martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Domenico Letizia:
La pena di morte nel mondo
Pubblicato il 11-08-2014


Durante l’incontro dal tema “Azione internazionale per la libertà in Iran e nel Medio Oriente” organizzato da un centro culturale cattolico, alla presenza di varie Ong internazionali, svoltosi alla Aia, Sabato 26 Luglio, Antonio Stango del Partito Radicale Transazionale e Yuliya Vassilyeva, membro del Consiglio Direttivo di Nessuno tocchi Caino, hanno presentato il “Rapporto 2014 sulla pena di morte nel mondo”, con particolare attenzione all’incremento delle condanne a morte e delle esecuzioni avvenute nell’ultimo anno in Iran e in Iraq. La situazione in Iran e in molti paesi sia africani che del medio oriente, senza dimenticare la situazione nella Repubblica popolare cinese, continua ad essere particolarmente tragica per quanto riguarda la tutela dei diritti umani poiché legata ad una giustizia che prevede la pena capitale come strumento di “legge”. Il 2013 iraniano è stato un anno di sangue con la presidenza di Hassan Rohani. Eletto nel 2013, Rouhani durante la campagna elettorale aveva promesso una “carta dei diritti civili” ponendosi come alterativa “moderata” al predecessore Mahmud Ahmadinejad. Teheran non ha cambiato rotta e sono registrate dal rapporto circa 900 esecuzioni dall’estate del 2013. Particolarmente gravosa anche la situazione della Somalia. Analizzando il rapporto di Nessuno Tocchi Caino, viene riportato il caso di Farhiyo Abdinasir Mohamed, una ragazza somala di 14 anni che è stata giustiziata in pubblico da miliziani di al-Shabaab. La colpa, quella di essere una spia del governo federale. Secondo i miliziani, la ragazza avrebbe ammesso di aver passato informazioni a funzionari governativi.
Alto paese preoccupante è il Vietnam. La pena di morte è tornata anche in Vietnam. Dopo lo stop del 2012, anno in cui Hanoi non aveva eseguito nessuna condanna capitale, le esecuzioni sono riprese. Tre solo nel mese di luglio 2014 a poche ore di distanza l’una dall’altra. Altra situazione degna di attenzione è quella degli Stati Uniti d’America. Come denuncia il rapporto sulla pena di morte negli Usa vi è un uso ancora consistente della pena di morte. In Alabama le esecuzioni rimarranno sospese almeno fino alla prossima primavera. Lo ha detto il senatore repubblicano Cam Ward spiegando che non ci sono «i farmaci, e una nuova legge per reperirli non passerà prima di marzo o aprile dell’anno prossimo», «mentre le ditte farmaceutiche si rifiutano di fornirle, a meno che lo stato non fornisca loro un qualche tipo di protezione o immunità». Intanto, ritornando al medio oriente, nell’ultima settimana le autorità di Riad hanno giustiziato un uomo riconosciuto colpevole di stregoneria nella provincia di al-Jawf nel nord dell’Arabia Saudita. Lo rende noto il ministero degli Interni riferendo che l’imputato si chiamava Mohammed bin Bakr al-Allawi ed era di nazionalità saudita.

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