sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Mettete dei fiori nei vostri cannoni?
Pubblicato il 21-08-2014


Forse qualcuno se la ricorda. Era il titolo di una canzone dei Giganti al festival di Sanremo del 1967, quello funestato dal tragico suicidio di Luigi Tenco. Qualcuno pensa ancora che si possa combattere una guerra coi fiori? È quanto più o meno che sostengono i pentastellati (dispiace che anche Sel si sia schierata contro) a proposito delll’avanzata dei terroristi islamici in Iraq. Ha ragione il papa. Vanno fermati. Ma come si fermano i terroristi che avanzano trucidando civili, stuprando donne, tagliando teste? C’è un altro modo di fermarli che non sia quello delle armi, delle bombe, delle mitragliatrici?

Nessuna persona normale può pensare di non intervenire per bloccare questa orda barbarica che ci riporta al Medioevo quando si bruciavano gli infedeli in un teatrale autodafè, ma nessuna persona normale può pensare di fermare i barbari se non con la forza. Dunque ha fatto bene il Parlamento italiano ad approvare la proposta del governo di inviare armi ai combattenti peshmerga kurdi che stanno difendendosi dai fanatici e sanguinari fautori di un futuro progettato califfato tra Siria e Iraq. È una guerra, questa, da combattere prima che sia tardi. Prima che anche il kurdistan, il ricco e petrolifero kurdistan, cada nelle mani degli eserciti di Al Bagdadi.

È una guerra da vincere innanzitutto con le armi. Ma non solo. La feroce decapitazione del giornalista americano James Fooley da parte di un lugubre e misterioso aguzzìno di lingua inglese, e con accento londinese, ci riporta a un altro grande problema, oltre alla trucida immagine di una scena che purtroppo abbiamo già visto consumarsi nei confronti di nostri connazionali. E cioè alla fatale attrazione che l’islamismo più estremo suscita in generazioni di giovani di fede musulmana che vivono in occidente e alle collusioni e colpevoli omissioni e silenzi delle realtà in cui questi giovani si trovano e dalle quali partono per arruolarsi nelle legioni terroristiche. Si parla di moltissimi casi, soprattutto, ma non solo, in Inghilterra. Che fanno i servizi segreti? Che fanno le famiglie? Che fanno, soprattutto, gli amici, i colleghi, i fedeli della loro stessa comunità? Possibile che nessuno intervenga, che nessuno denunci, che nessuno parli? Anche questa assurda assenza è corresponsabilità.

E’ evidente che questo conflitto non riguarda dunque solo il territorio dove lo si combatte. Ma l’Europa tutta, l’America, il mondo. L’Italia in particolare perché, oltre ad essere uno dei paesi che invia armi, svolge le funzioni di presiedere il Consiglio europeo. E soprattutto perché, non possiamo certo dimenticarcelo, nelle mani dei terroristi ci sono anche due ragazze e un prete italiani. Occorre dunque che il mondo civile, democratico, di cultura liberale, ma anche il mondo arabo minacciato da questi fanatici assassini, si attrezzi a questa nuova prova. Appoggiando la resistenza dei curdi e degli eserciti del nuovo presidente iracheno Al Abadi, che ha sostituito l’inetto Al Maliki, magari formando una coalizione, come raccomanda oggi Sergio Romano, come quella che sconfisse Saddam in Kuwait. Ma anche predisponendo una rete di intelligence molto efficace in tutti i territori e moltiplicando tutti i sistemi di sicurezza per prevenire attentati e azioni criminali. L’Isis si sconfigge con le armi, ma anche con l’unità e l’intraprendenza.

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Commenti all'articolo
  1. Non c’entra con l’articolo, ma la citazione mi riporta alla memoria che Luigi Tenco era iscritto al PSI ed era vice segretario della sezione del suo pese. Anche per questo i temi delle sue canzoni non erano frutto del caso o fredda ricerca di facile popolarità.

  2. Caro Mauro
    Di sicuro è venuto il momento che l’Europa e in Europa la sinistra , in tema di Medio Oriente ,si guardi allo specchio e si prenda le sue responsabilità.
    Il nostro presidente del consiglio è volato a Erbil e ha detto “Vinceremo” voi combattete noi vi diamo le armi e insieme vinciamo, insomma armatevi e partite così noi ci puliamo la coscienza sui massacri del califfo, troppo comodo.
    Io ho tutta la simpatia per i Curdi da sempre quelli Iracheni combattono contro il governo di Bagdad in una guerriglia infinita . Saddam contro di loro usò i gas ma,già nel 1961, il generale kassem per soffocare la loro rivolta non trovò di meglio che legare dei civili Curdi intorno alle torrette dei carri armati come scudi umani durante i combattimenti .
    Se noi ora diamo a loro armamenti, non potranno essere solo armi leggere ma anche anticarro se non artiglierie, così dobbiamo dare per scontato la fine dell’unità dell’Iraq, questi combatteranno , è da una vita che lo fanno ma, il prezzo sarà inevitabilmente un Kurdistan Iracheno indipendente al quale si unirà il il Kurdirtan Siriano decretando la fine dell’unità della Siria, mentre la Turchia che ha al suo interno almeno 20/milioni di Curdi andrà in forte tensione , non meno dell’Iran che di Curdi ne ha per 5/milioni con anche la presenza di forti minoranze di Azeri, Turcomanni, Luri, Balusci e altri che potrebbero seguire i Curdi nella rivendicazioni di autonomia.
    La realtà è che in Iraq , per fermare l’Isis dovevamo intervenire sul terreno e se possibile sotto mandato dell’Onu noi e con noi anche tutti quelli che, seguendo la folle condotta della guerra degli Usa in Iraq hanno sono stati loro corresponsabili in questo disastro ognuno, Usa e alleati ora devono in qualche modo rimediare .
    Delegando i Curdi ho l’impressione che salveremo Cristiani e Yazidi ma apriremo altri fronti di tensioni e guerre, può anche essere questa sia l’unica scelta da fare, personalmente sarei anche lieto di un Kurdistan indipendente ma, dobbiamo essere coscienti ed essere pronti ad affrontare le probabili conseguenze.
    Ne siamo pronti ‘ Io temo di no e di sicuro il “Vinceremo” renziano è totalmente fuori luogo .
    Fraterni Saluti
    Compagno Maurizio Molinari
    Consigliere nazionale off.molinari@libero.it

  3. Ok Direttore giuste le tue considerazioni…ma dove’ l’ONU!!!
    Non dovrebbe essere il garante a tutti i liveli…
    Quanto ci costa in termini di contributi questa organizzaxione che a mio parere lascia molto a desiderare….

  4. Condivido le considerazioni del Direttore, ma ancor di più concordo con le osservazioni di Molinari. Purtroppo gli americani e gli inglesi, seguiti a ruota dai nostri cugini francesi, non hanno tenuto conto del delicato e precario equilibrio nel quale vivevano questi stati. Oppure ne hanno tenuto conto calcolando che i maggiori danni economici sarebbero stati sostenuti in gran parte dall’Italia. Vedi la guerra di Libia, che fa a pugni con il diritto internazionale, nella quale ci hanno trascinati i francesi, complice la debolezza di Berlusconi (la Merxel si era sfilata) e l’insipienza del PD ” che doveva punire il “cattivo” Gheddaffi..
    I Curdi, come erano gli israeliani, sono un popolo senza terra. Un ragazza turca, curda, che lavorava nel mio ufficio, quando sbagliavo a definire la Turchia il suo Paese, si ribellava rispondendomi: “sono Curda, come lo sono i miei cugini in Germania, in Irak ed Iran. Forse non ne aveva in Siria.

  5. In poco più di due mesi siamo passati dalla preghiera per la pace tra Papa Francesco, Simon Peres e Abu Mazen, alla ripresa dei razzi su Israele ed alla decapitazione di James Foley.
    In altre parole, siamo alla terza guerra mondiale disseminata sul pianeta.
    Alla richiesta di pace venuta da Roma c’è stata la risposta di Hamas con la cattura e l’uccisione dei tre giovani israeliani. Per chi è solo un pochino accorto questo vuol dire dichiarare guerra ad Israele.
    A prima vista la strategia di Hamas potrebbe sembrare si volersi posizionare in alternativa alla disponibilità di Fatah con la partecipazione di Abu Mazen alla preghiera di Roma. Voi pregate per la pace e noi, invece, lavoriamo per la guerra ad Israele. Altra politica.
    Tutto ciò può anche apparire incomprensibile, anche perché Israele è superiore dal punto di vista militare, specialmente se si pensa alle vittime della guerra (Israele aveva avvertito che sarebbero partiti i bombardamenti, prima dell’intervento di terra). Ma nella strategia di Hamas non c’era la protezione dei palestinesi, giovani, vecchi, donne e bambini, c’era piuttosto la necessità di poter far nuovamente scatenare i media sugli effetti disastrosi dei bombardamenti israeliani sulle cose e sui civili, per rimettersi al centro dell’attenzione e rinegoziare la sua presenza in terra palestinese.

    Israele ha sbaragliato forse la totalità dei tunnel sotterranei che Hamas voleva usare per sorprenderla; ha dimostrato di saper centrare al 90% i propri obiettivi; si è fermata quando ha creduto di aver assestato un colpo sufficientemente forte per indurre Hamas alla ragione.
    Ma forse anche Israele non ha considerato che non era la contrapposizione con Al Fatah che guidava Hamas, ma un disegno più sottile: usare le vittime civili per far condannare Israele riportarla al tavolo del negoziato per riaprire i dossier sul suo isolamento nella striscia di Gaza.
    Cioè: è stata Hamas a volere la guerra, poiché soltanto così avrebbe potuto mettere sul tavolo internazionale le vittime civili. Ha usato ed usa anche l’arma del blocco dell’aeroporto Ben Gurion, col fine di isolare Israele dal resto del mondo.
    Israele, entrando in azione, ha favorito i piani di Hamas! Paradossalmente, se Israele non si fosse mossa, Hamas avrebbe avuto meno chances di mettersi al tavolo delle trattative, dal quale spera di ottenere migliori condizioni di quelle attuali.

    Ma Hamas ha forse qualche altro asso nella manica. Dalle ceneri della rivoluzione contro Assad, in Siria, è uscito un movimento jihadista che ha costituito il califfato in Siria ed in Iraq e che si è macchiato di crimini di genocidio verso cristiani ed altre minoranze religiose.

    Forse dovremmo riconsiderare quello che è successo in Israele tenendo conto di quello che stava accadendo tra la Siria e l’Iraq. Nei giorni in cui si pregava a Roma, veniva presa Mosul ed iniziava l’avanzata delle milizie sunnite integraliste che, nel frattempo, costituivano il Califfato nelle terre conquistate in Siria e Iraq.

    Hamas è collegata con l’ISIS e non è da escludere che le mosse sui due fronti siano state concepite in concomitanza, forzando al massimo le contraddizioni dei loro avversari. Il disegno di estendere il Califfato fino al Magreb dà alle vicende di Gaza un significato diverso, che non è soltanto quello di ottenere più agibilità nella striscia di Gaza, ma di destabilizzare la situazione politico-militare in un’area sensibile rispetto alle volontà espansive dell’ISIS.

    Non mancano nel mondo arabo simpatie verso l’integralismo combattente, anche se sono presenti stati che lo vedono come il principale pericolo per loro, a cominciare dall’Egitto di Al Sisi che ha messo al bando i Fratelli musulmani spintisi, dopo le elezioni, a disegnare uno stato fondato sull’integralismo islamico.

    La situazione è del tutto nuova e le potenze regionali si trovano impreparate. Prima di tutte gli USA. Obama aveva puntato ad una nuova stagione verso il mondo musulmano, cercando di chiudere le stagioni degli interventi in Iraq ed in Afghanistan. L’uccisione di Osama Bin Laden andava in questa direzione, di progressivo distacco americano da quello scacchiere.
    Ora si trova a dover fronteggiare l’avanzata dell’ISIS, senza potersi tirare indietro, avendo come alleato sostanzialmente soltanto l’Unione europea, o almeno alcuni stati dell’Unione, più sensibili al passato imperialista, tra i quali Francia e Regno Unito, attori fondamentali nella destabilizzazione della Libia, con l’intento di sostituirsi al ruolo svolto fino ad allora dall’Italia.

    Il campo è tutto aperto: anche se l’ISIS sarà sbaragliato, in Iraq e in Siria, non si potrà certo pensare di tornare ai vecchi confini post-coloniali e diverrà necessario ridisegnare nuovi confini di nuovi stati; a cominciare dai curdi, che sono anche al di là della frontiera turca. Il ruolo dei soldati del PKK non lascia margini di distrazione.

    Cina, Brasile, India, non paiono interessati a queste vicende che invece scuotono gli stati arabi e l’Iran, da sempre dentro ai problemi mediorientali. Sono carichi di capitali e sempre più giocano sullo scacchiere politico ed economico.

    La Russia, che con l’islamismo ha avuto i suoi problemi, è fuori da questi giochi poiché è impegnata in un logorante confronto in terra di Ucraina. Tra l’Occidente a guida americana e la Russia siamo giunti ai ferri corti in una visione troppo limitata dei problemi, anche se sul versante ucraino giocano forti interessi. L’Europa in special modo avrebbe interesse ad una politica di buon vicinato e di mutua convenienza, in virtù del venir meno del vecchio sistema binario di dominio politico.

    Forse non siamo ancora alla terza guerra mondiale; di sicuro non siamo più nel mondo duale dove si affrontavano capitalismo e comunismo. Ora si gioca tutto nel campo aperto di un capitalismo sempre più finanziario che va oltre la vecchia analisi leninista dell’ “imperialismo fase suprema del capitalismo”.
    In tale ambito preoccupa che risorgano vecchi retro pensieri, oscurati dalla vittoria sul nazifascismo, che ritornano a galla dentro il ventre molle dell’intelligenza, come l’antisemitismo e il razzismo.
    Pensiamo all’Europa, dove l’antisemitismo è tornato a farsi sentire pesantemente, pensiamo agli USA, dove accanto alla sfida di stampo planetario che gli è stata indicata dall’integralismo islamico, si trova a riscoprire situazioni sociali della minoranza di colore, specialmente nei paesi del Sud, che sembrava superata da cinquant’anni.
    Ma il capitalismo, e il profitto, come diceva Marx, fanno arricchire i ricchi ed impoverire i poveri.
    Vecchio problema di due secoli fa, ancora sul tappeto oggi.

  6. Ormai sono milioni i musulmani presenti in Europa, non so quanti siano quelli in Italia. Pensiamo che non approvino il disastro che stanno combinando in Medio Oriente e in Africa i musulmani integralisti. Perché allora non manifestano la loro contrarietà? Perché non prendono le difese di chi ha abbracciato un’altra fede religiosa e tace davanti al loro sterminio? Visto che non lo fanno loro, facciamolo noi! Andiamo in tanti davanti alla grande moschea di Roma a manifestare. I socialisti potrebbero esserne i promotori.

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