domenica, 17 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Ma che novità. Un bel dibattito sul terrorismo
Pubblicato il 22-08-2014


Gli intellettuali di sinistra non si smentiscono mai. Trasformano in teoria anche i drammi più semplici e li interpretano alla luce dei soliti vecchi schemi. Hanno bisogno di elevare a concetti anche le decapitazioni. Capita così che dopo l’infelice battuta di Di Battista che coi tagliatori di teste vorrebbe il dialogo, anche in Sel e sul Manifesto si discuta sul significato del sostantivo “terrorista”. Qualcosa era già emerso nel corso del dibattito in commissione, tra una Sel che intendeva attendere le mosse dell’Onu prima di tentare di evitare altri omicidi, stupri, esecuzioni, quella dei pentastellati che immaginavano di dialogare con quell’assassino incappucciato che brandiva un coltellaccio da cucina prima di infilzare il collo di un uomo, fino alla Lega che, siccome noi accogliamo troppi extracomunitari, allora ritiene che ci meritiamo Al Bagdadi.

Siamo un paese che rischia il ridicolo. Lasciamo stare i leghisti e i pentastellati. Ma la sinistra francese non si sarebbe mai posta questi interrogativi. E sapete perché? Perché in alcuni settori della sinistra italiana pesa ancora una tradizione fatta di anti americanismo e di anti occidentalismo. Il professor Angelo d’Orsi sul Manisfesto si chiede se non esista un nesso “tra ingiustizia sociale e terrorismo” e ricorda che anche i partigiani vennero definiti terroristi dai nezifascisti e che anche noi “se fossimo oppressi da un nemico infinitamente più potente” magari faremmo ricorso a quel che si definisce terrorismo. Per fortuna Angela Sgrena, che il terrorismo islamico lo ha conosciuto sulla sua pelle, ribatte a dovere.

Partiamo da un altro presupposto. Se gli invasati che vogliono sottomettere gli altri alla loro religione, che uccidono chi non lo fa, che stuprano le loro donne, che decapitano i giornalisti, fossero guerriglieri di un esercito fascista dell’America del sud d’antan, questi professori parlerebbero allo stesso modo? La verità é che per taluni i criteri interpretativi dei fenomeni internazionali rimangono quelli della lotta di classe e del conseguente conflitto tra imperialismo e lotte di liberazione. E siccome qui c’entra fino a un certo punto l’America il loro cuore non può battere per chi si oppone ai nuovi barbari. Come una volta quel cuore malato stava dalla parte di Mao e di Pol Pot. Quello che costoro non riescono ad afferrare è che il tema oggi è quel che richiama sul Corriere Angelo Panebianco e cioè l’esistenza di una guerra di religione e di civiltà. Gli sceicchi e i settori dell’Arabia saudita che finanziano l’Isis non sono i conquistatori del palazzo d’inverno, ma i fanatici proprietari di petrolio che, per interesse e per fede, vogliono instaurare il califfato.

Possiamo anche far finta di non averlo capito. Ma questa guerra di religione e di civiltà è cominciata. Noi dobbiamo attrezzarci per combattere nel modo migliore. Ci sono due ragazze italiane in mano a quegli assassini. Facciamo di tutto perché vengano liberate. Con azioni militari, con iniziative varie, ma non possiamo accettare un altro video, altri coltellacci, altre teste. Obama ieri sera ha riunito il pentagono. Non so se gli Usa abbiano sbagliato a invadere l’Iraq, come ho sempre pensato, o ad abbandonarlo. Ma ancora una volta sono gli americani che devono muoversi. Troppo comodo. E l’Europa, e l’Italia? Stanno a guardare. Anzi in Italia si parla del significato della parola terrorista, mentre la gente muore disperata. Faccio ricorso a una trovata di Filippo Turati in un assemblea socialista svolta nella capitale lombarda subito dopo Caporetto, quando pareva che gli austriaci potessero arrivare a Milano. Egli domandò ai presenti: “Voi non volete combattere e dunque volete gli austriaci a Milano”. E l’assemblea rispose di no. “Allora volete combattere per non farli arrivare”. Ancora no. “E allora non sapete quel che volete….”

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Commenti all'articolo
  1. Direttore, grazie di farmi sentire Socialista.
    Purtroppo, anche se non lo volessimo, siamo entrati in una guerra di religioni, in una guerra di civiltà.
    Dispiace dirlo, ma con le chiacchiere degli intellettuali di sinistra che stanno sempre dalla parte, secondo loro dei più deboli, giustificando le loro barbare azioni, la nostra civiltà rischia di essere sopraffatta.
    E’ giunto il momento di prendere ferma posizione nei confronti di questi teorici e di vigilare attentamente negli ambienti dei rifugiati extra comunitari, prima che qualcuno entri in azione sul nostro territorio.
    Gli americani probabilmente hanno sbagliato ad invadere l’Iraq.
    Hanno sbagliato certamente ad abbandonarlo a se stesso, i risultati si vedono.
    L’Occidente tutto, l’Europa in primo luogo, devono prendere senza esitare, una netta posizione di contrasto a questa minaccia, prima che sia troppo tardi.

  2. Caro Direttore interessante il tuo articolo e concordo…
    Oggi tutti sanno purtroppo quello che vogliono…..IL PETROLIO!!!!!
    Le vite umane la solidarieta’ e’ tutta una facciata…
    Il terrorismo e’ una brutta bestia da combattere ed e’ difficile mettere d’accordo tutti…per il bene comune.
    E certo che il grande Filippo Turati aveva ragione…e’ tutto purtroppo ancora attuale.
    Oggi il fanatismo sta’ veleggiando forte dappertutto le regole le leggi non vengono rispettate chi a torto a ragione e chi dalla parte della rahione se non sta’ attento viene condannato!!!
    Allora credo che tutti poteri forti e meno e’ ora che si diamo una regolata….
    Altrimenti con troppo petrolio nella tedta si corre il ridchio di prendere fuoco…

  3. E’ passato quasi un secolo da quelle parole di Turati, ma il loro “messaggio” resta attuale, se non è irreverente far paragoni con quel drammatico momento storico del 1917.

    Pure oggi ci troviamo comunque a dover affrontare situazioni parecchio difficili, e in qualche caso addirittura “epocali” come vengono anche definite, verso le quali molta opinione pubblica è disorientata e divisa tra opposti sentimenti, tanto da non sapere quale posizione assumere, e lo si avverte spesso quando si ha modo di scambiare con qualcuno le rispettive opinioni sul futuro del Belpaese.

    Una tale nostra “incertezza”, di comuni cittadini, può anche dipendere dalla paura di sbagliare, nell’esprimere la propria opinione su un determinato argomento, in ordine al quale possono semmai sfuggirci aspetti affatto irrilevanti, vedi il ruolo della questione “petrolio” nei tragici eventi internazionali che stanno segnando questi mesi, ovvero, più semplicemente, potrebbe trattarsi di indifferenza, qualunquismo, opportunismo e financo di “ ignavia ”.

    Ovviamente sono tutte ipotesi interpretative, pur se un po’ sconfortanti, ma sta di fatto che la “politica” è in ogni caso chiamata a decidere, e a fare comunque delle scelte, in questo complesso e tormentato scenario, e sembra anche che il tempo stringa; speriamo che di fronte alle “disfatte” sappia reagire con la determinazione e il coraggio che, dopo Caporetto, resero possibile la gloriosa “linea del Piave”.

    Paolo B. 25 agosto 2014

  4. L’energia= petrolio = ricatti. che vengono subiti supinamente.
    Potevamo avere più indipendenza con il nucleare, con i rigassificatori, perforando l’Adriatico dove c’è gas e dove i Paese dell’altra sponda hanno iniziato a fare quel che serve? No! Che dire, dobbiamo davvero rassegnarci e limitarci a discutere su questi crimini contro l’umanità sono compiuti solo poveri terroristi che si difendono come possono? Ma il nostro partito, non può prendere un’iniziativa forte? Tutti questi isalmici super moderati che risiedono on Europa, perchè stanno zitti? Perchè non manifestano contro questi criminali?
    Credo che un partito laico come il nostro abbia il dovere di promuovere una grande manifestazione a Roma, davanti alla più grande moschea d’Europa. Un po’ di coraggio non guasterebbe. Mauro, grazie per il lavoro che fai.

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