mercoledì, 23 agosto 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Quando l’Unità voleva liquidare l’Avanti
Pubblicato il 06-08-2014


Abbiamo dichiarato piena e convinta solidarietà ai lavoratori de l’Unità che rischiano di perdere il posto di lavoro e sostenuto che quando chiude un giornale, e per di più un giornale che rappresenta una storia, questo è un momento triste. Eppure la storia bisognerebbe conoscerla. Anche quella che l’Unità per tanti anni ha rappresentato. E soprattutto conoscere i propositi politici della nascita di uno strumento di comunicazione politica così significativa. Abbiamo scovato, a tale proposito, un saggio di Fidia Sassano, che nel 1924 era un giovane comunista, peraltro proprio nel febbraio di quell’anno inviato a Leningrado in una scuola di partito. Il saggio è pubblicato su “Il mulino” del settembre-ottobre 1924 e tratta proprio della fondazione de l’Unità di Gramsci fino alle leggi speciali di Mussolini, seguite al suo attentato di Bologna del novembre del 1926, quando le leggi speciali del regime sospesero la pubblicazione di tutti i giornali antifascisti.

In quel saggio Sassano, che poi lascerà il Pcdi e diverrà un militante socialista, precisa testualmente: “L’Unità nasceva per conseguire questi obiettivi: 1) La conquista al Pcdi del proletariato milanese in particolare e più in generale della classe operaia del Nord. 2) La liquidazione, fra gli strati popolari, del Partito socialista e del suo giornale Avanti, portando a compimento l’opera di distruzione della grande tradizione libertaria e socialista compiuta dal fascismo, nella certezza che il terrore fascista mai avrebbe conquistato i lavoratori. 3) L’impostazione di una politica di fronte unico volta a realizzare questi scopi, superando però lo smaccato settarismo bordighiano, che quella stessa politica svuotava in partenza, donde la necessità di bolscevizzare il partito e di vincere l’infantilismo di sinistra che ancora lo caratterizzava. 4) L’impostazione di una politica di alleanza fra i contadini del Sud e gli operai del Nord sotto la guida dei comunisti”.

Bisogna precisare a tale proposito che il 1924, oltre ad essere l’anno della scomparsa di Lenin, rappresenta la fase in cui vengano assorbite le nuove linee strategiche lanciate dal quarto congresso dell’Internazionale comunista, contestate da Bordiga e dalla maggioranza dei comunisti italiani, contraria alla politica del fronte unico e del governo operaio e rinserrati in un estremismo dogmatico ed elitario. Gramsci era l’uomo dell’Internazionale comunista in Italia e l’ordine di fondare il nuovo quotidiano “per controbilanciare l’influenza dell’Avanti sulle masse” viene impartito dal Presidium dell’Internazionale comunista, con lettera a firma Otto Kuusinen, in data “Mosca 5 settembre 1923” e indirizzata al Comitato centrale del Pcdi.

Nella lettera, oltre a sostenere la necessità di controbilanciare il peso dell’Avanti, si sosteneva: “Il giornale che deve apparire senza un’etichetta di partito sarà redatto in comune da appartenenti al Pdci e alla corrente fusionista del PSI”. Era chiaro il riferimento a Serrati e a quanti avevano in testa la liquidazione del PSI a cui si contrapporrà proprio nel 1924 Pietro Nenni. Abbiamo voluto ricordare questo avvio del giornale comunista non certo per rinfocolare polemiche di novant’anni fa. Ci mancherebbe. Il 1989 ha fatto piazza pulita delle ragioni e dei torti, anche se in Italia pare che le ragioni siano diventati torti e viceversa. Lo abbiamo fatto solo per amore di verità. E perché, quando si parla di storia, si abbia la modestia di studiarla. Ogni riferimento a Renzi é puramente casuale.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Ci mancherebbe? Bisogna dirle chiare e tonde queste cose perché l’89 non ha fatto piazza pulita di un bel niente in Italia. E quelli sono sempre li fermi in mezzo al guado a ciurlare nel manico, a falsificare l’impossibile, a nascondere la verità. E l’opportunista fiorentino non fa eccezione.

  2. Caro Direttore meno male che ci sono persone come te che ricordano queste cose. La storia e’ questa con tutti i passaggi che tu citi
    e che si fanno fatica a trovare sui libri o riviste.
    Ma in particolare fai bene a far notare che senza polemica si vuole ragionare su queste cose per ricordare certi aspetti che ci hanno sempre caratterizzato dal PCI…..e oggi possiamo affermare orgogliosi delle scelte di NENNI e orgogliosi della nostra storia…forse i diversi siamo noi non loro!

    Ma andiamo oltre e costruiamo il futuro…siamo impegnati in questo governo e allora facciamolo con onore per riprendere la nostra strada!!!

  3. Grazie Direttore, non conoscevo questo scritto. Non aggiunge nulla alla poca considerazione che io ho sempre avuto di quel giornale. Mio, solitario giudizio, quando nel sindacato i dirigenti lo leggevano, o lo esibivano, come bollino di fedeltà.
    Ribadisco, solidarietà ai lavoratori, ma è certamente meglio che il giornale lo seppelliscano, se proprio vogliono dargli gloria, lo tumulino al Verano.

    • Pare sia vero quello che tu dici. Vedremo presto in autunno di che pasta è fatto l’uomo o il giovanotto delle giovani marmotte. E’ importante il giudizio su Renzi perchè la nostra politica potrebbe dipendere proprio da questo. Con il senno di poi e con una autocritica penso che sarebbe stato meglio avessimo scelto l’opposizione già a partire da tangentopoli.

  4. caro Del Bue, da vecchio riformista ex PCI sono addolorato per questi recuperi di faziosità. Certo che lo scontro nelle sinistre fu pesante e come non ricordare il monito di Turati a Gramsci (‘tornerete tra noi’) e come dimenticare il triste socialfascismo?
    Ma poi ci fu anche il resto..
    In ogni caso vogliamo dirla tutta storicamente? Nel 1914 tutti i partiti socialisti votarono i crediti di guerra ai rispettivi governi borghesi e imperialisti. Solo il PSI del 1915 si rifugiò nell’ambiguo ‘nè aderire nè sabotare’ , invece nel 1911 fu contro l’avventura di Libia e Nenni andò pure in galera. .
    Volevate che dopo 10 milioni di morti tutto questo non lasciasse il segno? Del Bue, cerchiamo cosa ci unisce (l’umanesimo socialista, la laicità, un riformismo vero-quello di R.Lombardi per capirci ecc).Politicamente spingo per un Ulivo 3.0 e sono contro il PD renziano. Ci state voi?

  5. caro direttore quello che tu scrivi non sorprende anche chi, come me, non conosce il saggio di Fidia (un nome che ha il profumo dei nonni, dell’epoca dei nomi strani) Sassano. Per il semplice fatto che la nascita dei partiti comunisti, promossa dalla III Internazionale, ha il preciso scopo di sostituire i partiti socialisti alla guida della classe operaia in tutta Europa. La stessa infame definizione staliniana di socialfascismo (per la verità non accettata da un Gramsci già emarginato de facto dalla dirigenza del PcdI) risponde a questo scopo. Come sorprendersi dunque che un giornale comunista (l’Unità) nasca con lo scopo di sostituire un giornale socialista (l’Avanti!) come riferimento della classe operaia?

  6. Credo che tutte le dichiarazioni abbiano uno scopo ben preciso, cancellare la storia del PSI Italiano dell’Avanti e rivalutare tutto l’operato del PCI e dell’Unità. Bravo Del Bue ricorda a questi dimenticoni che la storia saranno gli storici a riportare un po di verità in questo Paese.

  7. Sapevo che Nenni aveva salvato l’Avanti, ma non conoscevo il particolare di Fidia Sassano di cui ho un vago, ma sentito ricordo. Sarebbe bene descrivere, in linea di massima, il suo percorso politico.

  8. Fidia Sassano, è un vecchio militante e dirigente del Pcdi. Amico di Gramsci, fu redattore de l’Unità dal 1925 fino alla messa fuori legge del quotidiano. Ruppe col partito a seguito del caso Tresso, Ravazzoli, Leonetti, attorno alla subalternità a Stalin sul quale prima aveva rotto Angelo Tasca e poi Ignazio Silone. Militò poi nel PSI collaborando con l’Avanti. È padre di Marco Sassano, giornalista che fu nell’adolescenza protagonista del famoso caso Zanzara.

  9. Direttore, ti ringraziamo di cuore, sono proprie queste le storie che dobbiamo raccontare a beneficio della conoscenza di tutti, compresi quelli tra noi, che non fanno più le differenze. A proposito, Marco, figlio di Fidia, è stato anche all’Avanti, negli anni terribili di Piazza Fontana, con Arfè direttore. A lui dobbiamo la cronaca, libera, autonoma e anticonformista di quei terribili fatti, quando tutti i giornali avevano fin da subito individuato negli anarchici i responsabili di tutto. Anche l’Unità in quei giorni, non fu un impeccabile come esempio di libero giornalismo. Si confrontino le cronache del tempo e l’opinione in merito dello stesso Valpreda, l’anarchico subito accusato di avere messo la bomba. Insomma dove ci si gira, si evidenziano sempre profonde differenze tra il nostro Avanti e l’Unità. Sara un caso?

  10. Mi pare che con questo si sia detto tutto. In effetti l’89 in Italia non ha spazzato via nulla o, forse, solo poco. Di una cosa è doveroso dare atto ai comunisti o ex che dir si voglia, della loro coerenza!

Lascia un commento