martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scalfari e i socialismi “di destra e sinistra”
Pubblicato il 04-08-2014


Nell’editoriale di domenica 3 agosto Eugenio Scalfari ha affermato che “Craxi era un socialista di destra e non di sinistra”. Premesso che non esistono “socialismi di destra” al Mondo, forse il fondatore di “Repubblica” si riferiva a quelle tendenze socialiste come i riformisti espulsi dal Psi nel 1912 per volontà del futuro duce del fascismo, l’allora massimalista Benito Mussolini; come i riformisti Filippo Turati e i martiri del fascismo Giacomo Matteotti, Carlo Rosselli (teorico del “Socialismo liberale”) e del nazismo Bruno Buozzi, costretti a lasciare il Psi guidato dai filobolscevici che volevano “fare come a Mosca” e a fondare il Psu nel 1922; come Giuseppe Saragat e la sua “scelta di libertà” del 1947 e la svolta autonomista di Pietro Nenni del 1957 dopo l’invasione sovietica dell’Ungheria, che condurrà al centrosinistra nel 1962 e all’unificazione tra Psi e Psdi nel 1966 quale tentativo sfortunato di creare una forza socialista di stampo europeo anche in Italia, nelle cui liste, nel 1968, l’on. Scalfari venne eletto.

E ancora come Norberto Bobbio e le sue elaborazioni teoriche sul rapporto necessario tra socialismo e liberalismo e come le forze socialiste, socialdemocratiche e laburiste europee, guidate da Willy Brandt, Olaf Palme, Bruno Kreisky, François Mitterand, Felipe Gonzales, Mario Soarez, Clement Attle, solo per citarne alcuni leader, che hanno consentito all’Europa nel dopoguerra di godere di pace, democrazia e benessere sociale. Un socialismo, certamente articolato sul piano culturale, ma alternativo al “socialismo di sinistra”, quello che ha generato l’universo concentrazionario che fu il comunismo nelle sue varie declinazioni, dal blocco dell’Europa dell’Est alla Cina di Mao sino alla Cambogia dei khmer rossi di Pol Pot.

Una domanda è quindi d’obbligo: l’on. Scalfari apprezza questo socialismo cosiddetto “di sinistra”, rispetto a quello democratico, liberale e riformista, al quale, a pieno titolo, appartiene, sul terreno teorico e politico, il “nuovo corso” del Psi di Craxi negli anni Ottanta del ‘900? A lui si deve rispondere con le parole del principe de Curtis, in arte Totò, rivolte all’onorevole Trombetta: “Onorevole, ma ci faccia il piacere, se ne vada!”.

 Maurizio Ballistreri 

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