martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Quello che non si è chiarito allora pesa oggi
Pubblicato il 12-08-2014


Ho letto un’intervista dell’ex ministro Damiano a il Resto del Carlino nella quale, oltre a sostenere tesi in netto contrasto col governo Renzi, annuncia una sottoscrizione popolare per salvare l’Unità, in quanto “giornale di Gramsci”. Preventivamente ammetto che quel che scriverò si presta all’idea di rinfocolare polemiche del passato che non incidono sui problemi del presente. E che mai come oggi storia e politica poco o nulla hanno in comune. Siccome però è ormai diffusa l’idea che Gramsci sia stato una sorta di fondatore della patria, e non un comunista innanzitutto antiriformista (le sue polemiche contro Prampolini e il socialismo padano del 1920 fanno rabbrividire per virulenza) e poi l’uomo più fidato di Mosca, quando Togliatti flirtava con Bordiga, e infine certo una vittima della dittatura fascista e nell’ultima fase anche un eretico nel suo partito, non siamo noi a riprendere il filo del discorso, ma semplicemente a tentare di dipanarlo.

Il punto è che il Pd ha ereditato una storia e mezzo. La storia che ha ereditato è quella del Pci, la mezza è quella della sinistra Dc. E non mi si dica che i giovani che sono recentemente arrivati al partito non hanno militato in nessuno dei due partiti. È vero. Ma se sono allergici alla storia non è un bene. Se la studino, come abbiamo fatto noi ai nostri tempi. E seguano un filone politico rinnovandolo certo, ma senza pensare che tutto quel c’era prima sia stato una sorta di “non essere” parmenideo. Damiano giustamente riscopre teorie politiche come “liberismo”, al quale si contrappone. Dunque è ovvio che la storia del Pci sia entrata a pieno titolo nel Pd e che il tentativo di Renzi di innovare il partito, attraverso la rottamazione dei vecchi quadri comunisti, non basti ad espungere una tradizione consolidata, come è naturale che sia.

Non a caso il problema emerge quando si chiude un giornale che rappresenta una storia e che richiama un passato cui non si vuole rinunciare. Cosa possa mai avere in comune Gramsci, ma anche Berlinguer e vedremo cosa si dirà in questo agosto di Togliatti, con un Pd che scavalca a destra la socialdemocrazia europea, appare davvero un mistero. Ma lo è solo se non si tiene conto del grande chiarimento mancato dopo l’89. Quello che Occhetto, ma forse anche Craxi, non volle. Il grande chiarimento della conversione del Pci al socialismo democratico e alla unità socialista, al superamento della divisioni e delle scissioni. Da quel mancato chiarimento sono dipese tutte le successive confusioni. Ultima della quali quelle di un Gramsci antesignano e simbolo del Pd. Questo resta il grande inganno, la mistificazione più indecente, affidata allora ai tribunali dei palazzi di giustizia e non alla verità della storia.

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Commenti all'articolo
  1. L’ambiguità è tutta nel fatto che il PD è l’erede del “compromesso storico” i cui veri artefici sono stati Berlinguer e Moro. Si oscilla così tra citazioni di La Pira da parte di Renzi, di Fanfani da parte della Boschi e di Gramsci dalla parte di Damiano. Tutti insieme appassionatamente, senza rispetto della storia e senza giudizi di valore.

  2. Il PD è il frutto di un compromesso e non di una maturazione politica. L’affrettata fusione a freddo che si è consumata tra gli eredi del PCI (con tutte le trasformazioni fino alla nascita dei DS di cui molti di noi socialisti furono protagonisti) e quelli della DC, senza un autentico fondamento valoriale comune e condiviso, rende precaria tutta la struttura di quel Partito e con essa le stesse decisioni. L’uso disinvolto con cui si cambiano i segretari, il continuo oscillare verso questa o quella parte della geografia politica secondo convenienza, fa del Partito personale di Renzi la copia di uno dei tanti movimenti che oggi gestiscono la politica nel Paese, basandosi più sull’improvvisazione delle scelte (comunque attenta a non disturbare mai il vero “Burattinaio”) che non ad un autentico progetto riformista ed europeista in grado di tentare di portarci fuori dalla secche.

  3. Probabilmente nessuno ha voluto chiarire, certamente i compagni del P.C.I.non l’hanno voluto.
    Forse non hanno potuto farlo, ammettere delle colpe, voleva e ancora vuol dire, smentire tutto quello in cui si è retto il mito di essere sempre e comunque dalla parte giusta e di avere sempre ragione.
    Io sono profondamente preoccupato. La mia preoccupazione deriva dalle impressioni che ogni qualvolta, incontro i responsabili locali e provinciali del nuovo P.d. Con chi abbiamo a che fare?
    Quei ragazzi, ormai sono tutti giovani e questo non è un male, ma sono coloro che non conoscono la storia della sinistra e si rifiutano di studiarla.
    Quali sono i loro valori?
    Quello che non si è chiarito allora pesa enormemente oggi.
    Hai ragione Mauro.

  4. Caro Direttore analisi perfetta ma ancora una volta emerge in tutti i suoi aspetti la differenza tra’ noi e loro…
    Certamente che loro essendosi uniti alla DC tra’ l’altro la peggiore…
    Fin dal 1989 per mere scelte convenientistiche ed in piu’ per dividersi il potere centrale e periferico…hanno preferito fare l’alleanza con la sx DC piuttosto che chon un PSI che loro hanno contribuito a distruggere…
    E mi fermo qui!!!!!

  5. Purtroppo caro Direttore, la profezia di Turati non si è avverata! chi ha avuto un passato di militanza comunista non ammatterà mai che i socialisti erano dalla parte della ragione come la storia , ampiamente, ha dimostrato. Quanto ai “giovani” piddini, non sono ignoranti perché non hanno studiato, a loro basta e avanza quello che si sono “nutriti” in questi ultimi 22 anni: i socialisti sono tutti ladri! Questo è il sunto in cui sono vissuti e non credo che abbiamo voglia di fare i compiti a casa. PS: non inganni l’adesione ad intermittenza al PSE. Trattasi solo di momentaneo opportunismo , al massimo di realismo politico visto che è l’unico modo per contare qualche cosa in Europa.

  6. E’ opportuno ricordare che certamente non si può andare avanti con la testa rivolta all’indietro. Detto questo però la storia ha una sua verità indelebile e può servire anche per conoscere meglio il presente e programmare il futuro. Gramsci, Togliatti, Berlinguer e la loro cassa di risonanza dell’Unità avevano un seguito notevole di fedelissimi che naturalmente non sono scomparsi del tutto, ai quali si aggiungono i loro eredi di oggi. Sono solo mimetizzati in quel pateracchio del PD nato come da loro stessi definito come: “un amalgama non riuscito, una maionese impazzita, una fusione a freddo ecc.” ma sono ancora tutti lì, oggi saliti su un carro che corre veloce, ma che non tiene molto nelle curve, per cui sono anche pronti, alla prima occasione a farlo sbandare e al limite farlo capottare. Sono molti, è vero, altri si aggiungono perchè hanno la loro matrice originaria da quelle parti e sicuramente si sono turati naso e bocca per il momento, ma sempre pronti ad esplodere e riprendersi i loro principi e le loro tradizioni da troppo tempo accantonate. Loro fino a ieri erano maggioranza, di quel PD, mentre gli ex DC subivano la loro pressione, ma oggi è tutto cambiato. A prevalere è quella minoranza da sempre combattuta e molto spesso dileggiata che detta l’agenda e loro non hanno molta voce in capitolo perchè rottamati, salvo qualche uscita flebile come quella di Damiano. Come vivono oggi questi irriducibili in una situazione che ha stravolto tutti i loro credo, come ad esempio l’adesione al PSE e la deriva destrossa imposta da Renzi. Certamene si stanno mordendo le labbra e forse anche qualcosa d’altro, tant’è che sono una miccia sempre accesa in quella Santa Barbara che prima o poi, secondo loro, dovrà saltare e che sicuramente non porterà con la loro guida a lidi migliori, anzi si porebbe tornare indietro, come oggi la nostra deflazione. Le prospettive e le alternative per il futuro non possono che essere un maggior rafforzamento di quell’area socialista, oggi ridotta ai minimi termini, solo in Italia, ma che rimane sicuramente l’unica alternativa più valida per il superamente di quelle derive populiste, antitetica alle destre e chiarificatrice all’interno di un PD ancora in parte sconcertato dal tornado Renziano.

  7. Mi sembra che il commento di Faini esprima, in modo succinto ma efficace, una convinzione che non è solo sua.
    Va naturalmente rispettato chi, in totale buona fede, ritiene possibile che un solo grosso partito possa rappresentare culture politiche di diversa ispirazione (marxista, cattolica e liberal-riformista) ma a me pare una contraddizione, e una forzatura, vuoi perché si sbilancerebbe il prezioso sistema dei contrappesi, vuoi perché, come ben si desume dalle parole del direttore Del Bue, ciascuna linea di pensiero politico è frutto della propria storia e dei valori che ha interpretato, e che funzionano da rispettivo e preciso riferimento (e che, giustamente, fanno anche la differenza).
    Capita del resto così pure nella vita privata: possiamo anche svegliarci con una infinità di dubbi, ma se abbiamo un qualche “paletto”, cioè alcuni principi ben chiari, e consolidati via via nel tempo, riusciamo poi a trascorrere con maggiore consapevolezza le nostre giornate, e mettere a confronto le nostre idee con tutta la dovuta pacatezza e disponibilità ma anche con altrettanta fermezza.
    Paolo B. 13 agosto 2014

  8. Penso che Damiano sia una brava persona. E’ cresciuto con certi totem come tante brave persone del PCI che ho conosciuto. Pensare che ammettano di aver sempre sbagliato tutto fin dall’inizio (già con la scissione che ha aperto un’autostrada al fascismo) è pura illusione, perché il totem più forte è dato dalla presunzione di infallibilità che è frutto della percezione di se stessi come titolari di una missione salvifica non di idee, in quanto tali discutibili, da portare al tavolo della democrazia. Con questo approccio l’incontro con l’integralismo associazionista cattolico è stato la cosa più naturale. Anche con i boy scout.

  9. Condivido pienamente l’articolo. La speranza di vedere un ritorno all’interno di un PSI di tutte le componenti divise durante il XX secolo ormai è vana. E pensare che mi sono iscritto al PSI nel lontano 1968 con questo obiettivo. Mancanza di cultura passata e futura?

  10. Molto dei rapporti fra ex democristiani ed ex comunisti si può capire rifacendosi all’ossimoro coniugato da Moro delle “convergenze parallele”.
    La possibilità di governare assieme il Paese pensandola diversamente ma confluendo su singole questioni.
    E’ quando aveva fatto Moro con i socialisti fiaccando le loro richieste di riforme, delle quali il Paese aveva bisogno.
    Riforme che non interessavano molto i comunisti e il tentativo era quello di un cambio di partner.
    I “diversi”, nel Paese erano i socialisti, e, in una certa misura, i liberali, non certo i comunisti e i democristiani che, pur professando un credo diverso pescavano nello stesso tipo di elettorato.
    La Vittoria di Renzi nel PD è solo la chiusura di una parabola. Morto il partito organizzato(PCI) nasce il Partito D’opinione,PD.

    A chi si aspetta una giusta autocritica da parte dei vecchi comunisti faccio notare che il comunista Napolitano si è ben guardato di farla.
    Sarà forse vero il detto “il pesce puzza sempre dalla testa”?

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