sabato, 18 novembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

L’agroalimentare, l’Europa
e la crisi ucraina
Pubblicato il 29-08-2014


AgroalimentareLe ferree regole dell’embargo russo costa all’agroalimentare italiano oltre 100 milioni per il primo anno, ma le conseguenze si dirameranno su tutto il nostro export agroalimentare verso la Russia che vale circa 700 milioni di euro. Sono queste le stime che Federalimentare espone nella sua ultima nota sull’impatto economico derivante dai divieti alle importazioni adottate da Mosca dopo le sanzioni della Ue per la crisi ucraina. L’Italian Trade Agency stima che nel 2015 le perdite saliranno a ben 250 milioni.

I divieti imposti da Mosca prevedono un embargo totale su carne di manzo, suina e avicola, frutta e verdura, latte e formaggi dai Paesi dell’Ue, dagli Usa, ma anche da Norvegia, Australia e Canada. «Le sanzioni sono spesso inutili – afferma Luigi Scordamaglia, vicepresidente di Federalimentare e Assocarni – ma nei confronti della Russia sono addirittura controproducenti. L’Unione europea dimentica costantemente che siamo noi ad aver bisogno della Russia e non viceversa. Europa e Russia sono obbligate all’integrazione commerciale e queste sanzioni favoriscono i nostri competitor». Lo stesso premier russo Dmitri Medvedev aveva definito la via delle sanzioni come “un vicolo cieco”. Dalle contro sanzioni, che prendono di mira per ora l’agroalimentare europeo, sono esentate alcune categorie, in particolare il cibo per l’infanzia e gli alcolici. L’embargo durerà un anno, ma il premier ha subito messo in chiaro che sarà possibile ridurre il periodo i partner mostreranno un atteggiamento costruttivo.

Gli analisti di Capital Economics hanno intanto calcolato che la Russia nel 2013 ha importato alimenti per 7,1 miliardi da paesi sanzionati. «L’Italia – sottolinea Paolo Bono, economista di Nomisma – esporta ortofrutta per 80 milioni. Il danno è evidente e potrebbe diventare permanente: in seguito, sarà molto difficile scalzare i nuovi fornitori». Infatti i russi, nell’intento di spezzare il fronte occidentale, sostengono che lo stop agli europei apra le porta ai produttori locali, ma anche a Bielorussia, Uzbekistan, Argentina e Brasile. Diventa critica la situazione nell’ortofrutta, già in grande difficoltà per l’eccesso di produzione di frutta e per i prezzi riconosciuti ai produttori inferiori ai costi di produzione.

«Piove sul bagnato – afferma Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative e di Conserve Italia – L’ortofrutticolo è tra quelli più esposti da questa crisi: solo nel 2013 l’Italia ha esportato in Russia ottantamila tonnellate di frutta con quattromila tir. Inoltre, con l’embargo russo la produzione di Grecia e Spagna si scaricherà sull’Europa con effetti drammatici. A rischio anche l’expo di carne: «Lo sgarro maggiore all’Europa – rivela Luigi Cremonini (patron dell’omonimo gruppo) – è che in barba a qualsiasi morale i russi in un giorno hanno riabilitato ventotto macelli brasiliani, in precedenza chiusi per la mancanza degli standard minimi».

Alessandro Munelli

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento