lunedì, 25 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La sinistra europea nella stagione dei vincoli
Pubblicato il 27-08-2014


Generalmente la Francia anticipa la storia. Non parlo naturalmente solo della rivoluzione francese, ma di tutte le avanguardie artistiche della fine dell’Ottocento e poi della nuova politica della sinistra, prima con il fronte popolare del 1934, poi con l’Union de la gauche di mitterandiana memoria, per non parlare del Sessantotto anticipato di maggio. Quel che è accaduto nel governo francese in realtà è essa stessa un’anteprima di quel che accadrà nella sinistra europea. Il presidente Hollande ha scelto l’adesione ai doveri determinati dai vincoli europei (la Francia ha un debito inferiore rispetto all’Italia, ma ha un deficit in rapporto al Pil decisamente superiore che ha sforato il vincolo del 3 per cento).

Sul rispetto o meno del vincolo si è scatenata una discussione nel Psf e la sinistra del partito, a cominciare dal ministro dell’economia Montebourg, si è apertamente schierata contro i parametri europei, sostenendo che la politica del rigore porterà solo danni e non certo benefici. Per le sue dichiarazioni Montebourg è stato immediatamente sostituito. E non da un altro socialista di provata fede, ma dall’ex banchiere Emmanuel Macron. Dal governo sono anche usciti Aurèlie Filippetti, ministro della cultura, e Benoit Alon, ministro della scuola. Mai dissociazioni sono state più motivate sul piano politico.

Che nel partito socialista, e più in generale nella sinistra europea, si sia aperto un confronto sul rapporto tra i vincoli e il conseguente e dannoso rigore, contrapponendovi una diversa opposta politica, di sviluppo e di crescita, mi pare evidente. Dalla Francia emerge un punto. E cioè che queste due politiche non sono più conciliabili. Il governo e il partito francese si sono infatti spaccati su questo. E il modo col quale Hollande ha dato risposta ai suoi oppositori non lascia spazio a dubbi.

Anche in Italia il confronto è aperto. Sappiamo bene che nel Pd l’area che sulla politica economica fa capo a Fassina la pensa esattamente come Montebourg. Ma si sa, mentre i francesi sono chiari ed espliciti e portano fino in fondo i loro ragionamenti, analisi e proposte, l’Italia è un paese bizantino, dove tutto è avvolto dal sacro, ma spesso opportunistico, valore dell’unità. Personalmente sono convinto che la ricetta del rigore sia il male peggiore per combattere non solo la mancanza di crescita, ma anche il debito che a causa della recessione aumenta ancora. Però sarebbe bene intenderci sui vincoli.

Chi li ha sottoscritti ha il dovere o di chiederne la revisione, come anche a mio giudizio avrebbe dovuto fare l’Italia già nei secondi anni novanta, o di rispettarli. Altra via non vedo che non sia la dissociazione dall’Europa, la ricetta dei leghisti e della destra nazionalista. Forse è tardi ormai per chiedere la revisione dei parametri di Maastricht. Basterebbe evitare di considerare intangibile il cosiddetto fiscal compact, che in epoca di recessione è veleno mortale per l’Italia più ancora che per la Francia. La via giusta per ora sembra quella di Renzi. Restare nei vincoli, tagliare la spesa improduttiva, avviare le riforme economiche (senza quei vincoli l’Italia si sarebbe mai posta questi problemi?), ma ottenere la flessibilità necessaria per rimettere in moto gli investimenti. Se un taglio netto delle tasse produce lo sforamento del 3 per cento, questo deve essere consentito. Dall’Europa non devono arrivare ordini burocratici, ma ragionamenti politici. E un minimo di saggezza che per ora non c’è stata.

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Commenti all'articolo
  1. Per chi è avanti negli anni e alla media ha fatto latino vi è la citazione perfetta Hic Rhodus, hic salta. Ma vi è una domanda di fondo se la politica di austerità e la finanza senza controlli aumentano le differenze tra il segmento più ricco della popolazione e il resto della società, il famoso 1% vs 99% di Occupay Wall Sreet. Se la capacità di acquisto dei redditi di lavoro diminuisce e sui redditi di lavoro pesano le tasse, mantre i guadagni dei gruppi multinazionali sfuggono, se la disoccupazione e la precarizzazione aumentano e l’ascensore sociale si è fermato, che senso ha essere di sinistra e pretendere di vincere democraticamente le elezioni, quando aumenta la disaffezione elettorale? Denunciare i Trattati è sbagliato perché proprio nei Trattati europei sono fissati i principi di una società più giusta. Il punto è un altro: i Trattati non sono attuati o meglio detto si è privilegiata la parte economica su quella democratica. Lo stesso è avvenuto per la nostra Costituzione che va prima attuata a cominciare dal’art. 3 secondo comma voluto dai socialisti e poi riformata. Il fiscal compact non fa ancora parte dei Trattati, cominciamo da lì a chiedere più Europa e non meno Europa, ma dobbiamo convincere e se Holland si fa plebiscitare con un programma e poi non lo attua è chiaro che la sinistra perde la fiducia dei suoi elettori e non può che diventare ostaggio dei poteri fort.i

  2. La via tracciata da Renzi può essere quella giusta, come afferma il Direttore Mauro, cioè avviare le riforme economiche e cercare quella flessibilità necessaria per favorire gli investimenti. Quello che preoccupa di più è il come raggiugere quegli obiettivi senza danneggiare ulteriormente il ceto medio accrescendo il già alto numero di povertà e quindi lo Stato Sociale. Il cambio di passo deve essere essenzialmene rivlsto puntando l’attenzione verso i poteri forti come quel 10% di ricchi che stanno accrescendo la loro ricchezza o quei privilegiati che non si è mai riusciti a debellare. Cottarelli ha indicato una strada con la spending nel risparmio della spesa pubblica, che sarebbe opportuno verificare fino in fondo. La questione però di una patrimoniale si fa ancora oggi sentire e anche in questo caso ci sono delle forti resistenze perchè si toccano quelli che in definitiva possiedono molto e ne vorrebbero sempre di più. Una più equa distribuzione della richezza è a mio avviso la soluzione, l’importante che i miliardi che si riuscirà a racimolare abbiano un nome e un cognome dove collocarli, in primis nella riduzione delle tasse per favorire gli investimenti e quindi nella creazione di lavoro.

  3. Caro Mauro condivido pienamente il contenuto dell’articolo.
    Come noti il problema per la politica oggi è quello di snellire e rendere più flessibile la burocrazia.Questo sia in Italia che in europa.

  4. Se ci fermiamo a dire che ha ragione Renzi è chiusa la partita. Intanto Renzi non esce dagli schemi, desidera soltanto poter agire con margini più ampi per finanziare manovrine a carattere alettoralistico (gli 80 euro, l’assunzione dei precari, ecc.). renzi ha tagione, ma a brevissimo raggio. Non appoggia le se tesi su una chiara pollitica economica, non sostiene le sue affermazioni con valutazioni di fondo. Renzi, se mi è concesso, è un “rinnovo di cambiale”, per dirla coi tempi andati: ogni volta rimanda in lù nel tempo. Prima erano tre mesi, poi un anno, ora mille giorni. Ma cosa sostiene la sua politica?
    Renzi è il segretario del più forte partito del PSE. come si è mosso? Non bene, se un ministro francese che riprende le sue tesi sulla flessibilità viene “asfaltato” da Hollande che non si vuol distaccare dalla linea seguita da Germania e Francia sin dai tempi del duo Merkeol-Sarkozy.
    Secondo me dovrebbe muoversi nell’ambito del PSE e promuovere una convenzione nella quale i socialisti europei dovrebbero sviscerare la situazione, per vedere se sia possibile una politica economico-monetaria più adatta a superare questa ormai lunga e dannosa crisi.
    Aspettiamo che anche la Germania e la Francia si avvino lungo la strada per Atene, prima di muoversi?

  5. Come al solito, La Sinistra socialisat si lambicac con teoremi che disconoscono il dato di fatto: L’Europa non ama la prequazione sociale, L?europa è vittima di un liberismo miope. I parametri vanno rivisti, ma al contempo gli attori socia li ( Sindacati, trascurati da Renzi, Istituzioni Parlamentari, Organi Costituzionali)
    devono ridiscutere il Patto fondamentale ed attuarlo , lo si attende dal ’48.
    La Realpolitik delal Merkel o delal Mogherini, degna avanguardia del Governo Bambino, sta fallendo su tuuti fronti, l’assedio è alle porte. Il dissenso il PSI dovrebbe metabolizzarlo e portare avanti proposte degne delal sua storia e cultura. Non continuare con i localismi ed attendismi. Assumiamoci in prima persona il futuro del Dopo Renzi, parliamo con coraggio al Paese e Sindacati, non mancano uomini e risorse intellettulai. IL TANDEM scricchiola.

  6. Prendendo a prestito le parole del Direttore, nello scacchiere europeo sembrano effettivamente fronteggiarsi due diverse visioni, ossia “ordini burocratici” e “ragionamenti politici”, col rischio che i primi abbiano il sopravvento, quando dovrebbero invece trovarsi ragionevoli punti di intesa.

    Se da un lato reputo inopportuno e sbagliato che la politica cerchi semmai di “sopraffare” la burocrazia, la quale ha un ruolo molto importante nella conduzione della cosa pubblica – e anche perché la burocrazia si muove secondo le regole stabilite dalla politica – reputo altrettanto erroneo che il “burocratismo” diriga l’azione politica, o ne prenda eventualmente il posto, anziché affiancarla e supportarla.

    Se ciò capitasse verrebbe infatti sovvertito il fondamentale principio delle divisioni dei compiti, e delle funzioni, tra le parti di un sistema, ma mi hanno anche insegnato che laddove questo succede lo si deve soprattutto alla debolezza della politica, eventualità che in questo momento non ci dobbiamo proprio augurare visto che ci aspettano scelte non facili, che solo una politica forte, nelle idee prima che nei numeri, può prendere e portare avanti (e qui possono emergere le qualità dei liberal-riformisti).

    28.8.2014

  7. Condivido pienamente l’articolo d’altronde grandi paesi come gli Stati Uniti ed il Giappone hanno fatto il contrario e con una crisi, soprattutto quella Americana molto più grave della nostra. I governi dei grandi tecnici della Bocconi appoggiati da politici miopi e senza coraggio come il PD, hanno ridotto il paese in queste condizioni. Non solo mandando il paese in recessione ma facendo arricchire sempre di più quelli che hanno già molto. Infatti appena il 10% dei cittadini di questo nostro sventurato paese detiene oltre il 50% dell’intera ricchezza nazionale. Non mi sembra tanto normale !

  8. Caro Direttore il Tuo fondo e’ interessante e ben impostato…
    concordo pienamente…ma come ben sai la differenza tra’ noi Italiani i Francedi ed inglesi e’ po diversa in particolare sullo spirito nazionalistico…
    I Francesi hanno avuto il coraggio di scelte importanti che hanno arrivchito tutta l’europa e non solo… gli inglesi con la rivoluzione industriale hanno vinto la battaglia per un futuro di prospettiva…
    L’Italia con il suo carrozzone non ha saputo negli anni del
    boom economico investire sul futuro…la politica ha premiato i
    soliti noti delle lobby e questa tendenza e’ attiva pu
    rtroppo ancora oggi…

  9. Mi scuso ma ho un piccolo smart e qualche volta faccio casino !!!
    Termino la considerazione sostenendo che oggi il governo Renzi si e’ sbilanciato moltissimo sulle riforme ed altro…certo il tempo e’ ancora breve per dare un giudizio definitivo ma a mio parete se slle dichiarazioni non fa corrispondere i fatti…tutto diventa un bleff…
    Personalmente sono fiducioso e ritengo che abbia i numeri in Italia ed in Europa pe fare bene ed impostsre una svolta storica!
    Ma concordo con chi sostiene che il nostro partito benche’ piccolo…
    faccia sentire la sua forte voce che viene dalla nostra storia…
    On fin dei conti noi siamo sempre stati SOCIALSTI Europei!!!
    Altri lo sono da pochi mesi……

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