sabato, 23 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Mille giorni di te e di me
Pubblicato il 07-08-2014


Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, dopo la diffusione dei dati Istat sul secondo trimestre italiano, ha subito inviato una lettera ai parlamentari della maggioranza. In essa Renzi prende atto, senza sminuirne il significato, del meno 0,2 che ha caratterizzato il Pil italiano nel secondo trimestre e, come nel suo costume, ha rilanciato proponendo dieci obiettivi da raggiungere nei prossimi mille giorni. Tre anni di riforme per un’Italia che diventi risorsa e non “problema dell’Europa”. Il decalogo renziano è noto. Più difficile è comprendere la divisione tra riforme politiche e amministrative, come se anche queste ultime non avessero spessore politico. Anzi, di più.

Sono infatti concentrate sulle seconde cinque (tra le prime svettano la riforma costituzionale ed elettorale) la riforma del mercato del lavoro (coi buoni frutti, si parla di centomila occupati tra maggio e giugno, del decreto Poletti), quella della Pubblica amministrazione (al decreto Madia approvato con doppia fiducia da Camera e Senato si aggiungerà un apposito disegno di legge), il fisco (ma su questo punto si ricordano solo le insufficienze degli ottanta euro e del taglio del dieci per cento dell’Irap), la giustizia (siamo ai preliminari e i socialisti dovranno insistere su separazione delle carriere e responsabilità civile) e viene riannunciato lo Sblocca Italia (si dovrebbero mettere in gioco le risorse bloccate dalla pubblica amministrazione).

Bene, ma restiamo molto preoccupati. Non solo perché se la depressione italiana continuerà anche nel secondo semestre il governo dovrà per forza rifare i conti, ma perché l’Italia sarà costretta a vedere ancora aumentato il suo debito e dovrà necessariamente pagare più interessi. Altro che spazio agli investimenti e nuova flessibilità europea. Non esistono ricette magiche. Ed è pur vero che la crisi ha radici profonde e anche origini internazionali, oggi certo influenzata anche dalla vicenda Ucraina e dalle decisioni di blocco delle importazione della Russia, che penalizzano in particolar modo l’Italia.

Eppure c’è chi si muove e chi sta fermo. La Spagna, ad esempio, ha visto crescere il suo Pil nel primo trimestre del 2014 (non sono ancora diffusi i dati sul secondo) dello 0,4. E stava peggio di noi. Anche la Grecia si è mossa nonostante il suo debito sia addirittura superiore al nostro. E il turismo, che in Italia è in crisi, nelle penisola iberica e nella patria della filosofia è in netto aumento, soprattutto quello che previene dall’estero. Qualcosa dunque, e non poca cosa, dipende anche da noi. E da quel punto ancora non bene precisato nei mille giorni di Renzi che si riferisce al fisco.

Il fisco, i tagli alla spesa e l’Europa sono ancora nebulose imprecisate. È evidente che occorra far presto. Dubito che un Senato dove pulluleranno consiglieri regionali e che avrà qualche potere in materia di bilancio, permetterà tagli radicali alla spesa sanitaria delle regioni, dubito che quel fortino dell’evasione sarà davvero espugnato, senza un ulteriore scompenso della vita degli italiani che se la cavano, dubito che l’Europa ci consentirà ampie manovre sugli investimenti. Però la fiducia di Renzi mi contagia. Le sue parole che restano tutte impregnate di ottimismo fanno sperare che i mille giorni non siano come i cento di Napoleone, ma piuttosto come i mille di Baglioni nella sua famosa canzone che ben si adatta al renzismo nostrano. Mille giorni di te e di me. Abbiamo un presidente del Consiglio che assomiglia al leopardiano venditore di almanacchi. Il secondo semestre sarà migliore…

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Commenti all'articolo
  1. Caro direttore. condivido la tua analisi,aggiungo solo un elemento:
    Bastava ascoltare la gente per strada,dal medico, dal meccanico, al mercato rionale,tralascio volutamente il bar, per capire che il malessere cresceva sempre di più e crescerà purtroppo ancora.
    Enfatizzare gli ottanta euro è stato ed è un errore, sono un piccolo sollievo per chi li riceve, ma servono per pagare le bollette.
    Se non ci rendiamo conto che il ceto medio è sparito ed ha subito il colpo mortale proprio in questo ultimo anno con l’aumento di tutti i balzelli, provocando così la caduta dei consumi, la rinuncia alle ferie, la rinuncia a rinnovare il guardaroba, la rinuncia di andare al ristorante.
    Siamo tutti i giorni con angoscia in attesa di avvisi di pagamento.
    Se il ceto medio non ritorna in vita. l’economia non riparte.
    Saluti da chi ha dovuto rinunciare alle ferie.

  2. Caro Direttore sono d’accorfo con te su quasi tutto ma da qualche parte si deve cominciare…..
    Ora o che ci prendiamo in giro oppure abbiamo il coraggio di dire certe cose!
    Il carrozzone ITALIA e’ al collasso e la responsabiluta’ e’ di tutti nessuno escluso!!!!!
    I costi della politica, i costi dello Stat,o dellw Regioni,
    dei Comuni degli enti e entuncoli che sono serviti solo per le clientele,
    la corruzzione che e’ dilagata e ancora oggi e’ quanto mai attiva a tutti i
    livelli….come fara una realta’ come la nostra se mon vengono presi provv
    Ma in questo paese vigono le lobby e sono tante e tutte succhiano soldi
    allo STATO !!!!! E allora finche’ non si avra’ il coraggio di mettere mano ad un sistema marcio non si risolvera niente e tutto verra rinviato continuamente!
    Allora e’ giusto criticare e polemizzare ma se tutto funziona come cpn la riforma del SENATO siamo proprio fritti!
    Allora Renzi sara’ criticabile per carita non e’ il massimo ma questo passa il convento.
    Non so quanto i giovani ed i senza lavoro possano sopportare questo stato di cose e se e’ vero che dei giovani molto giovani sono morti per darci la COSTUZIONE….oggi quei giovani di fronte a questo degrado cosa farebbero….probabilmente un’ altra LBERAZIONE…..

  3. La situazione migliora se il taglio dei costi della politica prosegue,l’altro giorno Cottarelli parlava di sprechi per importi elevati, queste spese vanno eliminate velocemente non le riforme che vanno ponderate. Sono contenta che il premier abbia compreso che vista l’importanza dei temi saranno approvate il prima possibile ma non cita date, vorrei si pensasse all’approvazione dei tagli e di una legge anticorruzione presto.

  4. L’Italia è da un po’ che è ammalata gravemente e mentre i poveri sono in continuo aumento, i ricchi sono sempre più ricchi, le industrie delocalizzano, altre chiudono, insomma l’economia è in precipizio. Si prevedeva un più 0,8 di crescita, siamo a meno 0,2 quindi un errore di valutazione di un punto percentuale, non mi sembra poco perchè si tratta di miliardi di euro. Se questi sono solo alcuni dei mali non si possono curare con la fiducia e l’ottimismo e somministrare qualche aspirina. I rimedi ormai sono cose note ai più informati, fuorchè sembra agli addetti ai lavori che non sentono ragioni. La spesa pubblica deve essere riveduta e riformata drasticamente per attivare quei risparmi ormai ineludibili e necessari, la burocrazia nel contempo deve essere snellita e resa più accessibile, non parliamo delle riforme sulla gustizia, sul fisco e via dicendo. L’idea non tanto peregrina potrebbe essere anche quella di un’autority che possa vedere e certificare almeno i bilanci delle grandi e medie imprese e qualora siano in regola, supportare queste con consistenti sgravi fiscali sul costo del lavoro e sull’impresa come premio. Le aziende non virtuose cercheranno loro stesse ad entrare a far parte delle prime. Per i pensionati fino ai duemila euro almeno se no ci sono risorse per gli 80 €, restituire loro quello che gli è stato sottratto ingiustamente come l’adeguamento istat. Sul fronte dei risparmi occorre toccare i troppi poteri forti con estrema decisione e se questi piangeranno saranno solo lacrime di coccodrillo, con tutto quello che hanno accumulato fino ad oggi. Solo a regime potremo vedere se quanto fatto al Senato porterà effettivamante a dei risparmi, pur considerandola una riforma inadatta. Forse qualche taglio poteva essere fatto anche alla Camera con il dimezzamento degli Onorevoli e dei loro appannaggi, anche in considerazione della loro serietà dimostrata in questi mesi e la loro poco assidua frequenza dell’aula di questi anni senza contare che questi devono solo rispondere, non ai cittadini, ma a chi li ha nominati. Insomma non si può ancora fare gli schizzignosi e non tralasciare neanche le più piccole quantità di risorse recuperabili dagli sprechi in molti settori e in tutte quelle partecipate con i conti perennemente in rosso. L’elenco sarebbe piyttosto lungo e il Cottarelli ne sa qualche cosa in più.

  5. Sgomenta un po’ che nei commenti non si riscontri gran ché del sostrato socialista che dovrebbe scaturire negli interlocutori. Renzi non ha solide basi per governare l’Italia. Il suo credo economico fa perno sul libricino di Yoram Gutgeld “come far ridere i poveri senza far piangere i ricchi” (disponibile sul web) che è pieno di buone intenzioni (dagli 80 euro in là), ma che a mio avviso non contiene elementi risolutori per la ripresa produttiva italiana, basandosi soltanto sulle “regole” per agevolare l’ingresso di investitori domestici e stranieri. In Italia, senza una strategia produttiva industriale non si va da nessuna parte, non bastando il “made in Italy” a far campare più di sessanta milioni di persone.

  6. Non so se Renzi ce la farà e, a dire la verità, non so nemmeno se me lo auguro. Certo è che occorre una manovra shock come quella di Craxi nel 1984. Non si vedono tagli su 800 miliardi di spesa mentre chi fa politica continua ad arricchirsi e i dirigenti della pubblica amministrazione pure. Un taglio del 3% consentirebbe una riduzione delle tasse di 24 miliardi. Quale azienda, per rimanere sul mercato, non ci riuscirebbe? E quando parlo di tagli intendo quelli che non si scaricano in aumenti di spesa per le famiglie.

  7. Noi insistiamo a fornire Governi e Governanti senza passare dalle elezioni dirette soggiacendo alle scelte di “re Girgio” I governanti e i grandi economisti, specie nelle vicende fallimentari, non hanno saputo diagnosticare il deficit, cosa ci rimane: avere fiducia in persone inaffidabili per ancora mille giorni, andare a elezioni democratiche senza attendere la legge elettorale fabbricata per Matteo e Silvio, suicidarsi in massa ( non consigliabile ) oppure alienarci della nostra sovranità nazionale, quella individuale è ormai in mano ad altri da almeno 25 anni, consegnata il paese alla direzione di Bruxelles come ha fatto Spagna e Grecia che adesso hanno il PIL positivo e un anno fa erano in condizioni peggiori dell’ Italia. Ci dobbiamo chiedere a chi non piace questa scelta, non certo al popolo che peggio dello stato attuale non può andare. Almeno togliamo il giocattolo agli incompetenti che sono al Governo del Paese, A furia di sbagliare diagnosi il cattivo medico uccide il paziente I tuoi articoli sono sempre piacevoli ma devi osare di più nella tua analisi. Comunque dobbiamo ringraziarti per il tuo impegno e la tua voglia di informazione e di relazionarti con noi e con commenti a volte molto critici, ma siamo alla canna del gas.

  8. Il Paese Italia si è incatenato con le proprie mani con gli accordi capestro con l’Europa negli ultimi trenta anni, ora è inutile illudere la gente che ha capito che con questo passo la povertà aumenterà di semestre in semestre, servono provvedimenti di riequilibrio del benessere, provvedimenti coraggiosi, allungamento dei tempi per far fronte al debito pubblico, una politica estera che porti le aziende Italiane all’estero, liberalizzare il lavoro, allargare la platea del part time, tagli sulle pensioni superiori ai tremila euro, tetto agli stipendi massimo centomila euro annuali, ridimensionare il potere delle Regioni e dei Comuni, gli enti indebitati dovranno elaborare dei piani di rientro dal debito con proprie scelte senza più fare affidamento sui contributi dello Stato, ridurre le spese militari, arrestare la privatizzazione e la falsa cooperazione sui servizi sanitari e assistenziali, utilizzare i cassa integrati per lavori presso i Comuni di appartenenza, verifiche annuali delle pensioni di invalidità, insomma queste e non altre sono le cose che darebbero credibilità ad un governo che osa definirsi riformista e socialista solo all’estero

  9. a questo punto,occorre un prestito straordinario d’emergenza , rimborsabile dopo il superamento della crisi,che consenta il rapido dimezzamento del debito pubblico,. Perchè non discuterne? Libererebbe risorse per investimenti anche a Sud,epicentro della nostra depressione!! Non c’è più tempo….

  10. Le tue osservazioni sono più che pertinenti. Quella sensazione di fiducia e scoramento assieme credo sia diffusa. Fiducia in chi si impegna, ha coraggio e speranza, scoramento perché il raziocinio valuta insufficienti le azioni che sono proposte.
    Molto può fare Renzi ed il Governo, ma molto di più la capacità imprenditoriale degli italiani. Un tempo gli industriali dicevano che l’economia andava bene quando il governo era in crisi.
    Era il tempo delle vacche grasse. Oggi i “commenda” aspettano che il Paese, la burocrazia, la giustizia, siano cambiati. Senza queste incisive azioni non ci risolleveremo.

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