verità delle cose. Questi alcuni dei principi che abbiamo appreso allora. E se si ripartisse da qui in Italia, laici o credenti alcuni valori dovrebbero rimanere imprescindibili. La politica deve ripartire da qui, da un principio di verità, la verità dei fatti. Scoprendo la verità dei fatti e non delle opinioni, Presidente Abete, anche lei potrà dare una svolta a questa vicenda piacentina, una svolta di GIUSTIZIA che, se non lei, la STORIA darà comunque. E Giulio, Iacopo, Francesco, Mariano, Sofia …..con tutti gli altri eredi Mandelli saranno ad attenderla. Grazie direttore.

  165. Direttore sono sconcertato!!!
    Solo una mente diabolica e perversa poteva architettare un piano così diabolico. E’ pazzesco che nonostante il fronte di fuoco si sia sentito in maniera devastante nel tessuto umano e sociale piacentino, quest’uomo a nome GIAMPIERO CANTONI,
    responsabile del crack Mandelli, ( come ampiamente menzionato nei libri di Marco Travaglio) abbia continuato a salire la sua scala sociale fino a :Senatore della Repubblica, Gruppo PdL, e Presidente della Commissione Difesa al Senato
    Presidente di Fondazione Fiera Milano.
    Ma il Presidente Napolitano quando alla sua morte lo ha pubblicamente elogiato era al corrente di chi stava tessendo gli elogi?

  166. Sono un insegnante e un’educatrice, ho letto tutti i commenti ai piedi dell’articolo del dott. Santoro, non per ”voyeurismo”, ma perchè via via che leggevo mi catturavano e mi invitavano a proseguire. Lascio anche il mio perchè non posso che essere fiera di Piacenza, e della qualità delle persone, uomini, donne, giovani e perchè no studenti, che si sono avvicendati nel commentare prima di me. E’ una città particolare la nostra, appare chiusa, provinciale talvolta al limite della scontrosità, ma da quel che vedo, nei momenti topici sa stringersi come una grande comunità per sostenere chi ne ha bisogno. Sono certa che se si farà una petizione per la famiglia Mandelli Piacenza e il suo sindaco Paolo Dosi risponderanno. Buona notte direttore.

  167. Buonasera direttore,
    queste sono tragedie locali che non interessano più a nessuno. Gli unici che vivono nella speranza di una riabilitazione sono i vecchi Mandelli, e proprio a loro auguro che ciò possa accadere. Mia mamma mi diceva sempre che nella vita si raccoglie quello che si semina, e solo loro, Sante ed Umberto, sanno quello che hanno seminato. Auguri.

  168. Caro Console,
    se la sua associazione Interessicomuni offre sostegno psicologico alle persone vittime di usura bancaria spero che questo aiuto venga offerto anche a questa famiglia Mandelli. Da ciò che leggo percepisco una profonda e prolungata sofferenza, tante vite in sospeso e in scacco per anni, credo ne possano aver bisogno come fossero reduci sopravvissuti ad una guerra. Povera gente.

  169. Scusi Santoro, mi perdoni, ma Io personalmente non sono d’accordo con chi sostiene che queste notizie facciano parte del passato.
    E’ vero che questo caso e’ scoppiato 20 anni fa ormai ma mi sembra chiaro che gli strascichi di questo fallimento vengano protratti in cio’ che lei Santoro ha definito “ergastolo”.
    E’ analizzando casi come questo e vedendo come si e’ comportata la BNL che capiamo che tipo di reazioni ci siano per comportamenti che hanno un impatto anche di lungo, lunghissimo periodo.

  170. Che ipocrisia! Che falsità! A Piacenza i Mandelli hanno sempre raccolto un sacco di critiche e pettegolezzi. La gente per invidia, forse, ne diceva anche di pesantissime. Se adesso dopo 22 anni ci si vuole ”riverginare” la coscienza perchè hanno perso tutto d’accordo, ma almeno non contiam balle!

  171. Senta dott. Santoro,
    la sua Fondazione ”interessi comuni” gode dell’ appoggio
    legale di valenti avvocati, quasi 300 lei ha scritto, uno dei quali, l’Avv. Biagio Riccio, che ho ascoltato, ha in Italia un’ ottima fama. Capisco che i Mandelli abbiano mantenuto per anni la categoria, ma se ci fosse da sostenere la causa economicamente io ci sarò. Nella vita si deve anche
    saper donare e non solo prendere, credo che in tanti mi seguiranno. Ci dia solo i riferimenti per poter donare il nostro piccolo contributo alla sua Fondazione. Con stima. Burasca.

  172. Buonasera,
    ho letto tra i vari commenti che si parla di un’azienda grande e importante a Piacenza… Non me ne vogliano i lettori piacentini ma questo signori miei e’ un caso di portata nazionale (azienda quotata in borsa che esporta in tutto il mondo…). Qui si tratta di tutelare famiglie quali la Mandelli dal suicidio altro che ergastolo!

  173. Della vicenda Mandelli,l’aspetto piu’ mostruoso e inumano è la vera e propria persecuzione nei confronti dei discendenti,figli e nipoti.Discendenti, che si trovano privati di ogni mezzo di difesa, davanti ad un Moloc di soldi e interessi egoisticamente finanziari,esclusivamente di capitale da difendere, far fruttare e non disperdere, nonostante il torto inflitto.Mentre, dall’altra parte:la Mandelli, rovinata dalla BNL, che la perseguita,senza alcuna possibilita’ di difesa perchè privata,la Mandelli, del capitale che gli sarebbe necessario per le spropositate ,spese legali.Ma se la BNL è fatta di” soli” soldi,da parte della Mandelli vi sono” solo” persone,uomini donne ragazzi,che difendono il loro diritto con i denti e con le unghie, in uno scontro sbilanciato e reso possibile ,solo dalla disperazione della ragione. B.G.

  174. Mi unisco con gioia alla richiesta di ricevimento collettivo che state preparando. Conosco i Mandelli da sempre, brave persone.
    Presidente Abete non lasci che nonno Mandelli parta per il suo ultimo viaggio senza averlo ricevuto. Colga le sue proposte per risolvere insieme i problemi che tanti hanno interesse che rimangano tali. Nella certezza di un accordo faccio gli auguri a tutti e due.

  175. Buonasera Direttore,
    quì a Piacenza i Mandelli non sono stati dimenticati, la ferita è ancora aperta e sanguinante. Siamo in tanti che tutti i giorni andiamo a curiosare tra i commenti, anche perchè l’articolo del dr. Santoro è stato letto da gran parte della città, anche
    da chi di noi è in vacanza, tecnologia docet. Grazie

  176. Francamente non conosco il termine per significare le ricorrenze funebri, ma si, quando uno muore e dopo un pò si celebra una messa. Insomma quella roba li! Non voglio sembrare irrispettoso di quanti nella famiglia di Piacenza hanno sofferto e soffrono, ma anche io mi chiedo a cosa serve passare il resto della nostra vita a ricordare, ma poi cosa? Una sconfitta! Ma non è meglio fare festa rammentare i giorni felici e farci sopra due risate? Secondo me è la strada giusta per non cadere nella retorica di chi eravamo e non siamo piu.

  177. Egr. Santoro, se questa vicenda fosse accaduta ai giorni nostri l’interesse politico nei confronti della vicenda sarebbe stato amplificato molto di piu’. Abbiamo ora la consapevolezza di questi comportamenti truffaldini delle banche che scommettono con i soldi delle aziende. Lei vada avanti che noi la seguiremo sempre!

  178. Lo sa direttore che camminando per la strada, entrando nei bar in questi giorni non si parla d’altro, della Mandelli ovviamente. Tutto per un racconto fatto da una persona che conosce Piacenza solo dalle frecce che trova in autostrada quando va a Milano, anche se adesso con i treni ad alta velocità non ricorderà più neanche quelli. Se questo Angelo Santoro fosse stato uno di noi, uno piacentino intendo, forse non l’avrebbe scritta questa storia, il dolore non si rammenta mai volentieri.

  179. Piccolo Giulio, ma hai idea, o meglio, i tuoi genitori hanno idea di quante persone si sono appassionate a questa storia grazie a te?
    Tantissime, molte ma molte di più di quelle che immaginate. Vi vogliamo al più presto sul primo treno per Roma, Oltretutto la Stazione Termini è vicinissima alla sede della Banca Nazionale del Lavoro.

  180. Giuro che non sapevo nulla, e portavo i bambini nella stessa scuola dei figli di una figlia di Mandelli. Sempre sorridente, bevevamo spesso il caffè insieme dopo averli lasciati a scuola ed eravamo anche in confidenza. Mi dispiace di non esserle stata più vicina, magari lei sorrideva ed aveva la morte nel cuore. Spero proprio che a breve si risolva tutto, lo meritano, hanno espiato abbastanza.

  181. Santoro, sono per i metodi spicci, scendiamo in piazza Cavalli a Piacenza con cartelli e striscioni, per una causa giusta che valga come la madre di tutte le cause giuste. Come si faceva una volta, ma tra gente comune e per gente comune. Portiamo Giulio in testa al corteo, se ci riprenderanno le telecamere forse il presidente Abete lo verrà a sapere.

  182. Le banche sono indifendibili. Sono ormai una decina d’anni che si difendono le banche a spada tratta. La crisi è stata generata proprio dalle banche, ma loro hanno poi avuto tutti gli aiuti statali (cioè soldi di noi tutti). Quando invece un privato cittadino a causa della crisi rimane al verde è costretto poi a darsi fuoco perchè nessuno lo aiuta. E così anche per i Mandelli, non gli rimarrà mica solo questa soluzione vero? Allora chiamate le cose col loro nome e dite di chi è la colpa dell’uccisione della nostra industria a Piacenza e in italia.

  183. Gent. Dott. Santoro, anch’io penso che, finalmente, sia giusto prendere in considerazione la situazione della famiglia Mandelli che conosco da anni. Non meritano certo di subire ancora. La ringrazio, buona domenica.

  184. Presidente Abete, lei nella sua vita attiva è stato un “grande”. Riceva nonno Mandelli e il piccolo Giulio e ne uscira da gigante! Padre Cosimo

    ——-
    Questo commento è inattendibile perché proviene da una medesima fonte che ha postato altri commenti su questo tema, ma con identità diverse.
    Si prega vivamente di non tradire la fiducia dei lettori assumendo identità artefatte.
    Si rammenta che la direzione di questo giornale non può garantire l’autenticità dei commenti.

  185. Buonasera Dr. Santoro,
    come già avuto modo di dirLe via telefono quando mi ha dato la notizia di questa Sua lettera su di noi, La ringrazio di nuovo a nome anche di tutta la mia famiglia per il Suo interessamento alla nostra vicenda aziendale e familiare.
    Ringrazio anche il Direttore dell’Avanti Online Dr. Mauro Del Bue per la disponibilità ed il coraggio dimostrato nell’aver pubblicato sul suo sito la lettera del Dr. Santoro che ci riguardava.
    Vorrei inoltre ringraziare tutte le persone conosciute e non che hanno manifestato coi loro numerosi commenti un sentimento di solidarietà e di affetto nei nostri confronti.
    Ai miei figli e nipoti vorrei invece testimoniare che da qualche parte a volte arriva qualcuno (al di fuori della famiglia genetica) che si prende cura di voi, e che vi vuole bene. Abbiate fede. Gli angeli custodi esistono.
    Marino Mandelli

  186. La disponibilità a scrivere questo breve racconto non lasciava certo presagire la quantità dei commenti suscitati. Il vulnus è ancora profondo in terra piacentina, ciò nonostante ognuno di Voi si è espresso con grande compostezza. Si, credo che sia arrivato il tempo di sotterrare l’ascia di guerra e fumare il calumet della pace.
    Il piccolo Giulio ormai è il simbolo di questa storia così commovente, non soltanto per me. Ne sono certo!
    Angelo Santoro

  187. Ciao Marino,
    posso solo condividere in pieno la sostanza dell’ articolo.
    Sono vicino a te e famiglia con tutto il cuore.
    Sai benissimo che anche la mia famiglia ha dato tutto il patrimonio in garanzia alle banche pur di ottenere quella liquidità che consentisse di far lavorare l’ azienda.
    Nella mia piccola realtà sono in prima linea contro il sistema bancario, in parte con il supporto dei consulenti di Brescia ed in parte solo con i miei avvocati.
    Alla luce dei possibili reati di usura commessi dalle banche nei confronti delle mie aziende cercherò di reagire con tutte le mie forze, nelle sedi giudiziarie opportune, per chiedere giustizia e revoca dei provvedimenti contro il patrimonio immobiliare della mia famiglia.
    Sai, dopo 35 anni di onesto lavoro imprenditoriale e sempre in regola con le contribuzioni, mi sembra di aver capito che, in fine, sono stato una pecora del sistema politico-fiscale-bancario italiano, sempre tosata a pelo raso e, nell’ ultimo decennio, essendo poca la ricrescita del pelo, spolpato.
    Si mi sento un animale spolpato dal sistema politico-fiscale-bancario italiano. Solo pelle ed ossa che ormai non rende più e quindi da divorare definitivamente.
    I crediti verso il fisco?
    “Noi siamo qui solo per incassare non per chiudere conti o transare posizioni con i contribuenti”. Così mi rispose la direttrice dell’ Agenzia delle entrate.
    L’ unica cosa che ancora non mi é stato rubato é il cervello che, per mia fortuna, mi dà ancora forza e nuove idee per ripartire con qualche attività.
    Saprai del mio progetto di cogenerazione nel mio paese, voluto ed incentivato dalle leggi italiane ecc….., ebbene anche in questo caso sto pagando un tributo altissimo all’ idiozia del sistema politico e della pubblica amministrazione italiana.
    Mi dirai che sono testardo, perché non me ne vado all’ estero come fanno in tanti imprenditori.
    E’ vero, ci sto pensando seriamente, qui mi trattengono le mie origini, l’attaccamento ai luoghi che ho costruito dal nulla giorno dopo giorno di tanto lavoro, l’ attaccamento della mia famiglia a tutto quello che é stato creato, l’ attaccamento alla mia patria Italia che ho servito per tanti anni.
    Si sono uno stupido sognatore questi valori non esistono più.
    A presto caro Marino.
    Giulio

  188. Buonasera Dott. Del Bue,
    sono rientrata oggi dalle ferie, sono stata avvisata di questo accorato appello. Mi dica direttore, a distanza di 8 giorni dal bell’articolo del Dott. Santoro, quali sviluppi ci sono stati nella vicenda dei signori Mandelli? Non ci faccia capire che tante speranze riposte rimarranno per loro, un’altra volta LETTERA MORTA! Che non vengano un’altra volta ABBANDONATI, la prego.

  189. Non conoscendo il dettaglio del progetto della Mandelli, probabilmente a rischio ma comunque supportato e spinto dal loro consigliere e partner finanziario la BNL, mi limito a scrivere che tutti e senza limiti devono raccogliere quello che hanno seminato.
    Nella storia, in questo caso specifico non Italiano, esistono dei precedenti interessanti, ad esempio il Credit Lyonnais è stato condannato a compensare Bernard Tapie per il loro atteggiamento nella vendita della famosa Adidas. Coraggio Mandelli !

  190. Invictus (Invincible)
    By the English poet William Ernest Henley (1849-1903).

    Dal profondo della notte che mi avvolge,
    Nera come il pozzo senza fondo che va da un polo all’altro,
    Ringrazio qualunque dio possa esistere
    Per la mia anima indomabile.

    Nella stretta morsa delle circostanze
    Non mi sono tirato indietro né ho gridato
    Sotto i colpi avversi della sorte
    Il mio capo sanguina, ma non si china.

    Oltre questo luogo di rabbia e lacrime
    Incombe solo l’orrore dell’ombra
    Eppure, la minaccia degli anni
    Mi trova, e mi troverà, senza paura.

    Non importa quanto sia stretta la porta,
    Quanto piena di castighi la vita,
    Io sono il padrone del mio destino:
    Io sono il capitano della mia anima.

  191. Ciao Marino, ho letto attentamente tutto. Noi mandelliani avevamo il sospetto, ma ora dopo 20 anni rispolverare queste cose ci riapre un dolore acuto con risultati inconcludenti. Rimane comunque inalterato l’amore e la passione per la nostra Mandelli.

  192. Buongiorno, mi sono interessato alla vicenda, ma scusate, dopo 19 gg. non si sa ancora niente? E quindi? Non mi risulta di aver mai visto una banca qualsiasi chiusa ad agosto, e ci mancherebbe altro visto che gestiscono i risparmi dei cittadini. Mi sembra che stiano andando per le lunghe con la speranza che tutto torni a tacere. Dott. Santoro, ci tenga informati abbiamo sete di sapere e fame di cambiare per il bene e la sopravvivenza degli imprenditori e dei risparmiatori.

  193. Ho pensato che fosse meglio riscrivere il mio commento anche qui, perdonatemi.

    Buonasera Dottor Santoro, buonasera avvocato Riccio. Mi complimento davvero tanto per la vostra nuova lettera, ”L’usuraio, ladro del tempo di Dio”, molto bella
    e interessante. Data la mia età non ho compreso bene tutti i passaggi, ma ho capito comunque che siete persone autorevoli nel manovrare certi argomenti.
    Non posso non dirvi che vi leggo da un mese, esattamente dal 13 agosto, giorno in cui avete pubblicato ”ergastolo finanziario” che parla del caso Mandelli. Come raccontai allora sono di Piacenza. Mi chiedevo proprio oggi, ripensando ai tanti appelli seguiti al vostro articolo, che fine abbiano fatto le speranze di Giulio, Iacopo, Mariano, Francesco, Sofia, e tutti gli altri nipoti Mandelli che vincendo vergogna e ritrosia hanno quel 13 agosto scritto un loro piccolo commento sul vostro giornale. Vi prego non deludete le loro speranze. Vi ringrazio e mi permetto di lasciare un piccolo passo di Oriana Fallaci, tratto dal suo romanzo postumo ”Un cappello pieno di ciliegie”, in quanto vorrei veramente che ciò non capitasse a loro.

    Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione.
    Perché la delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita, una sconfitta che nasce sempre da una fiducia tradita cioè dal voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo. E a subirla ti senti ingannato, beffato, umiliato. La vittima d’una ingiustizia che non t’aspettavi, d’un fallimento che non meritavi. Ti senti anche offeso, ridicolo, sicché a volte cerchi la vendetta. Scelta che può dare un po’ di sollievo, ammettiamolo, ma che di rado s’accompagna alla gioia e che spesso costa più del perdono.
    Con simpatia e fede, Ite.

  194. Sono passati ben 5 mesi e mezzo. Mi rendo conto che sia un tempo davvero esiguo di fronte a periodi storici, ere geologiche tempi biblici della nostra burocrazia italiana. Sento che potrei esser pure giudicata irriverente, magari irrispettosa di cariche o istituzioni. Perdonate quindi chi ,come me, a volte sente l’esigenza di pronunciare cose senza mediazione, senza filtri, così come pensieri sparsi che affollano la mente vengono ributtati immediatamente fuori dalle labbra… Dottor Santoro, ed ancor più dottor, direttor Mauro Del Bue, possibile che Voi, uomini potenti, conosciuti, ben inseriti nel tessuto sociale, istituzionale, politico italiano, appartenenti al Glorioso PSi, con trascorsi parlamentari più o meno in corso, non siate ancora, a tutt’oggi riusciti a sollecitare una QUALSIASI, risposta dal Presidente BNL Abete? Un suo indirizzo mail personale è così difficile da reperire? Possibile che tante persone, persone, ripeto e sottolineo persone, che si sono impegnate in prima linea, a lasciare un commento, un ricordo, una speranza siano, ancora del tutto IGNORATE? Possiamo quindi parlare senza più esser tacciati di becero populismo, di illimitata arroganza del potere??? Che fine avranno fatto, in questi lunghi ed invernali mesi queste persone che portano addosso il nome di MANDELLI,Q persone così come sono state raccontate, nell’articolo sopra, ma ancor più nei commenti, questi Mandelli, amati e vituperati, ma peggio ancora così dimenticati? Direttore Del Bue, è così difficile strapparle la promessa che si occuperà ancora di loro? Che si impegnerà a non lasciar cadere ancora nell’oblio la loro triste ed incresciosa ed INGIUSTA storia? Che farà di tutto, questa volta davvero, per fare che possano incontrare il presidente Abete per un atto di irrimandabile clemenza nei loro confronti? Aspetto vostre notizie, Piacenza le attente.

  195. Mi diplomai in elettronica industriale nel 1988, e nel 1989 entrai giovanissimo alla Mandelli. Ci rimasi per 5 anni, fino ad entrare in mobilità e ad assistere al declino dell’azienda. La sensazione era che manager senza scrupoli venuti “da fuori” avessero affondato una fiorente azienda di famiglia. Imparai in quei 5 anni più di quanto imparai nei successivi 20. Ricordo con nostalgia il clima di lavoro di quegli anni, il modo di lavorare e di imparare. In nessun’altra successiva azienda ho avvertito quel clima e quell’opportunità lavorativa. Si era orgogliosi di lavorare in Mandelli. E’ notizia di questo mese , luglio 2015, della morte di Umberto Mandelli, fratello di Giancarlo e Sante. Umberto insieme al fratello Sante si era appellato in quest’ultimo periodo alla Corte europea dei diritti dell’Uomo. Spero che Sante possa avere giustizia.

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