venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Sono 70 mila i cervelli
in fuga dall’Italia
Pubblicato il 04-08-2014


Fuga-Cervelli-ItaliaI dati ufficiali parlano di circa 70 mila italiani che ogni anno lasciano il Bel Paese per andare a cercare fortuna e lavoro all’estero. Non cervelli delle grandi università, ma impiegati manovali e camerieri che in Italia non hanno lavoro e prospettive e pertanto fuggono, votano con i piedi. In Italia non se ne parla troppo, come al solito, ma sembra che la perdita causata da queste energie che se ne vanno, calcolato il costo della loro piu’ o meno alta formazione scolastica, sia di circa 40 mila euro per ogni “emigrato”.

La crisi ha cambiato il mondo, ma non tutti l’hanno sofferta allo stesso modo. C’è chi ha saputo reagire. La Germania per esempio e non solo.Evidentemente l’Italia non ha gli strumenti per reagire o sconta un ritardo talmente grande che il giovane diplomato o laureato – dopo i primi mesi o anni di tentativi andati a vuoto – preferisce prendere un volo low cost ed andare a Londra e Berlino a cercare lavoro.

E cosa succede? Il giovane si prende un Bed & Breakfast a basso costo, dove alloggia qualche settimana, o si appoggia da amici e inizia la ricerca del lavoro. Cameriere e lavapiatti per cominciare, nonostante la bella laurea alla reputata università italiana, pagata coi soldi ed i sacrifici dei genitori che per far studiare il figlio hanno rinunciato a qualche vacanza o ad una macchina nuova.

Il giovane volenteroso pero’ non si perde di animo, impara la lingua del posto ed il secondo anno ottiene un lavoro migliore, nel call center, turni massacranti, ma salario decente, e ferie, e magari voli gratis a Melbourne se lavori per una compagnia. Poi’ ci sarà l’amore, il fidanzato o fidanzata, ci si trova una casa migliore, ci si avvicina al centro, si esce dalla periferia ed al terzo quarto anno si aspira anche ad un lavoro in linea con le aspettative universitarie, piu’ o meno, se tutto va bene.

Ed eccolo il giovin italiano, forte della sua capacità di adattamento, intelligenza mediterranea, spirito di sacrificio, che in pochi anni si è fatto strada e naviga verso il suo futuro, oramai lontano dall’Italia, dalla famiglia di origine, dalla cultura italiana, dal mondo del lavoro italiano, fermo immobile familistico impermeabile. Ma il giovin italiano, é felice? I piu’ sono felici, reagiscono con un certo astio verso la Patria e cercano di dimenticare l’Italia, come una madre che li ha trascurati. Altri non riescono a dimenticare e si cullano in una romantica e poetica nostalgia sperando in un fantomatico ritorno nell’Arcadia abbandonata per forza maggiore.

Altri vogliono cambiare il mondo, o l’Italia, e si impegnano per far si che l’Italia sia un paese da amare e non da lasciare. Ma il tempo corre, il mercato non ha pietà e l’Italia non ha bisogno degli emigrati che sono giudicati, in fin dei conti, bocche da sfamare in piu’ e non risorse intellettive europee moderne utili a rilanciare il Paese. Il sistema italiano non é capace di trattenere i suoi figli e dopo averli ben educati nelle università – sebbene spesso i giovani siano rimasti un po’ troppo a lungo a bivaccare negli atenei – li perde senza speranza di riaverli, una volta sistemati a Londra Berlino Parigi o chissadove in Europa o fuori, i giovani italiani torneranno nelle regioni di origine solo per le vacanze e per ritrovare i cari, e qualche bel piatto di pastasciutta con immancabile e gustosissimo caffettino della mamma. Niente di più.

Leonardo Scimmi

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