lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Inps, donne: stop al bonus di assunzione
Pubblicato il 07-08-2014


Stop agli incentivi sulle assunzioni di donne disoccupate. A partire dal 1° luglio, infatti, l’Inps non riconosce più lo sgravio contributivo (50%) per la durata di 12/18 mesi, sulle assunzioni di donne di qualunque età, disoccupate e residenti nei territori svantaggiati, perché è scaduta e non è stata rinnovata la decisione C(2007)5618 che ha individuato tali territori nel periodo dal 1° gennaio 2007 al 30 giugno 2014. Lo comunica lo stesso istituto di previdenza nel messaggio n. 6235/2014.

Assunzioni agevolate. Lo sgravio in questione è quello previsto dalla riforma Fornero del lavoro (legge n. 92/2012) che ha incentivato l’assunzione delle categorie di lavoratori indicate in tabella, effettuata a partire dal 1° gennaio 2013. L’incentivo spetta sia per le assunzioni a tempo indeterminato che a termine e anche nel caso di trasformazione a tempo indeterminato di precedenti rapporti agevolati (stabilizzazione). Spetta, inoltre, anche in caso di part-time e per l’assunzione a scopo di somministrazione. Possono fruirne i datori di lavoro (imprese e professionisti), incluse le cooperative di lavoro, mentre non spetta per i rapporti di lavoro ripartito, domestico, intermittente e accessorio. L’incentivo consiste nella riduzione al 50% dei contributi a carico del datore di lavoro per le durata di 18 mesi in caso di assunzione a tempo indeterminato; di 12 mesi in caso di assunzione a termine, incluse le eventuali proroghe; di 18 mesi in tutto, tra il primo e il secondo rapporto di lavoro, in caso di trasformazione a tempo indeterminato di una precedente assunzione effettuata a termine (la trasformazione, in tal caso, deve intervenire entro la scadenza del beneficio). L’Inps ha fornito le istruzioni operative con la circolare n. 111/2013 e il successivo messaggio n. 12212/2013.

Inps, rilasciate le procedure per la gestione delle salvaguardie

L’Inpe ha recentemente comunicato, con il messaggio n. 6326 del 29 luglio 2014, che è stato aggiornato il programma Unicarpe al fine della gestione delle pensioni dei lavoratori salvaguardati e ne ha fornito le istruzioni relative. Nel documento interno, l’Ente assicuratore ha puntualizzato l’importanza, in questa fase iniziale, del caricamento in procedura di tutte le posizioni dei soggetti che hanno presentato, a seconda della categoria di appartenenza, istanza di ammissione alla salvaguardia alle Dtl o all’Istituto, compresi i casi di reiezione. Il sistema Unicarpe, viene opportunamente precisato, sarà in grado di verificare il diritto a pensione in applicazione della salvaguardia, in funzione sia dei requisiti anagrafico/contributivo prescritti per l’accesso alla pensione in salvaguardia, sia delle ulteriori condizioni previste per ciascuna tipologia di lavoratore.

La decorrenza della pensione in salvaguardia non può comunque, essere successiva al 6 gennaio 2015 per tutte le tipologie di lavoratori coinvolte. Ai soggetti interessati saranno inviati a livello centrale le Comunicazioni, smistate a cura delle sede di riferimento per residenza, che possono essere di due tipi:

– lettera di certificazione della salvaguardia con l’indicazione della decorrenza;

– lettera di reiezione con l’indicazione del motivo dell’esclusione.

Possono esserci poi delle comunicazioni specifiche prefigurate nei seguenti casi:

– per coloro che hanno in corso il pagamento di un riscatto/ricongiunzione;

– per i titolari di Aoi (assegno ordinario di invalidità);

– per i lavoratori in mobilità, autorizzati alla prosecuzione volontaria che raggiungono il requisito contributivo con la proiezione sull’estratto conto di contribuzione volontaria teorica.

Inp, servizi mobile anche per le aziende 

Inps apre un nuovo canale di servizio per le aziende. Dal 18 luglio scorso sono infatti disponibili nell’app “Servizi Mobile INPS”, scaricabile da AppleStore e GooglePlay, i primi servizi per aziende e consulenti/professionisti loro intermediari. Si tratta del servizio “Cassetto previdenziale aziende”, che consentirà loro, tramite dispositivi mobile con sistemi operativi IOS e Android:

– di gestire la “Comunicazione bidirezionale” con Inps (ad es. la variazione dati sull’azienda oppure la trasmissione degli F24, le segnalazioni su note di rettifica ecc.) ritrovando dati e documenti inviati all’Istituto nel Cassetto previdenziale del portale web;

– di utilizzare l’”Agenda appuntamenti” per richiedere un appuntamento presso la Sede competente per la risoluzione di problematiche varie.

L’applicazione è integrata con il sistema di gestione delle deleghe aziendali, per cui ogni intermediario delegato avrà la possibilità di visionare le pratiche di tutte le aziende clienti inserendo lo stesso codice PIN multiprofilo a lui assegnato per l’accesso ai servizi del  portale Inps.

Per coloro che utilizzano invece dispositivi con sistema operativo diverso da IOS e Android il nuovo servizio sarà fruibile a breve nella sezione Servizi del sito mobile m.inps.it.

Nell’app “Servizi Mobile INPS” sono stati inoltre implementati due servizi già disponibili: Il servizio di consultazione dell’”Estratto Conto Contributivo” è stato esteso anche ai lavoratori iscritti alla Gestione Lavoratori Spettacolo e Sport (ex Enpals), mentre il servizio di consultazione “Stato pratiche Gestione Dipendenti Pubblici” consente ora di seguire l’avanzamento dell’iter delle domande presentate.

Contributi e prestazioni ex Ipsema: nuovi criteri di attribuzione della competenza territoriale

Dal 1° gennaio 2014 l’Inps è subentrato all’Inail nella gestione diretta dell’accertamento e riscossione dei contributi e dell’erogazione delle prestazioni di malattia, maternità, disabilità, donazione di sangue e midollo osseo per il personale assicurato all’ex Ipsema. Inizialmente tali attività sono state affidate alle direzioni provinciali di Genova, Napoli, Palermo, Trieste, Messina e Bari ed alle agenzie di Molfetta e Mazara del Vallo, in base al compartimento marittimo di iscrizione della nave, secondo un modello organizzativo analogo a quello del disciolto Ipsema. Per una distribuzione più omogenea su tutto il territorio nazionale, la circolare 93 del 17 luglio sostituisce il predetto criterio prioritariamente con quello della residenza degli assicurati; date le peculiarità del settore della navigazione, è inoltre considerata l’allocazione degli uffici coinvolti nella corresponsione delle prestazioni previdenziali ex Ipsema. Dal 1° gennaio 2015 tali attività saranno affidate, in via definitiva, a Poli regionali o interregionali, al termine di un periodo transitorio che inizia a settembre. La circolare inoltre detta le modalità operative di gestione del periodo transitorio, individua le istruzioni procedurali di natura informatica e preannuncia le iniziative di formazione, di cui si darà comunicazione con successivi messaggi.

Pensioni, oltre la metà è sotto i mille euro. Le donne più povere degli uomini

Pensionate più ‘povere’ dei pensionati maschi: nel 2012 – dice l’Istat – l’importo medio delle pensioni è più basso tra le donne (8.965 euro contro 14.728) e si riflette in un più contenuto reddito pensionistico medio, pari a 13.569 euro contro i 19.395 degli uomini. Le donne sono il 52,9% dei beneficiari ma agli uomini va il 56% della spesa.

Oltre metà pensionate con meno di mille euro – Oltre la metà delle donne (52%) percepisce meno di mille euro, contro un terzo (32,2%) degli uomini. E’ quanto risulta dalle rilevazioni Istat sul 2012. Inoltre il numero di uomini (178 mila) con un reddito pensionistico mensile pari o superiore a 5.000 euro è cinque volte quello delle donne (33 mila). Le disuguaglianze di genere – osserva l’istituto – sono più marcate nelle regioni del Nord, sia rispetto agli importi medi delle singole prestazioni sia in relazione al reddito pensionistico dei beneficiari.

Al nord il divario maggiore fra uomini e donne – E’ al Nord Italia il maggiore divario di genere nei redditi pensionistici. Lo evidenzia sempre l’Istat spiegando che gli uomini percepiscono importi più elevati delle donne su tutto il territorio nazionale, ma in alcune regioni si riscontrano diseguaglianze più marcate. La Liguria è la regione in cui il reddito pensionistico degli uomini presenta lo scarto maggiore rispetto a quello delle donne (è del 53,9% più elevato), seguita da Lazio (52,1% in più), Lombardia (51,8%) e Veneto (51,6%). Le regioni in cui si registrano invece le minori disuguaglianze di genere sono quelle meridionali. Le differenze più contenute si individuano in Calabria (gli uomini percepiscono redditi pensionistici del 19,9% più elevati in confronto a quelli delle donne), Basilicata (26,7% in più) e Molise (29,4%). La disaggregazione provinciale ripropone evidenze del tutto analoghe a quelle emerse a livello regionale. Ad eccezione di Roma, le differenze più marcate caratterizzano nuovamente le province del Nord Italia – Lecco (61,6% in più), Venezia (59,4%), Livorno (58,5%), Monza e della Brianza (57,9%), Genova (57,8%), Bergamo (56,2%), Milano (55,3%), Treviso (54,2%) e Brescia (53,6%) – mentre i valori più contenuti – a conferma di quando già affiorato a livello regionale – si rilevano nelle province meridionali: Vibo Valentia (13,7% in più), Reggio Calabria (18,4%), Cosenza (20,4%), Ogliastra (21,7%), Nuoro (22,3%), Benevento (22,8%), Catanzaro (22,9%), Potenza (23,9%), Agrigento (24,3%) e Lecce (24,8%).

Media donne 9mila euro, maschi 14.700 – Nel 2012 – spiega ancora l’Istat – sono stati erogati 23.577.983 trattamenti pensionistici: il 56,3% a donne e il 43,7% a uomini. Le donne rappresentano il 52,9% dei pensionati (8,8 milioni su 16,6 milioni), ma percepiscono solo il 44% dei 271 miliardi di euro erogati. L’importo medio annuo delle prestazioni di titolarità femminile è pari a 8.965 euro, il 60,9% di quello dei trattamenti di titolarità maschile, che si attesta a 14.728 euro. Dei 626.408 nuovi pensionati del 2012, le donne rappresentano il 52% e percepiscono redditi più bassi (10.953 a fronte dei 17.448 degli uomini). Il numero di assegni percepiti dalle donne – sostiene l’Istat – è mediamente superiore a quello degli uomini, di conseguenza il divario economico di genere si riduce al 42,9% se calcolato sul reddito pensionistico (pari a 19.395 euro per gli uomini e a 13.569 per le donne). Tra il 2002 e il 2008, la forbice reddituale tra pensionati e pensionate è aumentata di 2,1 punti percentuali (4,4 punti con riferimento agli importi medi delle singole prestazioni); a partire dal 2008 si è osservata una progressiva riduzione che tuttavia ha mantenuto i livelli di disuguaglianza superiori a quelli del 2004. Oltre la metà delle donne (52%) percepisce meno di mille euro, contro un terzo (32,2%) degli uomini. Il numero di uomini (178 mila) con un reddito pensionistico mensile pari o superiore a 5.000 euro è cinque volte quello delle donne (33 mila). Le disuguaglianze di genere sono più evidenti nelle regioni del Nord, sia con riferimento agli importi medi delle singole prestazioni sia in relazione al reddito pensionistico dei beneficiari. Il rapporto tra il numero di pensionati residenti e la popolazione occupata – rapporto di dipendenza – è a svantaggio delle donne: 90,2 pensionate ogni 100 lavoratrici, a fronte di 56,5 uomini ogni 100 lavoratori. Anche il tasso di pensionamento (rapporto tra numero di pensioni e popolazione residente) è superiore tra le donne (43,1%) rispetto agli uomini (35,6%).

9 su 10 di quelle a superstiti erogate a donne – Pensioni ai superstiti: nove su dieci erogate alle donne. Lo sottolinea l’Istat spiegando che le prestazioni del gruppo ‘vecchiaia, invalidità e superstiti’ non evidenziano differenze tra uomini e donne: sono il 78,1% delle pensioni di titolarità maschile e il 78,5% di quelle di titolarità femminile. Tuttavia, disaggregando per tipologia si notano differenze significative soprattutto per le pensioni di vecchiaia e per quelle ai superstiti. Le prime rappresentano il 66% del totale delle prestazioni di titolarità maschile (e assorbono l’86,5% della spesa) e il 41,4% di quelle di titolarità femminile (con una quota di spesa più esigua, pari al 53,1%), differenze principalmente riconducibili alle diverse carriere lavorative che caratterizzano i percorsi di vita di uomini e donne. Tali prestazioni di vecchiaia sono inoltre quelle di importo mediamente più elevato, 19.292 euro per gli uomini e 11.493 euro per le donne. L’incidenza delle pensioni ai superstiti, invece, è significativamente più elevata fra le donne (31,8%, con una quota di spesa pari al 30,6%, a fronte del 6,1% tra gli uomini, pari al 2,3% dell’importo complessivo). Differenze rilevanti si riscontrano anche per le pensioni indennitarie – tra gli uomini costituiscono il 6%, a fronte dell’1,6% femminile – e per le prestazioni assistenziali. In particolare l’incidenza di pensioni di invalidità civile, pensioni sociali e di guerra è maggiore tra le donne (rispettivamente 14,4%, 4,1% e 1,3% contro 12,4%, 2,7% e 0,9% per gli uomini). Gli importi più bassi si rilevano per gli uomini tra le pensioni di invalidità civile (4.610 euro) e per le donne tra le pensioni di guerra (3.720 euro).

Carlo Pareto

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