mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Il Pil scende ancora, l’Italia è in recessione  
Pubblicato il 06-08-2014


Pil Il Pil del nostro Paese scende dello 0,2% nel secondo trimestre del 2014 dopo la frenata dello 0,1% del primo trimestre e registra su base annua un calo dello 0,3%, il livello più basso degli ultimi 14 anni. Le cifre diffuse questa mattina dall’Istat sono peggiori delle stime degli analisti, che si aspettavano un dato tra il +0,1% e il -0,1%. E in assenza di novità nella seconda parte dell’anno, l’andamento del prodotto interno italiano sarà negativo dello 0,3% nel 2014: per l’Istat infatti, la variazione acquisita del Pil del 2014, ovvero se non ci saranno variazioni congiunturali nei prossimi due trimestri dell’anno, sarà appunto del -0,3%, un dato decisamente peggiore rispetto alle stime che nei mesi e nelle settimane scorse erano stati indicati dalle principali istituzioni e organizzazioni internazionali, dal Fmi all’Ocse alla Banca d’Italia a Confindustria.  Il dato sul Pil italiano diffuso oggi è nettamente peggiore anche rispetto alle previsioni della Commissione, che per il secondo trimestre di quest’anno avevano indicato una crescita dello 0,3%.

Secondo il portavoce del commissario Ue agli Affari Economici e Finanziari, Jyrki Katainen, il calo del Pil segnala “un ulteriore ritardo per la ripresa” del nostro Paese e avrà sicuramente “un impatto negativo sui conti pubblici”, anche se “è troppo presto per aggiornare la previsione del deficit nel 2014. I rischi erano già stati evidenziati nelle previsioni di primavera – aggiunge Kaitanen – e quello che c’è  da fare è ben noto. Lo stesso ministro Padoan ha confermato la necessità di accelerare le riforme: “per noi – ha detto – le raccomandazioni di giugno sono quindi ancora valide”. Dal governo per ora si ammette che raggiungere l’obiettivo previsto dal Def è impossibile, ma si continua a escludere la eventualità di una manovra correttiva: “La manovra 2014 non ci sarà, ma naturalmente sarà molto impegnativa la sessione di bilancio 2015-2018”,  ha detto il vice ministro dell’economia, Enrico Morando. Quanto all’entità della manovra 2015-2018, Morando ha spiegato che “nessuno, se parla seriamente, è in grado di fissare numeri. Dipenderà dall’andamento dell’economia nella seconda parte di quest’anno e tutti ci auguriamo che contenga un’inversione di tendenza, che il segno sia più. Ma è già chiaro che non conseguiremo l’obiettivo previsto in termini di aumento del prodotto interno lordo nel 2014 e questo, naturalmente, avrà un effetto di trascinamento negativo sul 2015″.
“Il dato è prevedibile e scontato. E’ quello che accade in tutta Europa ed è il frutto della politica di austerità” ha commentato l’economista francese Jean Paul Fitoussi, secondo cui “Renzi fa bene” a chiedere all’Europa meno vincoli e piùpolitiche per la crescita e investimenti.

Per il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni “il dato negativo del Pil è la conferma che gli 80 euro mensili del governo non sono stati sufficienti ad incrementare i consumi e quindi a permettere all’economia italiana di riprendersi.  Per tornare a parlare di crescita occorre un taglio più vigoroso e strutturale delle tasse su lavoratori ed imprese che investono”.

”Il governo – ha commentato Antonio Foccillo segretario confederale Uil – deve prendere atto che la prima emergenza è quella economica, si rischia veramente di cadere nel baratro. E’ ora di agire. Il Paese  non può più aspettare”.

Da parte del governo è intervenuto il sottosegretario alla presidenza del consiglio Delrio: “La direzione giusta – ha detto – poi bisogna valutare sempre con quanta forza si riesca a mettere in campo le misure. Questi dati aiutano a lavorare con più energia, più decisione sulla strada degli investimenti e della crescita anche se anche in tutta Europa la ripresa è un po’ più lenta”.
A difendere l’operato del governo anche il deputato del Pd Gianni Cuperlo: “La serie di dichiarazioni tutte tese a scaricare sul governo quel che sta accadendo non ha senso. Sarebbe bello e anche maturo se di fronte a problemi di questa natura lasciassimo meno spazio alla propaganda e ci si concentrasse sul merito. I dati sono figli della situazione europea e che confermano numeri che conoscevamo”.

Redazione Avanti!

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