martedì, 17 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Da Brodolini a Ichino
Pubblicato il 18-08-2014


Meno male che c’era un socialista come Brodolini al ministero del lavoro in un governo di centro sinistra. Un ministro che pensava ai lavoratori e ai loro diritti. Nacque così, in un’Italia dove esplodeva l’autunno caldo e si rivendicavano nuovi spazi di democrazia nelle grandi fabbriche, lo statuto dei diritti dei lavoratori. Apprezzato dalla triplice sindacale, la legge che lo istituì venne approvata quando Giacomo Brodolini era già morto, nel 1970. E, strano a dirsi, mentre Dc, Psi, Psdi e Pri votarono a favore il Pci si astenne con la motivazione tipica di un partito di opposizione. E cioè che il provvedimento era poca cosa. Che bisognava fare di più. Che andavano tutelati anche i lavoratori delle aziende sotto i quindici dipendenti con identiche norme.

Da allora sono trascorsi quarantaquattro anni. Il lavoro è cambiato. L’economia è cambiata. Le emergenze sono diventate altre. La prima e più clamorosa è quella delle disoccupazione, soprattuto giovanile e soprattuto al Sud. La seconda è quella della molteplicità dei contratti a termine, alcuni a rischio di precarizzazione. La struttura economica è diventata ancora più articolata e parcellizzata. Allora si pensava alla Fiat, oggi al sistema Nord-Est. Allora al centro c’era Italia e il capitalismo occidentale, oggi al centro c’è l’Europa coi suoi vincoli e la sfida è con l’Asia.

Come per la Costituzione, anche per qualsiasi altro testo occorrono aggiornamenti. Ho personalmente lottato fin da ragazzo contro i dogmi. Dovevo riuscire a capire con la ragione non con la fede. E oggi capisco che occorra riscrivere un testo di tutela dei diritti dei lavoratori, di tutti i lavoratori, perché una parte, circa la metà, essendo assunta non a tempo determinato, diritti e tutele non ne ha, di qui la duplicità dei diritti e dunque la palese ingiustizia di una tutela parziale. Il tutto in una situazione dove il primo diritto, sancito dall’articolo uno della Costituzione, quello al lavoro, è clamorosamente disatteso.

Personalmente non sono mai stato un fanatico dei professori. Mi piaceva contestarli già al tempo del Liceo. Però devo ammettere che gli studi e le proposte che sulla materia sono pervenuti da Pietro Ichino, mi paiono utili e convincenti. Si parte appunto da un presupposto. E cioè che i lavoratori sono tutti uguali e tutti devono essere trattati allo stesso modo. Dunque un contratto unico, con tutele che crescono mano a mano che il lavoratore procede nel suo incarico. La tutela viene concepita non per quel lavoro, ma per un lavoro. Dunque nei casi di crisi e di eccezionale bisogno dell’azienda, il lavoratore può perdere il lavoro, ma viene ugualmente tutelato dall’azienda e dallo stato con un compenso sostanzioso che prelude all’obbligo di frequentazione di corsi di formazione e di reintegro nella produzione. Quello che del modello Ichino mi lascia tuttora perplesso è il costo, dunque la sostenibilità di tutta l’operazione, da parte dello stato.

Ho cercato, semplificandolo, di sintetizzare il modello Ichino, che non è un nuovo totem. E che naturalmente può essere corretto. L’idea moderna che mi pare più si adatti ai bisogni di oggi è proprio quella di pensare all’occupazione, non alla difesa di una determinata occupazione. Che significa flessibilità. Dunque flex security, flessibilità nella sicurezza. Slogan dei socialisti europei. Questa linea credo che trovi sostanzialmente concorde il governo. Ma personalmente penso dovrebbe essere patrocinata dal nostro partito, che con Brodolini volle dare una giusta risposta tra la fine degli anni sessanta e l’inizio del settanta al mondo del lavoro, e che oggi intende dare una nuova risposta che faciliti il lavoro per chi non ce l’ha e che tuteli i lavoratori allo stesso modo.

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Commenti all'articolo
  1. Sono stato licenziato nei primi mesi del 1963: facevo sciopero per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, dalla “Capolo” fabbrica del barattolo, di cui mio nonno era tra i fondatori e il primo capo fabbrica. La Capolo nacque nell’ambiente cattolico montecchiese e fui riassunto perché mia madre andò dal parroco e, come si suol dire, ne disse di tutti i colori. Lo statuto nacque, anche, per superare la contrapposizione ideologica che segnava la politica del tempo. Come è nella testa dei socialisti il punto rimane, come guardare al futuro e mi pare che le ipotesi che sosteniamo si colloca in questo contesto.

  2. Vedo una grande confusione sul come affrontare la crisi economica sia per il risanamento che per lo sviluppo e quindi per l’occupazione, ho l’impressione che anche il Governo Renzi navighi a vista si incomincia ad entrare nel porto delle nebbie ogni giorno una sparata sperando in aiuti che non arriveranno mai, il debito è nostro e noi lo dobbiamo pagare. Un piano a lungo termine di risanamento da diversi Governi non esiste perchè nella politica italiana manca quel partito capace di ricucire gli strappi avendo una visione futuristica sullo sviluppo e sulla tutela unica dell’intero mondo del lavoro. Insomma manca quella cultura liberal socialista che esiste in tutti gli stati Europei.

  3. Giusto, dobbiamo essere noi Socialisti a porre all’attenzione dell’opinione pubblica le problematiche di tutela del mondo del lavoro. Se non altro per onorare Giacomo Brodolini.
    Aggiungo, che oltre rispettare la Costituzione, è una questione di giustizia e rispetto della dignità umana.
    Ma siccome, come dici tu direttore, nulla è dogma per noi, ma sintesi di un ragionamento, il ragionamento mi spinge ha riproporre con insistenza che la flex security, oltre ha prevedere la riqualificazione di chi perde il lavoro, in attesa di un’altro, il soggetto interessato, dovrebbe essere impiegato presso gli enti locali, per svolgere quei lavori di ordinaria amministrazione, che gli enti stessi non riescono a far eseguire, per carenza di personale o per mancanza di risorse per appaltarli.
    Il tutto andrebbe a vantaggio dell’immagine di scuole e territorio,
    che attualmente sono in uno stato di abbandono, almeno in periferia e nei piccoli Comuni.
    Non è più tollerabile vedere cassaintegrati pagati ad oziare o a portar via lavoro a piccoli artigiani.

  4. Brodolini è stato un grande socialista al contrario di Ichino. Un lavoratore che può essere licenziato senza un giusto motivo non è un uomo libero. Inoltre si vorrebbe che le angherie delle aziende fossero pagate dallo stato.

  5. Il Ministro Bridolini fece una grande cosa peccato che l’allora PCI si astenne…
    Infatti Palmiro diceva con Nenni voi goveenate e fate le riforme noi siamo ancora alla propaganda e all’opposizione…
    E sono rimasti cosi fino a poco tempo fa’…..
    Noi SOCIALISTI a governare con il fronte laico e la DC per portare avanti riforme e politiche di sinistra il PCI per il tanto peggio tanto meglio….
    Allora si sente oggi la carenza di una forza socialista forte ed autorevole che sappia affrontare le nuove tematiche di oggi…
    Perche’ il nostro partito e’ radicato nei principi di solidarieta’ giustuzia equita’ sociale…sui diritti civili abbiamo fatto battaglie incredibili a volte contro tutti ma alla fine la forza della ragione SOCIALISTA a prevalso.
    Ho lavorato 40 anni nel petrolchimico di Ravenna nel 1971 essere del PSI li dentro era considerato essere rivoluzionari…
    Lo statuto dei lavoratori ha difeso tutti anche quelli che facevano lavori di puro facchinaggio che pulivano i silos o i reattori dove avvenivano le reazioni chimiche…
    Oggi la realta’ e: cambiata e forse a ragione Ichino…
    Ma l’importante e’ fare qualcosa che sblocchi questo stato di cose che penalizza tutti giovani esodati ed imprenditori…anche se questi ultimi hanno sempre il coltello dalla parte del manico…
    Loro possono lasciare a casa dal lavoro quando vogliono e mettere in crisi il sistema.
    Quindi ben vengano normative piu’ attuali che tutelino in modo moderno i lavoratori…
    Ma facciamo funzionare gli uffici di collocamento ( ex)
    ed evitiamo tutte queste agenzie del lavoro che speculano sui giovani facendoli girare come birilli!!!

  6. Direttore, negli anni ’50, in Italia c’erano due contratti di lavoro: uno a tempo indeterminato ed uno a tempo determinato. In entrambi i casi era previsto il licenziamento “ad nutum”, al cenno (“vattenne” si direbbe, in napoletano). Ebbene i socialisti, e non solo loro, fecero tanto per cambiare questa situazione. Ora si rischia di tornare ancora più indietro degli anni cinquanta.

  7. Preg.mo,
    capisco l’oportet dello squillante Renzi, ma le riconosco ponderazione. Non mi trova concorde l’ipotesi del contratto a tutele crescenti perchè il rapporto di lavoro è strutturalmente asimmetrico e protettivo deve essere del lavoartore sul piano della sua autodeterminazione esistenziale. Semmai la recedibilità deve esssere oggetto di valutazione collettiva su base casistica, ampliando il ruolo della prassi, usi come codificabili nei CCNL, nell’ambito essenziale di garanzie, id est legge 300/70, certamente integrabile su novella che estenda la protezione alle nuove tipologie contrattuali, ma mediandola sempre con la Contrattazione Collettiva. La proposta Renzi, già implicitamente contenuta nella legge Delega, sposa una visione Aziendalistica che mal si concilia con la tradizione garantisat e sociale delal Ns Costituzione. Ponderazione, non facili entusiasmi, Renzi mostra solo i muscoli, caro vecchio Compagno.

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