martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Noi, Renzi e il socialismo: europeo ma anche italiano
Pubblicato il 05-08-2014


Sulle colonne on line di questo giornale è in corso una libera discussione sul “ciclone Renzi” che, spero, sia seguita dai grandi editorialisti dei quotidiani in carta stampata, faticosamente impegnati a capire quel che sta accadendo, ma già prevalentemente orientati alla rottamazione del rottamatore.

Consiglierei loro di leggere e meditare sugli articoli di fondo del nostro direttore, volti ad una equanime comprensione del fenomeno politico ancora in fieri, riguardato nell’ottica di che appartiene alla tradizione del socialismo italiano.

Il tiro al piccione fiorentino aumenta di intensità e di livore. Il più tranchant è forse Piero Ostellino. Dalla sua rubrica sul Corriere spara a palle infuocate: “Renzi si rivela ogni giorno un leader spregiudicato, cinico e privo di cultura politica…con lui al governo è cambiato qualcosa affinchè nulla cambi”. La contestazione più urticante è l’accusa di neo-berlusconismo. Sulla stessa lunghezza d’onda l’eroe di “Mani Pulite” Gherardo Colombo e il fustigatore Diego Della Valle.

A me pare ben motivato e politicamente centrato quanto ha scritto Mauro Del Bue su questo giornale.

Certo, molto di quanto fa, o non fa, Renzi, come di quanto dice troppo loquacemente ogni giorno, non ci piace. Non ci piace quel pasticcio che continua ad essere la riforma del Senato. Non ci piace la legge truffa elettorale. Non ci piace la sostanziale mancanza di una vera strategia in campo economico, capace di promuovere l’uscita dalla palude della depressione. Il premier dovrebbe ridurre le sue scorribande mediatiche ed acquisire l’autorevolezza misurata che fa l’uomo di stato.

Detto questo, quanto di nuovo è accaduto nel PD in poco più di un anno, e dunque nella vita politica italiana, non è di poco conto. Renzi ha liquidato il grumo post-comunista e catto-comunista che durante il ventennio della seconda repubblica ha ridotto la sinistra al 25 per cento e ha concorso a portare l’Italia in rovina. Anche e soprattutto per questa sua opera meritoria Renzi ha conquistato il 41 per cento alle elezioni europee. E scusate se è poco. Poi ha realizzato un robusto rinnovamento generazionale. Certo, si fa presto a rimarcare che gli uomini e le numerose donne della sua squadra spesso mancano di esperienza. E’ il limite di ogni rinnovamento. Si disse così anche di fronte al nuovo corso di Craxi. Forse per questo quel principe del giornalismo che resta Eugenio Scalfari scrive nel suo sermone domenicale ha scritto che Renzi non gli fa venire alla mente né Napoleone, nè Mussolini, ma Craxi. E questo è un giudizio che a noi non dovrebbe dispiacere! Non sarà inutile tuttavia una precisazione, Se fosse vero,come scrive Luca Ricolfi che Renzi afferma il primato della politica anche disprezzando la competenza, l’esperienza e la preparazione tecnica e culturale, l’assimilazione a Craxi sarebbe inappropriata. Craxi fu infatti il leader che volle ministri Franco Reviglio, Francesco Forte, l’ambasciatore Renato Ruggero, il rettore Antonio Ruberti,

Si va certamente diffondendo l’impressione che Renzi metta molta, troppa carne al fuoco senza portarla a cottura. Ma è anche avvertita la resistenza del “vecchio regime”, specialmente quello rabbioso che si sprigiona dall’interno del suo partito, impedendogli di tradurre in decisioni operative i suoi propositi. Sarebbe una follia soccorrere ora questa esausta nomenclatura.

Tutto sommato, continuo a pensare che il consenso nei confronti del capo del governo non sia in diminuzione, anche perché molti pensano quello che ha scritto sul Corriere il saggio ambasciatore Sergio Romano, evocando il saloon del Far west: per ora non abbiamo che questo pianista, non è il caso di azzopparlo.

Infine, ma non da ultimo, c’è la scelta fondamentale, quasi storica, dello scout fiorentino: l’innesto del PD nell’alveo del socialismo europeo. Ed è, questa, specialmente nell’ottica del PSI, la novità davvero dominante. Mauro Del Bue ricorda agli immemori che nel giacimento socialista europeo c’e anche la tradizione e la storia del socialismo italiano.

Ai compagni che, commentato sul punto, rilevano che oggi non sarebbe riconoscibile il fondamento politico-ideologico del socialismo europeo, vorrei ricordare che in tutte le nazioni europee i socialisti di ciascun Paese sono figli della loro storia: che è la storia dell’austro-marxismo, della Fabian Society, della svolta di Bad Godesberg, del piano per il welfare di Lord Beveridge, del programma di governo di Olaff Palme, del Cancelliere Brandt e del presidente francese Mitterand. In questa storia e in questo retroterra ideale hanno una valenza non secondaria le lotte per il socialismo di Filippo Turati, di Pietro Nenni, di Riccardo Lombardi, di Fernando Santi, di Antonio Giolitti, ma anche di Giuseppe Saragat, e non da ultimo, di Bettino Craxi e dei suoi discepoli: vengono in campo l’alleanza fra meriti e bisogni di Claudio Martelli e l’intesa lib-lab di Ugo Intini ed Enzo Bettiza. Noi, noi del PSI di oggi, malgrado la modestia delle nostre forze, di cui sono parte non secondaria Mondoperaio e la Fondazione Socialisno, possiamo recare un nostro contributo per l’europeizzazione in senso socialista della sinistra italiana. E lo passiamo fare quale che sia il futuro politico di Matteo Renzi.

Post Scriptum. Ho letto con interesse e rispetto alcuni commenti di compagni che non condividono l’opinione del direttore dell’Avanti. Se mi è consentito un consiglio affettuoso, vorrei dire loro che dobbiamo guardare in faccia la realtà, evitando di divenire prigionieri del passato e dunque di rinchiuderci nelle catacombe della nostra gloria. Chi ci conosce sa che difenderemo la nostra autonomia: senza iattanza, ma con fermezza.

Fabio Fabbri

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Commenti all'articolo
  1. Caro compagno Fabbri, sono Luigi Mainolfi, ero segretario provinciale quando venisti d Avellino, la mia preoccupazione è il non vedere scelte e impostazioni in sintonia con la nostra storia, ma nemmeno con la più moderata socialdemocrazia europea. Vedo anche una sottomissione al potere temporale della Chiesa, la
    scomparsa della laicità. A livello periferico,infine, anche per colpa di quelli ,che avrebbero difendere la presenza socialista, quasi ci si vergogna di pronunciare la parola socialista. Questo non significa solidarizzare con quelli che lo criticano, anzi constatiamo che lo stanno cuocendo a fuoco lento. Chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Prepariamoci per non lasciarci trascinare nel burrone,

  2. Certamente Renzi è un fenomeno da analizzare, soprattutto partendo dalle posizioni Socialiste-Riformiste. In questo senso è sbagliata la Riforma del Senato, un pasticcio che è meglio la sua eliminazione; l’Italcum è semplicemente inaccettabile basato su un accordo per dare a Renzi il Governo per il prossimo decennio e a Berlusconi la guida dell’opposizione e che prevede la validità dei voti nostri e dei piccoli Partiti per avere il Premio di maggioranza e per il ballottaggio, senza il minimo riconoscimento di una rappresentanza parlamentare in base ai voti ricevuti; gli 80 Euro non vengono riconosciuti a chi guadagna sino a 8150,00 Euro, ma concessi a chi ne guadagna sino a 26.000,00 Euro. Dov’è la giustizia sociale cara ai Socialisti?. Renzi è un populista come Berlusconi e Grillo e ai Socialisti non può andar bene perchè parla per sè attaccando tutti (Partitini (definiti ricattatori), i Sindacati dei lavoratori, ma va alle Assemblee Confindustriali, è in favore di Marchionne, che no rispetta neppure le sentenze a favore dei lavoratori. Personalmente ho molte riserve, pur sperando che riesca a far uscire il paese dalla crisi.

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